Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 6

Da EFL - Società Storica Lombarda.

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Et noi havendo per qualche spatio di tempo considerato il luogo, e fatte alcune orationi, levati seguitando la processione, andassimo verso il Santo Monte Calvario, a piedi del quale è una scala, che per trenta gradi alla Capella di S. Helena descende [84], & per altri vinti gradi cavati nel vivo sasso del monte si cala al luogo, ove fu ritrovata la Santissima Croce [85]. Nella prima che è di Sant’Helena, la quale è assai spatiosa, sonovi quatro Colonne di marmo, che la sostengono, con sopra un volto, e sotto vi è un altare, inanti al quale ardono lampade, & vi sono molte Indulgenze. Vi è ancora la sedia fatta di marmo, sopra la quale si dice che sedeva S. Helena, mentre faceva cavare per ritrovare la Santissima Croce.

Havendo quì fatte le solite orationi calassimo a basso al luogo, ove la detta Santa, havuto indicio di quel precioso legno, fece cavare, & vi ritrovò la Santissima Croce, notificata fra le altre due, con miracolo del morto che al tocco di questa sola, non di quelle, ritornò subito a rediviva vita [86].

Sono in questo luogo due altari, l’uno officiato da nostri R. Padri, l’altro da Greci, & inanzi ad ambedue ardono lampade di continuo. Quì havendo noi tutti fatte orationi, il R. Padre si levò, & rivolto col gesto al luogo.

Mirate, disse, o carissimi in che maniera sia stato quì per tanti secoli sepolto il legno della vita, come empia invidia delle sue glorie, con le tenebre del centro, pretese celar il più bel lume del Cielo. Ma ne tradussero alla fine i raggi al di fuori: e quel Sig.che l’hebbe non solo per ara di sacrificio, non sol per patibolo di patiente, non sol per istrumento di tormento, non sol per campo di morte, ma anco per regio tribunale di vittoria, per alto seggio di trionfo, se patì che vi fu fusse celato, non volle che vi fusse perpetuamente celato, e per mezzo di pietà imperiale trasselo al di fuori, con sopra naturale impresa, accertandolo.

Doppo fatta assai longa oratione, si levò tutta la processione, & risalendo i gradi ritornò nella Chiesa, & seguitando l’hinno [87] andò alla Capella, & Altare, ove e riposta la Colonna dell’improperio [88], luogo dato in custodia a gl’Abissini & aperte certe tavole per una ferrata, allo splendore di due lampadi che vi stanno accese, viddesi la detta Colonna, che è di marmo berettino, d’altezza più d’un braccio, di grossezza quanto può abracciare un huomo. Ivi fatta l’orazione il R. Padre sorse dicendo:

Mirate fratelli questa parte di Colonna, che essendo in casa d’Herode, da manigoldi fu data per sedia al Rè, dei Rè, & per ischerno havendolovi sopra fatto sedere, vestito di rosso, con una canna in mano, l’incoronarono di pungentissime spine, beffegiandolo, con sputi, e con percosse deformando, e offendendo quel volto, ond’ha gran parte del suo bello, e del suo bene il Cielo. Fù questa Colonna meritevole di sostentare il sostentator dell’universo. Fu questo sasso, degno d’haver sopra di se i pieni rivi di quel sangue, ad una sola stilla del quale non fan pari prezzo tutti i thesori del Mondo.

Quì anco dette alcune orationi, seguitossi l’ordine della processione, con l’andar verso il memorabilissimo monte Calvario [89], alla scala del quale giunti si scalzassimo tutti, e ne salissimo i gradi, che sono al numero di trenta in circa. Ivi sopra sono fabricate due capelle, nell’una che è governata da nostri Padri, è il luogo, ove il Signore fu conficcato in Croce [90], nell’altra che è in custodia de Giorgiani, è il luogo, ove fu piantata la Santissima Croce. Noi genuflessi al primo luogo facessimo oratione; doppò la quale il Reverendo Padre levatosi disse:

Mirate, & ammirate quì tutti, questo è quel luogo, ove fu da malvaggi Giudei condotto, lacerato, e calpestato il figliuol di Dio: questo è quel luogo ove egli con insulto infinito fu tirato, & gettato per terra, ne vi fu quì di lei un palmo, che non fosse bagnato del pretiosissimo suo sangue. Beato suolo, sacratissimo terreno, che di nulla cedi ad ogni più santa parte del Paradiso. Ma con la Santità, e riverenza del luogo congiungete voi la moltitudine, & acerbità delle pene, che vi patì il Sig. del tutto, onde rapresentatevi alla mente come quì da manigoldi gli fossero lacerare le vesti di dosso, come egli gettato per terra, come disteso sopra l’aspro tronco della Croce, come in esso a duri colpi di martelli con crudelissimi chiodi conficato. E ben sarà di diaspro quel core, che non si spezza alla consideratione di quei colpi: ben sarà senza humore d’humanità quel’occhio, che quì non si fa vena di pianto. O percosse crudeli. E quì era l’afflittissima madre, infelicissima spettatrice del tutto; & quel ferro che feriva, e forava la mano, e’l piede del figlio, feriva, & forava il cor della madre, la quale quando in particolare il vidde levar da terra, & da tante piaghe versante una pioggia di sangue, & portarlo al luogo, ove in mezzo a due ladri dovea esser fitto: o figlio, diceva, ò della bellezza paterna eterna imago, chi costa t’ha offeso? chi t’ha si concio, & sconcio?

& quì egli, mentre parlava, piangendo col suo pianto tronco a se le parole, & mosse a noi abbondantissime le lacrime; onde prostrati la terra baciando più volte, adimandammo perdono de nostri peccati, ivi con un divoto languire, per buona pezza di tempo dimorando.

Di quì levatici andassimo nell’altra capella [91], ove in luogo eminente in forma d’Altare, nel mezzo si vede, & si tocca con mano, il pertuggio cavato nel Marmo, entro al quale fu piantata la Santissima Croce, al qual il Rever. Padre appressatosi sospirando, disse:

Qua dentro alla fine piantossi, quì s’eresse, ò anime benedette, quel legno instromento di funesta morte, ove fra tormenti infiniti moribonda, & spirante pendea la vera vita. Quì come in arena la morte, è la vita Duello conflixere mirando. Quà fermossi l’Arca, sicura entro alla quale fummo dal diluvio universale della colpa liberati. Quì si eresse l’altare, e’l Santuario, nel quale s’offerse la vittima, che sola placò il Cielo. Quì si inalberò l’altissimo palo, col serpe mistico appeso ad’ universal salute. Quì come in glorioso carro viddesi; assiso chi la colpa vinse, chi trionfò della morte. Quì s’appese 1a gran statera, nella quale con giusto rigoroso peso fu sodisfatto alla divina giustitia. Quà dentro piantossi, & di quì verso il Cielo inalciossi la scala, per la quale apunto si sale in Paradiso: & quì fu posta la catedra magistrale, dalla quale il mistico Salomone coronato, c’insegnò la supereminente scientia dell’infinita sua charità, mentre per la vita dell’huomo, indignissimo peccatore, ingratissima creatura, morio il Creatore. Ma perche riconosciate da più parti la Santità del luogo, è da questa ne nascano in voi, ò fratelli, i dovuti affetti, riverenza, divotione, compassione, amore, e pentimento, considerate, che quì, in questo luogo, sotto questo sacro tetto, entro a questo ambiente, in questo spatio d’aria, fù immolata la vittima, per la quale si rese Dio placato al genere humano, e servì per tempio questo monte, per altare la Croce, per Sacerdoti i Carnefici, & in questo sacrificio, il sacrificato quanto patì? tanto che tutte le lingue non sono bastevoli a dirlo, ben in parte l’additano le circonstanze di chi patì, di che tormento, del tempo, del luogo, dei compagni, del numero e del modo de’ tormenti. Che chi patì era sommamente, ottimamente complessionato, onde sentiente ogni danno infin all’essalar del spirito; che però, in quel ultimo, grida si forte, che da quì il confessa figlio di Dio il Centurione. Li tormentatori quanti furono, se tutti furono, è Regi, è Prencipi, é Giudei, è Gentili, è Sacri è profani, & huomini, & donne, & amici, & inimici, e infin il Padre istesso, che per il profeta grida dal Cielo, che, Propter scelus populi percussit eum? il tempo in che patì, fu la solennissima festa di Pasqua, quando il mondo tutto concorreva in Gierusalemme, acciò restasse infame appresso tutti; che però vi si mette in più lingue il titolo della imputata sua colpa, che si fusse temerariamente preteso Ré de Giudei. Il luogo ove patì, fu ogni luogo, nell’horto infin’al sudar il sangue: nella casa di Caifa in fin ad haver è schiaffi, è sputi, è sentenza di morte: nella casa di Pilato, infin ad esser horribilmente frustato, è coronato di spini: nella via al Calvario, infin al deliquìo della vita, per il peso della Croce. Ma il luogo principale, ah che fu questo monte: quì fecesi la strage, e’ macello: questa fu la funestissima scena del tragico successo. E quali furono i compagni? infamissimi ladri, & egli fu posto in mezzo a loro, quasi peggior di loro, & per finirla delle pene il numero fu senza numero, & senza modo il modo, percosso il capo, spinata la fronte, velati gli occhi, svelti i crini, tormentate le orecchie con le bestemmie, le nari con fetori, la bocca col fiele, le mani è i piedi con chiodi, tutto il corpo con flagelli. Infin nel corpo estinto di lui, con fiera lancia si ferisce, infin si stracciano le vesti. Ove si vidde spettacolo più misero, & doloroso mai? Chiuse i lumi il Cielo, per non vederlo, ne farlo visibile altrui: tremò la terra per horror di tanta crudeltà, spezzaronsi i sassi, aprironsi i monumenti, & tutto questo per noi. Onde se si pensa bene alla Passione, che fu quì fatta per redimere l’anime nostre, ogn’uno per l’avenire si guarderà d’incorrere nei peccati; acciò tanto misterio non sia per noi vano, essendo costato si caro.

Udito il nobile, & divoto Sermone, & dimorati qua buona pezza con gli spiriti assorti nella consideratione del luogo, & dei misterij quì accorsi, fatte orationi, & humilmente baciata la bocca del forame, ove fu conficata la Santissima Croce, piangendo ritornassimo a seguitare la Processione; & discesi per donde eravamo saliti, seguitando l’ordine, andassimo verso la pietra della Santissima ontione [92], la quale è posta all’incontro della porta, per la quale s’entra [93].

E cinta questa pietra con un ordine di ferri, & sempre sopra vi stanno appese dodeci Lampade accese, mantenutevi da tutte le nationi, & ogni natione ha cura delle sue. Posti tutti noi in ginocchioni atorno facendo oratione, il R. Padre sospirando disse:

Ma ecco ò miei Carissimi, la pietra [94], che quì la Croce, fù da Discepoli Nicodemo, e Gioseffo Abaramatia eletta al più pietoso officio, che fusse fatto sotto il Cielo mai. In questa ottenuta da Pilato la licentia di tumular l’estinto Signore, fù deposto, & secondo il costume del paese, lavato, unto, e pianto. Sù questa in panni candidi, e novi involto. Da questa al Santissimo Sepolcro, che poco lontano si vede, portato. Pietoso sasso, che se ben duro, come fine succedesti a i dolorosi ministerij della Croce. Pretioso sasso, che fatto feretro a quelle dive membra, da quelle carni, dalle piaghe, dal sangue qualità ricevesti, onde teco la perdono le più stimate gioie dell’oriente. Ma se tal sasso ai colpi di duro ferro scintille, rende, onde l’esca s’incende anco questo sasso a i tocchi di tenero core rende fiamma, onde ogn’anima s’infiamma.

Detto ciò dal Rev. Padre e da noi baciata humilmente la pietra, sorse, e seguitò cantando l’hinno [95] la processione, infin che giunse alla Capella, che posta in mezzo del gran Tempio Rotondo, fa Cielo al sacrosanto Sepolcro.

Avanti a questa vi è contigua una Anticapella [96], ove è la pietra, in che fu ritrovato assiso dalle tre Marie l’Angelo annonciator della resurretione. Può capir questa Capella da quindici in vinti persone al più: ha forma quadra, & per dentro apre una angusta e bassa porticella [97], per entrar nella Capelletta del Santissimo Sepolcro, la quale è picciola tanto, che al più cape quattro persone [98].

Il Sacrosanto Sepolcro è fatto a guisa d’Altare, coperto d’un bianco marmo, di lunghezza d’otto palmi, sopra’l quale ogni giorno si celebra la santissima Messa [99].

La Capelletta è fatta a volto, & sotto il volto vi stanno appese quaranta otto lampade, tenutevi di continuo accese da tutte le nationi, & ogni natione conosce, & governa le sue.

Quì entro entrati alcuni puochi Frati, & noi altri pellegrini successivamente cedendosi vicendevolmente ogn’uno il luogo, fatta divota oratione a tutti i convenuti, che solti, parte dentro, è parte fuori sul ingresso stavano il Rev. Padre con le lagrime agli occhi, & con voce dal dolore, & dai sospiri interotta così disse:

Anime fedeli, ecco, oime, la tomba, ove il sacro, & venerado corpo del buon Giesù fù posto. Quì tolto dal duro, e tormentoso letto della Croce, ove a lui fu riposare il penare, dormire il morire, tutto piaghe, tutto sangue, arato da flagelli, forato da ferri, miserando, & lacrimoso spettacolo di somma pietà alla fierezza istessa, fu da pietose amiche mani sepolto. Quì giacque egli morto, & essangue; onde è quelle mani, che crearno i Cieli, è quei quei piedi, che calcorno le stelle, è quegl’occhi, che dieron lume al Sole, & quella bocca vera vena di vita, & tutte l’altre divine parti restarono, in grembo a questo sasso, miseranda preda di morte. Ma a grandezza immortale, & infinita di questa tomba, che adorate ò fedeli, era di Dio quel corpo, che spento vi giacea, unito a Dio, & hipostaticamente a lui congionto. Ne vi fu posto, perche v’incenerisse, che l’anima accompagnata dalla istessa deità itasene a trionfar degl’Abissi di la, il terzo giorno, con tanta vittoria, con tanto acquisto, con tanta comitiva d’anime sante, ritornò a lui, & a quel corpo che fu si santamente concetto, si gloriosamente partorito, si virtuosamente essercitato, si fruttuosamente consonto, & estinto, a qual santissimo, è bramatissimo suo corpo avida, e lieta si ricongionse, e versovi un Oceano intiero delle sue immense glorie, rendendolo e vivo, e sano, & intiero, e beato, e glorioso. O meraviglie, ò grandezza di questo sepolcro. Ben a ragion di lui occhio, e lingua di illuminatissimo antico Propheta previdde, e predisse, che doveva esser glorioso. Ma fortunati, e felici voi, ò fedeli di Christo, che presenti il riverite, è mirate.


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NOTE

[84] Sempre all’interno della basilica del Santo Sepolcro, scendendo per una scalinata si arriva alla cappella della Santa Croce o di Sant’Elena officiata dagli Armeni. La costruzione è formata da tre piccole navate; misura 23 x 13 m e risale al secolo XI, come testimoniano alcuni elementi architettonici bizantini e crociati. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: Nunc Elenae suffragia / Quaeramus primum laudibus / Ut cum beatis meritis / Asquirat nobis veniam / Divota Christi Elena / Crucem quaesivit fervida / quam reperit cum titulo / Corona, clavis, lancea. / Quam crucem ut acquireret / Tulit timorem omnibus / Sub pena mortis villico / Amore ardens Celico. / Inventa cruce Domini / Canamus illis canticum / Qui dedit talem gratiam / Donatque sursum premium. / O Elena santissima, / Quae crucem tanti gratiae / Amasti totis viribus / Mortuis iuva precibus. / Exaudi sancta Trinitas / Preces sanctorum omnium / Ut per eorum merita / Dones et nobis gloriam. Amen. ANTIPHONA: Helena Constantini Mater, Hierosolymam petijt. Ora pro nobis beata Melena. Ut digni efficiamur &c. ORATIO: Deus qui inter caetera potentine tui miracela etiam in sexu fragili virtutem recte intntionis corroboras, presta quaesumus, ut sancte Elene Regine exemplo, cuius studio desideratur a regis nostri lignum sancte Crucis de egere dignatus es ea quae Christi sunt: iugiter indagare, et te favente, consegui mereamur. Per eundem Christum Dominum nostrum &c.

[85] Anche la capella del ritrovamento della Croce risale al XI secolo. Qui, in un’antica cisterna romana abbandonata, all’inizio del IV secolo furono ritrovati i legni usati per la crocefissione di Gesù e dei due ladroni. Il miracolo dell’improvvisa guarigione di un morente al contatto di una delle tre croci fece capire a Sant’Elena e al vescovo di Gerusalemme Macario quale fosse quella di Gesù.

[86] HYMNUS: Ad Crucis locum pergere / Debemus, et hanc quaerere / Velut gesserunt Martires / Qua meruerunt gloriare / O crux mirando glorie, Scala, ad Coelos donans: / Per quem ascenditDominus / In ea suso sanguine. / O Crux arbor degnissima, / Quae mediante anime / Ascendunt ad celestia / Et beatorum premia. / O Crux scala excelsia / Cunctis altis arboribus / Adiva nos ab infimis / Ad Coelos usque scandere / Haec illa est altissima / Scala q. iam sanctissimus / Iacob vidit in somnio / Per quam pergebant Angeli. / O Crux sic admirabilis, / Ornata Christi sanguine / Quae cum sanctorum acmine / Nondum illustras lumine. / O Crux arbor dolcissima / Quae mortis das mysterium / Christi et nobis pretium / Conasti, atque gaudium. / O Crux ave spes unica, / Inventa hic ab Elena / Per te sic nobis gratia, / Detur, et sursum gloria. Amen. ANTIPHONA: Orabat Iudas dicens, Deus, Deus meus ostende mihi lignum sancte Crucis, cumque ascendisset de lacu, perexit ad hunc locum ubi iacebat sancta Crux. Hoc signum crucis erit in coelo. Cum Dominus ad iudicandum venerit. ORATIO: Deus qui hic, in preclara salutifere crucis invenzione, passionis tuae miracela suscitasti: concede, ut vitalis ligni pretio aeterne vitae suffragia consequamur. Qui vivis, et regnas &c.

[87] HYMNUS: Christi iam improperia, / Quae tulit et ludibria / Canamus et purpuream / Vestem, sputat et alafas, / ac flagellato corpore / Christi Iesu effunditur / Sanguis a bis crudelibus / Ave Rexque, clamantibus. / Perfundunt vultum sanguine / Ficta corona capiti / Quam ponunt illi milites / Spinarum, sed arundine / Heu, qui sempre gloriae, / Honorisque meruerat / Coronam cur sic ventibus / Circondant, et aculeis / Fundamus vultum lacrymis, / Pro pietate Domini / Vultum cuius, sic impiis / Fuderunt sputi sordibus / O tu Iesu santissime / Concede nobis pretij / Partem sacrati sanguinis / Quem tunc fudisti capitis. Amen. ANTIPHONA: Ego dedi tibi sceptrum Regale, et tu capiti meo imposuisti spineam coronam. Posuisti Domine, super caput eius. Resp. Coronam de lapide pretioso. ORATIO: Domine Iesu Coriste, qui humano generi condolens, coronam spineam in tuo sacratissimo capite suscepisti: sanguinem tuum pro salute omnium fudisti: respice ad indignias preces nostras; ut a te clementer esaudisti indulgentiam, et remissionem omnium paccatorum nobis tribuas, per tuam magnam misericordiam, et pietatem. Qui vivis, et regnas cum Deo Patre &c.

[88] Oggi la cappella degli Improperi è custodita dai greci. Vi è ancora custodito il frammento di colonna su cui, secondo la tradizione, stava seduto Gesù mentre veniva schernito e insultato.

[89] Per salire sul Calvario bisogna salire una gradinata perché si eleva di 5 m rispetto al piano della basilica. Esso misura 11,45 m per 9,25 e, come descrive Pesenti, è composto da due cappelle. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: Ad Montem nunc Calvarie, / Pergamus cunctis laudibus / Ut Christus sua gratia / Agnoscat nobis omnibus / Ad Montem sanctum ibimus / Devotis totis viribus / Iesumque contemplantibus / In cruce fixum pendere. / Ad Montem hunc sanctissimum / Eamus ubi sanguinis / Christus tunc sacrificium / In cruce pendens obtulit. / Ad locum hunc pervenimus / In quo salvator seculi / Se obtulit pro omnibus / Et hic emisit spiritu.m / Ecce locus sanctissimus / Sacratus Christi sanguine / Qui hic salutem anime / Inventi crucis opere. / Confixa clavis viscera / Tendens manu vestigia / Redemptionis gratia / Offerta est hic Hostia / O sacer sanguis victima, Salutis nostrae anime / In hac fusus Calvario, / Ex Christi Iesu corpore. / Gloria tibi Domine / Pro nostro passo subleme / Infunde nobis gratiam / Quam acquisisti sanguine. ANTIPHONA: Ecce locus ubi Salvator Mundi pependit, ex latere cuius sanguis, in redemptionem et aqua ad nostrorum criminum ablutionem exivit, venite ad oremus. Adoramus te Christe, et benedicimus tibi. Qui per sanctam crucem tuam. Hic redemisti mundum. ORATIO: Deus Pater aeterne pietatis, et infinite caritatis, qui furorem ire tuae quem nos pro peccatis nostris merebamus, hoc in loco super Filium tuum unigenitum, totius umani generis redemptorem ostendisti, cum ipsum in cruce sospendi permisisti, aceto, et fele potari: clavis, et lamcea vulnerari evoluisti: concede nobis indignis servi tuae santissime Maiestatis, eiusdem filij tui doloribus compatientibus, ut fructum tante passionis, et mortis eius, in aeterne felicitatis gloria perfrui mereamur. Per eundem Christum.

[90] Ancora oggi è custodita dai latini e ricorda la crocifissione di Gesù. È stata rinnovata in tempi recenti; l’altare in bronzo argentato è invece del 1588, un dono del granduca di Toscana Ferdinando de’ Medici. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: O Amor deiderij / Nostre salutis pretium / Qui pedes, manus percuti / Hic extendisti crucique / Decreti tunc chirographum / Christus estingui cupiens / Hic crucifixi manibus / Permisit atque pedibus / Nec tantis in doloribus / Oblitus erat virginia / Tensis in cruce brachiis / Ipsam reliquit virgini / Et hunc illi santissime / Matri donavit iuvenem / Quem diligebat fervide / Ex charitate nimia / O gutta Christi sanguinis / Valoris tanti pretij / Quae infiniti meriti / Fuisti nostris cordibus / Gloria tibi domine / Pro effusione sanguinis / Quem hic fudisti vulnerum / Ut nos ditares meritis. Amen. ANTIPHONA: Ego quasi Agnus inncens ductus sum ad immolandum, post quam carnem meam totam verberibus repleverant, ita ut numerare valerent omnia ossa mea, et pupugissent caput meum spinis, et vepribus, foderunt hic manus meas: et pedes meos ferreis clavis confingentes cruci: Ipse vulneratus est hic propter iniquitates nostras, Cuius livore sanati sumus. ORATIO: Domine Iesu Christe fili Dei vivi, qui hanc sacratissimum locum pro salute umani generis, pretioso sanguine tuo consecrasti; ad quem hora tertiabaiulans crucem, duci evoluisti: hac domum hora sexta cruce affixus, pro peccatoribus exorasti: Matremque dolorosam virginem virgini commendasti; concede quaesumus, ut nos et omnes qui hic tuo pretioso sanguine redempti sumus, et tuae passionis memoriam celebramus et eiusdem passionis benefitium consequi valeamus. Qui vivis et regnat &c.

[91] Questa cappella, officiata dai greci, poggia sulla roccia. Sotto l’altare vi è una lunetta che permette di vedere e toccare la roccia dove venne conficcata la croce di Gesù. Affianco è possibile vedere la fenditura che secondo la tradizione si produsse al momento della morte di Gesù.

[92] La Pietra dell’Unzione si trova oggi all’interno della Basilica del Santo Sepolcro, ed è una lunga pietra levigata in calcare rosa. Si trova sul luogo dell’antico Oratorio dell’Unzione, smantellato nel corso delle trasformazioni architettoniche dell’edificio. Secondo la tradizione, indica il luogo dove Gesù, deposto dalla croce, vene cosparso di unguenti. Per questo costituisce la XIII stazione della via crucis (Gesù deposto dalla croce). Affiancata da candelieri, è sovrastata da otto lampade.

[93] L’edizione del 1628 aggiunge qui: “& ivi si disse il seguente Hinno: HYMNUS: Ad Iesum modo ungere / Devotionis oleo / Pergamus omnes fervide / Ut nos iniungat gratia / Qui pietate nimia / Nomen effusum oleum / Habet atque dulcissimum / Cordis orgamur lacrymis. / O tu excelsa pietas / O Iesus ardens Charitas / Qui mortem morte destruis / Sic vitam donas mortuis / De cruce iam depositus / In Matris suae brachijs / Repositus ut creditur / In loco isto ungitur. / Contempla Matrem lachrymis / Plenam atque neroribus / Dolore mortis Filij / Cuius anore moritur / Sic quae Ioannes adfuit / Qui Matrem loco Filij, / Recepit virgo virginem / Pro pietate mortui / Veni Joseph santissime / Tu Nicodeme propere / Huc cum misture aloe / Ac mirrhae Iesum ungere / Nunc ergo super sydera / Preces pro nobis fondite / Ad Iesum Dei filium / Quem hic unxistis mortuum / Quem hic in munda syndone / Ligastis, et cum linteic / Tantisque aromatibus / Ipsum rogate precibus / Beata vestea bracchia / Quae meruerunt cingere / Corpus Iesu sanctissimum / Et id unguentis ungere / Gloria tibi Domine / Decus tibi perpetue / Honor tibi santissime / Pro unguentorum nomine. Amen. ANTIPHONA: Unguentum effusum nomen tuum, ideo adolescentule dilexerunt te. Dilexisti iustitiam et odisti iniquitatem. Propterea unxit te Deus, Deus tuus. ORATIO: Dulcissime Iesu Christe, qui in tuo sanctissimo corpore, quorum condescendens devotioni fidelium: ut te verum Regem, et sacerdotem ostenderes ingiungi ab eiusdem tui fidelibus evoluisti: concede, ut corda nostra unctione Spiritus sancti valeant ab omni infectione peccati continue preservari. Qui vivis et regnat &c.

[94] Scesi dal Calvario, proprio di fronte all’entrata della basilica, si trova la”Pietra dell’Unzione”, ossia una lastra di pietra rossastra lunga 2,70 m, larga 1,30 m e alta 0,30, più che il luogo, vuole ricordare il rito compiuto da Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo.

[95] HYMNUS: Ad locum iam sanctissimum / Sepulcri Christi corporis / Eamus totis mentibus, / Quaerentes Iesum laudibus / Ad locum tam amabilem / Cunctis Christi fidelibus / Peragamus non cum iubilis / Fervore moti spiritus. / Ecce Ioseph decurio / Arimateae nomine / Qui Christi corpus unxerat / Cuius erat discipulus. / Et Nicodemus pariter / Cum sanctis quoque alijs / Tulerum huc in propio / Sepulchro pleni lachrimis. / In hoc excise lapide / In quo nunquam quis fuerat / Perunctum ponunt mortuum / Corpus Christi sanctissimum. / Tunc currunt duo pariter / Ad gloriosum tumulum / Sed praecucurrit citius / Ioannes Petro junior / Ioannes tamen ingredi / Non vult pro reverentia / Pastoris iam Ecclesiae / Intus tantum prospiciens / Tunc vidit lamina / Quibus cum aromatibus / Corpus Iesu ligaverant / Sacrarumque sudarium / Iesum tamen non viderunt / Qui tam liber a mortuis / Fuit peracto tempore / Dierum trium spatij. / Iam anima sanctissima / Ad inferos descenderat / Ut lumen daret mortuis / Ad Coelosque perduceret / Contrivit Portas eseas / Ligavitque Luciferum / In penis his perpetuis / Sua virtute propia / Sic ergo tulit animas / Atque sanctorum corpora / Quae resurgens pariter / Conduxit ad caelestia. / Unitur post haec omnia / Sacrato Christi corpori / Cum in utroque fuerit / Excelsa mens divinitas. / Resurgit tunc in gloria / Passurus nunquam amplius / Sed vita beatissima / usurus, et perpetua. – Quando vero non circundatur tribus vicibus dicantur hic. Gloria tibi Domine – Resumpsit Iesus omnia / Quae patiens ammiserat / Et sanguinem, et alia / Ad unionem corporis / Revoluit tunc ab ostio / Sepulchri huius lapidem / Ut legitur sic Angelus / Ad resurgentis gloriam / Fit terremotus maximus / Quo perterrentur milites / Ruant terrore homines / In terram velut mortui. / O Divina potentia / O summa sapientia / Qui post tormenta talia / Resurgit tanta gloria / Surgunt mane mulieres / Cum super terram tenebre / Essent adhuc, sed ansie / Cuius erant discipule. / Pergunt in prima Sabbathi / Aromatum huc copiam / Portantes, his ut ungerent / Corpus Iesu sanctissimum. / Tunc Iesum non inveniunt / Sed vident solos Angelos: / In albis hic sedentesque / Qui dicunt ipsum vivere. / Ex is ergo miraculis / Ac sanctis his prodigiis / Pergunt huc gentes omnium / Regnorum atque patrium. / Ad hunc currunt ex partibus / Mundi totius homines / Ac etiam mulieres / Omnes amore anxijs / Ex Orientis partibus / Et Aquilonis montibus / Meridie plagisque / Et ab Pccasus omnibus / Festinant parthi, Medique / Sic Elamire properant / Atque Mesopotamij / Simul et Cappadotij / Ex Pontique provincie / A Regioni Libie / A Phrigiaque populi / Omnes amore properant. / Gentes sic ex Parephilia / Et ex Aegypti partibus / Atque totius Asiae / Ad locum hunc perveniunt. / Pergunt Romani advene / Omnes fervore calidi; / Ob Christi reverentiam / Ac matris suae Virginia. / Agamus ergo gratis / Simulque cum his omnibus / Ut suam ob victoriam / Donet nobis et veniam / Gloria tibi Domine, / Pro tantis donis gratie / Quibus ditasti animas / Quae tuam colunt gloriam. Amen. ANTIPHONA: Quem totus Mundus capere nequiverat, hic uno saxo clausus fuit: atque morte iam perempta inferni clausura penetravit. Surrexit Dominus de hos sepulcro, alleluia. Qui pro nobis pependit in ligno, alleluia. ORATIO: Domine Iesu Christe, qui in hora diei vespertina de cruce depositus in brachijs dolcissime Matris tuae, ut pie creditur reclinatus fuisti; horaque ultima in hoc sacratissimo Monumento corpus tuum ex anime contulisti: et die tertia mortalitate deposita gloriosus ex inde resurrexisti, Angelos quidam eiusdem resurrectionis testes, apparire sussisti tribune quaesumus, ut nos, et omnes quos in orationem comendatossuscepimus, qui de tua passione, et morte memoriam facimus; resurrectionis tuae gloriam consequamur. Qui vivis et regnat &c.

[96] La cappella del Santo Sepolcro è di forma rettangolare; è lunga 8,30 m e larga e alta 5,90 m. Viene officiata dalle tre principali comunità religiose presenti nella basilica: latini, greci e armeni. L’edicola ha un vestibolo, qui chiamato Anticappella, di 3,40 m per 3,90 comunemente chiamato “cappella dell’Angelo” a ricordo dell’Angelo che apparve alle pie donne assiso sulla roccia ribaltata del sepolcro. Al centro della cappella si trova un piedistallo di marmo in cui è incastrato un frammento della pietra che chiudeva il sepolcro.

[97] La “porticella” è alta 1,33 m e conduce nella stanza mortuaria vera e propria.

[98] Il Santo Sepolcro misura 2,07 m per 1,93. La piccolissima camera “ad arcosolium” è l’ultima stazione della “via Dolorosa”. Sopra la tomba sono oggi appese 43 lampade d’argento: 13 appartenenti ai latini, altrettante ai greci e agli armeni, mentre i copti ne hanno solo quattro. Un’icona della Vergine nasconde una parte della primitiva tomba scavata nella viva roccia.

[99] A destra, la roccia che servì da letto funebre a Gesù, è stata ricoperta da un banco di marmo lungo 2,02 m, largo 0,93 e alto 0,66 m.