Le basi fondiarie del potere: l’evoluzione dei grandi complessi patrimoniali

Da EFL - Società Storica Lombarda.

di François Menant

(da Dai Longobardi agli esordi del Comune, in A.A .VV. Storia economica e sociale di Bergamo, Bergamo, Fondazione per la Storia Economica e Sociale di Bergamo. Istituto di Studi e Ricerche, Vol. 2 – I Primi millenni.* Dalla Preistoria al Medioevo (2007), pp. 718-719.

Il frammentarsi delle giurisdizioni

Durante tutta l’epoca precomunale, l’autorità pubblica è dunque formalmente divisa; il vescovo regna sulla città e sui suoi possedimenti, il conte sulla campagna, ma sarebbe del tutto erroneo descrivere in termini altrettanto lapidari la distribuzione effettiva del potere: il possesso della terra si accompagna sempre più spesso all’esercizio di giurisdizioni pubbliche e il contado si dissemina di isolotti talora molto estesi che sfuggono all’autorità comitale; di fatto, l’immagine di un comitato che costituisce una unità giurisdizionale, ma che è punteggiato di luoghi che dipendono direttamente dal sovrano, è sempre più inesatta mano a mano che avanza il X secolo: è sostituita da un’immagine molto diversa, quella di un mosaico di entità indipendenti, di cui alcune - i possessi del vescovato e dei conti... - sono organizzati in reti. La distribuzione del potere corrisponde ormai a grandi linee a quella delle grandi proprietà. La fortificazione dei principali centri di giurisdizione rafforza la loro indipendenza; la costruzione di castra, fortezze elementari, ma sufficienti ad appoggiare qualche pretesa all’autonomia, si diffonde nel pieno X secolo e guadagna la maggior parte dei villaggi fra X e XI secolo, favorendo lo sparpagliarsi dei luoghi di esercizio del potere, su basi che trascurano sempre più la delega ufficiale dei regalia. Notiamo infine che nello stabilirsi di questa nuova situazione, i trasferimenti dei grandi patrimoni, d’origine principalmente fiscale, sono stati essenziali. Il comitato di Bergamo non è del resto coperto di latifondi come la bassa pianura cremonese; ma i grandi patrimoni fondiari vi hanno tuttavia una certa importanza, soprattutto in montagna, e le proprietà rege vi erano molto estese.

La dispersione dei grandi complessi patrimoniali regi Ora, queste proprietà regie saranno tutte alienate fra la fine del IX secolo e il terzo quarto del X . I carolingi avevano donato qualche appezzamento di terra, ma sempre di estensione ridotta, a chiese o fedeli. All’epoca dei «re d’Italia», queste donazioni prendono l’andamento di un flusso rapido, che non si interrompe che dopo il regno di Ottone I, allorché non c’è più nulla da donare. I deboli re postcarolingi hanno compiuto donazioni ai loro grandi vassalli, per conciliarsi un sostegno del resto effimero: è così che, ad esempio, Giselberto I ha saputo fare fortuna. Le chiese sono state gli altri beneficiari di questa munificenza. Intorno al 900 le grandi curtes rege di Almenno, di Cortenuova e di Murgula passano al vescovato, dopo aver transitato, nel caso delle ultime due, per le mani di grandi signori laici. Almenno e Murgula erano in precedenza state donate, nell’875, ad Ermengarda, figlia di Ludovico II, e la seconda era in seguito passata nelle mani di Angeltruda, moglie del re Guido. Questi episodi attirano la nostra attenzione su di un meccanismo importante di questi trasferimenti di beni regi: molti fra loro sono dapprima donati a un membro della famiglia reale, che li conserva raramente; una volta usciti così dal fisco regio, non vi ritornano più, o molto temporaneamente. Le dieci corti, fra cui Sarnico e Bonate, donate come dote a Rotlinda, figlia del re Ugo, finiscono così dopo varie vicissitudini in diversi patrimoni privati o ecclesiastici, fra cui quello dei Giselbertini. Offanengo, altra terra giselbertina, proviene dal canto suo dai beni di Adelaide, la sposa successiva di Lotario II e di Ottone I. Non è sempre facile valutare con precisione l’entità di questi grandi complessi fondiari, ma diversi di essi sono molto estesi: Cortenuova è immensa, Sarnico e Almenno sono molto importanti, Offanengo senza dubbio lo è un poco meno ; quanto ai beni fiscali delle valli donate a San Martino di Tours e riacquistate dal vescovo nel 1026, essi comportano importanti fonti di reddito come i pascoli e le miniere. Numerosi di questi luoghi occupano inoltre delle posizioni strategiche, adatte alla percezione di pedaggi e al controllo militare di grandi assi di comunicazione: così Almenno, Sarnico, Murgula, Clusone; è là che sorgeranno i primi castra. Infine, essi recano con sé importanti prerogative: centri di giurisdizione pubblica, sono per i loro proprietari successivi delle carte preziose nella costruzione di signorie indipendenti; gli antichi patrimoni fiscali diventeranno nei secoli successivi delle signorie, e poi dei comuni rurali, di primo piano. La decadenza delle proprietà rege attorno al 900 e nei decenni seguenti ha così costituito un elemento di prim’ordine nella formazione delle grandi reti signorili dei Giselbertini e del vescovato e, a più lungo termine, nella nascita di solidi poli di autonomia nel contado: gli avvenimenti che nel XIII secolo fanno di Cortenuova un bastione di resistenza al comune di Bergamo, o quelli che oppongono il vescovo al comune di Almenno per il controllo del luogo, affondano le loro radici sino alle proprietà regie dell’Altomedioevo, come anche la ricostruzione di una zona sotto il controllo giselbertino nella parte meridionale del comitato tra i secoli XI e XII.

segue La feudalità - Genesi dei rapporti feudali