Vittorio Lupi (07)

Da EFL - Società Storica Lombarda.
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(n. Bergamo, 13 febbraio 1567 † 12 giugno 1627)

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Laureato in medicina

Sposa Bergamo, Pignolo, S. Alessandro della Croce, chiesa delle Convertite, 5-2-1592, Giovanna Rota


GABRIELE MEDOLAGO, Il castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, pp. 274-279:

Nacque all’alba del 13 febbraio 1567 da Adriano di Pietro e da Elisabetta Alessandri a Bergamo. Studiò medicina, certamente a Padova, ed ottenne la laurea; a partire dal 1592 lo troviamo come medico, figlio del fu Adriano.

Fu letterato e mecenate di studiosi. Non diede alle stampe nulla, ma in un volume della fine del XVI secolo, che nella seconda metà del XVIII secolo si trovava presso il conte cavalier Giovanni Battista Gallizioli, si trovavano alcune sue Rime sopra la morte della Signora Decia Rota Alla Nob. Sig.ra Antonia Bonasi Rota sua madre nell’Anno 1592 13. Marzo che spirò il 13 gennaio 1592.

Il 5 febbraio 1592 nella chiesa delle convertite nella parrocchia di Pignolo sposò Giovanna, figlia di Giacomo Rota e di Antonia Bonasi. Celebrò Don Giovanni Francesco Foresti, testimoni furono Don Francesco Carrara e Pietro Locatelli ed Antonio Camerata. Non ebbe figli.

A lui fu dedicata, con lettera di Antonio Bozzola del 18 novembre 1600, l’opera del medico Antonio Pasini: Annotationi, & | EMENDATIONI | Nella Tradottione | dell’Ecce.| P. ANDREA MATTHIOLI | De’ cinque Libri della | materia Medicinale di Dioscoride Anazerbeo,| Fatte dall’Ecc. Medico Fisico Antonio Pasini. | In questa seconda edittione dedicate all’Ill. & Eccell. Sig. | VITTORIO LUPI | Con licenza de’ Superiori. | IN BERGAMO, Per Comin Ventura. cIc Ic c. | L’anno del Santiss. Giubileo. | Ad instanza degli eredi di Tomaso Bozzola.

Redasse un primo testamento sabato 31 ottobre 1609 nello studio del notaio Aurelio Maldura, lasciando eredi le monache del Paradiso di Borgo San Tomaso, salvi Legati alla moglie e ad altri. Lasciò tutti i libri alla biblioteca dei Padri di Santa Maria delle Grazie di Bergamo ove voleva essere sepolto ed a loro lasciò anche i dipinti dei pontefici. Lasciò un Legato all’Ospedale ed uno alla Mîa, alla chiesa della Trinità, a quella di San Bernardino di Borgo Sant’Antonio, alla cappella del Santissimo Sacramento in Sant’Alessandro di Pignolo. Il testamento olografo fu sottoscritto dai notai Aurelio Maldura, Medoro Valle e Bernardo Rota.

Nella riunione del 5 febbraio 1612 del Consiglio della Confraternita del Santissimo Sacramento di Pignolo il Lupi, che ne era ministro, lesse il testo della Regola, che fu poi corretta ed approvata in quello del 12. Essa fu poi data alle stampe come: Ordini, & Constitutioni | Della Ven. Scuola, & Compagnia del Santissimo | CORPO del N. S. Giesu Christo | Radunata nella Chiesa di Santo Alessandro | dalla Croce di Bergamo | Raccolte dall’antica Regola di essa, & insieme dal | libro dell’isteßa Compagnia di S. Pietro | di Roma, | Alla quale è già molto tempo aggregata: | Et Parti fatte modernamente da essa con la | debita Riformatione | Per decreto delli Mag. Reggenti di essa, per più | facile gouerno, & a beneficio della | sudetta Compagnia. | Con l’auttorità de’ Superiori. | IN BERGAMO. M D C X I I. La dedicatoria è del 26 febbraio.

Il 19 marzo un sindacato di 70 e più persone con 65 voti favorevoli stabilì che il dominio e reggenza della Chiesa di Sant’Alessandro della Croce spettasse al Consiglio della Confraternita del Santissimo Sacramento. Fu approvata nel Consiglio del 21 maggio e venne sottoscritta dal prevosto e dal Lupi che era ministro per quell’anno, deputati. A seguito di questo venne pubblicata una Vnione | ET COMPOSITIONE | Della chiesa di S. Alessandro | della Croce | Con la Ven. Scuola del Santissimo Sacramento | in essa situata, | Oue si vede, come per il Vicinato è stata leuata la | consuetudine di crear ogn’anno li quattro | Sindici soliti eleggersi per il | governo suo. | Con la translatione del Dominio di reggerla nel Magni-|fico consiglio di essa Veneranda Scuola, con l’interuen-|to, & consenso del M.R.Sig. Preuosto, & con l’autto-|rità, & Decreto del Reuerendiss, & Illustriss. Vescovo | Seguita alli 19. && 22. Marzo. 1612. | Con l’autorità de’ Superiori. | In Bergamo, Per Comin Ventura. 1612. Essa, come si trova al colophon fu stampata a Bergamo dal Ventura nell’aprile e maggio 1612 ed era stata composta da Vittorio Lupi ministro della Confraternita. Stranamente secondo il Vaerini l’estensore è Lodovico Brigenti.

Il Lupi fu fra i reggenti del Sacro Oratorio nell’anno 1612 come ministro e contribuì al La Regola | ORDINI, ET CONSTITVTIONI | Della Pia, & Honorata Confraternità | del Sacro Oratorio, | Instituita, & radunata nella Chiesa di S. Alessandro in | Croce, fatte dalla sua origine sin’al presente giorno | Con la debita reformatione di tutto il suo | Gouerno, | Per Decreto, & Terminatione di essa, fatta nella sua Congre-|gatione Generale sotto il 29. Giugno. 1612. | Stabilite, & approuate con l’auttorità del Mag. Consi-|glio della Ven. Scuola del SS. Sacramento, alla | qual è unita, sottoposta, e raccomandata. | Con licenza, & confermatione de’ Superiori. | In Bergamo, Per Comin Ventura. 1612.

Fu ministro e consigliere della Confraternita del Santissimo Sacramento per il 1613, ebbe l’approvazione ducale il 13 aprile 1619 indizione II, a lui notificata il 14 dicembre. Ecco il testo: Statuti, & Ordini | Nuovamente fatti, & stabiliti per il Mag. | Consiglio della Veneran. Scuola del | Santißimo Sacramento, | Radunata nella Chiesa di S. Alessandro in Croce, | Per il retto, tranquillo, e Politico Gouerno suo | in tutte le attioni, | Et in Corretione, Emendatione, & aggionta di quanto faceva | bisogno, & era necessario, sino al presente tempo. | Con li Decreti opportuni ancora, perche con ordine, & a ruota | si celebrino le Messe per tutti li R. Capellani, oltre il | notarsi a libro doppo la celebratione. | In Bergamo, Per Comino Ventura. 1613.

Come ministro lo troviamo sino al 23 gennaio 1614, nel 1617 e poi nel 1620 [1845].

Stese LA | REGOLA | DEL VEN. CONSORTIO | DI | S. SPIRITO, | ET S. GIOVANNI | Vniti insieme | Modernamente fatta per Decreto delli Magg. | S.S. Reggenti suoi per più. facile, & più per-|fetto gouerno di esso pio luogo. | Con Licenza de’ Superiori. | In Bergamo per Valerio Ventura L’anno 1617. di [8], 102 pagine, reg. a2, A-M2, 192x143 mm, la dedicatoria dell’autore al Podestà Bernardo Valiero è in data 4 agosto 1617. Essa venne riedita nel 1667: LA | REGOLA | DEL VEN. CONSORTIO | DI | S. SPIRITO, | ET | S. GIOVANNI | Vniti insieme.| Modernamente fatta per Decreto delli Magg. SS. | Reggenti suoi per più facile, & più perfetto | gouerno di esso Pio luogo. | In Bergamo 1617., & in Milano 1667. | Nella Stampa di Lodovico Monza. di 108 pagine, reg.a2, A-M2, N3, 203x150 mm.

Fu nel Consiglio di Bergamo negli anni 1616-1617, 1619-1622, e 1624-1625, 1627.

Il 15 giugno 1621 nello studio della propria abitazione situata nel Borgo Sant’Antonio stese il suo testamento olografo, lo sigillò con il proprio sigillo con il suo stemma e lo stesso giorno lo consegnò al notaio Giovanni Battista fu Giulio Bottani nello studio di quest’ultimo a Bergamo nella vicinia di San Cassiano.

Iniziò il testamento affermando di aver consumato tutta la sua vita in studi filosofici e medici ed annullò poi il testamento del 1609 ed eventuali altri. Ordinò che il suo corpo fosse portato nella chiesa delle Grazie degli zoccolanti riformati francescani, “cinto con le sue funi”, dentro il cancello della cappella di San Giovanni, chiedendone la licenza al nobile Alessandro Grasso, patrono della cappella, od ai suoi eredi, sotto i “mattoni o pietra” del sepolcro nel quale giaceva Antonia Bonasi sua suocera morta il 19 gennaio precedente, nel quale voleva fossero traslate le ossa dei suoi antenati “ivi contigui”, benché avessero l’antico sepolcro nella cattedrale di San Vincenzo con la cappella di San Giorgio istituita da Detesalvo.

Nominò eredi il fratello Pietro ed il cugino Corrado fu Orazio e dopo di loro i maschi legittimi e naturali che, giunti ai sedici anni, bene istruiti nelle lettere umane e nel greco, fossero andati all’Università di Padova occupandosi di logica, filosofia e medicina, teorica e pratica, per sette anni continui e, addottoratisi, fossero venuti a Bergamo e vi avessero esercitato la professione medica. Sarebbero dovuti essere preferiti sempre coloro di entrambe le linee che avessero età maggiore. Nel caso una linea si fosse estinta sarebbe succeduta l’altra, come pure se quelli di una linea non avessero voluto dedicarsi a questa professione sarebbero succeduti quelli dell’altra in numero di due. Sarebbero poi dovuti succedere i discendenti del capitano Giovanni Maria Lupi, ma non riducendosi tutto il Legato in un solo soggetto, e poi di grado in grado gli altri di casa Lupi e se si fossero estinti anch’essi tutti i discendenti nati da donne della famiglia che si fossero però chiamati “di Lupi” con lo stemma degli stessi e con il nome di Vittorio, Adriano o Pietro. Mancando anche questi, la Città di Bergamo avrebbe potuto eleggere due di una famiglia onorata appartenente al Consiglio cittadino che avesse figli adatti, ingegnosi, che si prendessero il nome e lo stemma di Lupi e con uno dei detti nomi. Egli in pratica voleva che in Bergamo ci fosse sempre una famiglia Lupi e che si perpetuassero i nomi del suo ramo.

Nel caso in cui nessun Lupi volesse studiare medicina, dai suoi beni si sarebbero ricavati 100 scudi per far studiare a Padova un giovane della città di Bergamo. In caso di omissione o di controversia avrebbero deciso i consoli di Giustizia. Se non si fosse realizzato nulla di quanto previsto dal Legato vi sarebbero subentrate le monache del Paradiso.

L’eredità sarebbe stata in perpetuo sottoposta a fedecommesso strettissimo senza poter mai venir diminuita od alienata anche se ciò fosse stato concesso dalle leggi.

I beneficiari del suo Legato avrebbero dovuto prestare la loro opera nell’ospedale di San Marco come medici senza alcuna mercede, visitando quotidianamente, ovvero, non potendo farlo, dare 40 scudi da 7 lire all’anno perché il consiglio scegliesse annualmente altri medici idonei. Lasciò un usufrutto vitalizio alla moglie Giovanna Rota e l’uso dei mobili e della casa vecchia dove egli abitava e che aveva acquistato nel 1596 da Orazio Cologno, ma prescrisse di chiudere con muro i due usci che portavano nelle due camere contigue alla sala, sempre che essa avesse vissuto in stato vedovale e non avesse riscosso la dote di 3925 scudi, oltre alla controdote di 400 scudi assegnatale con atto di Francesco Moioli del 22 aprile 1593, a seguito di accordi del 1592 [1848].

Lasciò 25 scudi di Legato alla Confraternita di Sant’Alessandro della Croce.

Alla sorella Maddalena lasciò il godimento della casa contigua alla sua, acquistata dal fu Ventura Carrara dai fratelli e dal cugino, chiudendo con muro i già citati due usci e quello della camera sopra verso le strade.

Lasciò un vitalizio al fratello Don Antonio ed uno al fratello Fra’ Adriano, al fratello Barnabita Fra’ Diodoro e ad altre persone.

Lasciò tutti i suoi libri di qualsiasi tipo al primo dei suoi eredi che volesse addottorarsi in filosofia e medicina, ordinò di farne un inventario e che non fossero mai venduti. Ad essi sarebbero stati aggiunti quelli man mano acquistati dai beneficiari del Legato.

Ordinò che i dipinti ad olio di pontefici, duchi, cardinali e senatori fossero sempre appesi nella camera e nelle sale della sua casa vecchia abitata dai suoi eredi medici.

Lasciò un Legato di 500 scudi alle monache del Paradiso, uno di 1433 e 2/3 da 7 lire alla Confraternita del Santissimo di Pignolo, da aggiungersi allo stipendio dei cappellani che vi avessero risieduto e cantato la Messa quotidiana come si faceva in Santa Maria e nella cappella Colleoni. Specificò che questo Legato non sarebbe andato a favore di alcuni religiosi i quali si erano risolti sotto la setta Deleida di farsi patroni di ogni cosa, et ussurparsi il tuto con vani, et falsi pretesti, spogliando del tutto la veneranda Scola. In caso di distruzione della chiesa e confraternita o di suo trasferimento, stabilì che in questo Legato sarebbero subentrati i Cappuccini, le monache del Paradiso e le Orsoline.

Lasciò anche un Legato alle Madri convertite ed alle orfanelle per le rispettive malate, con la clausola che se ne fossero servite per altri usi sarebbe succeduta la spezieria dell’ospedale.

Fece lasciti al Consorzio di Santo Spirito in Borgo Sant’Antonio per far leggere i casi di coscienza i giorni di festa e se questo non avessero accettato il lascito sarebbe passato alla chiesa di Pignolo e, se nemmeno questa avesse accettato, per maritare ogni anno 30 ragazze scelte dal consorzio con 50 lire ciascuna, due di Cenate, una di Redona e le altre della città, borghi e sobborghi, un Legato di agnelli ai poveri. In caso di non accettazione sostituì la compagnia della Trinità per i casi di coscienza e per vestire i poveri con vestina, berrettina e cappello dello stesso colore.

Lasciò un legato per costituire un censo da destinarsi alla comunità di Bergamo per i poveri vergognosi, cioè i nobili decaduti, proposti dal Consiglio della Città, ai carcerati per debiti non infami ed il resto al consorzio dei carcerati ed uno di 4˙000 scudi da 7 lire ciascuno, da investirsi in un censo o sul sacro monte od in proprietà per ricavarne almeno 150 scudi annui, destinato al Comune di Bergamo. Ogni anno, convocato il maggior consiglio, si sarebbero dovuti estrarre i nomi dei poveri vergognosi proposti dai consiglieri e poi ballottati, dando un’elemosina di 25 scudi a Pasqua, imbussolare poi il nome di carcerati per debiti non infami e dare loro 25 scudi, se il debito ammontava ad una cifra minore si sarebbe dovuta dare la differenza al Consorzio dei Carcerati per persone che potevano liberarsi.

Il consiglio avrebbe poi dovuto scegliere di tempo in tempo un giovane ben noto per ingegno e buone qualità, ben istruito nelle umane lettere, non minore di 16 anni, da mantenere allo studio di Padova per sei anni continui con 100 scudi da 7 lire annui dal suo Legato restandovi anche estate ed autunno, per studiare logica, filosofia, medicina ed in particolare chirurgia, per poi esercitare a beneficio della città. Quando poi fosse stato eletto chirurgo dell’ospedale avrebbe dovuto servire tutto l’anno con salario di soli 12 scudi annui, oppure in caso di omissione pagare 30 scudi annui all’ospedale. Se una volta laureato non avesse voluto venire ad esercitare in Bergamo avrebbe dovuto restituire i soldi ricevuti. Tornato dottorato avrebbe dovuto presentarsi davanti alla Bina dei Rettori ed il consiglio avrebbe dovuto subito eleggere il successore. Gli anziani del consiglio dovevano informarsi della condotta dello studente a gennaio e febbraio e se si fosse comportato male avrebbero dovuto eliminarlo. Se un Lupi avesse voluto addottorarsi sarebbe stato sempre preferito. Se la città non si fosse fatta carico della cosa, sarebbe succeduto l’Ospedale, oppure la Mîa.

Lasciò altri Legati a varie persone ed enti fra cui la chiesa della Trinità, la scuola della Concezione delle Grazie, la confraternita del Rosario, la scola del Carmine al Soccorso, i Mendicanti, Santa Maria di Sotto, la Madonna di Santa Caterina, quattro some di frumento in pane e due carri di vino ai poveri, tre brente ai Padri riformati con 200 pani ed una ai Cappuccini con 100 pani, varie Messe a tutti gli altari privilegiati in città, nella chiesa delle Grazie, nei Monasteri del Carmine, Sant’Agostino, San Bartolomeo, Cappuccini, Sant’Alessandro, Santo Spirito.

Gli eredi avrebbero dovuto dare 7 lire a quelli che facevano la questua per il riscatto degli schiavi. Lasciò loro anche l’obbligo di dare 28 lire imperiali per maritare una zitella, il giorno di Pasqua offrire il pranzo ad un uomo ed una donna poveri vecchi e 20 soldi ciascuno, albergare dando loro cena e dormire dieci pellegrini all’anno, oppure 12 soldi ciascuno. Se non lo avessero fatto loro l’onere sarebbe passato al Consorzio di Santo Spirito.

Gli eredi dovevano pagare ogni anno 24 scudi da 7 lire, 6 ciascuna, da usarsi per l’affitto per cinque anni per quattro famiglie povere di buona vita, di diversa agnazione ed onorate, da scegliersi dal Consiglio della Confraternita del Santissimo Sacramento di Pignolo. Se gli affitti, che allora erano altissimi, fossero scesi, il Legato avrebbe potuto esser ridotto, ma a non meno di 12 scudi. Avrebbero anche potuto essere ospitati nelle sue case.

Ordinò che gli eredi avessero tutte le sue case in Borgo Sant’Antonio dopo la morte di moglie e sorella. Ne vietò la vendita od alienazione anche parziale, permuta compresa. Fra gli eredi sarebbero stati preferiti il fratello Pietro ed i suoi figli maschi legittimi e mancando essi il cugino Pietro Lupi e discendenti.

Ordinò la vendita da parte dei commissari delle argenterie, ori, anelli, gioie, che vi erano in casa, vesti comprese, tranne quelle per la moglie, e che il ricavato fosse usato per i Legati, come pure tutti i soldi che avesse avuto. Gli anelli d’oro sarebbero però rimasti alla moglie ed anche eventualmente “il rubino e diamante”, da riconsegnare alla morte.

Si sarebbe dovuto fare un inventario di stabili, denari, polizze, lettere, scritture e di ogni cosa, tranne dei mobili lasciati alla moglie, tutto con rogito da consegnare al cancelliere di città. Lasciò la casa dove abitava, acquistata da Orazio Cologno ed in parte da Ventura Carrara, fratelli e cugino, ed altre contigue acquistate da altri, con stallo, stalletto ed altro a Redona di San Lorenzo, vicinia extra mœnia, acquistati da Bettino Cornolti di Cortenuova, un terreno contiguo acquistato da Giovanni Battista Ballis di Alzano, una casetta contigua allo stalletto, acquistata da Don Silvestro Gallizioli e da Cabrino Cabrini pittore, oltre al fondo delle case al fratello Pietro Lupi e successori. Al cugino Corrado lasciò la possessione posta a Redona detta Frangerolo con case, giardino, boschi ed altro, acquistata dai fratelli Bartolomeo e Dario Bonetti con tutte le tine, valselli ed altro. I valselli della casa e di quella di Cenate sarebbero rimasti al fratello Pietro.

Questi beni avrebbero dovuto rimanere nella famiglia Lupi per primogenitura legittima e naturale come fedecommesso, vietando doti e deduzioni.

Se le opere pie fossero rimaste sospese per qualche impedimento, guerra o peste, cessati questi, avrebbero dovuto ricominciare.

Scelse come commissari i dottori conte e cavaliere Giovanni Grumelli, Girolamo Agosti, Pietro Brocco, Felice Zanchi, Pietro Mapelli. Ad essi gli eredi avrebbero dovuto dare il primo anno una tazza d’argento fino con lo stemma della famiglia Lupi del valore di 20 scudi. Quando uno fosse morto od avesse rinunziato i rimanenti avrebbero dovuto eleggere il successore e morendo o rinunziando tutti sarebbe succeduto il Consiglio dell’Ospedale.

Se egli stesso non avesse fatto scolpire in marmo la propria lapide sarebbe stata fatta secondo le sue indicazioni.

Al di sopra avrebbe dovuto esservi lo stemma di famiglia, in forma nobile, sovrastato dal motto

Vndæ De Vndes

poiché nello stemma vi erano dapprima le onde dalle quali si credeva che la famiglia fosse venuta dalla città di Ondes per le guerre e stabilita nel Bergamasco, con Detesalvo Lupi che sarebbe stato capitano di quel principe. Il Lupo era il suo simbolo, il fiore di margherita lo stemma di quel principe che glielo aveva donato.

Dovevano seguire le parole:

Si Parva Magnis, Si Artem Medicam licet cum re Militari

Conferre

Vt hac insignis Eques in ea Detesalvus Lupus Peditatus Veneti

Generalis Præfectus anno . 1430. sub Duce Foscaro, cui, uti et

summis alijs Principalibus, præcipue Eugenio. IIII. Pontifici Max.°

carissimus semper vixit, ad Familiæ Lupæ ampliora commode

et decus, honores, et hopes acquisivit. Sic illa Victorius Lupus

Med.æ ac Phiæ Doctor .D. Adriani ex D. Petro filius ex eo recta

linea descendentes, eidem ad Delitias Villulam hanc comparavit

Anno 1621.

Il 1° giugno 1625 nel suo studio iniziò la stesura di un codicillo che finì il 10 dicembre e che venerdì 12 consegnò al notaio Giuseppe fu Bartolomeo Casizzi, presenti anche i notai Giovanni Battista fu Annibale Bonetti e Zaccaria fu Stefano da Norate [1849]. In esso si definisce medico fisico collegiato. Diminuì il Legato per la scuola di Sant’Alessandro per la residenza di un cappellano mercenario da 1˙400 a 500 scudi. Revocò il Legato alle convertite a cui lasciò solo 10 lire e quello di 200 scudi alle orfane cui lasciò pure 10 lire. Revocò anche altri Legati a persone. Ridusse i 500 scudi per le monache del Paradiso a 300 ed il legato alla chiesa della Maddalena da 50 a 30 scudi. Sostituì a Pietro Mapelli Felice Zanchi come commissario. Ordinò che se la moglie gli fosse premorta sarebbero stati pagati alla Scola di Sant’Alessandro della Croce 33 1/3 scudi per un censo per 12 Messe annue perpetue per l’anima della suocera Antonia Bonasa Rota.

Se per qualche delitto gli eredi fossero caduti in disgrazia del principe ed i loro beni fossero stati confiscati, sarebbero stati ipso iure privati del suo lascito, che sarebbe dovuto rimanere però nella famiglia.

Gli eredi dovevano dare a Pasqua 3 lire d’olio d’oliva agli eremiti di Santa Maria di Sotto per illuminare la lampada della cappella della Madonna.

Voleva che i suoi eredi si chiamassero solo con il nome di Vittorio, utilizzando l’ordinale I, II etcetera.

I chirurghi che, secondo il suo legato, avrebbero “medicato e cucito” gli infermi ed eran tenuti dall’ospedale grande di San Marco senza salario dovevano comportarsi come facevano i salariati. Revocò il Legato di 1˙000 scudi al consorzio di Santo Spirito.

Visto che la città aveva eletto con pubblico stipendio un lettore per leggere ed insegnare le “instituta” così anche i due suoi eredi medici avrebbero dovuto leggere tutti i giorni non festivi logica, filosofia e medicina. Il più giovane logica per due anni e altri due Teorica e medicina, il più adulto i primi due anni filosofia e altri due pratica di medicina.

L’8 marzo 1627 nella casa di abitazione di Borgo Sant’Antonio stese il secondo codicillo, che consegnò poi al notaio Giovanni Battista Averara.

Stabilì che il Legato per la residenza del cappellano mercenario si sarebbe pagato solo se la scuola fosse rimasta unita alla chiesa, assegnò un Legato alla nipote Venera Caleppio, moglie di Francesco Alessandri, stabilì che dei beni di Redona la casa o sedime di Frenzerolo con il giardino e roccolo sarebbero stati di Corrado e le case vicine a beni del Monastero dei Celestini del fratello Pietro, con tine e torchio comuni. Revocò i commissari e disse che due sarebbero stati eletti dalla Bina dei rettori e due dal Consiglio dell’Ospedale maggiore. Ordinò che gli fosse fatto un anniversario alle Grazie. In caso ne la città ne l’ospedale avessero voluto amministrare l’eredità sarebbero dovuti subentrare l’abate e priore di Santo Spirito. Modificò alcune altre cose per i dottorandi.

Spirò per morte violenta il 12 giugno 1627 e venne sepolto nella chiesa delle Grazie entro i cancelli della cappella di San Giovanni, nell’àvito avello. Domenica 13 nella sala delle udienze pretorie il pretore Nicolò Donato fece aprire il testamento su istanza della moglie Giovanna, di Pietro suo fratello e di Corrado nipote di Vittorio ed il verbale fu rogato da Annibale di Giovanni Antonio Roario.

Il Consorzio di Santo Spirito fu erede testamentario della vedova Giovanna, che fece testamento il 22 luglio 1630 con atto dei notai Giovanni Antonio Bassi e Giovanni Battista Piscina Locatelli fu Luigi, e che era anche creditrice dell’eredità di Angelica Pulcini morta il 16 maggio 1676. Il 13 febbraio 1632 troviamo Alfonso Torriani, Ercole Vitalba ed il conte Giovanni Boselli commissari dell’eredità del fu Vittorio Lupi e Lorenzo fu Antonio Morandi curatore generale dell’eredità di Giovanna Rota vedova Lupi. L’11 dicembre 1633 troviamo ancora i commissari dell’eredità Lupi.


NOTE

[1845] Troviamo Vittorio Lupi come ministro: 26/12/1613 (“Libro Concernente…”), 26/12/1613 (“Liber Scole…”), 27/12/1613 (“Libro de la Veneranda…”), 19/1/1614 (“Libro della Scola del Santissimo…”). Si trova anche in (“Rubrica seu…”). Un suo reggimento finisce il 23/1/1614 (“Questo libro contiene…”). Lo troviamo ancora il 19/1/1620 come ministro (“Questo libro contiene…”).

[1848] Not. Franc. Moioli, reg. 1593-1595 ASBg not. 3772. In quel giorno Franc. fu Gennaro Rota gli pagò 557 scudi ed altri 371 il 10/5/1619 ed altri 2120 e £ 2:14:6 il 13/12/1601.

[1849] Not. Gius. Casizzi filza di testamenti 1608-1630 ASBg not. 3325. Un’annotazione in data 3/5/1628 ci ricorda una manomissione del testamento da parte del fratello Don Ant..