Angelo Bonicelli
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Da Ars et Caritas. La collezione d’arte degli Istituti Educativi di Bergamo, a cura di FERNANDO NORIS E NIVES GRITTI, Bergamo, Bolis, 2007, pp. 46-47:
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Ritratto del cav. Angelo Bonicelli
Olio su tela, cm 77 x 74 Giacomo Calegari (Piazza Brembana, Bergamo 1848 - Bergamo 1915) Firmato e datato: G. Calegari E 1896 Inventario 2003: n. 93 L’opera raffigura un distinto signore, l’ingegnere architetto cavaliere Angelo Bonicelli di Bergamo, benefattore del Conventino. Nell’elenco delle eredità ricevute dall’istituzione dopo il 1872 è citato il suo testamento olografo del 1° gennaio 1893, in seguito depositato dal notaio Adolfo Melchiorri Campana il 21 luglio 1894. Dalla stessa documentazione si apprende che su delibera del 1° agosto 1896 fu eseguito in sua memoria un ritratto a olio dal pittore Giacomo Calegari: si tratta del ritratto in esame, che è chiaramente firmato e datato dall’autore. La data è inoltre interessante, perché dimostra un’attenzione particolare della città nei confronti dell’istituzione verso l’ultimo decennio del secolo, che si concretizza attraverso lasciti e donazioni significative. Curiosamente, il pittore Giacomo Calegari in questo periodo si trova a ritrarre altri benefattori, nel 1891 il Professor Elia Zerbini per la Congregazione di Carità di Bergamo e nel 1906 il Signor Cherubino Zanchi per la quadreria dell’Ospedale di Bergamo. Anche quest’opera, da segnalare nel catalogo dell’artista, si colloca nel filone del ritratto su commissione, in cui lo stesso si specializzò, contando sempre su un ampio ventaglio di richieste pubbliche e private, laiche e religiose. Calegari, infatti, è stato particolarmente apprezzato per la sua capacità di “corrispondere alle aspettative dei suoi committenti nel rendere con misurata sobrietà di tratto e di toni i soggetti nella loro individualità, senza esasperazioni o forzature nel sottolineare pregi o difetti” (Rebora 1992). Il nostro ritratto si presenta compassato e austero, poiché l’autore è attento a sottolineare la specifica condizione sociale di appartenenza, in questo caso alto-borghese. Un tocco di vivacità si riscontra nel fondo, che con rapide pennellate rimanda idealmente a una tappezzeria fiorata: sembra quasi dialogare con il volto del personaggio, sdrammatizzandone il tono. È una materia densa e corposa, che ricorda lo stile di un altro grande ritrattista contemporaneo, il più famoso Ponziano Loverini. L’intensità espressiva del volto e la vibrazione dello sfondo contrastano con la resa statica e troppo voluminosa del busto, dove la pennellata appare più impacciata e non senza pentimenti in corrispondenza della goffa manica. L’opera, allusivamente ambientata in un interno signorile, non presenta ulteriori riferimenti d’arredo, tranne la spalliera di una seggiola evidenziata da un grazioso e rapido tocco di luce.
BIBLIOGRAFIA:
Eredità del Conventino dal 1872 in avanti (Ms. in Archivio di Stato, Istituti Educativi, n. 117, 1897).