Ginevra Agliardi. 3.4 I giardini di Pollach

Da EFL - Società Storica Lombarda.

Torna a Ginevra Agliardi. Il progetto di Leopoldo Pollach per il giardino di villa Pesenti-Agliardi a Sombreno


3.4 I giardini di Pollach

È ora opportuno analizzare i progetti di giardini disegnati da Pollach non solo per capire l’evoluzione del suo linguaggio architettonico, ma anche per poter collocare correttamente il giardino di villa Pesenti all’interno della sua produzione.

Oltre al progetto di Sombreno, sono state fino ad oggi ritrovate solo cinque planimetrie di giardini autografe [46]: il giardino di villa Belgiojoso a Milano (1790), la proprietà di Marco Alessandri a Montecchio in provincia di Bergamo (1796), i due giardini per la contessa Mazzetti a Riva di Chieri (1796-1797), il giardino di Villa Amalia per il Marliani in provincia di Como (1799) e un disegno per un giardino ignoto pubblicato dalla Zàdor ed ora scomparso. Tutte queste planimetrie erano state corredate da Pollach con una serie di disegni raffiguranti gli edifici da costruire nel giardino. Oggi esistono solo le tavole del progetto di Riva di Chieri ed una serie di tavole sciolte appartenute a progetti oggi spariti. Come si vedrà più avanti, le planimetrie sono piuttosto differenti tra loro sia perché l’architetto austriaco, progettando, doveva tenere in considerazione i desideri dei committenti e le diversità della natura del luogo, sia perché, nel corso degli anni, Pollach mutò il suo linguaggio architettonico. Tutti i progetti che ora vedremo furono realizzati nel corso degli anni Novanta, quando il giardino inglese, dopo le sperimentazioni dei due decenni precedenti, iniziava a diffondersi anche in Italia.


3.4.1 Il giardino di Villa Belgiojoso

Nel 1790 Ludovico Belgiojoso espresse a Piermarini e, successivamente, in seguito al suo rifiuto, a Pollach il desiderio di realizzare un palazzo che, pur in città, sorgesse in un luogo tranquillo e circondato dal verde. Il luogo scelto per realizzare questo progetto fu la contrada Isara presso il corso di Porta Orientale, dove gli espropri ecclesiastici avevano liberato diversi lotti di terreno. Belgiojoso acquistò qui un terreno di quasi un ettaro, dove far costruire la villa circondata dal giardino. Belgiojoso manifestò un’attenzione particolare per il progetto del giardino, probabilmente conscio del fatto che questa realizzazione sarebbe apparsa innovativa nell’ambiente milanese. A questo proposito il Vercelloni scrive:

“Il giardino sembra essere stato la finalità principale del principe e l’edificio la sua necessaria architettura. Questo sia per l’uso che ne venne fatto dal committente, sia in relazione alle tecniche costruttive delle sale interne, che sembrano più apparati scenografici che non architetture, perché tutto è in legno dipinto, o in stucco dipinto o in stucco lisciato e decorato a “finto marmo” [47].

La tesi è confermata anche dalla Somigliana Zuccolo nelle sue ricerche sul Belgiojoso [48]. Sono già stati messi in luce nel capitolo precedente i legami del Belgiojoso con l’Inghilterra a motivo del suo lungo soggiorno in questo paese. Per la realizzazione del giardino della villa, Lodovico Belgiojoso fece fare un primo progetto in Inghilterra. Il Silva sostenne che questo fosse di Brown [49], ma la tesi venne smentita dalla Zàdor che, prima della guerra riprodusse il progetto in questione, oggi distrutto, e lo attribuì a “G. Haversfield, giardiniere di S.M. Britannica a Richmond” [50], allievo di Brown. Il giardino pensato in Inghilterra era privo di architetture e composto in modo piuttosto semplice: di fronte alla villa un vasto prato era circondato da piante ad alto fusto, un fiume curvilineo costeggiava il limite a est della proprietà e un sentiero gli faceva da pendant nella zona ad ovest.

L’impianto, chiaramente paesaggistico, fu mantenuto nel progetto finale ma venne impreziosito con diverse aggiunte. Il fiume fu introdotto nel giardino in modo impetuoso attraverso una cascata che sgorgava da un muro di roccia e allargato al punto da poter porre al suo centro un’isola su cui far sorgere il tempio di Amore. Lo specchio d’acqua fu avvicinato all’edificio e le dimensioni del prato di fronte alla villa ridotte, in modo da creare uno spazio proporzionato in rapporto con le architetture dell’edificio [51].

Il giardino venne arricchito con una serie di altri follies [52] tra cui la Torre del conte Ugolino, citazione di chiaro spirito preromantico [53] (come abbiamo visto Pollach possedeva la Divina Commedia) e il ponte levatoio, pure neomodiovale.

Esiste un dibattito [54], non del tutto risolto, sull’attribuzione al Pollach del progetto del giardino. L’ipotesi più attendibile è che il giardino sia nato da una stretta collaborazione tra il committente e l’architetto viennese, sulla base della proposta proveniente dalla scuola del Brown. È probabile che il Belgiojoso, che durante il suo soggiorno a Londra ebbe sicuramente esperienza diretta dei giardini inglesi e, come abbiamo visto, fu amico di illustri botanici (Benks), abbia influenzato il progetto nei suoi aspetti più paesaggistici, lasciando risolvere a Pollach quelli più strettamente architettonici. Pollach aveva probabilmente già osservato nel progetto di Monza del Piermarini il modo di progettare un giardino paesaggistico, ma questo contatto diretto all’inizio della sua carriera con la scuola del landscape garden segnò sicuramente un momento fondamentale per lo sviluppo del suo linguaggio.

Il giardino della villa Belgiojoso suscitò notevole interesse, perché fu il primo giardino interamente all’Inglese sorto in Lombardia e, per di più, costruito all’interno della città. I limiti del giardino venivano dilatati dalla presenza del verde pubblico fuori dalla proprietà. La villa confinava infatti da un lato con i Boschetti e dall’altro con i Giardini Pubblici e dalle sue finestre si aveva la sensazione di essere circondati da un giardino molto più vasto. Riporto in nota alcune descrizioni relative al giardino del 1794 e del 1813 [55].

Il Giardino di villa Belgiojoso è oggi il giardino più integro fra quelli progettati da Pollach. Vi sono però diversi elementi che rompono l’equilibrio ricercato con tanta attenzione dall’architetto e dal committente: da quelli più evidenti come le staccionate in legno e il playground a quelli meno appariscenti come l’errata piantumazione che, priva di fitte macchie di verde, lascia penetrare lo sguardo troppo in profondità, fino ai viali, che nel progetto dovevano avere una larghezza massima di un metro per non creare una sensazione di eccessiva pienezza, mentre oggi risultano eccessivamente ampi. Sono stati probabilmente mantenuti invece i movimenti del terreno, che nella planimetria non si riescono a cogliere. Questi delicati dislivelli e rigonfiamenti della superficie, sicuramente pensati in fase di progettazione, rompono la monotonia di un terreno piatto, creando un elegante movimento che non appare artificiale.

Come vedremo, i progetti di Pollach oscillarono sempre tra il paesaggismo e la geometria delle forme. Il giardino di villa Belgiojoso fu in fin dei conti il più paesaggistico. Al contrario, il progetto che ora analizzeremo si colloca esattamente all’estremo opposto delle creazioni di Pollach. Le altre planimetrie oscillano tra questi due estremi


3.4.2 Il giardino pubblicato su “Arte”

La Zàdor pubblicò [56] un disegno di giardino firmato da Pollach che ebbe modo di vedere e fotografare all’Archivio di Stato di Milano prima della guerra. La studiosa non specifica però né il nome del giardino né l’anno di progettazione.

Come si nota dalla planimetria, è un progetto ancora impostato all’italiana, forse per precisa richiesta del committente o forse a causa della preesistenza di alcuni elementi [57].

Il terreno è diviso in quattro terrazze [58] classicamente collegate tra loro da scale a doppia rampa. L’unico punto del giardino in cui la geometria si rompe, lasciando il posto ad una vegetazione disposta più liberamente, è nell’ultima terrazza, distretto chiamato dall’autore stesso “giardino all’inglese”.

In questo punto è situata una torre che, attraverso una scala nascosta, mette in comunicazione questo livello con quello sottostante. Lo stesso stratagemma per collegare due dislivelli è utilizzato dal Pollach anche nel giardino di Riva di Chieri. Numerose altre sono gli elementi presenti in questo giardino e anche in altri progetti, compreso quello per Sombreno: la serra, il grande potager bordato, il viale alberato, i pergolati di vite, il giardino all’olandese, l’edificio riservato al riposo.

Per quanto riguarda la datazione, che non conosciamo espressamente, si possono fare alcune considerazioni. La forte geometria che domina questa composizione potrebbe far pensare ad un’opera prima, di stile italo-francese. Tuttavia è noto che Pollach ebbe uno sviluppo abbastanza singolare nei progetti dei giardini. Infatti, in un momento in cui il giardino all’inglese stava diventando di moda in tutta Italia, cambiando le geometrie in paesaggio, l’architetto austriaco compiva un percorso differente: ebbe la sua principale esperienza all’inglese all’inizio della sua carriera, mentre fece emergere l’elemento geometrico, seppur reinterpretato, nei giardini posteriori. Questo fatto, unito alla somiglianza di alcuni elementi presenti in questo progetto con altri giardini posteriori alla villa Belgiojoso e alla probabile committenza bergamasca di questo giardino, comparsa nella vita di Pollach dopo il 1795, può far ipotizzare che il disegno appartenga alla seconda metà degli anni Novanta.


NOTE

[46] Nessuno di questi progetti è ancora oggi esistente e la maggior parte di essi non fu mai realizzata.

[47] V. VERCELLONI, Il giardino a Milano…,cit. p. 172.

[48] A. SOMIGLIANA ZUCCOLO, Un amico di Giuseppe II, Lodovico Barbiano di Belgiojoso (dalla sua corrispondenza inedita), in «Archivio Storico Lombardo», LXII (1936), 2-4, Milano, pp. 467-479.

[49] “Il disegno è di Brown, ossia il disegno commesso a quest’artista combinò perfettamente con quello che frattanto dispose l’intelligente proprietario. S.A.I. vi ha combinata la nuova aggiunta.” in E. SILVA, Dell’arte dei giardini inglesi, a cura di G. Venturi, Milano 1976, p. 261.

[50] A. ZÀDOR, Leopoldo Pollach…, cit. il disegno è riportato tra le tavole allegate all’articolo alla fine del testo pp. 347-364.

[51] TERRANOVA A.- RODESCHINI M.C., Leopoldo Pollach architetto 1751-1806, catalogo della mostra, (a cura di) Italia Nostra, Bergamo, aprile 1978, p. 14.

[52] Riporto qui l’indice del progetto scritto da Pollach su un lato della planimetria conservata alla Raccolta Bertarelli.

“Piano generale del palazzo e giardino all’inglese di Sua Eccellenza il Signore Conte Tenent Mareschiallo Ludovico di Barbiano e Belgiojoso. Eretti in Milano col disegno direzione ed assistenza dell’architetto Leopoldo Pollach Viennese dall’anno 1790 al 1793. Indice: A) Palazzo, B) Gruppo d’Ercole, C) Tempio in Antis delle Parche, D) Statua di Tetide, E) Boschetto di Venere Celeste, F) Bosco di Pini, G) Tenda Militare, H) Torre del Conte Ugolino, I) Ponte Levatojo, K) Statua di Venere Calypica, L) Tempio Monoptero d’Amore, M) Statua di Nettuno, N) Ponte rustico, O) Sarcofago di Madonna Laura, P) Grotta, Q) Statua d’Apollo, R) Sorgente del Fiume, S) Bosco di piante forestiere.

[53] Gia Franchini, su indicazione di Parini, aveva rappresentato questo tema dantesco in un bassorilievo, oggi andato perso.

[54] Nell’edizione del 1801 il Silva scrisse alla fine del capitolo “dello spazio totale”: “È sorto tra noi un superbo palazzo con giardino all’Inglese, di cui non ve ne ha forse un altro più ben inteso, né più grande nel recinto di alcuna capitali conosciuta; opera tutta dell’intelligentissimo proprietario, recentemente estinto, Lodovico di Belgiojoso, e del valente architetto Leopoldo Pollack, che ne ha diretto l’esecuzione, ed ideato le fabbriche che l’adornano” E. SILVA, Dell’arte…, cit. 1801. Dodici anni dopo il Silva non citò più il Pollach e diede tutto il merito dell’invenzione al Belgiojoso che rielaborò i disegni del Brown: “Questo giardino, per il suo riparto, per la mossa e l’andamento del terreno, per l’intelligenza con la quale è divisato risulta per un vero modello; la piantagione solo non vi corrisponde. Il disegno è di Brown, ossia il disegno commesso a quest’artista combinò perfettamente con quello che frattanto dispose l’intelligente proprietario. S.A.I. vi ha combinata la nuova aggiunta” in E. SILVA, Dell’arte…, cit. p. 261. L’esistenza di un disegno autografo di Pollach conservato alla Bertarelli porta però a pensare che la prima affermazione del Silva sia la più corretta. La questione è stata approfondita da G. GALLETTI, I Giardini, in Mostra dei Maestri di Brera, Milano 1975.

[55] La prima descrizione è del 1794 ed è quella scritta nel diario della marchesa Boccapaduli Sparapani Gentili che visitò la villa Belgiojoso durante il suo viaggio nel Nord Italia in compagnia di Alessandro Verri.

“Il palazzo del conte Belgiojoso è sicuramente della più bella architettura. Questo è fatto cinque anni sono. Vi è annesso un elegantissimo giardino all’inglese, che domina anche il giardino pubblico. Vi sono in esso dei tempietti, pagode, cadute d’acqua del Naviglio, una torretta rustica, che finge carcere, un’isoletta con ponte levatoio con varie statue ed iscrizioni, coffe house, boschetto ed alcune altre cosette graziose. Il di dentro del palazzo non è mobiliato che il primo piano e questo tutto con volte di belli stucchi, parati i muri con carte d’Inghilterra (…) vi è un gabinetto con comodo inglese, ove corre l’acqua, essendo il vaso in maiolica in declivio o sia con il buco da una parte, per qui parte ogni cosa mediante una valvola, che si alza dalla parte del foro e dell’acqua, che scorrendo velocemente porta via ogni immondezza.(…) il tutto resta chiuso da un coperchio di noce (…)vi sono poi cuscini al di sopra, dimodochè figuri un comodo di canapè” In: G. GIULINI, Milano e i suoi dintorni nel diario di una dama romana del settecento, in «Archivio Storico Lombardo», 64 , Milano 1917, pp. 362-363.

La seconda testimonianza ci viene dal Silva, che, nell’edizione del 1813 del suo trattato dedica qualche pagina alla descrizione di questo giardino (accanto a quella di villa Silva a Cinisello, villa Reale a Monza e villa Cusani a Desio). La descrizione fatta una ventina d’anni dopo la realizzazione del giardino, è quella che più si avvicina alla disposizione originaria.

“Questo suntuoso palazzo (Villa Reale) è circondato da estesi tratti di verdeggiante tappeto, disposti con bella varietà, e spontaneamente percorsi da sinuosi sentieri e dalle laterali piantagioni, che ravvivano e adornano la scena. L’erboso terreno scende al fiume, che vi deriva con vaga caduta, e lo trascorre alla manca, formando in avanti due bracci, che racchiudono un’amena isoletta, ove campeggia il tempietto d’amore. La veduta n’è brillante e spaziosa, e le interne piantagioni s’uniscono e felicemente si combinano con quelle de’ giardini pubblici, che esteriormente le attorniano. È situato dentro alla città e non in parti remote, e vi sembra d’essere trasportato ben lontano. Prendendo il largo sentiero sulla destra a’ fianchi del palazzo, vi trovate tra poco al tempietto delle Parche. Il suo frontespizio è sostenuto da colonne e da pilastri ionici di un bel marmo ed il frontale ed il vestibolo sono ornati di relativi bassorilievi. Più in là troverete una statua augusta d’Ercole sopra uno scoglio che declina al prato. Riprendendo lo trascorso sentiero, vi mette ad un vago circolar boschetto formato da robinie, nel cui centro havvi la statua della Venere de’ Medici.

Di la entrate in deliziosa vallata, che fa capo ad una grotta, che la racchiude, dalla quale sortendo vi troverete in uno spazio ameno, guarnito d’erbe e di fiori, e circondato d’arbuscelli e piante aggruppate. Ivi è riposto l’elegante serbatoio pei fiori, il cui dorso s’appoggia ad un massiccio d’alberi; vicino havvi il giardino olandese. La continuazione de senteri vi guida alla collinetta, sulla quale debbe regnare un tempio e d’onde la veduta è vaga. (Non esiste nel progetto ne un altro tempio oltre a quello d’amore e delle parche ne il giardino all’olandese con il serbatoio).

Scorrendo per la circolar valle, che forma la collinetta guadagnate il bosco de’ pini, ove più in avanti in aggradevole e ridente distretto risiede la tenda greca (doveva essere militare) (…) passand’oltre v’appare la ruvinata torre del conte Ugolini, su cui porta è scritto: Uscite di speranza o voi ch’entrate. Nell’interno è praticato un gabinetto gotico, d’onde la vista scorre sul sottoposto giardin pubblico. Un annoso salice piangente (non disegnato sul progetto)l’investe e la nasconde in parte, rendendola oltremodo pittoresca; e quivi fra i rottami ed i rimasugli dell’antica rocca l’acqua del fiume forma un piccolo stagno, e scompare. Scendendo dal rialto, attraversate il ponte, praticato con bel congegno, che introduce all’isola di Amore. Il suo tempietto monoptero è elegante e di bell’aspetto, e sul piedistallo del Dio di Gnido che posa nel centro della cella, vi è scritto:

Des chagrins brisons la chaîne,

Semons des fleurs sur nos pas:

Un chemin bien courtnous méne

De la naissance ou trépas.

Varcato un altro ponte, percorrete le molli rive del fiume, adombrate da piante e da vaghi arbusti. Sulla ripa più alta giace l’urna di Laura, sulla quale il divino cantore ha inciso: Non la conobbe il mondo mentre visse, ma ben la conobb’io, che qui la piango.

Passando sotto la vicina grotta vi si affaccia un ristretto e breve sentiero rettilineo, e più in basso trovate ridenti ricoveri e cammini in riva al fiume. In avanti varcate lo scoglio, d’onde si getta il fiume nella sua entrata nel giardino, e pervenite in un ameno spartimento di rare piante, che da questa parte fiancheggiano il palazzo.” E. SILVA, Dell’arte…, cit. pp. 259-261.

[56] A. ZÀDOR, Leopoldo Pollach… cit. tavola non numerata.

[57] Probabilmente il giardino doveva essere realizzato in provincia di Bergamo perché si legge la scala è in braccia Bergamasche.

[58] L’indice purtroppo è poco leggibile e per questo motivo mancano diverse voci: A - Casa , E - Contorno a fiori, H - Pergolati, I - Parter a fiori all’italiana, L - Ortaglia grande, M - Serra d’agrumi, O - Bosco a frutti, P - Grotta con scala segreta che porta a una (…) superiore, Q – Scala che conduce al giardino all’inglese, S – Gabinetto…in forma di torre, T – Viale di (…) V – Sala con gabinetto annesso… compagnia.