Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 8

Da EFL - Società Storica Lombarda.

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Hora noi due, essendovi con particolar aiuto, a favore del Cielo arrivati, informati prima delle nobilissime conditioni di lei, & all’hora più che mai confirmati nel desiderio già un pezzo fa natoci nel core d’esservi ascritti, havendone anticipatamente trattato col Rever. Padre Comissario, & col Rev. Padre Guardiano, e dare loro le dovute informationi dell’esser nostro, quella notte a tal fine facessimo la confessione generale de nostri peccati, (come si richiede,) & perche quest’ordine si da con ogni secretezza possibile, acciò non venga a notitia del Turcho, che vi sarebbe pericolo grandissimo della robba, & della vita, circa le quattro hore di notte il Rev. Padre Comissario con paramenti sacri entrò nella Capella del santissimo Sepolcro accompagnato da un altro Padre, che di nascosto havea recata la spada, stimata gia di Goffredo che acquisto Gierusalemme, e ne fu Rè, gli sproni d’oro [112], e la collana con la Croce; nell’istessa Capella entrassimo ancor noi, e restando gli altri Pellegrini nella anticapella insieme con i fratelli, e fattici genuflettere, il Rev. Padre ne fece un ragionamento di questo tenore.

Honoratissimi amici, che quì con alta ventura sete per esser ammessi all’ordine glorioso della militia di Christo, e posti al rollo di quei Cavaglieri, che già fu tempo nel theatro del mondo fecero prove degne del Cielo, considerate prima vi prego la grandezza dell’ordine, raccogliendola da chi lo vi conferisce, che è il Vicario di Christo, il Sommo Pontefice se ben per mezzo di questo indegno, humile suo servo: da quelli che di già vi furono rollati, che furono i più stimati scettri le più alte corone del mondo christiano i Santi Lodovici di Francia, i Carli Magni, Gottifredi, & altri innumerabili immortali Eroi; dall’insegna, che vi si concede di cinque rosse Croci a memoria delle cinque mortali memorande piaghe date al Signore: dal luogo istesso ove vi si conferisse, che non è Aula, ò Palaggio di Prencipe terreno, non Teatro, non ordinario Tempio, ma quel luogo, ove l’increato incarnato Verbo nel triduo della sua morte fu sepolto, & ove trionfator dell’Inferno, e della Morte istessa glorioso risorse. Raccogliete la dignità dell’ordine da gli antichissimi suoi primordij, che da questa istessa tomba già tanti secoli sorse con la vita, & con la gloria del Cielo; dal fondator di lui, che fu potiam dire il Creator, e Redentor del Mondo, dal fine, a che si conferisse, che e di pugnar per la fede di Christo difenderla, e propugnarla, e rinovar e concorrere per la vostra parte con chi volesse mai rinovar le memorie immortali dei Santi gloriosi acquìsti. Cavaglieri del Sepolcro di Christo, e della trionfante risurection di lui, santamente ambite voi di esser creati. O grandezza ch’ogni grandezza avanza, ma alla grandezza aggiongete anco la gravita, e’l peso dell’honore. E sia pur vero che non passi per peso il dover sempre portar la Santissima già detta insegna nel petto, e di lei la memoria divota nel core: il dover tener, e difender la ragione delle vedove, è de gl’orfani ingiustamente opressi, il riverire, e procurar che sia riverito il Santissimo nome di Dio. Sia vero, che meno passi per peso quel che, se non vi si comanda, vi si ricomanda con ogni affetto almeno, l’udir ogni giorno la Messa, il recitar pur ogni giorno l’offitio di nostro Signore, il frequentar i Sacramenti [113]. Non è però se non di considerabilissimo peso, che ricevendo quest’ordine in caso, & ogni volta che il Santissimo Padre, overo altri Regi, e Prencipi risolvessero (il che Iddio voglia) di venir all’acquisto di questi santissimi luoghi, sete obligati venirvi anco voi in persona, a spese del vostro proprio, e in caso d’infermità, ò d’altro legitimo impedimento, mandarvi pur a vostre spese in vostra vece idonea persona. Ho su veggovi ardere nei volti i cori, leggovi nelle fronti gl’interni ardenti affetti: gl’occhi vostri con vivi raggi fannomi chiaro vedere che ben ponderate con la gravità del peso, la grandezza del Grado per tutte le sue circostanze, collatore, colleghi, insegna, institutore, tempo, luogo, fine e che nulla bramate più che vedervi hoggimai titolati di questo sacro nome, adorni di questi gloriosi corredi, onde promettendomi di voi meriti e presenti, e futuri, e a voi altresi promettendo eterni premij, vengo hoggimai a soddisfar alle honorate, e sante vostre brame.

Finito il ragionamento cantassimo tutti l’hinno Veni creator Spiritus, e finito fece che legessimo gl’ordini & capitoli, che si hanno ad’osservare, e con belle cerimonie me gli fece giurare sopra il Santissimo Sepolcro; indi ne cinse di sua mano la spada, & ne calzò gli sproni, leggendo sempre alcune orationi, dopoi ne fece metter mano, & di novo giurare sopra il Santiss. Sepolcro di sempre adoperarla in diffesa, & a essaltaione di Santa Chiesa, & ne pose la collana d’oro con la Croce al collo, & pigliata la spada, essendo noi inginocchiati col capo sopra il Santissimo Sepolcro, ci diede il colpo di Cavagliero; & questo fatto ad uno per uno, si cantò il Salmo, Te Deum laudamus, doppo il quale ci baciò, & ci salutò per Cavaglieri, & soldati della guardia del Santissimo Sepolcro.

Usciti, tutti i Padri, & i Pellegrini complendo con molto affetto ci toccarono la mano, rallegrandosi con noi dell’honore, & dignità acquìstata. Era di già passata gran parte della notte, onde si ritirassimo verso la Capella dell’Apparitione, & d’indi a deputati luoghi a prender una picciola refettione, e riposar quel poco che della notte restava. La mattina seguente che fu il sabbato Santo fin tanto che veniva l’hora d’ascoltar i divini officij accompagnati da un pratico Padre facessimo le visite a tutti li luoghi santi di quella Chiesa, e vedessimo oltra i sudetti, alcuni altri, ne i quali la processione non si ferma, come farebbe, all’uscire della Capella dell’apparitione, alcune pietre poste nel suolo in forma rotonda, che dicono, esser il luogo ove Giesu Christo apparve alle tre Marie, & le salutò, un altro simile ivi vicino, che fu ove apparve a Santa Madalena in forma d’Hortolano; e seguendo il camino a man destra sotto il portico vedessimo intagliati nella rupe tre sepolcri voti, i quali furno fatti fare da Nicodemo, & da Giosefo Abarimatia, ove stanno ad offitiar i Cossiti in una Capella edificata da loro con licenza del Sangiaccho congiunta al Santissimo Sepolcro dalla parte verso ponente. Piegando poi intorno alla Chiesa rotonda venendo verso la porta il Padre ci mostrò nel suolo un altro luogo fatto in forma rotonda coperto di marmi, che dicono esser quello ove stava la Vergine Madre mentre che il figlio Giesu Christo stette in Croce. Quì sopra v’arde una lampada mantenuta da Siriani, & vi si dice l’Oratione, Stabat mater dolorosa, iuxta crucem lachrimosa. Tenendo il camino verso la porta, & passati appresso la pietra della Santissima untione, venessimo alla Capella, la qual è sotto al monte Calvario ove sono posti, uno a destra, l’altro a sinistra li sepolcri de i Regi fratelli Goffredro, e Baldovino. E camminando attraverso la Chiesa, entrassimo nel Choro, che è nel mezzo della nave grande, il quale tengono i Greci, & v’hanno un bel altare molto adorno di pitture, & indorature, con le sedie da i lati per i suoi Patriarchi. Nel mezzo del Choro vi è intagliato nella pietra un buco, del quale raccontano varij misterij, & sopra stavvi appesa una bellissima Corona di bronzo, che serve per lampadario al Choro. Quì misurassimo la grandezza della Chiesa, & la trovassimo longa circa cento passi nella maggior longhezza, & nella maggior larghezza larga circa sessanta; e quì pure fussimo informati di tutti i luoghi santi distintamente e chi n’ha governo, & la cura. I nostri Rev. Padri possedono, & hanno in custodia, sopra il santissimo monte Calvario, la Capella ove nostro Signore fu crocifisso, & vi tengono da trenta lampadi accese; hanno ancora la prima giurisditione del Santissimo Sepolcro benche le altre nationi mantenghino quì parte delle lampadi, ottengono di più la Capella ove l’istesso Sig. apparve doppo la sua santissima resurrettione alla Vergine santissima, & di questa si servono per sacristia, vi tengono i paramenti, & vi offitiano, che vi sono tre altari. Tengono ancora in protettione il luogo ove fu ritrovata la santissima Croce da S. Helena. Li Greci possedono tutto il Choro, il qual è cinto con un muro, & è in mezzo alla nave della Chiesa grande, & hanno custodia del luogo ove Giesu Christo fu tenuto prigione mentre si accomodava il luogo per la passione. Li Giorgiani tengono nel monte Calvario il luogo ove fu piantata la santissima Croce, sopra la quale Giesu morì, & vi mantengono più di quaranta lampade accese. Gli Armeni tengono la Capella, & il luogo, ove furono divise le vestimenta di Christo, & di più la Capella di S. Helena. Gl’Abissini tengono la Capella, nella quale, è riposta la colonna che si dice dell’improperio; li Siriani tengono una lampada sopra il luogo ove stava la Vergine Maria mentre Giesu Christo era in Croce, & li detti offitiano insieme con i Cofti nella Capella attaccata al Santissimo Sepolcro. Ma nissuna di queste nationi vieta che tutte l’altre non facciano l’orationi & visite in ogn’uno de suoi luoghi, anzi lo si reccano a favore per dentro la porta ove s’entra vi sono attaccate sette corde, che rispondono a i luoghi ove risiedono le dette sette nationi, ogni corda al suo luogo & sono le corde attacate a certe campanelette, si che, quando vien chiamato alcuno delle nationi alla porta, il portinaro tira la corda che va a riferire al luogo di quella natione, e quelli vanno a rispondere fra questo mentre che il R. Padre ci rendeva capaci di queste cose, venne l’hora di celebrar gl’officij & far le cerimonie solite a farsi in detto giorno. Il che esseguirono i R. R. Padri vestiti delle sacre vesti, con molta devotione avanti la Capella del Santiss. Sepolcro, & durò il tutto fina passato mezzo giorno. Indi si ritirassimo a pranso nel solito luogo. Ma fu a noi gran ventura, che le altre nationi facessero secondo il rito antico, poi che questo anno portò differenza d’una settimana, & la Domenica che a noi fu il giorno della santiss. Pascha di Resurectione, a gli altri fu solo la Domenica delle Palme, & per questo non entrando altre nationi questa settimana, a noi fu assai commodo il far le nostre orationi, & visite senza esser disturbati da tanta gente.

Il detto giorno vennero alla porta per entrare a far le cerimonie della sua Domenica delle Palme tutte l’altre nationi, & il Sangiacco con altri ministri assisi presso alla porta facevano pagare a tutti a persona per persona, chi più, chi meno, secondo le nationi, & ciò durò fino alla sera entrando huomini, e donne con gran confusione, & a mio credere furono più di quatro mila gl’intromessi. Tutta notte s’udì gran romore, & strepito; noi si retirassimo nella Capella della apparitione, & quì facessimo le nostre orazioni, a buona pezza della notte, nel resto di lei riducendosi a riposo. La mattina seguente, che fu il gloriosissimo giorno della Resurrettione, s’apparechio un altare avanti all’anticapella del santissimo Sepolcro, & con bellissimi paramenti, & pompa fu dal Rev. Padre Comissario cantata la santissima Messa, & amministrata la sacratissima Eucharistia a noi altri pellegrini. Finita la celebratione si levò l’altare, perche di già erano apparechiati i Patriarchi dell’altre nationi per far le processioni delle palme, le quali facevano in questa maniera, portavano avanti penelli, e Croci in quantità una natione, e poi l’altra: a questa seguitavano i suoi Patriarchi con le mitre in capo, tutte diverse, & havevano in mano diversi stromenti molto strani, con i quali suonavano, o più tosto, rumoreggiavano. Davano alla coda di questi molti con rami d’olive, & palme, attacandovi candelette accese, & cosi in forma di processione andorno tre volte intorno alla Capella del santissimo Sepolcro, tenendovi dietro senza ordine tutta la gente; tra la quale vi erano certi huomini, & donne, che dimenando la lingua per la bocca facevano strepito infinito. Finite queste loro cerimonie, i Rev. Padri, & noi altri pellegrini usciti dal tempio andassimo al Convento a far la santissima Pasqua in allegrezze, & doppo il desinare si riposassimo stanchi dalle vigilie fatte le notti antecedenti. Il lunedì mattina restassimo a casa a’ divini Offitij, & doppo il pranso ne fu fatto sapere dal Sangiacco, che tutti quelli che volevano andare al fiume Giordano, & alla Quarantana si mettessero all’ordine, & subito passato mezzo giorno fussero in viaggio, & cosi come di già haveva ordinato l’interprete, erano comparsi alcuni Mucari con Muli, & afini. Il R. P. Guardiano haveva fatto mettere all’ordine pane, vino, &: altre robbe per nostro viatico, onde caricatone alcuni Muli, con le some si mandarono avanti, alcuni dunque de’ Rever. P.P. è tutti noi Pellegrini provisti di cavalcature, montati andassimo verso la porta di S. Stefano, & di la passati per la valle di Giosafat costegiando il monte Oliveto verso Betania, spingendosi avanti, per spatio di cinque hore arrivassimo ad’un Castello chiamato S. Moise, ove è una Moschea, che è lontana puoco più di due miglia dal Mar morto [114]. Quì tutta la caravana fermossi in una valletta, & i soldati mandati dal Sangiacco ad accompagnar, & assicurar la Caravana, perche non fusse offesa da gl’Arabi assasini, che infestano tutto quel paese, allogiarno atorno. Sono tutti sterili quei paesi circonvicini cosi fatti da che l’ira d’Iddio cosi castigò le cinque Città [115], che erano nel luogo, ove hora stagna il detto Mare, cioè Sodoma e Gomorra, Sebeon, Adama, è Segor, per l’abominevole peccato, con pioggia di zolfo, & pece, che abissó tutto quel paese e’l rese a le rive sterile, & distrutto: & fin hora tuttavia si vede in memoria del fatto, sempre pieno di nebbia, e i monti circonvicini circa a due miglia lontano dalla riva mandano fuori un intolerabile puzzore, & è sterilissimo tutto il paese, & le pietre di lui, attaccatovi il fuoco, ardono come se fossero legni, ma il fummo è puzolente. Quì riposassimo il resto del giorno, & fina a mezza notte al sereno. Ne fu poi comandato che cavalcassimo, & seguitando il viaggio per colli arrivassimo ad una bella pianura, che soleva essere molto fertile, & vi era il deserto di S. Gieronimo, come si vede ancora da certe vestigij restati d’un bel convento: e ove anticamente questo paese fu molto habitato, hora è tutto distrutto.

La mattina arrivassimo a vista del fiume Giordano, e passati ove altre volte era una Chiesa, & Convento di. S. Gio. Battista, ch’ivi hora sonovi le sole rovine, andati alla riva, e smontati li Rever. Padri lessero l’Evangelo di S. Giovanni, & noi tutti facessimo orationi ringratiando Iddio, che ci havesse concesso gratia di veder, & gustar quell’acqua nella quale volle esser battezzato il nostro Salvatore [116]. Noi ne bevessimo, & se ne bagnassimo il capo: de gl’Armeni, & altre nationi molti saltano nel fiume, & nuotano, alcuni lavano molte pezze di tele, & se le portano poi a suoi paesi, & quando alcun muore gli avolgano in dette tele, con opinione che con questa cerimonia vadano le anime senza altro a salvamento; molti ancora pigliano della detta acqua, & la ripongono in fiaschi, & ne’ portano alle sue patrie.

Qui dimorati più d’un hora, contemplato il luogo, & il Santissimo Misterio operatovi, le altre nationi, per che non vanno alla quarantana, ritornorno adietro, noi tolta una compagnia, di quelli soldati partimmo inviandoci verso Gierico, che essendo già si grande, & bella Città, favorita tanto dalla presenza & miracoli del Signore, hora è tutta distrutta, & ridotta a stato di povero Villaggio [117].

In essa si vede ancora in piedi una parte della casa di Zacheo , & passando avanti arrivassimo alla Fontana , la quale essendo amara, benedetta da Eliseo Profeta subito divenne dolce, & saporita, come sin hora si vede e si gusta; e seguitando giungessimo alle radici del Monte della Quarantana , e smontati riguardando l’erta, & faticosa salita, alcuni si de Padri, come de Pellegrini, non ardirono di salire, & restarono al piede alla guardia delle cavalcature, ma noi con molti disposti al tutto di vedere il luogo tanto devoto, ove Giesù Christo Signor nostro stette in orationi, & digiunò quaranta giorni, deposto una parte de vestimenti, facessimo l’ardua, pericolosa, e faticosa salita, essendo la strada per lo più intagliata, & cavata nella pietra viva, in molti luoghi di questa montagna sono grotte, che già furono elette da molti Santi Eremiti per loro habitationi, & vi hanno fatta la sua beata, & felice vita, & essendo noi saliti per spatio di più di un hora di camino, arrivassimo alla grotta che fu si favorita dall’omnipotente Iddio, & riguardato, & contemplato il luogo, da Rever. Padri fu letto l’Evangielo, che si dice la prima Dominica di Quaresima, & ne fu fatto un bel ragionamento sopra il luogo, & digiuno, & noi vi facessimo alcune orationi. Di la risguardando al basso vi si vede uno spaventoso precipitio, talche molti dubitavano del ritorno pericoloso; tra tanto visitassimo tutti i luoghi della grotta, la quale fece accomodare, e dipingere S. Helena (come molti dicono), indi incominciassimo la discesa aiutandosi l’uno, l’altro, & con fatica, arrivati tutti al fondo per la Iddio gratia senza alcun pericolo, ritrovassimo li compagni, che ne aspettavano, & ci havevano apparechiato il reficiamento. Dimorati quì per un pezzo ad asciugarci, dal molto sudore, facendoci i soldati instanza al ritorno, rimontassimo, e cavalcando al piede delle montagne per assai buon paese in puoco piu di quattro hore arrivassimo la Caravana, la qual era fermata, el Sangiaco attendeva a riscuotere il Cafarro, & per esser la Caravana di diverse nationi, che ascendevano al numero più di tre milla persone, facendogli pagare a persona per persona, la cosa andò al lungo e quasi a sera. A noi Pellegrini, & ai Rever. Padri fece pagare quattro cechini per persona; ma si contentò che gli fossero sborsati in Gierusalemne, noi desiderosi di ritornare, facevamo far istantia per mezzo del nostro interprete, che la Caravana cavalcasse, e vi furno molte difficoltà, che molti altri volevano, che si restasse nel luogo della notte passata. Ma al fine fu risolto di cavalcare, & per esser il tempo alquanto piovoso, quel viaggio notturno fu con molto travaglio a molti, che le cavalcature per il viaggio d’andar per monti, & per la stanchezza del longo portare sottocadevano. Quelli che si ritrovorno con noi meglio a cavallo arrivorno verso la mezza notte in Gierusalemme. Ove fussimo aperti dalle guardie benché con difficoltà; gli altri parte restorno per la strada, parte gli convenne star fuori delle mura fin al giorno seguente, che fu il mercordi delli dieci d’Aprile, nel qual giorno restassimo nel Convento per rihaversi, essendo molto lassi & stanchi per haver cavalcato senza staffe le due giornate passate. La mattina del giorno seguente levassimo per tempo per andar a visitar diversi luoghi Santi fuori della Città, e vennero con noi due Padri per mostrarne il tutto, & un interprete insieme. Il primo viaggio fu verso il Castello , il qual è assai forte con alcuni pezzi d’Artegliaria, & quì si vede una parte della torre di David , la qual hora serve per muraglia, & baloardo al Castello: quì apresso è la Porta chiamata Babel Cali, di dove si esce della Citta, & verso mezzo giorno si vede il tanto memorando monte Sion , nel quale soleva esser il Convento delli nostri Padri, ma il Turco per esser detto Convento fuori della Città, presa occasione di sospetto volse detto luogo per se, & alli Padri diede il luogo che hora habitano. La Chiesa , che era in detto monte Sion è il loco istesso, ove Giesu Christo molte volte conversò con i suoi Apostoli, ove lavò loro i piedi di sua mano, ove fece l’ultima cena, ove istituì il Santissimo Sacramento della Eucarestia; ivi pure discese lo spirito Santo sopra gli Apostoli il giorno della Pentecoste, ivi apparve a porte chiuse a detti suoi Apostoli il risuscitato Signore: ivi a S.Tomaso mostrò le Sante piaghe & le essibì al tocco di lui. Hora questo luogo il Turco l’ha fatto Moschea, & a qual si voglia Christiano è prohibita l’entrata sotto pena della vita ; onde si saluta con orationi da lontano. Fuori della detta porta da cinquanta passi si vede il loco, ove si sepelliscono tutti i Franchi, & i Padri che muoiono in quella Città ; & di la puoco lontano miransi le rovine della casa, ove la beatiss. Vergine Maria habitò il restante della sua vita, doppo la passione & resurettione del suo dilettissimo figliuolo, & ove S. Gio. molte volte celebrò alla presenza di lei . Vi si veggono ancora le rovine della casa di Caifa, che hora è fatta come un Convento, habitato da gl’Armeni, Quì fu mandato il Sig. nostro da Anna a Caifa, che in quel tempo era Pontefice, & quì hebbe molte percosse, quì vi patì molti dispreggi, & vi fu giudicato degno di morte. La pietra dell’Altar grande è quella, che fu posta alla bocca del Santissimo Sepolcro, quando fu Giesù Christo sepolto. Vi è ancora un picciol loco, ove l’istesso Sig. fu tenuto prigione, fin che fu poi mandato a Pilato. Fuori di detta Chiesa, vedisi il capitello della Colonna, sopra la quale cantò il Gallo, quando S. Pietro negò di conoscere il Sig. & vi è un arbore piantato nel luogo ove i soldati, i Ministri, & S.Pietro si scaldavano; vi sono di più alcune celle, sopra le quali salendo, & guardando verso mezzo giorno si vede il Santo Cenacolo, & Convento del monte Sion, il quale può esser lontano circa quaranta passi. Quì havendo fatte alcune orationi, per acquìstar l’Indulgenze, che vi sono, seguimmo il viaggio calando giù per la costa del Monte, ove ne fu mostrato il luogo, nel quale essendo portata la Beata vergine da Discepoli a sepelire, i Giudei volevano pigliar il corpo, e di loro uno fu si empio, & temerario, che voleva urtar con le mani nella barra per farla cadere, ma per miracolo d’Iddio vi si inaridiron le mani & le braccia, & gli Apostoli pregando per quel meschino, & egli pentito dell’errore ritornò nel suo primiero stato .

Et seguitando il viaggio vedessimo la Porta Sterquìlina per la quale Giesù Christo fu condotto, quando lo presero. Quì appresso è una picciola grotta, nella quale S. Pietro pianse amaramente, doppo haver negato il suo Signore, e Maestro . Nel continuar la discesa si vede il fonte chiamato Natatoria di siloe, ove Giesù illuminò il cieco nato, & fece altri miracoli . Arrivati che fussimo nella valle di Giosafat , vedessimo apresso ad’un ponte, sotto il quale passava il torrente Cedron, l’effigie delle piante de piedi, e mani di nostro Signore: e che vi cadde, quando di quì passando era condotto, & strascinato prigione. & havendovi fatta oratione , & baciato il loco, seguitassimo il viaggio, & salendo per la costa del monte Oliveto vedessimo il loco, ove era l’arbore, al quale s’appese il traditor di Giuda. & essendo caminati circa due miglia per monte, & per calata verso Oriente, havessimo sotto gl’occhi le rovine delle case, & Castello di S. Lazzaro & delle Sante sorelle Marta & Madalena, tutti luoghi nobilitati dalla presenza, e da i miracoli di nostro Signore . Et passando in Betania calassimo per alcuni scalini alla sepoltura, ove Giesù Christo risuscitò Lazaro, che vi era stato sepolto quattro giorni avanti. Quì v’è una capelletta, nella quale uno de Rever. Padri celebrò la Santissima Messa sopra la pietra, che faceva coperta al Sepolcro di S. Lazaro: finita la Messa, & le nostre orationi , visitammo la casa di Simon leproso ò più tosto le rovine di lei . Indi salendo verso il monte Oliveto visitassimo la pietra sopra la quale fermossi nostro Signore, quando le Sante Sorelle gli dissero che il suo fratello Lazaro era morto. Quì doppo d’haver orato , ritiratisi puoco discosto havendo portato con noi alcune cose per mangiare, prendessimo cibo, e riposo.

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NOTE

[112] Ancora oggi nella sagrestia del piccolo convento dei francescani addetti ad officiare nel basilica del Santo Sepolcro, sono conservati un paio di speroni dorati e una spada attribuiti a Goffredo di Buglione.

[113] Tutti gli ordini militari comportano per i fratelli gli obblighi religiosi del monaco o del canonico regolare, anche se meno rigidi e adattati alla loro vocazione e alla loro pratica militare. La partecipazione alla messa quotidiana è obbligatoria in tutti gli ordini (cfr. A. DEMURGER, op. cit.)

[114] Il Mar Morto è chiamato in arabo Bahr Lut, ossia Mare di Lot, mentre l’antico nome è Asfaltide. È la depressione geologica più profonda della terra: si trova a circa 400 m sotto il livello del mare. È lungo 80-85 km e largo al massimo 17; il perimetro misura 230 km. Il punto di massima profondità delle acque raggiunge i 400 m. Non esiste un emissario, tuttavia la forte evaporazione impedisce la crescita del livello. Le acque del Mar Morto hanno una concentrazione di sali talmente alta da non consentire alcun genere di vita (donde il nome di Mar Morto). Il mare è circondato da colossali montagne, simili a muraglie inframezzate da gole profonde ed inaccessibili. Tra queste si ricordano a Est le Montagne di Moab, di cui una delle cime più alte è il Monte Nebo (m 808), dove Mosè, dopo aver contemplato la Terra promessa, morì all’età di 120 anni.

[115] Le cinque città della Pentapoli sorgevano sull’antica piana di Siddim, una penisola che sporge a Sud-Est, dividendo questa parte del Mar Morto in due parti disuguali, di cui la minore è quasi uno stagno salato di solo 6-8 m d’acqua.

[116] Giovanni evangelista chiama il luogo della predicazione di Giovanni il Battista e del Battesimo di Gesù “Betania, al di là del Giordano” (Gv.1,28) per distinguerla dalla Betania vicino a Gerusalemme, patria di Lazzaro e delle sue sorelle. Tuttavia non si conosce con precisione la collocazione di questo villaggio; recenti scoperte archeologiche tenderebbero a identificarlo con l’attuale Ennon-Sapsafas, nei pressi del wadi Kharrar, in Transgiordania. Il punto identificato dalla tradizione e qui descritta come luogo del Battesimo di Gesù si trova a 8 km da Gerico. Qui fin dai primi tempi del cristianesimo furono commemorati anche il passaggio del Giordano da parte degli Israeliti per entrare nella Terra promessa, il passaggio di Elia e il suo rapimento in cielo su un carro di fuoco e la predicazione del Battista.

[117]