Aristide Dragoni. Improvviso - Agli sposi affettuosamente

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Versione del 17 set 2008 alle 17:43 di Gian paolo (Discussione | contributi)

(diff) ← Versione meno recente | Versione attuale (diff) | Versione più recente → (diff)
Goltara 08b Luigi - Poesie 3.jpg
Goltara 08b Luigi - Poesie 4a.jpg
Goltara 08b Luigi - Poesie 4b.jpg

Vai ad Aristide Dragoni


Composta il 30 novembre 1881 per il ritorno dal viaggio di nozze di Luigi Goltara Pezzoli d'Albertone ed Ernesta Brevi.


Con mio duol non potei di nozze il giorno

Darvi, o copia felice, il mio saluto;

Ed or con gioja pel vostro ritorno

Qui mi ritrovo a darvi il benvenuto

E ad augurare a voi, diletti sposi,

Giorni lunghi, felici, avventurosi.

Voi vedeste del fiero Ghibellino

E di Giotto la patria, Fiorenza;

Voi vedeste la nobile Torino,

Che fu culla di nostra indipendenza;

E vedeste ove naque chi primiero

Di terre ignote ci additò il sentiero.

Foste ove visse chi di Benevento

La battaglia descrisse in bella prosa.

Roma vedeste, Roma! infra le cento

Italiche città meravigliosa:

Roma! del mondo un tempo già regina

Cui lo stranier stupito ancor s’inchina.

Eppur son certo che ai paterni Lari

Voi ritornaste desïosi e lieti.

Qui nel loco natio, fra i vostri cari,

Fra le quete, domestiche pareti

Ove tranquilli riposar vi piace,

E la gioja gustar qui nella pace.

E gioja, sì, qui vera gioja avrete,

Qui circondati dal comune affetto

Che sapeste acquistar, ognor sarete;

Qui nell’amore, che vi scalda il petto,

Quel bene troverete non fugace,

Che solo può donar amor verace.

Siate felici. O gentil sposa, aperto

A nobili è il tuo core e dolci affetti;

E tu, Luigi, se pur io lo merto,

Che di te sia superbo a me permetti,

Quel germe di virtù fruttata ha assai,

Che nel tuo cor, fanciullo ancor gettai.

Come in voi furo i genitori, siate

Nella ventura prole avventurati;

E come foste voi, i figli fate

Nei genitori loro fortunati:

Questo avverrà, perché sempre il buon seme

Dà di buon frutto ben fondata speme.

E a te padre a Luigi, ed a voi madri

Tanto amorose de’ novelli sposi

De’ figli i figli vegeti, leggiadri

Sorridervi, baciarvi affettuosi

Auguro di veder. Quanto soave

Ciò vi sarà quando l’età fia grave!

E tu padre d’Ippolita, che al trono

Sei presso dell’Eterno e che felici

Vedi gli Sposi, a Lui ch’è giusto e buono

Porgi miei voti, ed ambo benedici;

E tu fa che nel corso di lor vita

Non trovin spine, ma la via fiorita.

Ecco i miei voti. Io ben più dir vorrei,

Ma la rima tiranna e la parola

Corrispondono male a’ pensier miei,

Pria di finire tutti ad una sola

Voce, v’invito a dir “evviva, evviva,

Viva agli sposi” e ripetiamo “evviva”.