La Masone

Da EFL - Società Storica Lombarda.
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Era la dimora della famiglia Goltara a Bergamo, sita tra via Masone in Parrocchia di S. Alessandro della Croce e via Pignolo. Era una bella e grande casa ricca di storia, circondata da un vasto giardino, già antico convento degli Umiliati, ordine soppresso nel 1571 da Pio V. Dopo esser stata delle Dimesse, diventò una commenda che fu per qualche tempo di Giangirolamo figlio del cavalier Enea Tasso. Fu poi proprietà dei nobili Pezzoli d’Albertone e per successione Goltara sino al 1922. Ora è collegio delle Orsoline di Gandino.


LUIGI PELANDI. Attraverso le vie di Bergamo scomparsa. Vol. I. Il Borgo di Pignolo, Bergamo, Bolis, 1962, pp. 153-156:

Ritornati in via Masone, dopo il vicolo Cornasello, ecco la Masone. Ricordo benissimo che questo stesso edificio era abitato dalla nobile famiglia Goltara e ricordo l’ingegner Luigi, egregio professionista e studioso di problemi idrologici. Nato nel 1854 e morto a Bergamo nel 1916, fu autore della importante pubblicazione Carta idrografica d’Italia - Irrigazione della Provincia di Bergamo, edita nel 1891 per conto del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio; opera giunta recentemente alla terza edizione, accresciuta ed aggiornata dall’ing. Pasinetti con prefazione di Giacinto Gambirasio, edita dalla Società per l’incremento Agricolo e Industriale della Provincia di Bergamo (Poligrafiche Bolis, 1960). Un corpus di carte idrografiche e di tavole storiche, statistiche ed economiche rende prezioso questo lavoro per gli studiosi della materia ed in genere per chi si occupa di irrigazione della nostra provincia. L’ing. Luigi Goltara era una delle figure di Bergamo di quel tempo fra le più simpatiche e di ampio ingegno per la sua affabilità; imparentato con varie famiglie nobili della città, quali i Martinengo, i Lussana, i Pezzoli d’Albertone, di essi aveva il tratto distinto e cordiale e di una rettitudine profondamente sensibile che gli dava diritto al rispetto e ad una larga simpatia. Nell’attuale convento della Masone, e precisamente nel locale della chiesetta, prima del 1922 teneva il suo atelier il pittore Romeo Bonomelli, il quale si era fatto un gustoso biglietto di presentazione: un’acquaforte riproducente la cancellata barocca della stessa Masone. La storia di questo convento ci porta ai primi secoli del Medioevo. Infatti esso era abitato dai monaci Umiliati, una congregazione di religiosi che restavano laici pur vivendo sotto la regola dell’Ordine. Si hanno di loro notizie fino dal 1170. La loro chiesa era dedicata ai Santi Simone e Giuda. Eretta nel 1222 fu consacrata dal vescovo Tornielli e tenuta dagli Umiliati sino alla loro soppressione, avvenuta nel 1571 per ordine del pontefice Pio V. Questa fratellanza laica ha una storia curiosa che riassumo da un capitolo dei «Minuzzoli di Storia Bergamasca» di Angelo Pinetti. Un gruppo di nobili milanesi e comaschi che avevano cospirato contro l’imperatore di Germania sarebbe stato condotto da lui oltr’Alpe in qualità di ostaggio. Colà perduta ogni speranza di ritorno, avrebbero deciso di darsi ad una vita di penitenza e di gettare le ricche vesti, indossando poveri abiti ed applicandosi ad umili lavori di lanificio. L’imperatore, saputo ciò, avrebbe loro detto: «Eccovi finalmente umiliati», rimandandoli in patria. Assunto il nome di Umiliati e scelto un abito di penitenza, attesero al lavoro di conciar pelli, lavorare la lana e il lino, digiunando tre giorni alla settimana: pauperes humiliati et umiliatea per Deum. Con l’andar del tempo (già nel 1300 si contavano oltre venti «domus humiliatorum» in Bergamasca), raggiunsero la massima floridezza economica non solo, ma pare che si servissero dell’Ordine per sminuire l’autorità ecclesiastica. Da qui la soppressione. Nel 1567, per incarico di Pio V, il card. Borromeo si accinse a riformarli. I rilassati religiosi cospirarono contro la sua vita, ma egli scampò miracolosamente. Il 7 febbraio 1571 il Papa bandì la Bolla di chiusura di tutti i conventi di quell’Ordine e la Masene fu eretta in Commenda Abbaziale detta delle quattro riunite prepositure dei SS. Simone e Giuda Taddeo della Masone, di Ognissanti in Galgario (venduta ai Minimi nel 1667), di S. Bartolomeo del Rasulo in Prato e di S. Pietro in Bianzana (chiesa in Borgo San Tommaso venduta nel 1620 alla Congregazione delle Donne Dimesse e poi demolita) : tutte chiese, conventi e terreni appartenenti già agli Umiliati. Divenuta la chiesa dei Santi Simone e Giuda una commenda con relativo convento, essa passò d’uno in altro commendatario, finché divenne, al tempo delle soppressioni dei benefici ecclesiastici da parte dei francesi in Italia (1797), proprietà della nobile famiglia Pezzoli degli Albertoni di Milano e, per eredità, passò ai nobili Goltara. Da questi, nel 1922, alle RR. Suore Orsoline di Gandino. Attualmente il convento ha subito variazioni notevoli. È risultata una costruzione di una grandiosità incredibile, con scuole fino al Magistero Professionale della Donna, tutte frequentate da alunno in numero elevato. Internamente un chiostro ad archi acuti con colonne e capitelli corrono frequentemente gli «attributi» dei Colleoni — assicura trattarsi di una costruzione medioevale. Peccato tutto quel bianco che corre sull’edificio e che disturba l’occhio in forma quasi direi fastidiosa. Il fastidio per tanto biancore viene però mitigato dall’ampio parco e giardino nei quali esistono piante di enorme tronco. V’è un tiglio di oltre duecento anni! Una magnolia e un magnifico tasso tutto verde pur nel pieno inverno. E quanta pace in così riposante silenzio! Sotto l’atrio della chiesina è murata una lapide di marmo nero dedicata a Giangirolamo, figlio del cavaliere Enea della famiglia dei Tasso, già prelato commendatario, morto per la peste nel 1630, contratta, dice la lapide, per la caritatevole assistenza prestata agli appestati.

Goltara - La Masone.jpg

Il Giardino da quella che ora è via Albini verso via Masone