Jakob Philipp Hackert

Da EFL - Società Storica Lombarda.

JAKOB PHILIPP HACKERT detto Hackert d’Italia (Prenzlau 1737 † San Pietro a Careggi, 1807)

Nacque a Prenzlau nel 1737. Il padre Jan Philipp era pittore ritrattista e avviò i suoi quattro figli alla carriera artistica. Negli anni della formazione Jacob Philipp fu a Berlino da uno zio decoratore da cui acquistò il gusto dei grandi formati e la tecnica pittorica della tempera; contemporaneamente seguì all’Accademia i corsi di Blaise Nicolas Le Sueur. Dal 1761 al 1765 viaggiò nel nord dell’Europa, sostando alcuni anni in Svezia. In questi anni arrivarono i primi riconoscimenti, tra i quali l’acquisto di alcuni suoi paesaggi da parte di Federico II di Prussia. Nel 1765 si recò a Parigi, dove frequentò pittori come Boucher e Vernet, e incisori come J. G. Wille. Viaggiò disegnando in Normandia e Picardia, ottenendo notevoli successi. Nel 1768 Hackert, insieme al fratello Johann Gottlieb raggiunse Roma e vi si stabilì. Strinse contatti con l’Accademia di Francia e si dedicò alla pittura di paesaggi dal vero. A questo proposito Goethe scrisse; “I pittori francesi che soggiornavano a Roma avevan ben fatto, di tanto in tanto, schizzi dal vero di alcune parti di un bell’interno, incompleti o su foglietti di dodicesimo, e adesso tutti si stupivano, vedendo i due Hackert girare per la campagna con grandi cartelle, disegnare a penna contorni definitivi o addirittura portare a termine disegni ad acquarello e persino dipinti, completamente dal vero, e sempre abbelliti da scene di animali”. Pur abitando a Roma, viaggiò frequentemente. Si recò a Napoli, Vietri, Cava dove realizzò una serie di disegni. Compì due viaggi in Sicilia. Ricevette una prima importante commissione dalla zarina Caterina di Russia, che nel 1772 gli richiese dodici grandi tele per celebrare la vittoria dei russi sui turchi a Tchesme. Sempre per il palazzo di Petrosvoreg dipinse in seguito varie vedute e molti “notturni” ispirati alle eruzioni del Vesuvio del 1773. Nel 1781 dipinse per il Principe Marcantonio Borghese, suocero di Paolina Bonaparte, cinque grandi tele per la Galleria Borghese a Roma, raffiguranti le ville Aldobrandini e Lancellotti a Frascati e vedute della campagna romana . Dice Carlo Knight: “Hackert è un paesaggista che ha le radici nel filone botanico-naturalista, imparò a disegnare copiando i fiori dal giardino paterno, e fu profondamente influenzato dal pensiero del filosofo e matematico Joham Sulzer il quale gli inculcò i principi dell’estetica moralistica. Idee delle quali i suoi “ritratti di alberi” sono espressione tangibile”. Nel 1782 ricevette un’importante commissione da Paolo Petrovic, futuro Paolo I, e lavorò a delle gouaches ordinategli da Ferdinando IV di Borbone. Nel 1786 fu chiamato a Napoli dal re Ferdinando IV e diventò pittore di corte dei Borbone, insegnante di disegno della regina e dei principi. Dipinse una serie di “Porti del Regno” e di “Marine”, scene di caccia e paesaggi nei dintorni di Napoli e Caserta. A Napoli incontrò Goethe, che divenne suo amico e allievo e ne scrisse poi una biografia: “Philipp Hackert, la vita”. Dal 1799 Hackert visse e lavorò a Firenze. Nel 1803 si recò brevemente a Norimberga dove pubblicò “Prinzipien zur Erlermung de Zeichenkunst nach der Natur”. Si ritirò poi a vivere fra Firenze e San Pietro a Careggi dove si dedicò all’arte e all’agricoltura.

Morì a San Pietro a Careggi nel 1807.

Sue tele si trovano a Napoli nella Reggia di Capodimonte, nel museo di San Martino, nella Reggia di Caserta, a Petrosvoreg (nei pressi di San Pietroburgo), in Svezia, Inghilterra, Francia, Roma e soprattutto nelle collezioni private europee.

Vedi anche Agliardi