Proposte di integrazioni ed aggiunte al Codex Diplomaticus

Da EFL - Società Storica Lombarda.

di DANIELE ROTA

in Mario Lupo e il suo tempo e la Misericordia Maggiore. Con manoscritto inedito e Regola Antica Bergamo, MIA, 2003, pp. 151-156


Si deve alla preparazione, alla solerzia, alla sensibilità e allo spiccato senso critico e diplomatico del dotto canonico Giovanni Finazzi da Bottanuco, di poco posteriore al Lupo, una delle prime e più attente riletture e rifiniture del Codex. Le sue considerazioni, proposte e conclusioni sono esposte in volume di non molte pagine, ma di notevole interesse: Del / Codice Diplomatico Bergomense / Pubblicato in due volumi / Dal C. M. Lupo e dall’Ar. Ronchetti / e dei / Materiali che si avrebbero a compirlo / con un terzo volume / Memoria del Can. Giovanni Finazzi (Milano, presso la Società per la Pubblicazione degli Annali Universali delle Scienze e dell’Industria, nella Galleria De-Cristoforis, 1857). Non risulta che finora sia stata scritto commento più approfondito alla maggiore opera del Lupo, della quale ne è, nell’insieme, il completamento, con l’auspicio ripetutamente espresso, di una doverosa prosecuzione nella pubblicazione dei documenti in esame, per ogni più utile conoscenza della realtà storica di Bergamo. Già in apertura di testo è possibile comprendere il tenore dell’opera: «Quando nel 1841, in una Memoria, che noi leggemmo nel patrio Ateneo, e che più tardi fu pubblicata per le stampe, Intorno agli antichi Scrittori delle cose di Bergamo, accennando alla pubblicazione del Codice Diplomatico, ideata ed eseguita con tanto applauso dal nostro celebre canonico Mario Lupo, non senza fondamento di buoni ragioni ci venne detto, come a noi pure alcuna cosa si richiedesse, di custodire cioè gelosamente, e di riparare, come meglio sappiamo, da ogni pericolo di rovina quanto ancora resta de’ genuini autografi di codesti diplomi ed istromenti. Perocché, o sieno essi per la stampa già fatti di pubblica ragione, giova pur sempre conservare gli autografi, non fosse altro per soddisfare alla erudita curiosità de’posteri, che ne fossero studiosi. Che se ancora, qual che ne sia il motivo, non furono pubblicati, è manifesta con quanta maggiore sollecitudine si debban guardare, perché al tutto non perdansene la memoria, e venga anzi tempo, se tanto giova sperare, che altri si accinga a porli pur finalmente nella pubblica luce. Imperocché, come è noto, il canonico Lupo non poté pubblicare che il primo volume del suo Codice, nel quale non sono scritture che passino oltre il secolo nono. Ne avea ben egli già in pronto per le stampe un altro volume, che sulla fine della sua vita affidò al suo valente discepolo il Ronchetti, perché lo pubblicasse, come fece poco appresso con ogni lodevole accuratezza. Ma anche questo secondo volume non arriva che verso la fine del dodicesimo secolo; mentre sappiamo pure di certo dalle parole del medesimo Lupo che egli avea allestito documenti anche pei secoli decimoterzo e decimoquarto, coi quali compiesi ad un dipresso l’opera del medio evo. [...]. E che veramente il giovane canonico Conte Camillo Agliardi si ponesse con lena a giovare ed a compiere i sudati lavori del Lupo, lo abbiamo anche da altro luogo, ove il leale maestro tributa al prediletto discepolo chiarissima lode: eruditissimo et carissimo sodali meo […].

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Postosi l’Agliardi con lena al lavoro, venne meno all’impresa, e i suoi manoscritti, dopo diverse vicissitudini, passarono sostanzialmente completi alla civica Biblioteca, ove si trova abbondante documentazione, che si riconosce parte di sua scrittura e parte dello stesso Lupo, dalla qual trasse il Ronchetti il materiale per sue pubblicazioni. Per cui prosegue il Finazzi:

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«Che se al bravo Agliardi mancò più presto, che non si avesse a temere, la lena di poter compiere tutto, che di lui si prometteva il Lupo, tantoché anche il secondo volume dello stesso Codice venne, come si è detto, raccomandato al Ronchetti; non è però a credere che molti brani degli incominciati lavori non rimanessero fra le sue carte. Certo che fra i manoscritti esistenti nella pubblica Biblioteca, ove passarono i libri del canonico Agliardi, trovansi parecchie scritture che si riconoscono parte di suo carattere e parte di quello del medesimo Lupo; le quali sicuramente dovettero appartenere ai sopradetti studi, e all’indicato compimento del sullodato Codice. Tali tra gli altri parrebbero da doversi tenere alcuni scartafacci e pieghi [...] Dai quali estratti il Ronchetti tolse in gran parte, come è facile rilevare dai confronti, i documenti per continuare le sue memorie storielle, dopo gli anni, in cui finisce il Codice Diplomatico. Oltre ai quali documenti però egli stesso il paziente Istoriografo potè trovarne alcuni altri, che, come ingenuamente dichiara nella Prefazione al secondo volume di esso Codice da lui dato alla luce, teneva in serbo per farli a tempo di comune diritto, compendiandoli se non altro nelle suddette sue Memorie storiche. [...] E forse (soggiungevamo nella sopradetta Memoria) chi cercasse fra le carte dello stesso Ronchetti con amorosa cura conservate dall’erede dei suoi libri, il sacerdote Luigi Fermi, si troveranno alcuni di questi documenti, che, aggiunti a quelli già raccolti dal Lupo e dall’Agliardi, potrebbero porgere a qualche valente amatore delle patrie cose conveniente materia, da poter porre quando che sia l’ultima mano all’opera poco men che perfetta del nostro Codice Diplomatico. Or, ciò che quindici anni fa credevamo di poter arrischiare per semplici congetture, possiamo ora formalmente asserire, che il colto e giudizioso erede delle carte, che furono del Lupo e del Ronchetti, ne seppe tenere quel conto che si meritavano, e a chi ebbe vaghezza di conoscerne il tenore non si rifiutò, gentile com’era, di venirle mostrando. E, se a noi pure per somma cortesia non tenne nulla nascosto di quel prezioso archivio, abbiamo potuto conoscere, che, oltre alle pergamene originali e copie autografe del Lupo e dell’Agliardi delle carte e diplomi, che hanno servito alla pubblicazione del primo e secondo volume del Codice Diplomatico, eranvi altre non poche originali pergamene o copie dello stesso Lupo o del Ronchetti o del Fermi medesimo, che amoroso di questi studi avea pur egli non volgare perizia di leggere così fatte scritture. Le quali ultime carte, tutte affatto inedite, cominciano appunto dove termina il secondo volume di esso Codice, e si riferiscono al secoli XIII, XIV e XV, a cui, giusta la mente dello stesso Lupo, avrebbe potuto estendersi un terzo volume, che venisse a compiere l’opera del nostro Codice Diplomatico. E poiché per il desiderio di pur conoscere quella preziosa suppellettile, di cui volentieri ci saremmo anche valuti, se o soli o con altri più valenti di noi avessimo come che sia potuto dar mano all’importante lavoro, prima che il Fermi ci mancasse, ci siamo messi più d’una volta a ripassar quelle carte, e ci venne fatto di poter raccogliere il contenuto delle principali: noi non credemmo di defraudarne i nostri concittadini, perché gli amatori di così fatti studi e delle patrie tradizioni facciano quanto è da loro, che non si lasci per avventura sperdere e dissipare questa dovizia di documenti per la nostra Storia, frutto di tanti onorati sudori, e la cui perdita sarebbe quasi irreparabile. Non è piccola infatti la raccolta di queste carte, come apparirà dall’elenco dei sommarii di esse che ne recheremo, se nove ne abbiamo riunite del decimoterzo secolo, ventiquattro del decimoquarto, trentasei del decimoquinto. La più parte delle quali sono affatto inedite o tutto al più citate in qualche piccolo frammento dal Ronchetti, quando gli occorse valersene, come egli stesso qui sopra accenna, nella compilazione delle sue Memorie storiche, secondochè verremo annotando con alcune postille che porremo a pie pagina delle singole carte che si riferiranno. Che se a queste carte e ad altre per avventura che tuttavia si potessero rinvenire nello stesso Archivio che fu del Fermi, si aggiungessero altre non poche, che, o in originale o copiate dal Lupo o dall’Agliardi, trovansi nell’Archivio capitolare o nella civica Biblioteca; se vi si potessero aggiungere delle altre, che dagli archivi dei nostri monasteri furono nei trambusti della rivoluzione francese accumulati nel comune Archivio detto di S. Fedele in Milano, ora specialmente che si provvede con alacrità e intelligenza a darvi quell’ordine che ne renda possibili le ricerche; se con più accurate indagini si facesse di aggiungervi ciò, che a questi anni si è potuto trovare negli Archivi di altre città nostre affini, che lo stesso Lupo non aveva ben potuto frugare, e che ora si sa contenere non poche di queste nostre carte, come per modo d’esempio non ha guari ci venia fatto credere dal chiarissimo Odorici e dal reverendissimo monsignor Dragoni dell’Archivio capitolare di Cremona; se per ultimo a tutte queste carte, di bolle, diplomi, istromenti, contratti, secondo la mente dello stesso Lupo, si aggiungessero altri più lunghi documenti, o civili come di Istrumenti di pace e vecchi Statuti, o ecclesiastici come di Calendarii e di Sinodi, che pur si appartengono a questi secoli, e che o in originale o in copie ed estratti preparati dallo stesso Lupo e dall’Agliardi potrebbero i più diligenti studiosi di queste Memorie rinvenire o nel civico Archivio o nel capitolare o nella pubblica Biblioteca: si avrebbe facilmente riunita una sì ricca e svariate suppellettile; da fornire più che abbastante materia per un terzo volume, che verrebbe lodevolmente a compiere l’opera del nostro Codice Diplomatico. E nella ferma fiducia che alcuni dei nostri si accingano di proposito alla bella impresa, secondo le nostre deboli forze abbiamo già tolto a darne qualche piccolo saggio, pubblicando non ha guari un nostro antico Sinodo tratto da un Codice Pergamene di Bartolomeo Ossa; come intenderemmo di pur pubblicare alcuni antichi Calendarii, de’ quali il Fermi appunto ci regalava copia autografa dello stesso Lupo, a questo oggetto da lui preparata perché gli servisse a tempo per la continuazione di esso Codice Diplomatico. E, poiché anche questo scritto non sia del tutto vuoto di qualche utile pubblicazioncella, ci piace cogliere l’occasione di qui produrre un brandello di un nostro antichissimo Statuto, che per caso ci venne a mano rovistando in un falcone di carte esistente nella pubblica Biblioteca, intitolato Notariorum excerpta, fatto appunto dal Lupo e dall’Agliardi per servire alla completa compilazione del Codice Diplomatico. Il brandello è di mano del canonico Agliardi, e precede i fogli, che hanno per titolo Memorie ed estratti dello Statuto vecchio; ed è uno strumento copiato non so da quale dei nostri antichi Notai, in cui viene prodotto un capitolo dello Stato vecchio della città di Bergamo, anteriore alle antiche Collezioni esistenti nella cancelleria della nostra città [...]”.