Pellegrinaggio di Gerusalemme
INTRODUZIONE di Ottavio de Carli
Diario di viaggio di un gentiluomo bergamasco in Terra Santa ed Egitto
4 Settembre 1612 – 31 Agosto 1613
A cura di
All’Illustriss. & Reverendiss. Sig.
MONSIGNOR
GIOBATTISTA MILANI
Vescovo di Bergomo
Ill.mo & R.mo Signore
Padrone col.mo
PER sodisfare ai desiderij, parte curiosi, parte divoti, e tutti lodevoli, de tanti, emmi convenuto rifar co’ i moti della penna il Pellegrinaggio, già da me fatto co’i moti del piede. Nel qual caso, perchè veggo dovermi essere più malagevole, e pericoloso il comparire alla vista del Mondo, Scrittore, di quel che mi fù il comparirvi Pellegrino, se colà non trascurai gli aiuti, e i favori, quà debbo sollecito procurarli. Onde supplico V. S. Illustrissima non haver a male, ch’io mi munisca con l’autorità del suo gran nome, potendo questo farmisi: non che sicuro, e facile passaporto, ma nobilissimo privilegio d’essere in ogni luogo benignamente accolto. A tanta gratia, ove io non posso con altro, risponderò corrispondendo a i giusti, e grati voti della mia Patria. La quale, come si gloria d’havere fra, le sue braccia, nella persona sua, il più pretioso, caro, e raro thesoro del Mondo, così prega, e brama, che ognuno de figli suoi preghi con ogni affetto Dio, che lungamente lo vi conservi. Et al dono della sua paterna, e santa benedittione, umile, et divoto m’inchino.
Di casa alli 9. Marzo 1615
Di V. S. Illustriss. & Reverendiss. Humiliss. & divotiss. servidore
Gio. Paolo Pesenti.
Benigni Lettori.
Doppò l’haver io fra geli, & ardori con molta spesa di danaio, e di tempo, trascorendo quasi tutta l’Europa, vedute, con le Città, le Provincie, e i Regni di lei, Italia, Alemagna, Ongaria, Transilvania, Polonia, Boemia, Fiandra, Francia, Inghilterra: dopò l’haver praticate quasi tutte le corti maggiori dell’istessa, riconosciute le forze e l’arti di pace, e di guerra, i costumi, le lingue, gl’habiti di tante nationi e tutto ciò mosso da honorata curiosità, e lodevole desiderio di sapere: mi avvidi esser hoggimai tempo, che alla curiosità succedesse la divotione, & al desiderio di sapere il desiderio di piangere. Onde rivolto a pensieri più saggi e più divoti, entrai in risolutione di fare il santo Pellegrinaggio di Gierusalemme, & di quei luoghi ove con tanto favor del Cielo operossi la salute del mondo, per poter legger ivi con gl’occhi proprij quelle memorie, che dagl’occhi potevanmi cavar lagrime di christiana pietà, & penitenza. Sia ringratiato, & lodato eternamente l’altissimo Iddio che a cotal pensiero mi mosse, che’l pensiero stabili col proposito, ch’l proposito accese col desiderio, che’l desiderio ha consolato con l’essecutione e conchiusa l’essecutione con esito sì felice, che tra’l giorno quarto di Settembre 1612 e l’ultimo Agosto 1613 per lunghissimi & pericolosissimi tratti di terra e di Mari hammi condotto alla devotissima meta, e dopò salvo, e sano ricondotto alla Patria.
Santo Pellegrinaggio, atto a ricordar al christiano l’obbligo, ch’egli tiene infinito a Dio, & a far che all’obbligo, quanto più possi, risponda la vita, & che trascurando ogn’altra cosa ogni incontro e dispendio sofferendo, non doverebbe avida, e generosamente intraprenderlo? Io e per informatione di chi pensasse mai di farlo, e per consolatione di chi non potendolo, ama divoto la cognitione di quei santi luoghi e per sodisfatione di chi davantaggio desidera saper in parte i costumi de Turchi, Mori, & Arabi, cosi nella Soria, come nell’Egitto, a vivi prieghi d’amici, ad autorevoli comandamenti de maggiori, n’ho distesa la presente semplice narrativa. Semplice l’ho fatta, che tal dovea essere per conditione del suo decoro, ne più che tale poteva formarsi dalla debolezza dell’ingegno mio, ma perche nel semplice suo non si dilunga un punto dal vero riferendo ella, ove narra, ciò c’han veduto gl’occhi miei, ove ridice ciò c’hanno udito l’orecchie, dommi a credere, che non debba ruscir affatto discara, tanto più che non al rigoroso giuditio de severi fiscali, ma al pietoso tribunale di voi, benigni lettori, s’indirizza, a quale prego da Dio ogni bene.
Di Bergamo a di 5 Marzo 1615.
Gio: Paolo Pesenti
Cavalier del Santiss. Sepolcro di N. Sig.
Dividesi il presente Pellegrinaggio in tre Libri.
Nel primo s’avisa ciò, che bisogna a questo viaggio, appresso si narra la navigatione da Venetia per il Golfo Adriatico, con la descrittione di molte Isole, & Città, sì in detto Golfo, come nel Mar Mediterraneo, infino ad Alessandria ultimo Porto in Levante. Indi si segue il viaggio per terra di Soria, & si notificano molti costumi di quella gente, col viaggio per terra d’Aleppo, per Damasco fin’a Gierusalemme.
Nel secondo si descrivono Gierusalemme, & tutti i Luoghi Santi, che da’ divoti Pellegrini si visitano, & si pongono in particolare le cerimonie, che vi si fanno, la Settimana Santa, da tutte le nationi, massimamente nella Chiesa del Santissimo Sepolcro, & s’aggiunge il viaggio al fiume Giordano, & alla Quarantana, & altri luoghi circonvicini.
Nel terzo si contiene il viaggio fatto per lo deserto dell’Egitto, con una breve narratione della Città del Cairo, & luoghi, ove fù tenuto Nostro Signore nella sua infantia; parlasi del fiume Nilo & raccontasi la navigatione dall’ Egitto fin’all’Isola di Sicilia & di più il viaggio per l’Italia, col ritorno alla Patria.
Ego Fr. Zacharia Bergomelius Carmelita S. Theol. Magister & Dott. necnon Sanctiss. Inquisitionis Consultor ac librorum censor, pro Reverendiss. P. M. Silvestro Castilionen. Berg. Inquisit. Gen. Vigilantiss. diligenter perlegi librum hunc, cui titulus est Pellegrinaggio di Gierusalemme fatto, e descritto per Gio. Paolo Pesenti, Cavaliero del Santissimo Sepolcro di Nostro Signore, qui cum nihil Catholica fidei contrarium, aut bonis moribus contineat, sed cum insigni sanctorum, aliorumq. locorum cognitione, stilo, ordine, verborum proprietate, ac affectibus singularibus refertus, cunctis utilitatem, ac iucunditatem sit laturus duxi cum dignum qui prelo mandetur.
Lodovicus Brigientius Canon. S. Theolog. Doct. et Prothonot. Apost. Pro Illustriss. Et Reverendiss. E[pisco]po Io Emo [1].
Fr. Silvester Castilionen. Inquisitor
[Prefazione alla 2ª edizione, Brescia, Bartolomeo Fontana, 1628]:
Al Molto Ill.re Sig. mio Sig. Colen.mo
Il Signor GIO. PAOLO PESENTI
Cavaliero del Santissimo Sepolcro di Nostro Signore.
Le Grandezze del Popolo Romano e dell’Egitto diedero di loro medeme pomposa mostra nelle sontuosissime machine, preda miserabile del tempo. E ‘l Pellegrinaggio di V. S. che dopo haver trascorsa tutta l’Europa, con dispendij grandissimi, con sudori intollerabili, & con rigidezze aspre terminò col piede, e compì con la penna, quattordaci anni sono, rappresenta ben al vivo, come in mobilissimo quadro, il modello d’un cuore perfettamente eroico.
V. S. eternò in un ponto e’l suo viaggio, e’l suo nome per mezo delle stampe. Ma si come delle Margherite non se ne trova abbondanza, per la moltitudine de’ Pescatori, che le vanno tracciando. Così è avvenute alle pretiosissime Perle del suo stile, che per essersene molti fatto incetta, hanno impoverito il mondo di simili componimenti.
Evvi però tal differenza, che di quelle se ne ritrovano molte, & di queste quasi niuna. Capitomi però alle mani, dopo un desiderio grandissimo di averlo, & dopo essermi stato richiesto da molti, il suo felicissimo Pellegrinaggio di Gierusalemme. Et io per soddisfare alla curiosità universale, ho voluto darlo di novo alle stampe, e donarlo à V. Signoria.
Non ho pensato di porgerle cose, che ella dovesse più ricever in grado che questa sua creatura, che se bene l’hà veduta delle altre volte, tutto ciò può sempre haver di che meravigliarsi di lei, che à guisa del Cielo, giornalmente scopre nove Stelle, e novi Soli delle sue grandezze, come sono le presenti aggionte.
Non mi sarebbero mancate le basi, per collocare questa bellissima Statua d’oro, mà non l’haverei già saputa riporre nel Tempio Delfico, perché ella avesse tutti i suoi raggi, se non la presentavo à V. S. che è il suo Apolline.
Quelli che vederanno queste carte, con occhio, che comprende più di quello che vede, sapranno quale sia il suo merito e’l mio affetto, che senza un minimo attacco di adulatione l’ammira, e la riverisce. In quella guisa, che la camiscia insanguinata di Cesare hebbe forza di commovere il Senato Romano. Così questi foglij vergati d’inchiostro faranno stupire tutto il mondo. Perché gli accidenti singolari reggono il freno de gli affetti della nostra umanità caduca. Et qui fermando la penna à V. S. bacio la mano.
Di Brescia li 4 Agosto 1628.
Di V. S. M. Illust. Affettionatiss. Servitore
Bartolomeo Fontana
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NOTE
[1] Mons. Giovanni Emo era vescovo di Bergamo quando il Pesenti dava alle stampe le sue memorie di pellegrinaggio. “Eletto da Paolo V nell’aprile 1611, aprì subito il suo episcopato con la visita pastorale e, mentre questa era ancora in corso, con la celebrazione del sinodo diocesano il 21 maggio del 1613. Di solito il sinodo veniva celebrato alla fine della visita pastorale; probabilmente il vescovo Emo voleva, dopo un primo contatto con la situazione della diocesi, prendere alcuni provvedimenti per dar modo alle parrocchie non ancora visitate di mettersi in regola. Questo sinodo porta il titolo di “primo”, quindi era nelle intenzioni del vescovo farne seguire altri, ma non sappiamo per quali circostanze ciò non poté essere attuato. Così anche una seconda visita pastorale fu iniziata dal 1617 a partire dalla Cattedrale, ma non fu proseguita. Per incrementare il livello culturale del Seminario, allora piuttosto basso, istituì un’Accademia, chiamata in suo onore “Ema”, dotandola con beni di sua proprietà. Durante il suo episcopato vengono segnalate la consacrazione di numerose chiese e la sacralizzazione degli spazi urbani della città mediante la collocazione di numerose colonne votive, sull’esempio di quanto aveva fatto San Carlo a Milano. Si adoperò molto nel tentativo di unire i due Capitoli di Sant’Alessandro e San Vincenzo, che coabitavano nell’unica Cattedrale rimasta dopo la distruzione della basilica alessandrina, per porre fine alle interminabili liti e per unire gli sforzi in vista della costruzione di una nuova e più degna Cattedrale. Ma i tempi non erano ancora maturi e la situazione di disagio si trascinò ancora per lungo tempo. Mons. Emo morì a Venezia il 26 ottobre del 1622” (don Goffredo Zanchi, in Aa.Vv. Ritratti dei Vescovi di Bergamo, Ed. promossa dal Credito Bergamasco, Bergamo, 1990, p. 152)