Cesare Lupi (Ramo di Antescolis e Corsarola, 07d)

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Anonimo lombardo. Ritratto di Cesare Lupi (1575-1615)

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(n. Bergamo, parrocchia di S. Salvatore, 8-7-1575 † Napoli, 17-6-1615?)


Cavaliere


Figlio di CESARE e di Alessandra Guarneri

Venne investito Cavaliere di Malta a La Valletta, il 21 dicembre 1600. Fece testamento il 26 marzo 1612.


GABRIELE MEDOLAGO, Il castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, pp. 198-9:

Nacque l’8 luglio 1575 nel territorio della parrocchia di San Salvatore in Bergamo da Cesare, morto il 20 febbraio, e da Alessandra Guarneri, padrino di battesimo fu il Canonico Maffeo Guarneri. Nel dicembre 1599 divenne Cavaliere gerosolimitano ed il 21 dicembre 1600 nella chiesa di Santa Caterina a La Valletta ricevette le insegne militari e fece la solenne professione di vivere obbedientemente e castamente secondo la regola dei Cavalieri di Malta. In un sonetto del 1771 si dice che diede gloriose prove del suo coraggio in difesa della nobiltà della sua religione. Matteo Marcherio sommamente lo loda nella descrizione delle giostre fatte dai cavalieri bergamaschi a Giovanni Raniero, che fu Capitano di Bergamo nel 1598-1599.

Domenica 8 maggio 1611, accompagnato da sette persone, quattro tra parenti ed amici e tre servitori, partito da Borgo Santa Caterina, si incamminò verso Cenate dove aveva beni e dove si tratteneva spesso. Giunto presso la casa di proprietà ed abitazione di Giovanni Battista Terzi detta la Casella, posta poco fuori dal Borgo e contigua alla strada maestra, dopo che erano passati a cavallo quattro della compagnia che lo precedevano, dai balconi e da alcune finestre balestriere che si trovavano in quella casa gli furono sparate contro 7 od 8 archibugiate. Rimase gravemente ferito alla coscia Sebastiano Ponte Cittadino di Bergamo, il quale era della compagnia che cavalcava con lui, fu anche colpito ad un piede Giovanni Pietro Loda, un povero contadino di circa 80 anni, che passava in quel momento e che dopo pochi giorni morì e fu ferito leggermente nella schiena anche suo nipote Giovanni Antonio del Buono. Subito dopo i colpi, dalla casa uscirono quattro o cinque persone, poi altre in gran numero, armate con archibugi lunghi ed anche corti, tirando molte archibugiate non solo contro il Lupi, ma anche contro i suoi compagni e servitori.

Essendo ritornato in Borgo uno dei compagni del cavaliere ed avendo avvisati alcuni uomini del Capitano di campagna, i campagnoli presenti accorsero subito ed al loro sopraggiungere gli attentatori spararono delle archibugiate alle quali il cavaliere ed i suoi compagni risposero. Gli assalitori saliti poi sui cavalli, che stavano lì pronti, ed unitisi ad altri che attendevano poco lontano, tutti insieme si salvarono andando verso Seriate e Zanica. Lasciarono sul posto tre cavalli, un ferrarolo ed un terzarolo e per strada furono visti da due contadini i quali dichiararono che erano più di venti, cioè circa 20 o 25 persone, tutti armati di archibugi ed a cavallo e che su tre o quattro cavalli vi erano due persone ciascuno.

Venuto questo alle orecchie del podestà Giulio Contarini, questi ordinò agli offesi di presentarsi e furono ascoltati fra gli altri Aurelio Ponte fratello del ferito, interrogate tre donne che si trovavano in quella casa ed altri testimoni. Sebastiano Ponte, Corrado Lupi, i servitori del cavaliere ed altri della compagnia asserirono che il Lupi non aveva altri nemici se non il conte Francesco Brembati con il quale non aveva voluto accomodarsi né parlare per una certa causa. Tutti i sospetti conversero su di lui, tanto più che uno degli sgherri era stato riconosciuto da Sebastiano e da uno dei servitori del Lupi per il bresciano Alessandro dal Borgo, solito praticare a volte in casa Brembati, che l’anno precedente era passato in Svizzera per offendere il contino di Vimercato. Alessandro stava a Brescia in casa Avogadri, familiari dei Brembati, ed era stato dai testimoni visto il sabato precedente a Bergamo con altri bresciani; a lui e ad un soldato del presidio erano stati visti archibugi corti. Il servitore disse di aver riconosciuto altri bresciani quando erano state sparate le archibugiate. La testimonianza dell’oste dal quale alloggiava Alessandro provò che egli era venuto a Bergamo il mercoledì o giovedì precedente per portar denaro e che il sabato precedente alle 21 era partito verso Brescia ed aveva preso un cavallo a nolo, che la domenica fu consegnato non si sa da chi all’oste della Torre in Brescia. Non si poté saper di più e nemmeno di chi fossero le cose abbandonate. Fu interrogata Caterina, massara del Terzi, ma non si poterono sentire la moglie di lui e l’affittuale. Si sospettava che il Terzi, inutilmente citato, ma mai trovato, fosse tenuto lontano dal conte Brembati del quale un suo cognato era molto familiare.

I Rettori disperavano di poter punire i colpevoli perché i testimoni non volevano dire la verità e non si era trovato nessuno che volesse riconoscere gli assalitori. Promettendo la segretezza ai testimoni, in esecuzione di ordini avuti con Ducali del 16 maggio ricevute il giorno 30 dal corriere di Milano (che ne sostituivano precedenti smarrite), si ebbero ulteriori notizie.

Soltanto con l’intervento del conte Francesco Martinengo il Lupi ed il Brembati domenica 29 maggio comparvero dinanzi a Marco Dandolo, Capitano di Bergamo, e si pacificarono e siccome si poteva accendere gran fuoco essendo due soggetti principali e di molte aderenze la pace fu accolta con l’universale contento di tutta la città.

Il Lupi non si era fatto trovare prima e si presentò dai Rettori dopo la pace e disse di non aver inimicizie, ma solamente “disgusto per causa di una relazione fatta da lui al conte Brembati”. Asserì che le archibugiate potevano esser state tirate ai suoi compagni e non a lui. Dichiarò che l’accomodamento era per l’altra faccenda.

Altri testimoni dissero che queste archibugiate venivano da un cavaliere milanese con cui il Lupi aveva inimicizia e che avevano raccolto queste voci da persone che non specificarono.

Il 24 marzo 1612 fece il proprio testamento nel quale si firma Fra Cesare Lupi cavaliere gerosolimitano. Lasciò erede il fratello Pompeo e dopo la sua morte Mario, figlio di questi e della fu Lucrezia fu Attilio Agosti. In caso di morte di Mario senza figli maschi legittimi i beni sarebbero passati ad altri figli maschi legittimi di Pompeo, oppure, non essendovene, a Giovanni Maria fu Gerolamo suo cugino. Lasciò alla madre Alessandra Guarneri la casa di Rosate con i mobili, un Legato alla sorella Faustina in Moioli. Stabilì vari altri Legati fra i quali uno alla chiesa di Rosate. Sigillò il testamento e lo fece chiudere con il proprio sigillo con arma gentilizia e firmare a vari testimoni ed infine lo consegnò al notaio Aurelio Maldura, assistito dai secondi notai Bernardo fu Alessandro Rota ed Ercole fu Francesco Magenis.

Spirò a Napoli nel 1615, sembra il 17 giugno. Il 7 luglio davanti al podestà di Bergamo, Gerolamo Nicoli, a nome del suocero Pompeo Lupi, espose di aver avuto una lettera scritta dal mercante Pietro Custone il 17 giugno che lo informavano che il cavalier Fra Cesare era morto a Napoli. Venne quindi aperto e letto nell’aula pretoria il testamento, presente il medico Vittorio fu Adriano Lupi.


Ivi, pp. 183-4:

Olio su tela, cm 240x155, di anonimo lombardo della seconda metà del XVII secolo, Fondazione Morando-Bolognini. Egli è raffigurato con barbetta e baffi, a figura intera, in età matura, in piedi, in abito da cavaliere di Malta, con corpetto, pantaloni, calze nere, manto di pelliccia pure nero avvolto sulle spalle. Nella mano destra tiene un ampio cappello nero, nella sinistra il bastone. Sul petto reca la croce di Malta. Il fondo scuro è architettonico. Su di un basamento architet¬tonico in basso a sinistra si trova lo stemma ed al di sotto la scritta:

CESAR LVPVS

MELITENSIS EQVES

1612

Il dipinto è in mediocre stato di conservazione, con cadute di colore e pesanti restauri. È racchiuso da cornice originale in legno intagliato e dorato con piccole foglie ritmate. Al centro di essa vi è un cartiglio con scritto:

DONO DELLA FAMIGLIA LUPI DAINA