Piatti (Bergamo)
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Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. V, pp. 314-315:
Famiglia oriunda di Bergamo. Ottenne il riconoscimento dell’antica sua nobiltà con Decreto Ministeriale 28 marzo 1927, per aver appartenuto al Maggior Consiglio della Città di Bergamo. Il capostipite ORAZIO, «magnificus et nobilissimus dominus», di Giacomo, già maggiorenne nel 1589, sposò una figlia del signor Cristoforo De Mangillis, detto Cavaliere di Carvico (Bergamo), che con la donazione di tutti i suoi beni (1601) all’Orazio, accrebbe il già notevole patrimonio dello stesso. Da Orazio nacque VENANZIO (1624-1628-1639), che. trasferì la famiglia a Venezia, conservando la cittadinanza di Bergamo. Questi, insieme al fratello CLAUDIO ed ai di lui figli, si dedicò ai traffici, fondò una grande azienda commerciale esercitando vasta marcatura con l’Oriente: ebbe dalla Repubblica Veneta importanti incarichi, coprì cariche pubbliche, riportandone chiara considerazione e molti onori. Figlio di Venanzio fu GIO. GIACOMO, che nel 1639 contrasse matrimonio in Bergamo con la nobile Elena Biffi, di Gerolamo, continuando, a Venezia, l’azienda paterna, allargando ed ampliando i traffici, fondando succursali a Zara, al Cairo ed a Costantinopoli. Accrebbe notevolmente le ricchezze della famiglia che possedeva già molti beni immobili in terraferma, a Bergamo e provincia, a Carvico, Ponte San Pietro, Chiuduno, Trescore, Carrobbio e Gorlago, ove, circa un secolo dopo, un suo pronipote trasferì la famiglia che tuttora vi possiede il sepolcro gentilizio. Per testamento (20 agosto 1653) il Gio. Giacomo stabiliva, tra l’altro, che una ingente somma del suo patrimonio fosse sottoposta a vincolo fide-commissario a favore dei suoi figli e discendenti maschi all’infinito. Da Gio. Giacomo, morto a Bergamo il 25 agosto 1653, nacquero ben sette figli, di cui il primogenito VENANZIO sposò la nobile Claudia Morandi, figlia del nobile signor Alessandro di Bergamo (parrocchia S. Salvatore, 3 gennaio 1683). Questi si ritira dal commercio, liquida l’azienda ed i beni di Venezia e di terraferma, riporta definitivamente la famiglia a Bergamo, ove il Venanzio, per censo e munificenza, acquista rapidamente rinomanza e benemerenze cittadine. Il figlio CHERUBINO (1685, 1729, 1752), colto ed illustre dottore, entra a far parte del Maggior Consiglio della Città; sposa la nobile signora Faustina Fusinelli, del nobile Carlo (Bergamo, S. Michele all’Arco, 28 aprile 1729), dalla quale ha i figli: VENANZIO, CARLO, GEROLAMO e PIETRO. Anche questi si distinguono in Bergamo per opere e censo; stringono relazioni e parentele con le famiglie Suardi, Benaglio-Bagnati e Cortesi della Torre e, ad eccezione di Pietro, che si trasferisce a Gorlago per la gestione dei beni terrieri della famiglia, gli altri tre vengono ammessi nel Maggior Consiglio della Città rispettivamente negli anni 1778, 1785 e 1787. Il PIETRO contrasse matrimonio in Bergamo il 9 marzo 1761 con la signora Isabella Zerbini, di Gio. Battista, e morì a Gorlago nel 1796. Il figlio GIO. GIACOMO continuò a dimorare in Gorlago, dove il 23 novembre 1813 si unì in matrimonio con la signora Lucia Cortesi, di Valente, e dove morì il 13 ottobre 1831. I figli PIETRO, GEROLAMO, CARLO e FERDINANDO, nati sugli albori del nostro Risorgimento, si distinsero per ardente patriottismo: favorirono con larghi mezzi i moti insurrezionali della Lombardia e parteciparono col braccio combattendo nelle guerre del 1848-1849 e 1859. Di essi persino il Gerolamo, sacerdote pio e munifico, tra Chiesa, ospedale e volontari garibaldini profuse tutto il suo patrimonio. PIETRO, nato il 28 ottobre 1814, visse a Gorlago ed il 9 gennaio 1838 celebrò in Bergamo le sue nozze con la contessa Giulia Cesira Alessandrina Covo, di Covo, figlia del conte Mario Galeazzo e della marchesa Giulia Zurla. È il Pietro una delle figure non ancora molto note del Risorgimento. Egli alla causa della libertà e dell’unità della Patria liberalmente profuse la quasi totalità dell’ingente patrimonio suo e della consorte. Inoltre tutti i suoi cinque figli maschi: GIACOMO, ALESSANDRO, MARIO PERICLE, AMILCARE e SILVIO si votarono alla libertà ed alla grandezza della Patria. Essi, volontari garibaldini o soldati, corsero giovanissimi alle armi e sui campi di battaglia del 1859, 1866 e 1870, combatterono con ardimento e valore per la santa causa, facendo rifulgere le nobili e chiare tradizioni e virtù della famiglia, che si compendiano nel motto gentilizio che è un detto di San Paolo: «militia est vita hominis super terram». Tra i figli del Pietro, il MARIO PERICLE, nato il 19 giugno 1845, sposatosi il 31 ottobre 1882 alla signora Celeste Curci, del dottor Angelo di Barletta, e spentosi a Milano il 30 ottobre 1931, merita particolare ricordo. Volontario garibaldino, a 14 anni, si arruola nei Cacciatori delle Alpi e partecipa nel 1859. ai combattimenti di Como, Bergamo e Seriate. Entrato alla Scuola Militare di Racconigi, ne fugge per partecipare alla spedizione dei Mille, ma non vi riesce per la sua giovanissima età. Più tardi però è soldato volontario nel 28° reggimento fanteria e nel 1866 è presente e rimane ferito ai fatti d’arme di Borgo e Levico, ove per l’eroico e brillante contegno il reggimento merita la medaglia d’oro al valor militare. Partecipa indi alla campagna condotta nell’Italia centrale e meridionale contro il brigantaggio ed in quella del 1870 combatte sotto le mura di Roma. Entrato infine nell’esercito regolare per il suo brillante passato percorre rapido la carriera e la compie conseguendo il grado di colonnello. Decorato di varie ricompense al valore e di onorificenze nazionali, anche il Governo francese volle insignirlo della «medaille militaire au valeur», che è concessa solo ai generalissimi d’esercito ed agli eroi sul campo dell’onore.
La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di:
MARIO, figlio di Mario Pericle, n. a Galliate (Novara) il 24 marzo 1888, tenente colonnello nel R. E., dottore in chimica, combattente nella grande guerra e decorato al valore, sposatosi a Milano il 24 luglio 1923 con la signora Emilia Ghilardi, del fu ing. Sigismondo, industriale e cavaliere del lavoro.
f. f. [Francesco Forte]
Indice
Genealogia
Teatro genealogico delle famiglie nobili milanesi: manoscritti 11500 e 11501 della Biblioteca Nacional di Madrid, a cura di Cinzia CREMONINI, Mantova: Gianluigi Arcari, 2003
Stemmi
ARMA: Troncato: sopra d’argento al guerriero nascente dalla troncatura, armato d’acciaio, con la visiera aperta, posto di fronte, col braccio destro alzato, impugnante una lancia posta in palo e con la mano sinistra appoggiata al fianco; sotto bandato d’azzurro e d’argento.
MOTTO: Militia est vita hominis super terram.
Storia
Personaggi
Dimore
Milano
Sepolture
Iconografia
Dipinti e Ritratti
Archivio fotografico
Fonti
Bibliografia
http://www.treccani.it/enciclopedia/ottavio-piatti_(Dizionario-Biografico)/
http://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-piatti_(Dizionario-Biografico)/
http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-antonio-piatti_(Dizionario-Biografico)/
http://www.treccani.it/enciclopedia/alfredo-carlo-piatti_(Dizionario-Biografico)/
http://www.verbanensia.org/biografie_details.asp?bID=30187&action=P&tipo=2