I due figli del cavalier Giacomo Albani: differenze tra le versioni

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(Segreti e intrighi a Bergamo tra XV e XVI secolo)
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Ranieri Medolago Albani

I DUE FIGLI DEL CAVALIER GIACOMO ALBANI (Segreti e intrighi a Bergamo tra XV e XVI secolo)

da La Rivista di Bergamo, XLII

n. 4, Aprile 1991, pp. 5-24; n. 5-6, Maggio-Giugno 1991, pp. 16-22; n. 7, Luglio 1991, pp. 20-27


PREMESSA

Viene presentato in questo numero monografico della Rivista di Bergamo un curioso documento ritrovato dal conte Ranieri Medolago-Albani e relativo “I due figli del cavalier Giacomo Albani”. La vicenda di uccisioni e vendette presenta un fosco quadro della società cinquecentesca a Bergamo che si collega con altri episodi truculenti della storia italiana come, in periodo successivo, la tragedia della famiglia Censi che fornì ispirazione ad illustri artisti da Shelley a Stendhal. L’autore con uno stile disinvolto e lievemente ironico ricostruisce una storia bergamasca con molti riferimenti a quanto scrisse B. Belotti e sembra un vero e proprio “giallo” che avrebbe potuto essere il canovaccio di una tragedia elisabettiana. D’altronde il discendente di cotanto sangue, scrisse, non essere ignaro della lettura di romanzi gialli: viene infatti citata una maestra del brivido P.D. James. Molto interessante è il documento in latino, che, purtroppo, per esigenze di spazio editoriale, non può essere qui compreso e viene invece redatto in sintetica traduzione, così come dal testo dell’autore vengono tolte numerose annotazioni. Per chi vorrà approfondire l’argomento si rimanda quindi al volume di Ranieri Medolago-Albani, “I due figli del cavalier Giacomo Albani”. Per quanto riguarda l’iconografia della famiglia Albani, si è voluto dare un particolare rilievo al dipinto di Cariani 7 sette ritratti Albani”. Su questo dipinto si è configurata l’ipotesi che le effigiate fossero delle cortigiane. Anche se può sembrare improbabile che in una famiglia Albani avente tra i suoi maestri un fondatore della Confraternita di S. Giuseppe e “pater patriae” si potesse tenere alle pareti un dipinto così osé. Da rimarcare il taglio degli occhi di uno dei giovanetti ritratti: identico a quello di altro dipinto del Cardinal Albani. Lasciamo dunque alla penna di Ranieri Medolago Albani di condurci in questa pagina della storia di Bergamo così densa di colpi di scena, ferimenti, uccisioni e morte. Amedeo Pieragostini

NOTA INTRODUTTIVA

Il documento, anzi, i documenti qui trascritti giacevano dimenticati, forse volutamente. Una più che comprensibile forma di riserbo aveva probabilmente consigliato in passato di non renderne noto il contenuto che, manifestando una “macchia”, vecchia e ormai sbiadita fin che si vuole, di una illustre famiglia avrebbe corso il rischio di essere accolto come un gratuito affronto dai suoi ultimi discendenti. Sembrerebbe ora insultante invece per l’intelligenza dell’ultimo Co. Albani di Bergamo, Gianbattista, continuare a coprire di un velo non richiesto, avvenimenti di quasi cinque secoli or sono. Essi del resto nella valutazione della morale corrente hanno sicuramente perso l’aspetto scandalizzante che potevano presentare fino ad alcune decine di anni addietro. Di converso alcuni particolari della vicenda e diverse informazioni, fornite dalla lettura dei fatti registrati da notai del tempo, possono dare una pennellata di colore alla vita vissuta alla ime del XV secolo ed in generale oggi conosciuta per stereotipi. Le famiglie interessate potranno aggiungere alcune notizie, forse non note, alle loro storie. Gli studiosi avranno agio di esaminare, in un unico contesto, un gruppo di cinque documenti di natura diversa, ma legati dalla vicenda in stretta connessione. Infine - forse - la lontana origine dei motivi d’inimicizia tra i discendenti di Francesco Albani ed i Brembati, sfociati nell’“Assassinio nella Cattedrale” di Achille Brembati, può trovare un indizio di fondamento. Più concreto della generica presunzione dei soli futili motivi di presunti costumi spagnoleschi del tempo, come sembra almeno in parte essere convinto il Belotti nella sua ricostruzione di quel sacrilego insensato delitto. Più aderente alla costante realtà, romanzata da P. D. James in “Un gusto per la morte”, l’indicazione di un poliziotto inglese: “Love, Lust, Loathing, Lucre (Amore, Lussuria, Odio, Lucro) sono queste le quattro L di ogni omicidio, ragazzo. E la maggiore è sempre il lucro”. Il lucro non sempre è solo il vantaggio, o guadagno, economico.


I due figli del Cavalier Giacomo Albani - Parte 1ª

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I due figli del Cavalier Giacomo Albani - Parte 6ª