Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 12
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Doppo l’haver visitato li detti luoghi, ritornassimo al Convento, riposandovi fin’al giorno seguente, nel quale levati di buon’hora, sentita la S. Messa, & fatta colatione, si ponemmo in ordine per andar a vedere il Fons signatus, & havendo tolto con noi per guardia da trenta di quelli nostrani, armati d’archi, & altr’arme, de quali molti hanno la lingua Italiana, per assicurarci che non fussimo impediti da gl’Arabi, dando a ciascuno de questi quattro maidini. Questo Fons Signatus dista da Betlehem in circa a quattro miglia Italiane. Noi v’andassimo a piedi per colli, & monti, i quali solevano essere fruttiferi, hora sono al tutto distrutti e dishabitati. Nasce il detto fonte in diverse parti de monti, & con diversi canali, è tirato tutto ad un sol luogo, il quale con dette acque in una valle fa tre laghi, che con muraglie d’inestimabil grossezza, & fortezza sostengono il peso, & la medesima acqua che soprabonda del primo lago, qual è nella più alta parte della valle: fa poi il secondo, & il terzo più abbasso, & detta acqua poi con un canale fatto con bellissimo, & maraviglioso artificio si conduce in Gierusalemme, che lo rende abondante di fontane. Per condur detta acqua in alcuni luoghi il Canale è fatto sotto le montagne, & è intagliato nella viva pietra passando fin dall’altra parte del monte. Appresso al primo lago, il quale può haver di circuito puoco men d’un miglio, vi si vedono le rovine d’un gran Palazzo, & si dice che qui il Re Salomone teneva le sue Regine, che erano da cinquecento, & le Concubine che giungevano al numero di settecento. Tutte queste sue donne dicesi che erano tenute in questo circonvicino per esser delitiosissimo, e di aria felice il paese. Al piede de gli tre laghi si vede il luogo, ove era l’amenissimo Hortus conclusus, il quale è irrigato d’acque chiare, e perenni, e giace tra due monticelli, e al tempo di Salomone era si pieno d’ogni più nobil sorte d’arbori, frutti, & fiori, che pareva un Paradiso Terrestre. Di quì poco lontana è anco la Villa, che sin hora si chiama Villa di Salomone, ove ammiravansi ne gli antichi secoli superbi edificij, hora miransi solitudini, e ruine [213]. Noi havendo tutti questi luoghi rimirati, ritornassimo per altra via commodamente in Betlehem, ove ritrovassimo i restati, che ne aspettavano essendo di gia l’hora tarda. Quì havendo cenato andassimo a riposare. Aggiungo quì che in Betlehem vi sono molti Christiani nostrani, che hanno la lingua italiana per la pratica che tengono di continuo con i Padri, & molti di loro fanno Croci diverse d’oliva, & altri legnami, & dentro in certe nicchiette vi fanno porre da qualche Padre diverse cose sante. Altri di loro fanno Corone, che vendono poi a’ Pellegrini i quali le fanno toccare quei luoghi santi, & se le portano a suoi paesi. L’istesso si fa anco in Gierusalemme. Noi havendo disegnato d’andare in Hebron [214], che può esser lontano da quatordeci miglia, a veder il famoso Campo Damasceno, nel quale molti tengono che Iddio fabricasse il nostro primo padre Adamo, & che ancora vi fossero vissuti le prime genti della sua discendenza [215], & ove al tempo di David, & Salomone vi furono intorno molte Città popolate, e grandi, se bene hora sono quasi tutti quelli paesi ruinati, & dishabitati affatto; tralasciassimo nondimeno quel pensiero, informati che molti Arabi erano posti in aguato, con disegno d’assassinare, quanti di là passavano. Et fu vero, perche alcuni hebrei vi volsero andare, e furno spogliati, e ancora feriti, & malamente trattati. La matina, dunque seguente, che fu il mercoledì diecisette Aprile, udita la santissima Messa nella Chiesa della Natività, dessimo ordine d’andar alla Montana di Giudea, & tolto con noi interpreti, & huomini per guardia pagandoli, montati sopra asinelli si partissimo, & dopo due hore di camino in circa arrivassimo al fonte di S. Filippo, posto in una bella valle, ove sono Indulgenze, & l’acqua è buonissima, & la Fabrica fin’hora si mantiene in assai bella forma.
Quì appresso si vedono le ruine d’una bella Chiesa, & altre habitationi tutte atterrate. A questa Fontana S. Filippo battezzò l’Ethiope Eunuco della Regina Candace [216].
Essendoci quì rinfrescati salissimo per la montagna, & calando per l’altra parte, ci s’offerì a gli occhi un bel paese assai ben seminato, & colto di grano, piantato d’olive, & altre piante fruttifere. Più avanti seguiva un paese sterile, & dopo d’ haver cavalcato, & alcune volte anco caminato a piedi per le male salite, & calate della montagna, intorno a poco più d’un hora arrivassimo al deserto, ove si ridusse S. Gio. Battista dalla sua fanciullezza a farvi asprissima penitenza, onde poi venne alle rive del Giordano, & tra gli altri vi battezò N. S. In questo deserto si veggono quasi al piede della costa del monte (al qual luogo si va per dirupi) le rovine d’una Chiesa, e d’un Convento, e più a basso discendendo con difficoltà, s’arriva alla grotta, ove il detto S. Gio. dimorava, & in capo di detta grotta vi è un rilievo di pietra, come un’Altare, & questa era la pietra, che serviva per letto al Santo. Noi quì genuflessi, & fatte in silentio orationi, cantassimo doppò l’Hinno, Antra deserti teneris sub annis [217], usciti dall’antro, riconoscessimo la vicina Fontana, che dava a lui il bere, la quale chiara, e copiosa si raccoglie in due gran vasi fatti dalla natura nel vivo sasso, assai belli, & capaci. Fù a noi divoto favore il gustarne, fruttuosa meditatione il pensare l’asprezza, & la lunghezza della penitenza, che ivi fece il prima santo che nato, il cibo, il bere, il letto, l’albergo, che in quel remoto, solitario luogo v’hebbe il gran Patriarca de’ Santi Romiti. Indi partiti cavalcando circa quattro miglia per camino di molta fatica, & pericolo, arrivassimo alla casa de i Santi consorti Zacharia, e Elisabetta, che fu quella, ove da Betlehem venne la B. Vergine [218] a visitare S. Elisabetta sua parente, vecchia, e per favor del Cielo fatta gravida del glorioso San Giovanni, ove si trattenne per tre mesi, havendo nel sacratissimo Reliquiario del suo ventre la Maesta incarnata dell’Eterno Verbo, & ove pe’ i tanti miracoli, che successero, cantò il Cantico Magnificat anima mea Dominum. Sopra questa casa [219] era fabricata una bella Chiesa, con l’aggiunta d’un bel Convento: hora quasi il tutto è per terra, restandovi solo una parte del Choro, ove sono ancora alcune Imagini de Santi. Nella muraglia di detta Chiesa si discende per una scala di pietra, per la quale si dice, che per la istessa discendendo la B. Vergine, fù incontrata da S. Elisabetta, & sentì nel suo ventre S. Gio. far riverenza al suo Signore. Quì havendo fatte orationi, & rimirato il luogo, che hora è vilipeso, si partimmo, & passassimo ove tra due monti è una valletta, onde esce una fontana assai limpida, della quale si servivano i detti Santi a suo tempo. Seguitando poco avanti si vede la Villa, nella quale era la casa, in che nacque S. Gio. Battista [220], ove poi fù fabricata una bella Chiesa, della quale, ruinato tutto il resto, si conservano fin’hora le sole muraglie, & i volti, & se ne servono i paesani (che sono per lo più Mori) per stalla, ricetto d’animali. Caso in vero lagrimando il vedere, che luogo sì santo, habitato già da sì gran Santi, ch’erano padroni di lui, & di questo paese, hora sia con ogni atto d’irreverenza habitato da gente peggiore de i cani. Gli habitatori non volsero, che noi entrassimo ne i nominati luoghi, se prima non pagavamo loro alcuni maidini [221].
Doppo d’haver veduto il tutto, si partimmo, & cavalcando per l’erta d’un monte, & doppo per colline assai ben coltivate, & piene d’olive, & d’altri fruttifere piante, in poco più d’un hora di camino arrivassimo ad’una Abbadia d’alcuni monachi Giorgiani, i quali n’apersero benignamente, & ne mostrorno il monasterio, & la Chiesa che è assai ben dipinta, & sotto all’altare maggiore conserva il tronco della palma, che fu tagliata per far il traverso della Croce sopra la quale fu inchiodato Christo, onde anco la Chiesa si chiama di S. Croce. Il Monasterio è ben guardato, & e circondato di buone & alte mura, ha le porte di ferro picciole, ma molto forti per ostare all’impeto di quegli infedeli, che alle volte vi vanno per far loro oltraggio. Di qui partiti in poco più d’un’hora ritornassimo in Gierusalemme essendo l’hora tarda, ove fussimo da’ Padri accarezzati, & cenato andassimo a riposare, come che stanchi per il viaggio, & per il sole molto ardente patito quel giorno. Nei giorni seguenti aspettando, che la caravana d’Egitto si metesse all’ordine per partirsi, non mancavamo di visitar di novo i luoghi Santi nella città, la Chiesa di S. Marco, la Porta ferrea, la Casa di S. Tomaso, ove era una bella Chiesa, che hora è rovinata, la Chiesa di S. Giacomo maggiore che tengono gli Armeni, & vi si vede la pietra sopra la quale fu a lui tagliata la testa, la Chiesa, ove era la Casa di Anna pontefice, ove fu prima menato prigione il Signore, & nella quale vi è tuttavia l’oliva, ove fu legato che ancora è verde, la Chiesa della Presentatione della Verg. Santiss. ove Giesu Christo fù circonciso, benché non sia concesso l’entrarvi, ma solo si saluta alla lontana la Probatica piscina, la Chiesa di S. Anna, ove nacque la B. V. M., la Casa d’Herode, ove fù flagellato N. Sig., la Casa di Pilato, l’Arco sopra quale fù mostrato al popolo, la via dolorosa, per la quale Giesu Christo passò con la Croce in spalla, andando verso il Monte Calvario al supplicio, la Chiesa ruinata dello Spasimo, la Casa di S. Veronica, & tutte le sere andavamo alla Chiesa del Santiss. Sepolcro; & perche non si poteva entrare, facevamo le orationi alla porta. Altre volte andando fuori della Porta del Castello visitassimo la Casa di Caifa [222], nella quale è poi stata fatta una Chiesa, & sopra l’Altar maggiore vi è posta la pietra, che servì per mettere alla bocca del Sepolcro di N. S.; il luogo ove habitò, & morse la Vergine Santissima doppo la morte di Christo, nel quale S. Gio. Evangelista celebrava la Messa, & ove si sepelliscono i Catolici, che muoiono in Gierusalemme; il tanto memorando Monte Sion, ove Giesu Christo fece tanti miracoli, & non potendo di presenza, lo riverivamo di lontano. Et più appresso alla muraglia, il luogo, ove gl’iniqui Giudei volsero far cadere il corpo della B. Vergine di man de gli Apostoli, che la portavano a sepellire. & ove S. Pietro pianse doppo haver negato il suo Signore, la Fontana chiamata Natatoria Siloe, ove Giesù illuminò il cieco nato, il luogo ove Esaia fu segato, & sepolto, & nel monte dell’offensione, ove stettero nascosti gli Apostoli nel tempo della persecutione, & passione di Christo, & ove è il Campo santo comperato per li trenta dinari, che Giuda gettò nel Tempio; & visitassimo di più la Valle tremenda di Giosafat, nella quale molte volte pensando, & confidando, come quì il giorno spaventevole del Giuditio tutti s’habbiamo a ritrovare per esser giudicati, & sentir la spaventevole ultima sentenza per gl’iniqui, & vedere con quanta forza, e horribilità l’ira d’Iddio scaricarassi sopra gli ostinati peccatori, & come da quì saranno rapiti da’ Diavoli alle sempiterne pene dell’Inferno, certo che non vi è persona, alla quale (ritrovandosi in questa Valle, & ciò considerando) non se gl’instecchino i capelli in testa, & non se gli agghiacci il sangue nelle vene, non tremi per timore, e versi al di fuori quasi sudor di sangue.
Ma considerando ancora come qui il benigno Giesù volgendosi a’suoi divoti, & fedeli, con quel vivo splendore della sua Maestà tutti unitamente chiamerà, & condurrà alle beate stanze del Paradiso, entra nel cuore tal giubilo, che si desidera la venuta del giorno prefisso, e si risolve il poco della vita che resta, impiegarlo in modo, che alla morte niuna cosa s’opponga, che ritardi il godere la desiata gloria. Visitassimo in detta Valle la Chiesa, ove è il Sepolcro della B.V.M, & nella istessa la sepoltura di S. Gioseffo suo sposo, & de’ Santi consorti Gioachino, & Anna genitori. & più a basso in detta Valle vicino al fonte del torrente Cedron, le vestigie delle mani, & de’ piedi, che scolpite ivi nella pietra, come impresse in cera, lasciò nostro Signore essendo condotto prigione, le quali fin’hora molto apparenti si vedono. & più a basso, ove dimorò nascosto S. Giacomo minore, & dall’altra parte il fonte della B. V. M. Visitassimo ancora l’antro, overo grotta, ove Christo orava, & ove dormirono i tre Discepoli, & il luogo, nel quale da Giuda fù tradito, preso, e legato nostro Signore; & più ascendendo nel Monte Oliveto, ove S. Tomaso hebbe la cinta dalla Vergine Santissima ascendente in Cielo, ove Christo pianse sopra la Città di Gierusalemme, prevedendo la ruina di lei, ove gli Apostoli composero il Simbolo, ove Christo insegnò a’ suoi Apostoli a pregare, con l’Oratione Dominicale, ove predisse il Giuditio, il luogo parimente ove fece penitenza S. Pelagia; & nella sommità di detto Monte il luogo, ove Christo ascese al Cielo, & in memoria lasciò l’effigie delle sue piante nel marmo incise, come fin’hora si veggono. In Betania visitassimo la Casa ruinata di S. Martha, la pietra, sopra la quale s’assise N.S. mentre Marta, & Maria Maddalena vi parlarono di Lazaro suo fratello morto, la Casa di S. Maria Maddalena, della quale fù poi fatto un nobile Convento, che hora è tutto spianato, la Casa di Simone leproso, il Sepolcro, ove Christo richiamò a vita il già quatriduano Lazaro; & appresso alla Citta il luogo, ove fu lapidato & morto il Proto martire San Stefano, il quale in cadendo sopra il duro marmo vi lasciò la forma di tutto il suo corpo impressa, come fin’hora si vede, & in tutte le visite di questi luoghi accompagnate con orationi, sempre i Padri che venivano a mostrarli, leggevano ancora alcune orationi, overo Hinni particolari, & Evangelij trattanti de gli effetti ivi successi, & sovente vi aggiungevano gravi, & divoti sermoni, dichiarando i miracoli, e le cose, che vi occorsero. Ne furono ancora mostrate un giorno fuori della Città nella parte verso Tramontana le ruine dell’antica Gierusalemme, fra le quali vedesi sotto terra cavato per forza di scalpello nel duro marmo tutto d’un pezzo, un luogo in forma d’una sala, di lunghezza intorno a quindici braccia [223], & in un canto verso mezzo giorno vi è cavato un buco in forma quadra nell’istesso marmo, per il quale s’entra ben difficilmente, & solo carpone, per spatio d’otto braccia [224], che tanta è la lunghezza di detto forame. S’entra poi in un’altra sala fatta in quadro di dieci braccia [225] per ogni verso, la quale altresì è tutta tagliata a forza di ferro nel detto marmo. & è gran cosa, che il suolo, le pareti, e il sofitto è tutto d’un pezzo; e di più in detta sala vi sono sei porte (…) incavate, che vanno in altre camere, nelle quali; sono poi cavate alcune cellette, & si comprende esservi state sotterrate anticamente persone grandi, del che fanno fede l’ossa de’ cadaveri, che vi si veggono; che perciò chiamano detto luogo la Sepoltura de i Ré [226]. Ma in vero hà del maraviglioso molto il vedere, come in un marmo solo vi si sia fatto quasi un compito Palazzo. Havendo noi più volte visitati questi Santissimi luoghi, & ivi con quella maggior divotione, che ci concede Dio, fatte orationi per noi, & per tutti li nostri parenti, & amici; la gente incominciò a far trattati della partenza: ma perche due Sig. Fiamenghi il mio compagno, & io eravamo risoluti di passar con la Caravana per il deserto dell’Egitto, & veder in particolare la gran Città del Cairo, essendovi ancora di ritorno quelli Sig. Pellegrini, che erano per l’istesso viaggio venuti, trattassimo con un Mucaro, che ci noleggiò tre Cameli per prezzo di quaranta piastre in tutto, & patto di spesar gli animali, & pagar li cafarri. Di questi tre animali uno caricossi della vettovaglia, & delle bagaglie; sopra gli altri due, accommodati con ceste (che paiono mezze letiche) una per parte, ove vi stà una persona dentro per luogo, s’accommodassimo noi per il viaggio, & facessimo anco provisione di buon vino, tolto da certi Caloieri Grechi, perche in detto viaggio non se ne ritrova fino in Cairo, pigliassio di più biscotto, & altre cose per il vitto, benche d’indi lontano tre giornate nella Città di Gaza, si faccia provedimento per passar il deserto. Nella Città di Gierusalemme si spende la moneta, quasi come in Egitto; i più spendibili dinari sono i Reali di Spagna, che chiamano Piastre, & i Toleri d’Alemagna, che si chiamano abuchelli. Il Reale di Spagna intiero vale trenta maidini, & un maidino vale diciotto soleri, che sono moneta di rame molto grossa, & pesante. I Cecchini, & Ongari da quei popoli pigliansi volontieri, ma si vogliono di peso, & belli in vista, & calando non gli accettano per alcuna valuta, e vagliono qnarantacinque maidini l’uno; alcune volte gli Hebrei li cambiano a qualche cosa d’avantaggio; altra sorte d’oro, nè di moneta non occorre portare in quelle parti, che la perdita sarebbe troppo grande. Havendo noi visitati, & riveriti questi luoghi Santi, perche s’approssimava il partire, & di già gli amici che erano venuti con noi di Soria, erano ritornati con la Caravana, & altri sì de’ Padri, come de’ Pellegrini erano andati verso Iaffa, per passarne in Cipro, che questa è la più breve, & di manco spesa, per ritornarsene in Europa, noi andassimo alla Cella del R. P. Guardiano, il quale si ritrovava un poco indisposto, & ringratiatolo infinitamente delle cortesie ricevute, & de’ travagli presi per noi, havendoci il Convento per tre settimmane intiere per sola charità alloggiati, e spesati, chiestagli buona licenza, e la sua santa benedittione, per ritornarci a’ nostri paesi, da sua Paternità fussimo ad uno per uno abbracciati, & benedetti tutti insieme poi con affettuoso ragionamento essortati alla ricognitione della gratia ricevuta dal Signore nella visita di quei Santi luoghi, alla memoria della vita, & passione di Christo, alla santità della vita, & alla fedele, e perseverante essecutione di ciò che la divota stima del grado, & Cavalerato ricevuto, impone.
Io poi, soggiongeva, non mancarò a mio potere di pregare, e far pregare a questi nostri R. Padri N. S. che come vi hà, fra tanti mari, fatti favorevoli tanti venti, fra tanti viaggi, fra tanti pericolosi passi fatti sicuri, fra tanti inimici dissesi, fra tanti disaggi, e bisogni soccorsi, e felicemente condotti alla bramata meta del vostro altretanto lungo, grave, affannoso, e pericoloso, quanto pio, divoto, e santo pellegrinaggio, quì consolandovi con una compita, distinta, commoda, chiara, e replicata visita di questi santissimi luoghi, ove hà operata la salute del mondo, eleggendovi di più nel glorioso numero de’ favoriti soldati, e Cavalieri suoi; cosi continuando con voi, & in noi la grandezza de’ suoi celesti efficaci favori a’nostri paterni soggiorni e sicuri, e sani, e lieti vi ritorni, dandovi gratia di vivere il resto della nostra vita nel suo timore, di giunger puri, e immaculati alla morte, e di passar sicuri all’eterno possesso della gloria.
Ciò detto, ne fece dono d’alquanti Agnus Dei, composti di Terrasanta, che egli di sua mano raccoglie in tutti i luoghi nominati, & riducendo la materia in polvere, col dragante fattane una pasta, & con piccioli impronti diversi stampatevi sopra imagini di Christo, & de Santi, de quali divisi, e lasciati indurire, & data loro la benedittione Apostolica, alla partenza de’ Pellegrini ne dà a tutti, acciò segli portino a’ suoi paesi, che sono di gran divotione, & hanno molte Indulgenze. Ci diede ancora il privilegio solito a darsi ad ogni Cavaliero ascritto in quella Religione, registrato in bella forma in carta pecora, sottoscritto di sua mano, sigillato col sigillo della Santissima Resurrettione. Noi genuflessi lo ringratiassimo molto delle infinite cortesie da sua Paternità, & da tutti quei Rev. Padri ricevute, poi gli facessimo quella elemosina, che è solita a darsi dagli ascritti in detta Religione, & di più un’altra elemosina per divotione, & ricognitione della charità ricevuta da detti Padri, i quali sono molto bisognosi, essendo di continuo aggravati da Turchi di false imputationi; onde sempre costretti a dar loro denari, e robba del poverissimo Convento; oltra che d’ordinario i Padri sono molti in numero, ne hanno cosa alcuna di fermo, & solo aspettano l’elemosine, che le vengono fatte da Pellegrini, & ciò che gli viene mandato per charità dalle parti d’Europa, il che è molto poco in se, & meno alle necessarie grandissime spese, onde sempre il Convento ha debiti, paga grandi interessi, pigliando ne’ frequenti bisogni danari da certi Hebrei, che ne vogliono ingordissimi [interusuri]. E ricevuta […] la sua santa benedittione, ci ritirassimo con gli altri, pigliando congedo da molti Pellegrini nostri amici, raccomandandoci alle divote loro orationi.
Fine del secondo libro.
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NOTE
[213] Ancora oggi il monte di fronte a Gerusalemme è detto “Monte dello Scandalo”, in memoria dei luoghi di culto fatti erigere da Salomone alle divinità pagane in onore delle sue mogli (oltre mille), contro il comando di Dio.
[214] Si trova a circa 30 km da Betlemme, in una conca circondata da verdi colline, a 927 m s.l.m. Hebron è una delle città più antiche del mondo.
[215] Tutta la zona circostante è ricca di memorie bibliche: proprio ad Hebron infatti Abramo acquistò la duplice grotta di Macpela per seppellirvi la moglie Sara e questa fu la prima vera proprietà di Abramo, inizio della realizzazione del dono della Terra Promessa. Sempre nella grotta di Macpela furono sepolti anche lo stesso Abramo, il figlio Isacco con la moglie Rebecca e Giacobbe con la moglie Lia.
[216] Il fatto è riportato in Atti 8,2 – 39. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Aperiens autem Philippus os suum evangelizavit illi Iesum et dum irent per viam venerunt ad hanc aquam, et ait Eunuchus, ecce aqua, quis prohibet me baptizari?. Resp. Dixit autem Philippus Resp. Si creais toto corde licet. ORATIO: Deus qui diversitatem gentium in confessione tui nominis adunasti, quisque virum Eunuchum per manus servi tui Philippi in hoc carissimo fonte baptizare feristi, da ut venatis aqua baptismatis una sit fides mentium, et pietas actionum. Per Christum Dominum nostrum. Amen.
[217] HYMNUS: Antra deserti teneris sub annis civium turmas fugiens, petisti, ne levi saltem maculare vitam famine posses. Praebuit hirtum tegimen Camellus, artubus sacris strofium bidentis, cui latex haustum, sociata pastum mella locustis. Caeteri tantum cecinere vatum corde praesago iubar adfuturum; tu quidem mundi scelus auferentem indice prodis. Non fuit vasti spatium per orbis sanctior quisquam genitus Iohanne, qui nefas saecli meruit lavantem tingere limphis. Gloria Patri genitaeque proli et tibi compar utriusque semper spiritus alme Deus unus omni tempore secli. Amen. ANTIPHONA: Puer autem crescebat et confortabitur spiritu, et erat in desertis locis usque in diem ostensionis suae ad Israel. Vers. Inter natos mulierum non surrexit maior. Resp. Ioanne Baptista. ORATIO: Concede nobis quaesumus Domine Iesu Christe ut qui arduam praecursoris sui poenitentiam veneramus eius etiam virtutes spretis mundanis affectibus imitemur. Per Christum Dominum nostrum. Amen.
[218] Si trattò di un viaggio di 130-150 km circa.
[219] Sulla collina dinanzi al villaggio, dove forse Zaccaria possedeva una casetta di campagna, la tradizione vuole che si sia ritirata Elisabetta dopo l’annunzio dell’arcangelo Gabriele fino alla nascita di Giovanni. In questo luogo sorge il santuario della Visitazione ricostruito recentemente, nel 1939, ma in base al piano antico: già in precedenza infatti vi sorgeva una costruzione formata da due chiese sovrastanti. Ancora oggi si notano resti bizantini e crociati. All’interno di detto santuario si trova una cripta che ricorda l’abitazione interna di Zaccaria ed Elisabetta: vi è una cisterna casalinga e una scaletta che portava al piano superiore della casa. In una nicchia della parete è conservato un antico macigno che, secondo la tradizione, avrebbe nascosto il piccolo Giovanni durante la strage degli Innocenti.
[220] Qui Pesenti si riferisce alla chiesa di S. Giovanni Battista che nel XII secolo i crociati costruirono, come una fortezza al centro di Ain Karem, sulle rovine di precedenti chiese. In questa chiesa, a sinistra dell’altare maggiore, si trova una scalinata che conduce ad una grotta in cui, secondo la tradizione, sarebbe nato il Battista. Pesenti ne trova solo le rovine, perché venne ricostruita in stile spagnolo qualche anno più tardi, nel 1674.
[221] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: Ut queant laxis resonare fibris mira gestorum famuli tuorum, solve polluti labii reatum, sancte Iohannes! Nuntius celso veniens Olympo te patri magnum fore nasciturum, nomen et vitae seriem gerendae ordine promit. Ille promissi dubius superni perdidit promptae modulos loquelae; sed reformasti genitus peremptae organa vocis. Ventris abstruso positus cubili senseras regem thalamo manentem, hinc parens nati meritis uterque abdita pandit. Gloria Patri genitaeque proli et tibi compar utriusque semper Spiritus alme Deus unus omni Tempore saecli. Amen. ANTIPHONA: Ex utero vetulae et sterilis hic natus est Ioannes praecursor Domini. Vers. Fuit homo missus a Deo. Resp. Cui nomen erat Ioannes. ORATIO: Deus qui populum tuum in Nativitate Beati Ioanni Baptista laetificare feristi, da nobis famulis tuis spiritualium gratiam gaudiorum et omnium fidelium mentis dirige in viam salutis aeternae. Per Christum Dominum. Amen. – Nella Capella che è al lato destro dell’Altare: Benedictus Dominus Deus Israel, quia visitavit, et fecit redemptionem plebis suae: Et erexit cornu salutis nobis in domo David pueri sui. Sicut locutus est per os sanctorum, qui a saeculo sunt, prophetarum eius: Salutem ex inimicis nostris, et de manu omnium qui oderunt nos: Ad faciendam misericordiam cum patribus nostris: et memorari testamenti sui sancti: Iusiurandum, quod iuravit ad Abraham patrem nostrum, daturum se nobis; Ut sine timore, de manu inimicorum nostrorum liberati, serviamus illi. In sanctitate et iustitia coram ipso, omnibus diebus nostris. Et tu puer, propheta Altissimi vocaberis: praeibis enim ante faciem Domini parare vias eius: Ad dandam scientiam salutis plebi eius: in remissionem peccatorum eorum: Per viscera misericordiae Dei nostri: in quibus visitabit nos, oriens ex alto: Illuminare his qui in tenebris et in umbra mortis sedent: ad dirigendos pedes nostros in viam pacis. Gloria Patri et Filio et Spiriti sancto, sicut erat in principio et nunc et sempre et in specula saeculorum. Amen. ORATIO: Deus qui beatum Zachariam de sancte prolis Promissione dubgitantem mutum feristi, cui postmodum credenti os Spiritu sancto plenum in tuas laudes mirabiliter reserastis concede ut eius ac filij gloriosis precibus demeritis linguis nostris incredulitatis vinculo resolutis, ea quae tuae palamita sunt volutati corde credentes animose confiteamur et ore. Per Christum Dominum nostrum. Amen.
[222] Esiste ancora oggi una scalinata che risale ai tempi dell’occupazione romana che porta a un luogo detto “palazzo di Caifa”, dove vi è la Chiesa del Gallicanto, o “canto del gallo”, che ricorda il rinnegamento di Pietro. È possibile che la chiesa sia stata costruita sulle rovine dell’antica casa del sommo sacerdote Caifa, tuttavia studi recenti suggeriscono che la casa di Caifa in realtà fosse un po’ più in là, nel quartiere aristocratico della città.
[223] Un braccio corrispondeva a sei piedi, circa 1,85 m. Quindici braccia corrispondevano a poco meno di 28 m.
[224] Quasi 15 metri.
[225] 18,5 m.
[226] Nonostante il nome, non hanno niente a che vedere con i re di Israele che, secondo la Bibbia, sono sepolti nella Città di David, quindi sull’Ofel. Questo vasto complesso di tombe, oggi di proprietà dello stato francese, per le sue caratteristiche risale, secondo gli archeologi, al periodo del Primo Tempio. Da una scalinata si accede a un cortile scavato nella roccia dove due canaletti laterali convogliavano le acque piovane in due cisterne sotterranee; il cortile aveva un portico con due colonne e presentava decorazioni di cui sono ancora visibile alcune tracce. La tomba consta di un vasto ambiente da cui si accede alle cinque camere sepolcrali: queste presentano sui tre lati le banchine per i defunti, dotate di poggiacapo; nella camera più interna, preceduta da alcuni gradini, vi è anche un sarcofago tagliato nella roccia.