Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 9

Da EFL - Società Storica Lombarda.

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Quelli che si ritrovorno con noi meglio a cavallo arrivorno verso la mezza notte in Gierusalemme. Ove fussimo aperti dalle guardie benché con difficoltà; gli altri parte restorno per la strada, parte gli convenne star fuori delle mura fin al giorno seguente, che fu il mercordi delli dieci d’Aprile, nel qual giorno restassimo nel Convento per rihaversi, essendo molto lassi & stanchi per haver cavalcato senza staffe le due giornate passate. La mattina del giorno seguente levassimo per tempo per andar a visitar diversi luoghi Santi fuori della Città, e vennero con noi due Padri per mostrarne il tutto, & un interprete insieme. Il primo viaggio fu verso il Castello [121], il qual è assai forte con alcuni pezzi d’Artegliaria, & quì si vede una parte della torre di David [122], la qual hora serve per muraglia, & baloardo al Castello: quì apresso è la Porta chiamata Babel Cali, di dove si esce della Citta, & verso mezzo giorno si vede il tanto memorando monte Sion [123], nel quale soleva esser il Convento [124] delli nostri Padri, ma il Turco per esser detto Convento fuori della Città, presa occasione di sospetto volse detto luogo per se, & alli Padri diede il luogo che hora habitano. La Chiesa [125], che era in detto monte Sion è il loco [126] istesso, ove Giesu Christo molte volte conversò con i suoi Apostoli, ove lavò loro i piedi di sua mano, ove fece l’ultima cena, ove istituì il Santissimo Sacramento della Eucarestia; ivi pure discese lo spirito Santo sopra gli Apostoli il giorno della Pentecoste, ivi apparve a porte chiuse a detti suoi Apostoli il risuscitato Signore: ivi a S.Tomaso mostrò le Sante piaghe & le essibì al tocco di lui. Hora questo luogo il Turco l’ha fatto Moschea, & a qual si voglia Christiano è prohibita l’entrata sotto pena della vita [127]; onde si saluta con orationi da lontano. Fuori della detta porta da cinquanta passi si vede il loco, ove si sepelliscono tutti i Franchi, & i Padri che muoiono in quella Città [128]; & di la puoco lontano miransi le rovine della casa, ove la beatiss. Vergine Maria habitò il restante della sua vita, doppo la passione & resurettione del suo dilettissimo figliuolo, & ove S. Gio. molte volte celebrò alla presenza di lei [129].

Vi si veggono ancora le rovine della casa di Caifa, che hora è fatta come un Convento, habitato da gl’Armeni, Quì fu mandato il Sig. nostro da Anna a Caifa, che in quel tempo era Pontefice, & quì hebbe molte percosse, quì vi patì molti dispreggi, & vi fu giudicato degno di morte. La pietra dell’Altar grande è quella, che fu posta alla bocca del Santissimo Sepolcro, quando fu Giesù Christo sepolto. Vi è ancora un picciol loco, ove l’istesso Sig. fu tenuto prigione, fin che fu poi mandato a Pilato. Fuori di detta Chiesa, vedisi il capitello della Colonna, sopra la quale cantò il Gallo, quando S. Pietro negò di conoscere il Sig. & vi è un arbore piantato nel luogo ove i soldati, i Ministri, & S. Pietro si scaldavano; vi sono di più alcune celle, sopra le quali salendo, & guardando verso mezzo giorno si vede il Santo Cenacolo, & Convento del monte Sion, il quale può esser lontano circa quaranta passi. Quì havendo fatte alcune orationi, per acquìstar l’Indulgenze, che vi sono, seguimmo il viaggio calando giù per la costa del Monte, ove ne fu mostrato il luogo, nel quale essendo portata la Beata vergine da Discepoli a sepelire, i Giudei volevano pigliar il corpo, e di loro uno fu si empio, & temerario, che voleva urtar con le mani nella barra per farla cadere, ma per miracolo d’Iddio vi si inaridiron le mani & le braccia, & gli Apostoli pregando per quel meschino, & egli pentito dell’errore ritornò nel suo primiero stato [130].

Et seguitando il viaggio vedessimo la Porta Sterquìlina per la quale Giesù Christo fu condotto, quando lo presero. Quì appresso è una picciola grotta, nella quale S. Pietro pianse amaramente, doppo haver negato il suo Signore, e Maestro [131]. Nel continuar la discesa si vede il fonte chiamato Natatoria di siloe, ove Giesù illuminò il cieco nato, & fece altri miracoli [132].

Arrivati che fussimo nella valle di Giosafat [133], vedessimo apresso ad’un ponte, sotto il quale passava il torrente Cedron, l’effigie delle piante de piedi, e mani di nostro Signore: e che vi cadde, quando di quì passando era condotto, & strascinato prigione. & havendovi fatta oratione [134], & baciato il loco, seguitassimo il viaggio, & salendo per la costa del monte Oliveto vedessimo il loco, ove era l’arbore, al quale s’appese il traditor di Giuda. & essendo caminati circa due miglia per monte, & per calata verso Oriente, havessimo sotto gl’occhi le rovine delle case, & Castello di S. Lazzaro & delle Sante sorelle Marta & Madalena, tutti luoghi nobilitati dalla presenza, e da i miracoli di nostro Signore [135].

Et passando in Betania calassimo per alcuni scalini alla sepoltura, ove Giesù Christo risuscitò Lazaro, che vi era stato sepolto quattro giorni avanti. Quì v’è una capelletta, nella quale uno de Rever. Padri celebrò la Santissima Messa sopra la pietra, che faceva coperta al Sepolcro di S. Lazaro: finita la Messa, & le nostre orationi [136], visitammo la casa di Simon leproso ò più tosto le rovine di lei [137].

Indi salendo verso il monte Oliveto visitassimo la pietra sopra la quale fermossi nostro Signore, quando le Sante Sorelle gli dissero che il suo fratello Lazaro era morto. Quì doppo d’haver orato [138], ritiratisi puoco discosto havendo portato con noi alcune cose per mangiare, prendessimo cibo, e riposo.

Di quì ritornassimo verso la valle di Giosafat, & salendo verso la Città vedessimo il luogo, ove il protomartire S. Stefano fu da Giudei lapidato; in memoria di che vedesi la forma di lui, che restò miracolosamente scolpita nel marmo, sopra il quale cadde morto, & fin hora vi si conserva; benche alcuni ne habbiano rotta qualche particella.

Havendo quì fatte le debite orationi [139], saliti verso la porta che si chiama di S. Stefano, & entrati nella Città, poco avanti voltando per una strada a man manca trovassimo la Probatica Piscina [140], ove erano i cinque portici, & vi si sanavano gli amalati quando l’Angelo moveva l’acqua [141]. Hora il famoso luogo è quasi tutto ripieno d’immonditie, & di rovine [142].

Quì è la porta, per la quale s’entra nel Tempio [143], che è rifatto nel medesimo luogo, ove era quel già tanto magnifico, & ammirando di Salomone, che fu distrutto da Tito Vespasiano Imperatore; hora questo com’ho detto è rifatto, & fatto assai grande, e bello, ma non tanto come quel primiero, ne vi può entrare Christiano alcuno se non sotto pena della vita, o di farsi Turco.

Da quì noi ritornassimo indietro nella strada maestra, & seguitando puoco avanti, voltando per una stretta via, fussimo condotti alla Chiesa di già chiamata S. Anna [144], la quale è fabricata nel loco proprio, ove era la Casa di S. Gioachino marito di lei: hora questa è in mano di certi santoni Turchi, i quali co’l donativo d’alcuni maidini ci apersero la porta, lasciandoci entrar, e veder la Chiesa, la qual è di assai bella forma, & ha congiunto un bel Convento, ove solevano stare Monache, il Chiostro del quale è fatto con colonne, e tuttavia intiero si serva. Il santone ci condusse per una fenestra con una scaletta sotto al Choro, che è la casa di S. Anna, & vi è ancora la camera, ove nacque la Beatiss.V. M. Havendo quì fatte le debite orationi [145], usciti ritornassimo nella strada maestra, & seguitando il viaggio, ne fu mostrata a man dritta la casa, ove stava il Re Herode, c’hora è quasi distrutta, & entrati dentro ne fu insegnato il luogo, ove Giesù Christo fu si malamente trattato, & ogn’uno di noi rapresentavasi il caso alla mente, fu sforzato a versar molte lagrime, e ci s’accrebbe il dolore dal vedere quel luogo dalle divine piante, e dal sangue di Christo santificato, hora fatto una stalla. Dopo l’oratione quì fatta [146], usciti sopra la strada, che da quì avanti si chiama, Via dolorosa [147], puoco inanzi vedessimo la Casa di Pilato, & vi è ancora la riva sopra la quale era posta la scala Santa, che fu poi levata, & portata a Roma, ove tuttavia si conserva. Quì al considerare come Giesù Christo vi ascendesse, ò per dir meglio vi fosse strascinato, flagellato, incoronato, & calpestato, come vi sparse tanto sangue, & come poi ne scendesse carico, & opresso dal legno della Croce, scalzo, & lacerato accompagnato da infame genti, & da manigoldi, ci s’eressero i Capelli in testa, ci si ristrinse il fiato nel petto, & da gli occhi in segno d’eccessivo dolore ci usci largo pianto.

Seguitassimo la santa strada a capo chino pensando, che in questa fussero tante goccie di sangue sparse, & pure fusse calpestata da ogni sorte di gente: & poco inanzi alzando gli occhi vedessimo l’Arco, il quale passa sopra la strada, & questo è quel proprio, sopra il quale Pilato condusse Giesù Christo, coronato di spine, & flagellato, & lo mostrò al popolo, che era nella strada dicendo, Ecce homo [148], all’hora che dal popolo fu gridato, tolle, tolle Crucifige eum. Noi passando sotto facevamo orationi interotte da sospiri. Ivi apresso si veggono le rovine di quella Chiesa, che fu fatta per memoria nel luogo proprio, ove la Vergine Santissima incontrò il suo unigenito figliuolo tutto impiagato, & quasi disfatto dalli tormenti, alla cui vista ella cadde spasimando di dolore. Più avanti s’arriva ove è la strada, che viene dalla porta di Damasco, & quì e il luogo ove fu costretto Simon Cireneo, che veneva dalla Villa, a portar la Croce essendo N. S. quasi essangue, e caduto per il peso grave.


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NOTE

[121] Pesenti sembra parlare della fortezza che il re David conquistò verso l’anno 1000 a.C. togliendola ai Gebusei, il cui antico nome cananeo era Sion. Essa si trovava sulla collina dell’Ofel, a Sud-Est dell’attuale Gerusalemme. Dopo la conquista da parte di Davide la località si chiamò città di David e il nome “Sion” passò ad indicare simbolicamente l’intera città santa e soprattutto il Moriah, ossia il luogo ove venne costruito il Santuario per la custodia dell’Arca dell’Alleanza e, successivamente, il grandioso Tempio di Salomone. Storici ed archeologi concordano nel situare la Gerusalemme primitiva sul monte Ofel, e non sul monte Sion. L’Ofel si trovava infatti in una posizione invidiabile dal punto di vista strategico: il luogo era infatti facilmente difendibile da eventuali assalti di nemici. In vista di eventuali assedi re Ezechia (716-687) vi fece costruire anche una vasca o fontana per la conservazione dell’acqua.

[122] La torre cittadella, o Palazzo di Erode, venne chiamata “Torre di Davide” a motivo del fatto che al tempo di Erode si attribuiva a Davide la fondazione della città alta. Nel 24 a.C. venne costruito il palazzo in cui Erode ricevette i Magi. Risparmiato da Tito nel 70 d.C., venne distrutto da Adriano nel 135. Di esso rimangono solo le massicce basi.

[123] Il nome “Monte Sion” venne dato dai cristiani nel IV alla collina occidentale di Gerusalemme, sulla quale si trovava la Chiesa Madre del Cenacolo in cui si venerava anche la memoria e la tomba del santo re David. Dal XVI secolo la località si trova fuori dalla cinta delle antiche mura.

[124] Nel 1335 i Francescani costruirono accanto al Cenacolo il loro primo Convento. Il superiore di detto convento sarà poi chiamato il Custode della Terra Santa e riceverà il nome, tuttora in uso (dato che attualmente il convento è tornato ai Francescani), di “Guardiano del Santo Monte di Sion”. Nel 1551 i Musulmani costrinsero i Francescani ad abbandonare il Sion, mentre il Cenacolo veniva trasformato in moschea.

[125] Già nel II e III secolo sotto il Cenacolo venne eretto un edificio absidale, diviso in due parti dedicate rispettivamente alla lavanda dei piedi e alle apparizioni di Gesù risorto.

[126] È il Cenacolo, la “sala grande e addobbata”, posta al piano superiore della casa nominata dagli evangelisti nel racconto dell’Ultima Cena del Giovedì Santo, durante la quale istituì l’Eucarestia e il Sacerdozio. In questa casa Gesù apparve agli Apostoli dopo la Resurrezione e nacque la prima chiesa cristiana il giorno della Pentecoste. Un’antica e costante tradizione la indica come casa di Marco. Già al tempo degli apostoli il luogo venne reso oggetto di culto e nel IV secolo vi fu edificata una piccola chiesa. Risparmiato dalle varie distruzioni della città, l’antica casa rimase intatta fino a metà del XVI secolo. Nel IV secolo accanto al Cenacolo venne eretta una Basilica chiamata “Santa Sion” che venne poi distrutta dai Persiani nel 614. I Crociati più tardi la ricostruirono, a tre navate, e dedicarono la navata settentrionale alla “Dormizione di Maria Santissima”.

[127] Oggi è permessa la visita e una breve sosta di preghiera.

[128] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: PSALMUS: De profundis clamavi ad te Domine: Domine exaudi vocem meam. Fiant aures tuae intendentes in vocem deprecationis meae. Si iniquitates observaveris Domine: Domine, quis sustinebit ? Quia apud propitiatio est: et propter legem tuam sustinui te Domine. Sustinuit anima mea in verbo eius, speravit anima mea in Domino. A custodia matutina usque ad noctem, speret Israel in Domino. Quia apud Dominum misericordia: et copiosa apud eum redemptio. Et ipse redimet Israel ex omnibus iniquitatibus eius. Gloria Patri, et Filio, &c. ANTIPHONA: Si iniquitates observateris Domine, Domine quis sustinebit. Kyrie eleison, Christe eleison. Kyrie eleison. Pater noster; et ne nos inducat in tentationem. Sed libera nos a malo. Dominus vobiscum. Et cum spiritu tuo. ORATIO: Deus fidelium lumen animarum adesto supplicationibus nostris, et da omnibus fidelibus in Christo, quorum corpora in isto agro requiescant, refrigerij sedem quietis beatitudinem et luminis claritatem. Per Christum Dominum nostrum.

[129] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Hic est Discipulus ille quem diligebat Iesus cui in Cruce pendens nostre salutis auctor matrem suam Virginem virgini comendavit. Ait Iesus discipulo moriens: Ecce Mater tua. ORATIO: Exaudi benignissime Iesu preces nostras, et intercedente pro nobis beato Ioanne Evangelista dilecto tuo: quem dolcissime Matri tuae in hoc sanctissimo loco, sacra Missarum solemnia saepius credimus celebrare: presta propitius ut eius exemplo sacrifitium nostrum casto corpore, et immacolato corde tuae sempre maiestati valeamus offerre. Qui vivi set regnas &c.

[130] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Hic impetam Iudei in Domini Nostri Iesu Christi Matrem unanimiter fecerunt, eius Sanctum funus evertere conantes. Dominus adiutor noster. Et salus nostra in tempore tribulationis. ORATIO: Omnipotens sempiterne Deus, qui Coelorum regine corpus gloriosum ab inhumanissimo Iudaeorum concursu, illud impudenter subvertere nitentium in hoc potenter eripus isti loco; quaesumus nos eiusdem genitricis filij cui interventione a cunctis cogitationum malarum incursibus difende placatus. Per eundem Christum Dominum nostrum.

[131] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Tunc caepit detestari, et iuvare, quia non novisset hominem et continuo gallus cantavit; et recordatus est Petrus verbi Iesu, quod dixerat, prius quam gallus cantet, ter me negabis. Et egressus foras venit in hunc locum. In quo flevit amare. ORATIO: Da nobis quaesumus Domine fidei, spei, et Charitatis augmentum, ut exemplo B. Petri Apostoli, cui tantum trina de te displicuit adiuratio, amara eius hic ostendit contritio, admissa largissime flere mereamur et flendo eadem amplius non admittere. Qui vivis et regnas, &c.

[132] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Expuit Iesus in terram et fecit lutum ex sputo, et linivit super oculos ceci nati et dixit: Vade, et lava ad Natatorie Soloe. Abijt ergo ille. Et lavit, et vidit. ORATIO: Deus cui nihil impossibile, sed solo verbo restaures universa; qui cecho nato eius oculos tuo iussu in his Siloe natatorijs extergenti, clarum tam spiritus: quam corporis reddidisti visum concede nobis quaesumus, haec tua sancta recensentibus opera, ut oculi mentis nostrae luto delictorum infetti, aqua misericordiae tuae valeant expiari. Qui vivis et regnas, &c.

[133] Il nome di “Valle di Giosafat” venne dato alla parte settentrionale della valle del Cedron che separa il Moriah, su cui era costruito il Tempio, dal monte degli Ulivi. È un nome simbolico tratto dal profeta Gioele e signica “Dio giudica”. È possibile che questo tratto di valle venne denominato così perché qui tradizionalmente venivano seppelliti i morti in attesa della risurezione e del giudizio finale divino. La valle è infatti ricca di sepolcri.

[134] ORATIO: Respice quaesumus Domini super hanc familiam tuam pro qua Dominus noster Iesus Christus non dubitavit manibus nocentium tradi, et cunctis subire tormentum.

[135] Betania è un piccolo villaggio che sorge alle pendici orientali del Monte degli Ulivi, sulla strada di Gerico, a 3-5 km da Gerusalemme. In onore di Lazzaro nel IV secolo i cristiani ne cambiarono il nome in Lazarium e sulla sua tomba costruirono una chiesa. Una seconda chiesa venne eretta sulla casa di Lazzaro, Marta e Maria. Le due costruzioni subirono varie vicende, ma numerosi resti archeologici ne testimoniano la grandezza e la bellezza. Le rovine della chiesa costruita sulla tomba di Lazzaro (a cui si accede tuttora scendendo 24 scalini) nel XVI vennero trasformate in una moschea. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Intravit Iesus in hoc Castellum, et Mulier quaedam Marte nomine, accepit illum in domum suam. Marta Marta sollecita es. Et turbarsi ergo plurima. ORATIO: Dulcissime Domine Iesu Christe, qui pro tua summa pietate in hac famulae tuae Marte domo, saepius hospitari dignatus es; da quaesumus ita nos meritis ipsius ospite tuae conscientiae nostrae habitaculum sanctis tibi preparare virtutibus, ut cum estrema dies advenerit, in coelestiregni tecum peremniter hospitari mereamur . Qui vivis et regnas, &c. HYMNUS: Nardi Maria distici / Sumpsit libram mox optimi / Unxit beatus Domini / Pedes rigando laxrymis / Honor decus imperium / Sit trinitati unice / Patri nato paraclito / Per infinita specula. Amen. - Optimum partem elegit sibi Maria. Quae non auferetur ab ea in aeternum. ORATIO: Beatae Mariae Magdalenae, quaesumus Domine suffragijs adiuvemur: precibus exoratus quatriduanum fratrem Lazarum vivum, ab inferis resuscitasti . Qui vivis, &c.

[136] ANTIPHONA: Iesus ergo rursum fremens in semetipso venit adhuc Monumentum et ait tollite lapidem. Hoc cum dixisse voce ,agna clamavit: Lazare veni foras. ORATIO: Omnipotens clementissime Deus, qui mundum innumerabilibus renovas beneficijs, concede quaesumus, ut sicuti Lazarum in hoc mausoleo quatriduanum, fetidumque tecentem, ac magna mole lapidis abrutum : qui peccatorem in peccatis mortuum, tua solita pietate suscitatum esse designiat : ad hanc mortalem lucem, per unigeniti filij tui vocem, potenter redire iussisti, hic nos iubeas vitiorum omnium resuscitatos pondere, per eum sacratissime passionis mysterium ad aeternam lucem feliciter pervenire. Qui vivis et regnas, &c.

[137] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Cum autem esset Iesus in Betania in domo Simonis leprosi accessit ad eum mulier habens alabastri unguentum pretiosi: Et effudit super caput ipsius recumbentis. Videntes autem discipuli indignati sunt dicentes, ad quid perditio haec. Quid molesti aestis huic muliebri. Bonum enim opus operata est in me. ORATIO: Fac nos quae sumus Domine, exemplo B. Mariae Magdalenae, quam in hoc locho super caput, et pedes dolcissimi filij tui recumbentis alabastri unguenti pretiosi credimus effudisse, eiusdem Domini Nostri Iesu Christi mortalitatem posteris designantem, omnes actus nostros recte, intentionis unguento condire: ut istud venerandum recensentes spectaculum, certe redemptionis nostrae misteria, fideli mente pertractare mereamur. Per eundem, &c.

[138] ANTIPHONA: Nundum venerat Iesus in hoc Castellum sed erat adhuc in loco isto, ubi occurrit ei Martha. Dixit Martha sorori sue. Resp. Magister adest, et vocat te. ORATIO: Consolator optime Iesu Christe benigne, qui ad gaudium Mariae, et Marthae sororum de interitu fratris a pena dolentium Betaniam ascendisti, et ex longo fatigatus itinere hic humiliter concedisti: patris tui gloriam: in defunti Lazari suscitatione mundo gloriosissime ostensurus: presta propitius, ita nos per amplam praesentis vitae viam fideliter incedere, ut soluti carnis ergastolo in caelestibus tabernaculis, tecum mereamur aeternaliter conquiescere. Qui vivis et regnas, &c.

[139] ANTIPHONA: Lapidaverunt hic Stephanum Iudei invocantem, et dicentem, Domine Iesu accipe spiritum meum. Et ne statuas illis hoc peccatum, quia nesciunt quid faciunt, et cum hoc dixisset obdormivit in Domino. Stephanus vidit Coelos apertos. Resp. Vidit, et introivit, beatus homo cui Coeli patebunt. ORATIO: Omnipotens sempiterne deus, qui primitias martirum in beati Levite: Stephani sanguine dedicasti tribue quaesumus, ut pro nobis intercessor existat, qui pro suis etiam persecutoribus oxoravit Dominum Iesum Christum filium tuum. Qui tecum vivit et regnat, &c.

[140] Detta anche piscina Bezetha. Il nome “probatica” significa “delle pecore” e forse vi venivano lavati gli animali destinati al sacrificio nel Tempio. Oggi se ne conservano le rovine. La piscina era circondata da quattro portici, sotto i quali venivano ricoverati i malati; un quinto portico divideva la piscina in due bacini che al tempo di Gesù avevano un’area di 120m x 60. Viene ricordata perché Gesù vi compì il miracolo della guarigione del paralitico (Giovanni 5,2 – 18).

[141] In Giovanni 5,4 si parla di “un angelo… che agitava l’acqua”, ma tutto il versetto è posto tra parentesi e manca nei manoscritti migliori e più antichi. Potrebbe essere un’aggiunta che riporta un modo popolare di esprimersi per indicare alcune virtù terapeutiche dell’acqua. Trattandosi infatti di acqua sorgiva ogni tanto poteva capitare che ribollisse e si agitasse. Il riferimento all’angelo significa che quelle virtù erano ritenute soprannaturali.

[142] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Erat autem quidam homo ibi triginta et otto omnes habens in infirmitate sua, hunc cum vidisset Iesus iacentem et cognovisset, quia multum tempus haberet, dixit ei, vis sanus fieri? Respondit ei languidus, Domine hominem non habeo, ut cum fuerit turbata aqua nittat me in piscinam. Dixit ei Iesus, Surge tolle grabatum tuum, et ambula. Risp. Et statim sanus cactus est homo ille, et sustulit grabatum suum, et ambulavit. ORATIO: Infirmitas nostras respice, Domine Iesu Christe, et gratiae tua pietatis, animarum sana languores, qui triginta et octo annos egrotantem virum apud hanc probaticam piscinam, aque motum expectantem respexisti, cumque tua invisibili pietate motus solo verbo curasti. Qui vivis &c.

[143] Ancora oggi la spianata del Tempio è considerata, soprattutto per ebrei e musulmani il cuore della città, individuabile facilmente anche da lontano, dalle alture circostanti, per la moschea di Omar che vi si eleva al centro, nel luogo dell’antico tempio di Salomone. La storia del Tempio di Gerusalemme ebbe inizio quando Davide riuscì ad introdursi con l’inganno in Salem, antica roccaforte cananea dei Gebusei. In seguito, nell’anno 960 a.C., sul grande piazzale, in parte artificiale, del monte Moriah, per volere di Dio Salomone, figlio di Davide costruì un ricco e grandioso tempio: l’unico tempio del popolo ebraico, centro e anima di tutta la sua storia religiosa e politica. Nel 587 a.C. la costruzione venne distrutta dai Caldei guidati da Nabucodonosor; venne poi ricostruito, più modestamente da Zorobabele nel 516 a.C. Successivamente, nel 20-19 a.C., per ingraziarsi gli Ebrei, Erode il Grande volle demolire l’antico tempio per ricostruirlo più sontuoso, di straordinaria bellezza, un vero capolavoro di ingegneria, tale da essere paragonato ai tempi alle sette meraviglie del mondo. A questo proposito Giuseppe Flavio scrisse: “il costo di quest’opera era incalcolabile e la sua magnificenza insuperabile”. Il nuovo Tempio venne dedicato, ossia consacrato, nel 18 a.C., ma per completarlo ci vollero ancora circa ottant’anni di lavori, durante i quali non venne però mai interrotto il culto. Durante la guerra di sollevazione dei Giudei contro i Romani (66-70 d.C.) il Tempio venne distrutto dai soldati romani di Tito Vespasiano: secondo Giuseppe Flavio, infatti, Tito non diede mai l’ordine di incendiare il Tempio, anzi suo desiderio era di risparmiarlo, ma l’iniziativa venne prese da un oscuro soldato. Inutili furono anche i successivi tentativi di ricostruzione, tra cui quello di Giuliano l’Apostata, nel 363, durante il quale però in realtà egli non fece altro che completare la rovina del Tempio rimuovendo le costruzioni pagane fatte costruire sopra le rovine nel 135 da Adriano. Dopo questo ultimo tentativo la spianata venne definitivamente abbandonata tanto che divenne un deposito di immondizie fino all’arrivo degli Arabi nel 637. I musulmani sopraggiunti lo ritennero un luogo sacro, poiché secondo la tradizione, dopo Abramo, Davide, Salomone ed Elia, anche Maometto avrebbe pregato sulla roccia del Moriah (cima rocciosa della collina). Fu così che nel 692 costruirono una delle più belle ed importanti moschee del mondo, ossia la Moschea di Omar, detta anche la Cupola della Roccia. Dopo la presa di Gerusalemme da parte dei Crociati, nel 1099 la moschea venne trasformata in Templum Domini e venne così officiata fino al 1187, quando, con la caduta di Gerusalemme nelle mani del Saladino, la costruzione tornò nelle mani dei musulmani e divenne nuovamente moschea. La spianata del Tempio è tuttora circondata da mura erette nel XVI secolo da Solimano il Magnifico.

[144] La chiesa di S. Anna è il monumento più caratteristico e meglio conservato dell’arte crociata. La chiesa è dedicata alla madre di Maria, Sant’Anna e la cripta si venera come luogo in cui nacque la Vergine. Sebbene non si sappia esattamente dove sia nata la Madonna, il protovangelo di Giacomo (II secolo) fa riferimento ad un sito, in Gerusalemme, vicino al Tempio e così i pellegrini cristiani fin dal V secolo, accanto alla piscina probatica, costruirono una chiesa, chiamata del “Paralitico” o di “Santa Maria dove essa è nata”, e la venerarono come luogo di nascita di Maria. Andata in rovina l’antica costruzione, venne ricostruita dai Crociati nel 1142 per ordine di Arda, moglie del sovrano di Gerusalemme, e dedicata a Sant’Anna. Già cinquant’anni più tardi fu trasformata dal Saladino in madrasah (scuola coranica). Nel 1865 il sultano turco la donò col terreno circostante al Governo francese e dal 1878 è affidata ai cattolici Padri Bianchi. Sebbene abbia subito ampi restauri, la chiesa, di severa bellezza, è un vero gioiello dell’arte crociata. Nell’interno, a tre navate, una breve scala scende nella cripta bizantina dove secondo la tradizione si trova la casa natale di Maria. A fianco della chiesa sono stati riportati alla luce i resti della piscina di Bethesda, o Piscina Probativa.

[145] ANTIPHONA: Gloriose Virginis Mariae, et Annae ma tris eius Conceptionis, et Nativitatis Ecclesiam, devotissime visitemus, quae et genitrices dignitatem obtinuit et virginalem pudicitiam non amisit: Ver. Ora pro nobis sancta Dei genitrix. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Famulorum quorum quaesumus Domine delictis ignosce, ut qui tibi placere de actibus nostris non valemus B. Annae, et genitricis filij tui domini nostri intercessionibus salvetur. Per eundem Christum, &c.

[146] L’edizione del 1628 specifica che nella casa di Pilato “et altri luoghi dove non si può entrare, passando si dice Pater noster, et Ave Maria".

[147] Ancora oggi viene chiamata Via Dolorosa la strada di Gerusalemme che percorse Gesù portando la croce sulle spalle, dal Pretorio di Pilato, nella torre Antonia, fino al Calvario. Lungo la Via Dolorosa attualmente vi sono nove stazioni di una Via Crucis che ricorda le tappe significative della Passione di Gesù (le ultime cinque si trovano all’interno della basilica del Santo Sepolcro), ma tali tappe sono più da considerarsi sotto il profilo devozionale, che non quello storico-archeologico.

[148] Ancora oggi è visibile il cosiddetto “Arco dell’Ecce Homo”: è un arco romano che attraversa la strada risalente al tempo di Adriano, che lo fece costruire nel 135 sul grande lastricato del Litòstroto, dove si svolse il processo di Gesù davanti a Pilato. Era in origine a tre fornici e segnava l’ingresso alla città di Aelia Capitolina, costruita dai romani sulle rovine di Gerusalemme. Oggi è visibile solo la parte centrale: una parte è scomparsa e si trovava all’interno del convento dei dervisci islamici, mentre dall’altro lato la parte finale dell’arco è inglobata nella basilica dell’“Ecce Homo”. Il nome “Arco dell’Ecce Homo” è piuttosto tardivo: risale infatti al XVI secolo ed ha due possibili origini: potrebbe collegarsi alle due pietre che vi sono incastrate e che secondo i pellegrini del tempo dovevano essere quelle su cui poggiavano i piedi di Gesù nel momento in cui Pilato lo presentava alla folla; oppure alla falsa credenza, condivisa anche da Pesenti, secondo cui Pilato presentò Gesù proprio da quell’arco. Sopra la parte che scavalca la via è oggi visibile una casa araba.