Berlendis

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Stemma Berlendis vel Vegis Stemmario Camozzi n. 1995

Nobile famiglia bergamasca originaria di Endenna, e di Somendenna, con un Teutaldo, che però non risulta nelle genealogia qui poi indicata. Un importante ramo si trasferì in San Vigilio; dei Berlendis furono presenti anche a Vertova e Nembro (XIII secolo) e più tardi ad Alzano, dove ebbero anche il cognome di “Vegis” e poi diventarono De Vecchi (XV secolo). Secondo Mazzi, che cita il Diario di Castello Castelli, sarebbero originari di San Gallo; alcuni rami presero nome di Sangalli, Castelli e Valli. Il ramo della famiglia, che modificò nel tempo il cognome in VEGIS e de VECCHI, ebbe per capostipite nel 1311 un Alessandro e si estinse nei primi decenni del XIX in casa Beroa. Si dispone di un loro consistente albero genealogico che solo in minima parte, con Francesco fu Zinino, collima con il ramo dei Berlendis trasferiti a Venezia e degli altri restati in bergamasca. A Bergamo, appunto, Francesco Berlendis fu fatto cittadino nel 1387. Troviamo i Berlendis, che s’erano arricchiti col mercato della lana, in Borgo Santa Caterina.

Il 16 agosto 1369 Iohannes dictus Preytus, de Berlendis de Trivillio partecipa a un acquisto di grano (Reg. Litt.); il 24 gennaio 1400 convenzione fatta da Giovanni de Castiglioni, Vicario generale, con uomini della val Brembana: firmano l’atto i notai Laffrancus de Berlendis, presbiter e notarius publicus in Andena, Lanfrancus f.q. Dozii Berlendis de Hendena, notarius publicus Pergami (Reg. Lett., p. 251). Donatus de Berlendis detti de Vecchi sposò prima del 1438 Donina Suardi, figlia di Petrus detto de Vegis di Alzano Superiore.

Altro imparentamento con i Pelliccioli del Portone e gli Zanchi sono segnalati da Mandelli (pag 23).

Ancora nel XVI secolo sono attivi come maestri lapicidi, merciai, librai. Si affermò poi Nicolò come orefice (1602, dove?), ma soprattutto emersero nell’architettura e nelle costruzioni militari, con Bernardino, Paolo e Francesco, al servizio della Dominante.

PAOLO Proto-Architetto (Endenna 1520 - Bergamo? 1592). Negli anni 1552-1553 risulta tra i “maestri” impegnati nella riparazione delle mura dei borghi e dei bastioni di Bergamo realizzati da Francesco Maria della Rovere. In qualità di proto della fortezza della città, ne seguì per circa trent’anni le varie fasi di realizzazione. In modo autonomo, nel 1566, costruì il baluardo di Sant’Agostino. (Castoldi) Nel 1641 un Camillus Berlendius è giusdicente a Lovere e lo fu di nuovo nel 1648-1649. Nel 1689 un Ector Berlendis fu giusdicente a Cologno e Urgnano. Altri Berlendis servirono militarmente la Repubblica nelle guerre di Cipro e di Gradisca, ed un sergente maggiore generale Giacomo (1610), cavaliere, morì nel 1662 con il grado di Sovraintendente generale delle artiglierie venete. Ebbero titolo di nobiltà e incarichi ecclesiastici politico-amministrativi con Nicolò, rettore di Treviso e Vicenza (XVII secolo). I suoi due figli Gulio - vescovo di Belluno - e Camillo furono nel 1662 aggregati al patriziato veneto. Quattro anni dopo il figlio di quest’ultimo, Nicolò, sposava Marina Sagredo del cavaliere e procuratore Giovanni, strenuo avversario dell’oligarchia (benché cugino del futuro doge Nicolò Sagredo [1675-76] e lui stesso aspirante al dogado), ma fu criticato per aver consentito questo matrimonio di sua figlia con un “parvenu”di fresca nobiltà veneta. Tuttavia i Berlendis, a detta dell’anonimo compilatore delle Distinzioni segrete erano «di buon genio, buoni costumi e di convenienti ricchezze». In quegli anni un Ettore Berlendis sposa a Chiuduno il 19-4-1663 Giulia Lupi (del ramo di Chiuduno). La famiglia veneziana si estinse nel 1780 con Camillo e Giovanni Giulio q. Nicolò, entrambi dementi. I Berlendis bergamaschi ormai detti De Vecchi si estinsero nei Beroa, pochi anni dopo.

Nel XIX secolo rimangono ancora parecchi significativi Berlendis: l’architetto, Giuseppe (1795-1869), progettista di importanti chiese neoclassiche che nel 1835 acquistò la casa dei nobili Cucchi in Borgo S. Tomaso (Pittori Bg dell’800 vol. I°,pag. 43- 49).

Edoardo che si affermò come musicista compositore (1877-1925).

Andrà verificato il rapporto tra i Berlendis atttivi a Venezia e ivi noblilitati e quelli restati a Bergamo. Si noti infatti che la famiglia trasferitasi a Venezia mantenne molti contatti con Bergamo: risulta per esempio (da Mandelli in” Alzano nei secoli”) che Giulio, che fu poi Vescovo di Belluno. Studiò a Milano, nel 1635 fu “principe dell’Accademia di Teologia e Filosofia, nel 1636 si Laureò a Bologna; fu canonico a Bergamo a 16 anni (?) ed ebbe nel 1645 un altro canonicato, vacante per la morte di suo fratello Piero; nel 1649 ebbe l’Episcopato bellunese. Nel 1659 fu chiamato a Roma dal Principe Cardinale d’Este e vi restò 9 anni prima di tornare a Belluno, dove morì nel 1693. Un altro Berlendis Francesco, dottore in Legge e Teologia, fu Canonico a Bergamo. Gio Giacomo dell’ordine dei riformati fu commissario Visitatore in più province.

A Bergamo avevano casa al Pozzo Bianco e nel XVI edificarono un bel palazzo in Alzano che poi vendettero ai Pelandi quando a metà settecento emigrarono a Bergamo.

Negli anni 1930-40 v’era un bellissimo negozio di fioristi e vivaisti Berlendis a Bergamo, ma collegati ad Alzano (credo affittuali del Senatore Antonio Pesenti di cui curavano il parco??) [GPA]