Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 7

Da EFL - Società Storica Lombarda.

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Doppo d’haver cosi ragionato il R. Padre gettossi a terra, & fatta con divoto gesto divotissima oratione humilmente bacciò il beatissimo luogo, come fu fatto anco da tutti noi.

Uscì indi la processione, & ritornò alla Capella dell’apparitione, ove conforme al solito si terminò la processione, deponendo i R. Padri i paramenti: & perche era di già passata una buona parte della notte, fussimo condotti in certi luoghi a prender cibo, & quì il cibo, a dormire al meglio che si poteva, parte in detta Capella, & parte sopra certe loggie, che sono intorno alla Chiesa. Se ben molti di noi desiderosi di meglio rivedere i luoghi nominati spendessimo buona parte della restata notte in visitarli, & orarvi: nel qual caso la pratica d’alcuni devoti religiosi ci fu cortese, & sicura guida, e maestra, conducendoci intorno, & tutti i misterij de i luoghi dichiarandoci; doppo il che si diede quel poco residuo della notte al necessario sonno.

Il giorno seguente, che fu il giovedi santo, la mattina fu celebrata la messa avanti al santissimo Sepolcro, & vi si fecero tutte le cerimonie alla romana, & quasi tutti i Pellegrini presero il Santissimo Sacramento.

Doppo la comunione il R. Padre Commissario lavò i piedi di sua mano a dodeci di noi altri Pellegrini, & tutti i Padri, con la processione passando ne gli baciorno, e questo in memoria, e similitudine di quello, che fece nel santo monte Sion il detto giorno, Giesu Christo a suoi discepoli. E essendo venuta l’hora di mezzo giorno, quelli, che ne portavano da desinare, ne diedero nuova, come era arrivata la Caravana del Cairo d’Egitto, & che vi erano da dieci Pellegrini Italiani, i quali poi entrorno verso all’hora di vespro nella Chiesa, del Santissimo Sepolcro: ove quì si disse l’offitio sopra il Santo monte Calvario nella Capella della Crocifissione, & la sera si fece la processione visitandovi tutti i luoghi santi, & in gratia de i pellegrini nuovi un Rev. Padre vi fece molti affettuosi sermoni.

Fu spesa la notte da molti in orationi, contemplando, come in questa apunto il nostro Signore Giesu Christo, andato con parte de suoi Apostoli all’horto [100], ove era solito ad orare, ivi fusse stato preso, legato, & strascinato in pregione; come condotto da Anna a Caifa, da Caifa ad Herode, da Herode a Pilato; come da tutti burlato, beffegiato, vilipeso; come da alcuni suoi proprij discepoli tradito, da altri negato, da tutti abbandonato.

Et in queste contemplationi si dispensò quasi tutta la notte. La mattina del venerdì Santo tutti i Rev. Padri seguitati dai Pellegrini, ascesi sopra il sacro monte Calvario nella Capella della Crocifissione celebrarono; e essendo letto l’Evangelio della Passione registrato da S. Giovanni, fecero ancora la rappresentatione della Crocifissione nel luogo istesso con una Croce, & con una imagine di Giesu Christo; & fu la rappresentatione accompagnata da un divotissimo ragionamento fatto da un Rev. Padre del seguente soggetto:

Sù, amici, & fratelli, ad una viva, devota, & dolente consideratione di ciò che quì hoggi patì per salute del mondo il figliuol d’Iddio; oltre a tanti debiti, ragion di gratitudine lo ricerca, che ove nostre furon le colpe, sue furon le pene. Il giorno lo persuade, che doppo il giro di tanti secoli, fù questo istesso giorno. Lo vuole il luogo, che fù questo medesimo luogo, ove hora si ritroviamo. A i danni dunque del mio, & vostro Signore ogni età, ogni ordine, ogni gente consentì col pensiero, col giudicio, con la volontà, cospirando, sollecitando, gridando. S’ordisse da Giudei il parricidiale dissegno, tessesi da Gentili, sobornansi quelli per accusatori, che più de gl’altri sono sceleratissimi rei; concorronvi è Prencipi, e profani, e sacri; ma tutti egualmente infami, sacrileghi, & essecrandi. Senza ragione, senza legge, senza sufficiente imputatione, inaudita causa, condannasi al morir chi è manifestamente, non solo incolpevole, non solo giusto, ma santo, & all’empia ambitione, & avaritia de i micidiali sacrificasi col sangue della innocentia. & che può dirsi del Collegio de i dodeci tanto favoriti da lui, de i quali, uno per mercede il tradisse, un altro per tema il nega, tutti per pusillanimità, e dubia fede l’abbandonano? ma ahi portentosa, e non mai più udita crudeltà: che quasi infamissimo ladro si prenda, si leghi, si urti, si strascini, si carichi di pugni, di calci il santo de i santi? che s’illordi con bruttissimi sputi, che di bende si copra, che con barbare guanciate si batta il più bel volto di natura, e di gratia? che si laceri, & che si pesti con durissime continuate battiture quel virginale, delicatissimo, sacratissimo corpo, tanto, che nulla d’intiero in lui restando, sembri quasi vivo cadavero, ne delle piaghe seguenti possano esser luoghi se non l’antecedenti piaghe, e fra le tante una sola divenga horrenda, e miseranda piaga, l’impiagato Giesù? Che con nova trovata d’insolita crudelta di dure pungenti spine vi si cinga la divinissima sua fronte? Ma ecco (& inhorridisse l’animo a pensarlo) che si produce in publico, e sembra una lacerata effigie d’un morto spirante, ne trova pietà, ma novo sdegno accende, e’l suscitator de morti a parangon d’un infame schiavo, d’un scelerato homicida si giudica degno di morte, & a morte si conduce, & a morte di Croce, e la Croce sopra il lacero humero di lui s’impone, & è si grave, & egli si lassò, & essangue, che sotto più volte vi cade, & vi patisse deliquìo.

(Quì si fece rappresentante Crocifissione della Santa Imagine)

Giunto finalmente su questa cima, e nudato infamemente qual lo vedete, chi veste di raggi il Sole, di Stelle il Cielo, gettaronlo i manigoldi in terra, e con funi alle mani, & a piedi legandolo, tirarono a viva forza l’adolorate sue membra a destinati luoghi della Croce, rinovando in questo modo le non saldate sue piaghe, & più volte facendovi batter la sacratissima testa sul legno, onde in lei più a dentro penetravano le longhissime, pungentissime spine, & facevasi quì intorno un nuovo lago del suo pretiosissimo sangue. (e seguendo il Padre.) Ma, Oime disse, già sono apprestati i gran chiodi, già si levano i fieri martelli, già calano i colpi horrendi; ad una mano prima, all’altra doppo: e finalmente a i piedi. O centro come quì non t’apri, ò Cielo come qui ti sostieni? o elementi, o elementate cose come qui sottosopra volgendovi non ricadete nell’anticho Chaos? Ma ben sentirno il caso del suo Creator le creature tutte; che eretto, e qua piantato il gran tronco della Croce alla vista di questo Crocifisso si ruppero le pietre, squarciossi il velo del tempio, tremò la terra, inhorridì il Cielo, el Sole in cosi acerbo, è miserando spettacolo per non veder indignità si grande, rapì il giorno ad’opra sì funesta, al giorno ogni luce, alla luce ogni splendore, allo splendore tutto se stesso, & di profonde, e prodigiose tenebre si cinse. Tutte le pene dovute a gli huomini caricorno sopra di te, ò Redentor de gli huomini; perche patite da te si perdonassero a noi. Qua fu appeso d’ogni conforto te stesso privasti; perche nulla mancasse al sommo delle miserie tue. Altri e travagliato, da gl’amici, vè pronto il conforto de gl’amici. Mancano gl’amici, non abbandonano i propinqui.

Una parte del corpo patisse, l’altre son sane. Sarà sommo il dolore, ma sopravenendo il fine non sarà longo, e tal volta chi crudele uccise, mira pietoso l’ucciso. Tu solo doppò ogni memoria, e da i noti, e dagl’ignoti, e da i disgiunti, e da i congiunti tormento ricevi, e nel longo martirio delle conquassate tue membra, la morte istessa non osa avicinarsi a te, se non la inviti. Osa di farlo alla fine, quando l’invitto spirito tuo non versi, ma il rendi, & all’eterno Padre volontario il consegni. Allhora volgesi contra l’essangue tuo corpo la rabbia di quelle fiere, anzi furie d’inferno, che nel tuo corpo vivo haveva fatta l’estrema possa d’insatiabile, d’implacabil furore. Da quì presso al suo spirare accompagnata da puochi la desolatissima, & addoloratissima madre il consola. Mira ella il figlio pendente in Croce: egli dalla Croce la madre: pena ella in lui, e pena egli in lei; e son le pene e di lei, e di lui infinite. Scorrono in tanto e dalle mani, e da i piedi i fiumi, non sò s’io dica di sangue, o d’amore: e di sangue, è d’amore mista con acqua, copia magior, al fiero colpo di lancia crudele, scorre dall’impiagato petto. Ricevesi questa ultima piaga insensibilmente da Christo, perche di già se ne partita l’anima; ricevesi più che sensibilmente dalla Madre, che ne resta trafitta nel core, si che i danni corrono divisi fra la madre, el figlio: di lui e l’ignominia, di lei è il dolore. Ma la madre questo ultimo sangue, & quest’acqua sollecita raccoglie, ne parte alcuna n’ha l’ingrata giudea: tutto lo ripone, & conserva la madre ad’uso della Chiesa, sposa del figlio. & quindi la sposa istessa, che da questo istesso aperto fianco del suo sposo dormiente riceve l’essere e la vita, se ne forma, & compone sacramenti. Il sangue da il merito, l’acqua l’elemento: il sangue da il pretio, l’acqua il ministerio. Così pende Christo fra il Cielo, & la terra, come altre volte il serpente di bronzo. Ecco la vittima nostra estinta, senza sangue, senza acqua, senza spirito, piena di meriti, di virtù, e di fatti: come oblata propitia l’irato Dio; come volontaria merita, e gratia, e gloria; come penale equìvalente sodisfa per le dovute pene; come prezzo redime dalle colpe; come essemplare informa i costumi; come amorosa trahe a se i cuori di tutti; come elevata rapisse a se tutti gl’occhi. La mira dal Cielo il Padre, e sen’appaga, e placa; la mirano gli Angeli, & amaramente come puonno ne piangono; la mira il Sole, & sen’ecclissa; la Luna, & se ne confonde. La mira il Centurione, & l’adora come figlio di Dio. La mirano i Giudei, & ne dimenano il capo, e sopra di se, & de suoi figliuoli con imprecationi gridano, che si versi quel sangue. Ma verrà pur tempo, che Videbunt in quem transfixerunt. La mirano i sassi, & per dolor si spezzano. Voi ò diletti dalla terra miratela, alzate le fronti, e gl’occhi, ecco che fatta la nostra redentione Ecce Agnus dei, ecce quì tollit peccata mundi. Questo capo inchinato pace porge, e chiede pace. Queste mani distese tutti a suoi cari abbracciamenti aspettano, e chiamano; questo sangue grida al Cielo, e misericordia impetra. Agnus Dei quì tollis peccata mondi miserere nobis, parce nobis Domine, dona nobis pacem, e misericordia, e pace, e benedittione vi conceda Dio, per amor del suo figliolo, e vi ridoni odio perpetuo del peccato, & proposito eterno di non commetterlo mai più, gratia in vita, doppo la vita gloria, Amen.

Restò ogn’uno con gran sentimento della passione di Christo, e ne sparse lagrime, e sospiri, compunto molto delle proprie colpe, come che cagioni di tanto male. Et essendo di buona pezza passato il mezzo giorno, si retirassimo al luogo solito, a prender al quanto di cibo per ristoro delle forze, ma ad’hora di vespro i Padri, & i Pellegrini ritornorno sopra il Santo monte Calvario, celebrandovi l’offitio solito, che durò fin’a sera. Indi fecero l’apparecchio per la processione, per la quale andati al luogo, ove era la santissima Croce, prima fatte orationi, poi levatane l’imagine del Signore con questa riposta in un panno sopra una tavola. In processione discesero dal monte, & portata al luogo, ove è la beata pietra dell’untione, e postala sopra, il Rev. Pad. Comissario, a commemoratione del fatto, l’unse di Mirra, & Aloe.

Quì si stette un pezzo in oratione, e contemplatione di quei misterij grandissimi. Involta poi in un Sudario di tela, fu levata & continuata la processione verso il santo Sepolcro, ove fu alla fine l’Immagine posta.

Noi tutti ivi piangendo, & contemplando la passione, pregando Iddio per la remissione dei nostri peccati, buona parte della notte passassimo.

Gia molti giorni il Sig. Bonifacio Neri gentilhuomo Bologenese, mio individuo compagno, e io desideravamo d’esser ascritti nel numero de i Cavaglieri, & soldati della guardia del santissimo Sepolcro di Christo, Religione antichissima [101]. A notitia maggiore di lei diamisi quì, che non sara però digredire, il dire, che nel tempo, nel quale la Santa Città di Gierusalemme, con tutta la Palestina, & altre parti di Levante, erano in mano de Christiani, in diversi tempi v’hebbero origine, & vi fiorirono quattro Religioni principali di Cavalieri. L’una fu dai prima detti Hieresolomitani, poi di S. Gio. poi di Rhodi, hora di Malta, che incominciata in fin nell’anno 1122 [102], insignita in habito nero, di bianca Croce [103] nel petto, e militante sotto la regola di S. Agostino, è ita crescendo sempre di numero, di forze, e di gloria, impiegandosi nei primi tempi in allogiare, difendere, & assicurare i Pellegrini all’hora, e doppo sempre in combattere gloriosamente contra gl’infedeli. L’altra fu quella dei Templari [104], cosi detti, perche habitavano presso al gran Tempio. principiata sotto Baldoino secondo Ré di Gierusalemme, in habito [105] bianco, di rossa Croce adorna, vivente sotto la regola compostavi da S. Bernardo, c’haveva impresa d’accompagnare Pellegrini dal Giaffo infina alla Santa Città, e ricondurli ancora, assicurandoli in tutto il camino dell’andata, & del ritorno dagl’assasini, che in gran numero infestavano quei viaggi, Religione la quale, per gran tempo, hebbe gran vanto di buontà, di valore, e notabili imprese contra l’Turco; ma che arrichita particolarmente in Francia di molte entrate, e grosse Commende diede in grandi eccessi, e perciò a gagliarda instanza di Filippo Ré de Francia, da Clemente quinto Sommo Pontefice fu estinta. Un’altra vi fu dei Cavaglieri Teutonici, fondata da un nobilissimo Tedesco [106], il quale con molti della sua natione patriò, doppo ’l santo acquisto, in Gierusalemme, segnalata in habito bianco della Croce nera, concessa solo alla natione, che la fondò, doppo la perdita di terra Santa ritiratasi nel suo paese, e quindi con l’autorità di Federico secondo Imperatore passata all’acquisto della Prussia & quivi fatta padrona di stati. Tra le tre dette [107] hebbevi origine anco la Religione, & ordine dei Cavaglieri nomati della guardia del Santissimo Sepolcro di Christo, perche a loro era datta la custodia, el governo di quel Sacrosanto luogo. Il Rè di terra santa era il principale, e’l gran Maestro della Religione: tale fu Goffreddo [108], e doppo i di lui successori con numero copioso di nobilissimi, e valorosissimi personaggi eletti Cavaglieri al pietoso offitio. Portavano questi l’habito bianco con cinque rosse Croci a memoria delle cinque principali piaghe di Nostro Signore. Con la perdita di terra Santa [109] perderonsi il capo, le membra, le forze, & le facoltà di questa nobilissima Religione, in modo che di lei vi restò poco più che una instabil memoria. Doppo d’esser restati quei divotissimi luoghi abbandonati per alcuni secoli [110] da tutte le religioni d’Europa, alla fine il Serenissimo Roberto Ré di Sicilia per officio pietoso, l’anno 1304, con molta fatica, e spesa, ottenne facoltà dal Soldano d’Egitto di mantenervi il convento de i Rev. P. Zoccolanti, che in tutti quei santissimi luoghi havessero ad’officiar, senza divieto secondo il rito Apostolico Romano.

V’entrarono i Rev. Padri, vi fecero famiglia, v’edificarono diversi conventi, e cosi di man’in mano sono iti continuando sempre, mandandovi d’Europa per ordinario ogni tre anni una nova famiglia con un Guardiano di governo, e d’autorità suprema.

Il Guardiano dunque, che cadde sotto il Pontificato di Leone decimo dal detto Sommo Pontefice ottene facoltà di poter rinovar la detta religione, & ordine di Cavaglieri, & la facultà tuttavia vi si conserva, e si mantiene in atto pratico [111]. Ben è vero che non è molto ampliata in fin quì la Religione, non potendovi esser ascritto chi colà non va di presenza, & essendo si puochi quelli che vi vanno, stando le difficoltà che moltissime si patiscono, le spese che grossissime si fanno, i disturbi, i disaggi, i pericoli, che gravissimi e senza numero vi si sofferiscono, aggiongendovisi che colà, tolta la Charità dei poveri Padri, non v’ha l’ordine cosa alcuna di proprio, e pure gli oblighi di lui sono più dell’ordinario è grandi, è gravi.


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NOTE

[100] L’evangelista Matteo riferisce che Gesù si recava a pregare in “un podere chiamato Getsemani” (Matteo 26,36). L’orto del Getsemani, o degli Ulivi, era un appezzamento di terreno ove era possibile la lavorazione dell’olio e si trova nella valle del torrente Cedron che separa Gerusalemme dal monte degli Ulivi.

[101] La chiesa cristiana primitiva rifiutava la violenza e condannava la guerra, non tanto per una posizione di principio, ma a motivo del fatto che l’impero romano era pagano e il cristiano, cittadino romano, chiamato alle armi non voleva prestare giuramento ad un imperatore che si riteneva dio. La conversione di Costantino nel 312 e l’imposizione del cristianesimo come religione dell’impero nel 395 implicarono un atteggiamento diverso nei confronti della vita militare: i cristiani ora si sentivano chiamati a difendere un impero che difendeva la loro fede contro il nemico comune, cioè i popoli germanici. Sant’Agostino definisce così la “guerra giusta”: “Giuste sono le guerre che vendicano le ingiustizie, quando un popolo o uno stato, al quale deve essere fatta guerra, non ha punito le iniquità dei suoi o non ha restituito quel che attraverso queste ingiustizie è stato sottratto”. Nel 1150 nel Decretum, testo base del diritto canonico, Graziano scrisse: “ Una guerra è giusta se è condotta con intenzione positiva, sotto la direzione di un’autorità legittima e con scopo difensivo o con lo scopo di recuperare un bene ingiustamente preso”.

Secondo san Bernardo fu proprio in epoca medievale, nelle terre d’Oriente che apparve la nuova cavalleria, in quanto nata con la finalità di liberare il Santo Sepolcro e i luoghi santi della Palestina; tuttavia l’ordine religioso-militare affonda le sue radici in Occidente. Già verso il IX secolo infatti i chierici occidentali riflettevano sul tipo di organizzazione da dare ad una società cristiana e sembrava loro opportuna una suddivisione in tre ordini o funzioni che in epoca carolingia vennero identificati in tre categorie: i monaci, i chierici e i laici. All’inizio del XI secolo Adalbéron, vescovo di Laon, specificando meglio il ruolo delle singole categorie scrive: “La casa di Dio dunque è triplice, benchè sembri unica: quaggiù alcuni pregano (orant), altri combattono (pugnant) e altri lavorano (laborant); i tre sono insieme e non si separano; così l’opera di due riposa sul compito di uno solo; ciascuno a sua volta porta a tutti sollievo”. Questo significa che lo schema delle tre funzioni esisteva da più di un secolo allorché, nel gennaio 1129, il concilio di Troyes riconobbe la legittimità dell’ordine del Tempio che riuniva in sé le prime due funzioni, cioè quella di pregare e quella di combattere. (cfr. ALAIN DEMURGER, I Cavalieri di Cristo – gli ordini religioso – militari del medioevo. XI-XVI secolo, ed. Garzanti, Milano, 2004).

[102] Secondo alcuni storici l’Ordine di Malta venne fondato nel 1099 a Gerusalemme come confraternita ospedaliera; secondo altri avrebbe un’origine ancora più remota che risalirebbe attorno alla prima metà del secolo XI, quando alcuni mercanti amalfitani ottennero dal califfo fatimide d’Egitto il permesso di fondare a Gerusalemme un ospizio e un ospedale annessi ad una chiesa dedicata a San Giovanni, per l’assistenza dei pellegrini cristiani. Per questo inizialmente l’ordine venne denominato “Ordine di San Giovanni”. La data riferita da Pesenti, anche se con una discordanza di un anno, ossia il 1121, è l’anno in cui venne creata la classe dei cavalieri e l’ordine di San Giovanni, divenne il Sovrano Militare Ordine Gerosolimitano, assumendo così la duplice funzione ospedaliera e militare. Dopo la conquista cristiana di Gerusalemme l’ordine fu posto sotto la tutela della Santa sede con il diritto di scegliersi liberamente i propri capi. Nel 1529, dopo alterne vicende, i cavalieri di quest’ordine si stabilirono a Malta. La divisa dei cavalieri di San Giovanni era composta da un mantello nero con una grande croce bianca sul petto; durante le attività belliche i cavalieri indossavano una sopravveste rossa in cui campeggiava una grande croce bianca. Previo apposita autorizzazione ai cavalieri dell’ordine di Malta era data la possibilità di dedicarsi ad attività corsare, con la condizione di riservare alle casse della Sacra religione tre quarti del bottino catturato. A questo proposito vi era una precisa normativa: per ottenere la patente di corsa il candidato doveva dimostrare di avere l’esperienza marittima necessaria a garantire un felice esito dell’impresa e di avere a sua disposizione una nave ben armata ed equipaggiata. La licenza inoltre definiva l’area geografica entro cui l’interessato poteva corseggiare. Generalmente, fino alla fine del ‘600, i corsari con base a Malta ottennevano permessi per operare nelle acque della Barberia contro le navi musulmane. (cfr. A. DEMURGER, op. cit.; M. LENCI, op. cit.).

[103] L’uso di portare la croce cucita sul petto iniziò con i partecipanti alla prima crociata (1095-99): secondo il diritto canonico e la pratica del tempo la croce indicava che il crociato era un penitente e un pellegrino al quale, in deroga rispetto ai canoni, era consentito portare le armi contro gli infedeli. I primi crociati in particolare, si sentivano diretti al martirio e alla Gerusalemme celeste.

[104] Per ciò che concerne la collocazione cronologica della comparsa dei templari, uno scritto di Guglielmo di Tiro ci fornisce due riferimenti. Egli così scrive: “nel corso del nono anno (dall’esistenza del Tempio) e durante il concilio che fu tenuto in Francia a Troyes […] si istituì una regola per loro…”. Il prologo della regola del Tempio ne aggiunge un altro: “Con le preghiere di maestro Hugues de Payns, sotto il quale l’anzidetta cavalleria nacque per grazia dello Spirito Santo, si riunirono a Troyes (chierici) di diverse province transalpine, per la festa di monsignor sant’Ilario, nell’anno dell’Incarnazione 1128, il nono anno dall’inizio dell’anzidetta cavalleria”. Da notare che il concilio di Troyes molto probabilmente si era riunito il 13 gennaio 1129, e non 1128, perché allora nella Champagne era in uso il calendario dell’Annunciazione che prevedeva l’inizio dell’anno il giorno 25 marzo. Ne consegue che la fondazione del Tempio si deve collocare nell’anno 1120, ossia nove anni prima, per iniziativa di Hugues de Payns e un anno dopo la terribile disfatta dell’Ager sanguinis (28 giugno 1119) nel principato di Antiochia. L’iniziativa era stata incoraggiata da re Baldovino II, che in quella circostanza aveva concesso ai cavalieri (inizialmente solo nove) un alloggiamento nel suo palazzo, posto nella moschea al-Aqsa, costruita sulle fondamenta dell’antico tempio di Salomone, da cui il nuovo ordine prese il nome. L’ordine dei templari si può considerare il primo di tipo religioso-militare, infatti secondo alcuni storici in quegli anni l’ordine dell’Ospedale non si era ancora realmente militarizzato, mantenendo ancora il suo carattere prevalentemente assistenziale. Ci vollero nove anni affinchè l’Ordine del Tempio venisse riconosciuto e per ottenere l’autorizzazione ad esercitare, in quanto ordine religioso, anche una funzione guerriera. La società cavalleresca era infatti pronta a comprendere la novità, ma molti chierici erano dubbiosi o addirittura ostili e tra questi lo stesso san Bernardo. (cfr. A. DEMURGER, op. cit.)

[105] L’abito, ossia il mantello recante l’insegna propria dell’ordine, è un importante segno di riconoscimento e appartenenza ed è di proprietà dell’ordine. Oltre all’abito vi erano però altri segni che caratterizzavano gli appartenenti agli ordini religiosi-militari e che dovevano permettere agli appartenenti di riconoscersi. San Bernardo nella sua regola insisteva ad esempio sulla necessità di distinguersi dai “cavalieri del secolo”, che portavano lunghi capelli ricciuti e vestiti troppo larghi, chiedendo ai “nuovi cavalieri di Cristo” di portare capelli rasati a zero e la barba irsuta, ma corta. (cfr. A. DEMURGER, op. cit.)

[106] Il nome originario dell’ordine sarebbe “cavalieri di Santa Maria”, ma vennero più comunemente conosciuti come Cavalieri Teutonici perché erano in gran parte originari della Germania. Pesenti probabilmente si riferisce a Hermann von Salza, maestro carismatico dei teutonici. L’ordine dei teutonici venne fondato nel 1189-90 in Germania come confraternita ospedaliera e nel 1198 divenne Ordine Cavalleresco. Era sì ordine di Terra Santa, ma si impegnò a fondo anche nell’Europa centro-orientale nella difesa della zona di frontiera che separava il suo regno di Ungheria da quello del popolo pagano dei cumani. Nel 1226 una bolla di Federico II (bolla di Rimini) accorda infatti ai teutonici le terre da conquistare in Prussia insieme ai diritti regali propri di un principe dell’impero. Tale bolla venne considerata dai teutonici il testo fondante dello stato teutonico in quanto principato indipendente. Il 12 settembre 1230 papa Gregorio IX autorizzava i teutonici a insediarsi in Prussia con il compito di convertire gli abitanti alla fede cristiana, ma in un documento successivo lo stesso papa considerava le terre prussiane proprietà della chiesa e ne delegava l’amministrazione all’ordine teutonico, inviandovi solo un legato. (cfr. A. DEMURGER op. cit.)

[107] Inizialmente furono quindi tre gli ordini che si formarono con la finalità di portare aiuto ai pellegrini in Terra Santa e ciascuno specializzato in una propria funzione: caritatevole per gli ospedalieri, fondati nel 1113; liturgica per i canonici, fondati nel 1114 e militare per i templari, fondati nel 1120, ma riconosciuti solo nel 1129. (cfr. A. DEMURGER, op. cit.)

[108] Goffredo di Buglione, duca di Bassa Lorena, in realtà non fu mai re di Gerusalemme; egli fu il grande condottiero e capo effettivo dell’esercito crociato che nel 1099 diede il definitivo assalto a Gerusalemme riportandola sotto il dominio cristiano. Già prima della presa di Gerusalemme per necessità organizzative erano stati fondati due stati: la contea di Edessa e il principato di Antiochia. Subito dopo la conquista di Gerusalemme i capi della crociata si riunirono per eleggere come capo un uomo che incarnasse la realtà della conquista, senza tuttavia pronunciarsi sulla forma che essa avrebbe assunto. Inizialmente nessuno dei principi crociati avrebbe accettato di lasciare ad altri il primato a Gerusalemme. Si affermò che “a nessuno era lecito portare la corona d’oro là dove Cristo aveva portato la corona di spine”. Quindi, a capo del regno latino di Gerusalemme fu designato Goffredo di Buglione, il principe di minor rilievo tra i grandi, un uomo finito fisicamente, anche se solo quarantenne; questi rifiutò infatti il titolo di re, preferendo la carica di “principe della città” e “difensore del Santo Sepolcro”. L’anno successivo, ossia nel 1100, Goffredo morì lasciando come successore il fratello Baldovino, conte di Edessa, che piegò la volontà degli altri feudatari, dei cavalieri e dei prelati della nuova Chiesa di Gerusalemme, assumendo senza esitazioni il titolo di re di Gerusalemme (Baldovino I). Prima di morire Goffredo stabilì canonici nella chiesa del Sepolcro e nella Cupola della Roccia (moschea di Omar), organizzando dunque la chiesa secolare di Gerusalemme come la chiesa occidentale (cfr. PIERRE AUBÈ, Goffredo di Buglione, ed. Salerno, Roma, 1987).

[109] Il 1270 è l’anno dell’ottava e ultima crociata.

[110] Dopo l’ultima crociata la Palestina venne infatti incorporata alla Siria sotto il dominio dei Mamelucchi d’Egitto. Solo nel 1335 i cattolici di rito latino vi entreranno con i francescani, grazie all’interessamento di Roberto d’Angiò, re di Napoli, e della moglie Sancia di Maiorca. I francescani si stabilirono nel convento del Monte Sion, costruito accanto al cenacolo in Gerusalemme, come rappresentanti della Chiesa di Roma e ottennero di poter officiare nel Santo Sepolcro e avere un posto dentro la basilica insieme ad altre comunità cristiane dissidenti. L’inizio giuridico della Custodia di Terra Santa risale al 1342, quando papa Clemente VI, con le bolle Gratia agimus e Nuper carissimae, approvò e ratificò il trapasso dei diritti sui santuari di Terra Santa che i Reali di Napoli avevano effettuato a favore dei Francescani.

Nel 1517 inizia il dominio degli Ottomani che, salvo brevi pause, si protrarrà fino al 1917.

[111] Pesenti si riferisce alla bolla del 4 Maggio 1515, con la quale Papa Leone X conferiva al Padre Custode di Terra Santa il privilegio di investire i Cavalieri del Santo Sepolcro. Tale bolla venne confermata da Papa Clemente VII nel 1525 e da Papa Pio IV il 1 Agosto 1561. Da pochi anni i Frati abitavano nel Convento di San Salvatore, ex convento georgiano della Colonna, dopo essere stati cacciati nel 1551 dal Convento del Sion dove avevano abitato dal 1333. Di fatto, l’investitura dei Cavalieri sulla Tomba di Cristo da parte del Padre Custode di Terra Santa è attestata dal 1496 al tempo di Padre Bartolomeo di Piacenza primo Magnus Ordinis S. Sepulchri Magister. Vi sono inoltre precedenti testimonianze dei pellegrini che descrivono l’investitura a Gerusalemme, sempre nella Basilica del Santo Sepolcro. Di queste si è già detto nelle pagine introduttive. Nel 1847 Papa Pio IX con la bolla Nulla Celebrior ripristinò a Gerusalemme il Patriarcato Latino, dando al Patriarca la facoltà di investire i Cavalieri. Da allora i Padri Francescani non crearono più i Cavalieri perché il Patriarca annesse a sè questa facoltà.