Agliardi

Da EFL - Società Storica Lombarda.

Famiglia patrizia bergamasca, i cui primi esponenti (secoli XII-XV) risultano originari di Verdello e furono notai, mercanti e procuratori. Nel secolo XV Giovanni, ghibellino, sottoscrisse i patti col Malatesta del 1408 e l’architetto Alessio fu collaboratore di Bartolomeo Colleoni; nel secolo XVI ebbe rilevanti responsabilità politiche con Guiniforte, Bonifacio ed Alessandro. Bonifacio nel 1553 fu fatto cavaliere aurato e nel 1574 conte palatino; il figlio Ottavio ascritto all’ordine di Malta nel 1585. Alessandro, Bonifacio e Ottavio furono rappresentati come gruppo di musicanti da Evaristo Baschenis (1660 ca). Bonifacio fu vescovo di Adria e il suo omonimo nipote giurò fedeltà al governatore di Milano quale monsignore della Calciana inferiore. Un altro Bonifacio fu riconfermato nell’antica nobiltà nel 1818 e Alessandro nel 1829 riconosciuto conte palatino; suo nipote Giambattista (1827-96) fu deputato al Parlamento poi senatore; nel 1848 Pietro sostenne il progetto di unione della Lombardia al Piemonte. Il palazzo di via Pignolo e la villa di Sombreno, proprietà attuali, sono stati, negli ultimi decenni, centri propulsori di un forte impegno di valorizzazione e tutela del patrimonio artistico e culturale. [Alberto Castoldi, Bergamo e il suo territorio, Dizionario Enciclopedico, Bergamo, Bolis Editore, 2004]


Genealogia

  Genealogia Agliardi

Stemmi

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Storia

LE ORIGINI: MISTERI E LEGGENDE: il 30 maggio 1007

Nel 1828 Paolo Agliardi, mio trisnonno, disegnò l’al¬bero genealogico della famiglia “dedotto da altro antico albero e redatto con l’appoggio di documenti”. Alla base del tronco scrisse il cenno storico delle origi¬ni: “L’anno 1007, 30 maggio, si pone in questo l’arrivo in Lom¬bardia di Rotanfardo, re d’Ungheria e di Boemia, con potente esercito, il di lui consigliere Longofredo edificò Mologno ed altri luoghi. Il consigliere, dalla sua legittima moglie, ebbe tre figli, il primo dei quali fu nominato Igeforte, il secondo Leopardo ed il terzo Terzo. Dal primo si deriva la famiglia Agliardi de’ Capitani del aglio per aver fabbricato la terra di questo nome, dal secondo, la famiglia Martinengo e dal terzo la famiglia Terzi” . Egli riportò, senza per altro commentarle, notizie tratte da un manoscritto seicentesco dove sono attribuite al Celestino e con una elegante riserva al Fino. Si tratta del fascicolo Origini in Bergamo e la storia cronologica della antica nobile famiglia conti Agliardi dal 1007 al 1684 . Si dice: “breve soggiorno fece in Italia Rotanfardo re d’Ungheria e di Boemia, mentre nel 1012 venne occupato con pieno dominio da Enrico I Imperatore...” Infatti nella Storia quadripartita di Bergamo e del suo territorio di F. Celestino si legge: “Fu Mologno fabbricata da un Igeforte (se crediamo a certe scritture antiche stampate nelle Seriane di Alemario Fino e vedute scritte da Agostino San Pel¬legrino e nelle Cronache domus Tertio [casa Terzi] figliolo di Longofredo consigliere del re di Ungheria e di Boemia, nel 1007”. Soggiungeva poi di non prestar molta fede alla notizia. 30 maggio 1007 ! giorno, mese, anno con una precisione secentesca che ci fa un po’ sorridere; è tuttavia curioso il fatto che in un’epoca in cui si cercavano gli ascendenti fino a Marte o a Noè, si citi un origine barbarica quando lo spirito del tempo preferiva se mai antenati romani. Non è forse azzardato supporre che vi fosse una traccia di tradizione orale almeno nelle fonti più antiche alle quali si fa varie volte riferimento. Si sarà trattato di famiglie boeme o ungheresi trapiantate in Boemia in quei turbolenti anni o addirittura di quegli Ungari discesi in Italia un secolo prima e che distrussero Bergamo? Oppure di gente che in quel torno di tempo faceva la spola tra la Pannonia e Roma? Sarà anche interessante un confronto con le tradizioni di casa Terzi che ricordano un origine austro-boema. Va precisato che le citazioni dei documenti relativi al¬l’epoca storica (dopo il 1175) fatte da Paolo Agliardi si sono dimostrate più che esatte, anzi sono emersi altri dati ad ul¬teriore conferma della continuità della discendenza e a chia¬rimento di dubbi che date troppo ravvicinate o distanziate mi avevano suscitato . BREVI CENNI ALLA STORIA DELLA BOEMIA NEL X SECOLO Questi appunti serviranno a lasciar galoppare la nostra fantasia nell’oscura storia di quei popoli sul finire del pri¬mo millennio. Galopperà come gli irsuti cavalli dei nostri avi dalla Putzka pannonica alla verde Lombardia. Gli Ungari all’inizio del X secolo invadevano la bergamasca, ma quasi nello stesso tempo avevano invaso la Moravia, di cui era re, sul finire dell’800, Rotislao (che invitò Cirillo e Metodio a cristianizzare il Paese). Il suo successore fu Svatopluk. Si potrebbe anche avanzare l’azzardatissima ipotesi che, nella tradizione di famiglia citata dianzi, ci sia l’errore di un secolo, che cioè ci si riferisca all’invasione degli Ungari che distrussero Bergamo nel 902. Risulta che Berengario, re d’Italia (924), concesse poi di ricostruire mura e torri, non solo per la città di Bergamo, ma anche ovunque fosse ritenuto necessario dal Vescovo o dai cittadini. In Boemia all’inizio del 1000 vi è un periodo di decadenza. Passa per breve tempo in possesso di Bolelao Cerobry, re di Polonia; Enrico II restaura i Premyoliadi: Jarom II (1003-1012) Ulrico (1012-1034), ma la Slovacchia viene unita all’Ungheria. Enrico II il Santo, duca di Baviera e Sacro Romano Imperatore, nel 1004 fu accolto a Bergamo con grandi onori in occasione del suo passaggio alla volta di Pavia per l’incoronazione a re di Germania e d’Italia. Lo fu nuovamente nel 1014 quando si recò a Milano per cingere la corona imperiale . Un intreccio di notizie che lascia aperte tutte le ipotesi.

CONSIDERAZIONI SULL’ORIGINE DEL COGNOME Tanti interrogativi anche su questo argomento, cosa normale del resto per quasi tutti i cognomi. Il primo riguarda il rapporto, anzi il collegamento, con il nome Adelaxie . L’Ajardus Adelaxie che nel 1175 figura in un rogito come teste e nel 1187 come Console di Giustizia, è il primo ascendente che risulta in un documento ufficiale. Si tratta di Adelaxie di nome Ajardus o viceversa? I due nomi si trovano spesso abbinati in vari momenti politici e amministrativi di quel tempo lontano e poi non più. Come verifica, sia del paese di origine, che dei rapporti tra i due nomi sarebbe interessante approfondire il significato etimologico. Scorrendo il testo di A. Bongiovanni “nomi e cognomi” scaturisce l’ipotesi che entrambi i nomi abbiano radice germanica (longobarda o franca?) Il significato potrebbe essere per Ajardo quello di “spada forte”: Aia (taglio, spada) Hart (forte); per Adelasio quello di “nobile splendente”: Adel (nobile) leit (chiaro, splendente). Sempre nel campo delle ipotesi non va neppure trascurato il collegamento del nome Agliardi con il paese di Lallio, ma non certo per dar credito ai ridicolmente encomiastici scritti seicenteschi ove si accenna ad aver gli Aiardi “edificato questa terra” .

Lallio esisteva da secoli, quindi ci si poteva riferire, se mai, al loro insediarsi un quella terra.. Risulta infatti che sul finire, del XII secolo essi abitavano o avevano terre in quei luoghi (Verdello, Comun Nuovo, Levate, Lurano ecc.). Ayardus II era detto della Vinea di Verdello .
A Levate e dintorni hanno avuto una villa e terre conservate sin verso la metà del XX secolo.

Se si volesse dare credito alla leggendaria residenza iniziale a Mologno in Val Cavallina, anch’esso preesistente, si può solo ipotizzare che sia stato eventualmente riedificato dopo le distruzione di quegli anni burrascosi, e data la posizione strategica. È possibile che poi ne siano emigrati per portarsi in più fertili terre vicino a Bergamo, sospinti e forse o scacciati dai Suardi che si andavano impossessando di quella valle. Sembrerebbe che analoga emigrazione abbiano avuto i Martinengo dalla Val Cavallina verso Calepio . Il nome di Borgo di Terzo sembra essere una ben chiara conferma per quan¬to riguarda i Terzi. Passando poi a tempi storicamente documentati, è abbastanza evidente che il consolidarsi del cognome sia la conseguenza del succedersi dei due Aiardi capostipiti. La dizione attuale Agliardi comincia ad apparire verso l’inizio del 1600, dopo che il cognome era stato per secoli via via, o anche contemporaneamente, Ajardi, Ayardi, de Aleardis, Alliardi, Alleardi.

INDICAZIONI DELLE FONTI, CITAZIONI, ABBREVIAZIONI E PRECISAZIONI. AR. AG. (Oppure AA.) sta per Archivio Agliardi segue poi in lettere la materia poi il numero del faldone e quello del documento. Vedasi la rubrica riassuntiva e quella analitica (tre volumi). In genere nel testo la indicazione AR. AG. è omessa e per brevità si fa la sola citazione (X/0/0) che indica appunto l’Archivio Agliardi. AG. Questa indicazione seguita dal numero dell’elenco e da quello della pagina indica la serie cronologica degli atti notarili. Per speditezza è stata omessa la relativa provenienza d’archivio che una volta per tutte indico essere G/l/..) Le date si riferiscono ad atti notarili che sovente comprendono contestualmente padri, figli, fratelli. Gli estremi di questi atti sono riportati in nutriti, duplici e talvolta triplici elenchi, raccolti dal bisnonno e credo non sia mancato poi l’aiuto di Camozzi. Una delle copie l’ho avuta negli anni ‘70 dal compianto Mons. Chiodi della Biblioteca Civica. Dei tre elenchi manoscritti e non cronologici è stata fatta una duplice serie di fotocopie, una di queste è stata ritagliata e da me disposta in ordine cronologico. La diversa grafia dei detti elenchi manoscritti ne facilita la non agevole lettura. B. Indica una quarta serie di atti notarili, reperita presso la Biblioteca Civica, per gentile collaborazione di Monsignor Chiodi. Come per le predette dell’Archivio Agliardi, se ne sono cavate due serie di fotocopie per il riordino cronologico. NOTA Nella ricomposizione cronologica si è attinto da tutte e quattro le fonti citate, si trovano quindi ripetuti quegli atti che si ritrovano in tutti gli elenchi, ripetizione peraltro utile per aiutare la decifrazione. B.A. Sta per Biblioteca Agliardi. B.B. Sta per Bortolo Belotti “Storia di Bergamo e dei bergamaschi” Ed. Bolis a cura della Banca Popolare di Bergamo 1959 (con prefazione di Tommaso Gallarati Scotti). Segue indicazione in numeri romani per il volume e in numeri arabi per la pagina. Se riferite alla riedizione del 1989 indico BB3°(che è la terza edizione) Dal Belotti sono anche tratte le notizie per lo schema storico. Nota: una curiosa notizia sulla presenza in epoca medioevale di un Agliardi a Genova l’ho per caso trovata sfogliando in casa di Paolita Caracciolo Bruzzo a Rapallo il volume “le origini storiche delle località e degli antichi cognomi della Repubblica di Genova” di Francesco Grollo ( Ed. Collegio, Casalanzio, 1950) a pagg 9, 37 con riferimento 553 che però non dà alcuna indicazione Le date di presunta nascita e morte riportate sulle schede, quan¬do sono ipotetiche vengono chiaramente indicate come tali. Ser¬vono come ipotesi di lavoro e verifica di attendibilità, calcola¬te su un intervallo tra generazioni di circa 30 anni, salvo di¬versa indicazione. Si ipotizza anche che il periodo di attività pubblica e di disponibilità giuridica avvenga tra i trenta e i quaranta anni.

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