Giovanni Antonio Lupi (08)
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(n. 27 aprile 1598 † Treviso, 4 gennaio 1668)
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Vescovo di Treviso
Olio su tela, cm 240x156, di anonimo lombardo, probabilmente bergamasco, del 1667, Fondazione Morando-Bolognini. Il personaggio è raffigurato a figura intera, anziano, calvo, con il pizzo sul mento, la mano destra benedicente, in mozzetta e rocchetto, seduto su un’ampia poltrona intagliata ed ornata di cuoio e borchie, sul fianco della quale si trova lo stemma, davanti ad un tavolo con crocefisso, breviario e campanello. Sul bordo inferiore del quadro vi è l’iscrizione: JOANNES ANTONIVS LVPVS TARVISY EP˜VS 1667. Il ritratto è contenuto in una cornice intagliata in legno, non pertinente. La tela, che si trovava in mediocre stato di conservazione, ossidata, sporca ed allentata, con buchi, danneggiata da maldestri restauri, nel 1999 fu restaurato da Alessandra Tibiletetti di Milano. Un altro ritratto di monsignor Lupi esisteva fra i beni di Don Giacomo Cesari, pievano di Albaredo in diocesi di Treviso, morto il 29 ottobre 1692, ed era collocato nella camera da letto dello stesso.
Figlio di GIOVANNI MARIA e di ??.
GABRIELE MEDOLAGO, Il castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, pp. 212-213:
Nacque il 27 aprile 1598 dal capitano Giovanni Maria Lupi non sappiamo se a Bergamo od a Chiuduno [1098]. Ottenne a Roma la laurea in utroque iure.
Con Bolla del 7 dicembre 1622 di papa Gregorio XV, essendosi reso vacante in agosto, mese di spettanza della Santa Sede secondo gli statuti del Concilio lateranense, un canonicato sacerdotale della Congregazione di Sant’Alessandro per morte di Nicola Medolago, venne nominato Canonico sacerdotale di Sant’Alessandro di Bergamo. Essendo vacante l’episcopato di Bergamo, l’esecuzione fu dal pontefice affidata al vescovo di Crema l’8 febbraio 1623, cosa che fu fatta il 21 marzo da Cristoforo Valcarengo dottore in utroque, prevosto di San Giacomo Maggiore di Crema e vicario generale. Il 26 il Lupi si presentò nel Capitolo con i documenti per chiedere l’immissione nel possesso. A questo si oppose il Canonico sacerdotale Pietro Ceroni, dicendo di aver già optato per questa prebenda e di aver avuto con il Canonico Medolago una controversia per la quale il pontefice aveva inviato una Bolla il 27 ottobre 1622. Nonostante ciò, in forza della Bolla dell’8 febbraio, il Lupi venne immesso in questa prebenda e versò in mano di Guglielmo Beroa 10 scudi da 7 lire, poi tutti si portarono in coro e si sedettero negli stalli; il Lupi, genuflesso davanti all’arcidiacono, prestò il suo giuramento e venne immesso nel possesso con le consuete cerimonie: bacio dell’altar maggiore al centro ed ai lati, apertura e chiusura della porta del coro e suono della campanella nel coro nel quale gli fu quindi assegnato lo stallo. Il 7 agosto successivo da Venezia monsignor Ludovico Zaccaria, vescovo di Monte Fiascone e Corneto (1605-1630), nunzio apostolico in tutto il dominio veneto, concesse licenza di ordinarlo sacerdote anche in giorni festivi ed anche extra tempora. Egli aveva già i quattro Ordini minori ed era Canonico sacerdotale di Sant’Alessandro. Il 23 agosto 1623 ebbe le dimissorie per gli ordini maggiori, vista la dispensa pontificia. Il 3 marzo 1624 fu ordinato sacerdote.
Il 10 gennaio 1632 in un documento relativo ad una sua presa di possesso si parla di distribuzioni da non pagargli data la sua assenza.
Fu scelto come arcidiacono al posto del defunto Canonico Francesco Olmo con Bolla pontificia. Da Roma egli nominò suo procuratore il Canonico Pietro Berlendis che il 13 febbraio 1637 si presentò nel Capitolo di Bergamo. Genuflesso davanti al prevosto giurò e venne immesso nel possesso dell’officio con le solite cerimonie quali esser portato all’altare, baciarlo al centro ed ai lati, aprire e chiudere la porta del coro, suonare il campanello in sagrestia; gli fu poi assegnato lo stallo nel coro e versò la solita contribuzione di 10 scudi per la Fabbrica nelle mani del fabbriciere Canonico Alberto Pulzini. [1103]
Come arcidiacono di Bergamo gli succedette Don Rodolfo Roncelli, che prese possesso il 14 aprile 1645. Fu referendario dell’una e dell’altra segnatura, poi governatore di Orvieto ed il Consiglio generale di Balia di quella città il 5 maggio 1645 per i suoi meriti lo creò nobile e Cittadino della stessa, unitamente a suo fratello Ottavio ed agli altri fratelli, con i rispettivi discendenti.
Venne poi scelto quale vescovo di Treviso il 21 agosto 1645, all’età di 47 anni. Al suo ingresso fu salutato dall’arcidiacono Baldassare Bonifacio con un panegirico edito con il titolo “Il Lupo incoronato”.
Nei giorni 8-10 novembre 1661 tenne il primo sinodo diocesano e nell’anno successivo le costituzioni furono pubblicate in: CONSTITVTIONES | Illustriss:MI & Reuerendiss:MI D. D. | IOANNIS | ANTONII LVPI | Episcopi Taruisini. | PROMVLGATÆ IN SYNODO PRIMA | Diebus 8. 9. & 10. Nouembris 1661. | TARVISII, M. DC. LXII. | Apud Franciscum Righettinum. | Superiorum Permisu. di 7-103, [1] pagine, di 206x145 mm. Nella sua diocesi si interessò molto della cultura del clero.
Ebbe un contrasto con il Capitolo della cattedrale di Treviso per il titolo di vescovo di Asolo. Lasciò parte dei beni al Capitolo trevigiano, che ancora nel 1788 ne celebrava l’anniversario con Messa solenne da morto.
Spirò a Treviso il 4 gennaio 1668 e venne sepolto nella cripta della cattedrale di quella città in un sepolcro in pietra mandolata con profili di serpentino ed un’iscrizione fatta porre dal Capitolo [1114]. Nel cortile dei Canonici della cattedrale di Bergamo lo ricorda la seguente iscrizione, realizzata però nel XIX secolo [1115]:
IO. ANTONIO LVPO
NOB. BERGOM. CATHED. ECCLESIAE ARCHID.
EPISCOPO TARVISINO
CLARITATE GENERIS INTEGRITATE MORVM
CHARITATE IN DEVM PIETATE IN PAVPERES
MVNIFICENTIA IN CAPITVLVM
CLARISSIMO
CAPIT. CANONIC. GRATITVD. AC. MERIT. GLORIAE
PERENNE HOC POSVIT MONVMENTVM
VIXIT ANN. LXX. MENS. VIII. DIES. VIII.
IN EPISCOP. VERO ANN. XXII. MENS. II
OBIIT. PRID. NON. IAN. MDLXVIII.
NOTE
[1098] La data è ricavata dalla lapide funebre. I battesimi di S. Salvatore di quel periodo, pur essendoci il libro, non sono registrati.. Viene ricordato anche in “Poesie… Coriolano Brembati… Lupi” XL
[1103] “Liber L ab anno…” 41v-42v. La Bolla è segnalata negli Indici dei Registri Lateranensi, ma purtroppo il Registro Lateranense che la conteneva è andato perduto durante le note vicissitudini del periodo napoleonico.
[1114] Michelato “Un Lupo…”; “Treviso cristiana…” 81. Troviamo una lettera di Ant. Lupis ad Aless. Lupi a Chiuduno, dolendosi per la scomparsa del fratello vesc. (Lupis “Il plico…” 85-86).
[1115] Della lapide tarvisina abbiamo alcune versioni di poco discordanti: Io Antonio Lupo Nobili Bergomensi Episcopo Taruisino claritate generis, integritate morum, charitate in Deum, pietate in pauperes, munificentia in Capitulum Clariss. Capitulum Canonicorum gratitudinis, ac meritæ gloriæ perenne hoc posuit monumentum. Vixit annos LXX. menses octo dies octo, in Episcopatu vero annos XXII. menses duo. obijt pridie Nonas Ianuarij MDCLXVIII. (Calvi “Effemeride…” I, 28-29); Jo: Antonio Lupo Nobili Bergomensi Episcopo Tarvisino claritate generis, integritate morum, charitate in Deum, pietate in pauperes, munificentia in Capitulum clariss. Capitulum Canonicorum gratitudinis, ac meritæ gloriæ perenne hoc posuit monumentum. Vixit annos LXX. Menses VIII. Dies VIII, Episcopat. vero annos XXII. Obiit pridie nonas Januarii MDCLXVIII. (“Poesie… Coriolano Brembati… Lupi” XXXVI); Jo. Antonio Lupo nobili Bergomensi Episcopo Tarvisino, claritate generis, integritate morum, charitate in Deum, pietate in pauperes, munificentia in Capitulum clariss: Capitulum Canonicorum gratitudinis ac meritæ gloriæ perenne hoc posuit monumentum. Vixit annos LXX, menses octo, dies octo, in episcopatu vero annos XXII, menses duo, obiit pridie nonas januarii MDCLXVIII. (Suardi “Cenni…” 39); Joanni Antonio Lupo | Nobili Bergomensi | Episcopo Tarvisino | Claritate generis, integritate morum, religionem in Deum | pietate in pauperes, munificentia in Capitulum | clarissimo (Michelato “Un Lupo bergamasco…”). Il Tiraboschi “Iscrizioni…” 43 la ricorda all’esterno del battistero. Si trova citata anche in Fornoni “Iscrizioni…” f. 46v, N.° 88.