Castello di Cenate Sotto - FASE IV

Da EFL - Società Storica Lombarda.
La realizzazione della Rocchetta del castello (Fase IV, fine del XIV secolo)

Vai a Lupi

Torna a Castello di Cenate Sotto

Gabriele Medolago – Francesco Macario, IL CASTELLO DI CENATE SOTTO E LA FAMIGLIA LUPI, pp. 39-40:


LA REALIZZAZIONE DELLA ROCCHETTA DEL CASTELLO (FASE IV, FINE DEL XIV SECOLO)

Alla fine del XIV secolo, probabilmente sorgendo difficoltà per la difesa dell’intero perimetro fortificato esterno, si creò una fortificazione interna di perimetro più ristretto, riutilizzando edifici già esistenti, probabilmente corrispondenti a quello che nel 1373 era l’ospizio di Guglielmo Suardi. Questa struttura si configura come un vero e proprio “castello del castello”, un’area maggiormente fortificata, più concentrata e quindi di più agevole difesa. Si tratta di quella che nelle fonti viene chiamata Rocchetta del castello . Essa fu una delle ultime opere fortificatorie del castello, fu realizzata inglobando e sovralzando le strutture precedenti della fase III, comprendendo probabilmente l’intera area occupata dall’ospizio ed i relativi edifici. Le murature presenti sono di minor qualità rispetto a quelle delle fasi precedenti, il materiale è però il medesimo, ma ben distinguibile per la mancanza di bisello agli angoli. Sul lato ovest della Rocchetta si nota ad un’altezza di circa 8 metri un’apertura di finestra con un arco ribassato bisellato costituito da due conci, databile certamente agli ultimi decenni del XIV secolo. La struttura è avvicinabile come tecnica alla seconda fase della torre della piazza di Trescore, corrispondente al sovralzo della stessa, in particolare all’apertura del terzo piano.

La Rocchetta venne verosimilmente eretta a seguito delle vicende belliche di cui abbiamo notizia fra il 1390 ed il 1398 e fu probabilmente opera o di Guglielmo Suardi, morto nel 1391, o, più probabilmente, di suo figlio Enrico, attivissimo nelle lotte fra guelfi e ghibellini, che morì nel 1403. Difficilmente si può andare oltre questa data, infatti questi, morto per ferita in combattimento, lasciò quattro figli pie coli, tutelati dalla madre, il maggiore dei quali aveva cinque anni.

È probabile che nel medioevo accostati ai muri perimetrali del castello fosse presente una serie di edifici residenziali. La traccia evidente di questa presenza è riscontrabile al livello degli attuali locali cantinati con caratteristiche medioevali che sono ancora visibili sia accostati al lato est, sia al lato sud. I locali interrati ad est sono, partendo da sud, escludendo la cantina al piede della torre, un ampia cantina con a volta a botte in senso est-ovest, nella quale nel XVI secolo sono state aperte alcune finestre a bocca di lupo. Fra questa cantina e la torre si trova uno spazio nel quale venne edificata una scala, che portava ad un pianerottolo posto ad est. Da esso si accedeva a sud, per mezzo della porta della torre ai piani superiori della stessa e tramite una porta ai locali posti a nord. Quest’apertura presenta arco ribassato con pronunziata lavorazione a bugne ed ampio bisello. Il raccordo fra gli stipiti e l’arco appartiene ad una tipologia caratteristica della Val Cavallina e dell’alto Sebino. Si tratta di un arco ribassato che si appoggia sulle spalle solamente attraverso l’angolo dell’intradosso dei conci laterali dell’arco.

La seconda cantina, posta a nord di questa, presenta una volta in pietra nello stesso senso della precedente, collegata ad essa mediante una porta in pietra dura locale con piedritti sporgenti, realizzata a quanto sembra in epoca recente, riprendendo caratteristiche di aperture medievali. Le pareti sono intonacate e non consentono di individuare la posizione delle aperture originali.

La terza, ancora più a settentrione, è anch’essa con volta in pietra a botte, alla quale si accede da un’apertura simile alla precedente, senza però piedritti sporgenti. Anche in questo caso le pareti sono intonacate.

Verso est e verso nord si aprono due ulteriori aperture della stessa tipologia. Quella ad est è piuttosto stretta e fu nell’ultima ristrutturazione ripristinata ed allungata in basso di 75 cm. Quella verso nord è la più ampia e consente l’accesso alla cantina posta in senso est-ovest. All’interno di questo vano si trova un pilastro che sorregge due arcate di rinforzo della volta, realizzate con la ristrutturazione operata dal Canonico Lupi nel 1767-1772.

Tutte e tre queste cantine sono certamente state realizzate in epoca medioevale, ma sono state collegate fra di loro ed alla cantina più a nord probabilmente con l’intervento Lurà. Bisogna inoltre notare la differente larghezza di queste cantine, tutte disomogenee fra loro. Probabilmente ognuna di esse era il piano interrato, o più probabilmente seminterrato, di un edificio posto in aderenza al perimetro del castello. Dobbiamo quindi considerare che accostati al lato est si trovassero almeno tre corpi edilizi.

Anche accostato al perimetro sud si trovano degli ambienti ipogei. Il primo, sotto l’attuale cortile a sud-est, in aderenza alla grande cantina vicino alla torre sud-est, non è oggi visibile in quanto riutilizzata, forse nel XVIII secolo, per realizzarvi una cisterna che fu anche impiegata per alimentare una fontanella che si trovava nel giardino posto a sud e che è stata rimossa durante l’ultima ristrutturazione. Immediatamente ad ovest di questa cantina si trova un altro locale interrato di forma quadrangolare, coperto da volta in pietra, anch’esso riferibile ad epoca medioevale. Sul lato di quest’ultimo ad ovest si trova una rampa in ciottolato che ricalca probabilmente il già citato antico percorso di accesso all’esterno del complesso. Oltre la rampa, in corrispondenza dell’angolo di sud-ovest, si trovano diversi ambienti seminterrati che oggi risultano fortemente manomessi, ma che probabilmente in passato dovevano essere afferenti ad una serie di altri corpi edilizi posti in corrispondenza di questa parte della cortina muraria.

In definitiva le tracce visibili suggeriscono l’impressione che questi ambienti sotterranei corrispondessero in passato ad una serie di corpi in elevato che si sono solo parzialmente conservati a seguito delle successive ristrutturazioni.