Castello di Cenate Sotto - AFFRESCHI
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Gabriele Medolago – Francesco Macario, IL CASTELLO DI CENATE SOTTO E LA FAMIGLIA LUPI, pp. 80-97:
GLI AFFRESCHI
Gli affreschi coprono l’arco cronologico dal XV-XVI al XIX secolo.
Durante l’intervento iniziato nel 1997 quelli della parte nord furono tutti restaurati, o spesso semplicemente puliti, dall’impresa La Torre restauri di Bergamo, sotto la guida di Antonio Moretti che decorò ex novo alcuni locali dei mezzanini.
AFFRESCHI DELL’ALA NORD
Le tre stanze al primo piano dell’ala nord sono ornate da pregevoli affreschi, i più antichi di tutto il castello e di alto livello qualitativo.
Le pareti della prima, quella verso ovest, presentano decorazioni con specchiature con cornice in finta pietra di Sarnico, all’interno specchiature in finto marmo con al centro un tondo e due semitondi. I tondi ospitano medaglioni con ritratti: entrando partendo da sinistra manca l’affresco, abbiamo poi un guerriero, una dama, un guerriero, la finestra, una dama, manca l’ultimo guerriero.
La cornice floreale, visibilmente ritoccata, mostra un rapace che cattura un agnello od una lepre. Il soffitto presenta decorazioni con tondi e rombi, dipinti in colori chiari. Sul listello si trova la caratteristica greca dei Lupi con i tre colori dello stemma: bianco, rosso e verde, presente anche al di sotto dei torciglioni ed in molti affreschi e decorazioni, e lateralmente i tradizionali dentelli triangolari. Sul lato esterno la porta era corniciata da riquadro affrescato di cui restano tracce. Gli affreschi sono rovinati in corrispondenza del caminetto.
Anche le pareti della seconda stanza presentano decorazioni con lesene recanti una sirena come cariatide e riquadri vuoti. Probabilmente Don Dentella, dicendo che l’antica ala nord, benché sfuggita ai rimaneggiamenti, fu guastata nelle figure da vandali e nelle cornici lignee del soffitto da chi aveva asportato gli affreschi per venderli , si riferisce a queste due stanze. Come pure qui, a quanto si tramanda, alcune figure sono state rovinate dai contadini che abitarono in queste stanze, in quanto considerate demoniache.
Senza dubbio la stanza più interessante è la terza, che presenta pregevoli affreschi, purtroppo rovinati in corrispondenza delle due porte attuali e della finestra verso ovest sul lato nord. Lungo tutto il perimetro, subito sotto il soffitto, corre un’alta cornice affrescata con motivi floreali e medaglioni. Al centro del lato sud vi è un medaglione con una testa di giovine biondo con i capelli lunghi, di fronte quello di una giovane donna posta di tre quarti. Sulle pareti scendevano festoni floreali con bacche rosse, forse un simbolo relativo alle nozze, legati ad anelli, vi erano poi lesene e corniciature, ancora in piccola parte visibili dopo il restauro.
Negli altri medaglioni, all’interno di decorazioni floreali, vi sono, su fondo verde, rosso e giallo, scudi a testa di cavallo con stemmi. Sulla parete sud troviamo a sinistra uno stemma Mazzucconi de Rivola, a destra una lacuna, sulla parete ovest uno stemma non ben leggibile, forse con scaglione, uno Lupi, ed uno Caleppio, sulla parete nord ancora uno stemma Lupi ed uno Caleppio, sulla parete est uno stemma non identificato, uno Lupi ed infine uno Rota della Pianca.
Araldicamente gli stemmi vengono così descritti:
Troncato: nel 1° d’oro al castello d’argento, turrito di tre pezzi tondi merlati alla guelfa, quello laterale più alto, aperto del campo, nel 2° di verde. Mazzucconi de Rivola , di persona non identificata, si potrebbe ipotizzare si tratti della prima moglie di Detesalvo.
Stemma poco leggibile che sembra presentare uno scaglione.
Inquartato: nel 1° e 4° d’argento al giglio fiorito d’argento, ingambito e fogliato di due pezzi di verde, posto in palo, fasciato di rosso; nel 2° e nel 3° ondato d’argento di rosso e di verde. Si tratta dello stemma Lupi.
Di rosso al leone rampante d’oro . Certamente di Ursina Caleppio, moglie di Girardo.
Troncato: nel 1° d’argento, nel secondo sbarrato d’oro e di rosso. Non identificato.
Di rosso a tre monti di verde caricati di una testa di moro al naturale rivolta verso destra, bendata d’argento col capo d’argento alla ruota di sei raggi di rosso.
Si tratta probabilmente dello stemma di Bona Rota della Pianca, seconda moglie di Detesalvo.
Si può ipotizzare che questa decorazione faccia riferimento al matrimonio fra Girardo Lupi, figlio del condottiere Detesalvo, ed Ursina Caleppio, avvenuto anteriormente al 1477. In quell’anno la proprietà dell’edificio pervenne proprio a Girardo e gli stemmi raffigurati sembrano coerenti con l’ipotesi. Nel medaglione centrale nord vi è probabilmente il ritratto di Ursina, affiancata dallo stemma del marito e dal proprio. I due stemmi affrontanti sui lati orientale ed occidentale verso nord potrebbero essere quelli del padre e della madre della sposa, ad ovest Caleppio e ad est [...]. Sulla parete sud si trova invece forse il ritratto di Girardo, lo stemma a destra dovrebbe essere quello Lupi e quello a sinistra quello della madre. Sul lato est invece è collocato lo stemma Rota della Pianca e di fronte un altro. Al centro delle due pareti si trova lo stemma Lupi.
La datazione di questi affreschi può oscillare fra la seconda metà del XV secolo ed i primi anni del successivo. Nel caso in cui l’identificazione proposta fosse valida, la datazione risalirebbe a prima del 1477.
Da alcuni questi dipinti sono stati avvicinati all’opera di Bartolomeo Suardi detto Bramantino (1465?-1530) o della sua scuola.
Il portico al pian terreno presenta decorazioni sopra tutte le cinque porte con riquadri a motivi floreali e la cornice dei Lupi, risalenti probabilmente all’inizio del XVI secolo, al momento della realizzazione del portico, ritoccate alla fine del XVII secolo e negli anni ‘20 del XX. I contorni degli archi sono graffiti e colorati. Di particolare interesse è la decorazione dipinta del sopraporta verso est, recante un tempo al centro uno stemma Lupi.
AFFRESCHI DELLO SCALONE NORD
Il plafone dello scalone della parte nord è ornato da affreschi a trompe l’oeil a tre scomparti, quello centrale quadrato e due minori ai lati, con un alto fregio che si estende con mensole, sagome ed ornati lungo le pareti.
Nel riquadro centrale sta il Tempo, un vecchio alato, che rapisce ed abbraccia una giovane donna (forse la Giovinezza, la Bellezza o la Vita), a lato vi è un angioletto con falce e serpente che si morde la coda in forma di cerchio (simbolo dell’eterno ritorno del tempo e della circolarità dello stesso), in basso vi sono una figura che sembra la Medusa, forse la Perfidia, ed una vecchia con una fiaccola accesa ed un pugnale, forse la Discordia. Nel riquadro verso nord si trova una donna con clipeo, spada, elmo, affiancata da un personaggio che cavalca un animale in forma di drago o di leone, reggendo con la destra le redini dell’animale e con la sinistra un fascio di freccie. Si tratta probabilmente dell’allegoria della Ragione che doma la Bestialità. Al di sopra un amorino regge un drappo. Nei quattro riquadri sono affrescate tabelle pendenti su ognuna delle quali si trova una delle cifre 1692, che insieme indicano la data dell’esecuzione.
Nel riquadro verso sud si trova una vergine con tre putti che pone le briglie ad un unicorno, in ognuna di quattro altre tabelle sta una lettera della parola ANNO.
Nella cornice delle pareti si trovano alcuni monocromi verdi con scene mitologiche. Sulla parete nord si vedono un uomo con le vesti svolazzanti, un cane e due astanti; sulla parete est a nord Europa sul toro ed a sud Ercole che uccide l’Idra; su quella sud un centauro con una donna dormiente, forse Deianira; su quella ovest a sud un centauro che sorprende una donna dietro le spighe ed a nord una donna ed un uomo barbuto seduti e con una lancia.
AFFRESCHI DELL’ALA OCCIDENTALE
Nell’ala occidentale quasi tutte le sale sono affrescate con figure allegoriche.
L’ingegner Angelini ha ipotizzato cartoni di Antonio Cifrondi (1656-1730) riportati sulle pareti da un collaboratore. Questo pittore nel 1691 eseguì affreschi nella canonica di Trescore, datati appunto MDCXCI.
Il pian terreno presenta stanze con pavimento alla veneziana e soffitti a volta decorati da affreschi. Nella sala da pranzo la volta è tripartita all’interno di corniciature. Nel riquadro verso sud abbiamo un putto alato con aquila e fulmini, simbolo di Giove, in quello centrale due putti reggenti una clava e con a destra un’arpia, a ricordare Ercole, in quello nord un puttino coronato di tralci di vite con bastone e tralci d’uva ed una leoparda, simboli di Bacco.
Nella cornice dipinta si trovano alcuni busti e medaglioni con scenette. Partendo dall’angolo sud-est abbiamo due donne di cui una coronata, un mezzo busto di Mercurio, due donne ed una figura al centro, un busto femminile, Zeus con due donne, un mezzobusto d’uomo, tre donne delle quali quella al centro con corona d’alloro, forse le tre Grazie, un busto di donna, Amore e Psiche, un mezzobusto maschile in abito romano, tre donne di cui una con ramo d’ulivo.
Nella stanza centrale abbiamo un affresco al centro della volta, pesantemente ritoccato nel restauro Taragni, raffigurante l’Autunno, impersonato da una donna che semina, con spighe di frumento ed uva, accompagnata da tre angioletti, con la testa verso nord ed i piedi verso sud.
Nella terza stanza si trovano invece decorazioni a stucchi sul soffitto e sulle pareti.
Al piano superiore vi sono stanze affrescate con copertura in travetti in legno dipinti.
Il salone con alcova presenta pregevoli dipinti. Esso ha pareti decorate con medaglioni e decorazioni a trompe l’ceil, sono pure decorati i contorni delle porte. Don Dentella dice che furono danneggiati tre affreschi centrali . L’alcova è costituita da due stanzette, in quella ad est vi è una semplice cornice dipinta, quella occidentale era purtroppo rovinata da fenditure ed è stata restaurata durante l’intervento Leggeri ed è completamente decorata ed ornata da due medaglioni con monocromi, quello sulla parete sud presenta una donna davanti ad uno specchio tenuto da tre putti, con una ancella che la pettina ed una che la accudisce ed ha alle spalle un altro puttino, quello sulla parete est presenta due donne che conversano, la prima di spalle con vicino l’edera e due piccioni, l’altra con bastone e due cani, entrambe attorniate da angioletti con fiori.
Nel salotto delle allegorie, dotato di camino in marmo bianco, sopra la porta che immette nella sala con alcova, è affrescato un mezzo busto femminile, sopra quella di fronte un altro mezzo busto femminile indossante una corazza con la testa di Medusa, un terzo busto, pure femminile, è dipinto sopra il camino. Sulla parete est, fra le due finestre, sopra un piedistallo a trompe l’œil, troviamo una donna con palma e corona d’alloro su sfondo marino, allegoria della Vittoria o della Gloria. Sul muro fra la finestra e la porta che dà nella galleria vi è una donna con in testa una corona all’interno della quale vi sono tre fiamme o piccioni, in mano uno scettro, ai piedi un’aquila e sullo sfondo un edificio turrito; probabilmente si tratta della Regalità. Sulla parete sud troviamo un guerriero che regge in alto con la destra una corona, con sullo sfondo una nave ed ai piedi l’elmo (solitamente l’avere le armi ai piedi è simbolo di pace dopo la guerra o di non necessità di combattere). Al di sopra due angioletti tengono uno scudo inquartato senza stemma, con corona usata dai Lupi. Sulla parete ovest fra la finestra a sud ed il camino vi è la Ragione, rappresentata da una donna con elmo, leone al guinzaglio e spada nella destra, e sull’altro lato del camino un uomo in armatura con corona d’alloro, cornucopia e bastone, forse il Buon Governo, con sullo sfondo una città. Sul lato nord troviamo la Fama buona, una donna che suona la tuba e regge un ramo di alloro, sullo sfondo una città di mare ed al di sopra due angeli con elmo e corona e lupo rivolto verso la destra araldica, che tiene il fiore con la fascia rossa, presente nello stemma dei Lupi. In alto, a fianco del camino, si trovano due angioletti che reggono due piccoli scudi. In quello di sinistra vi sono fasce ondate bianche, rosse e verdi, in quello di destra un fiore argenteo, fasciato di rosso, gambuto e fogliato di verde in campo azzurro. Sulla parete di fronte si ripropongono gli stessi elementi.
Sopra la cappa del camino è affrescata una fucina con armature e due uomini che forgiano uno scudo clipeo davanti ad una donna, sulla base dell’incudine si trova la scritta:
PATIENTIA
VIRESNel salotto detto degli dei, posto a nord, si trovano altri affreschi. Sulla parete ovest vi sono Mercurio, con il caduceo e l’elmo alato, ed una donna, forse Venere, che reggono insieme un bacile, mentre un putto, forse Cupido, abbraccia le ginocchia della donna. Sulla parete nord si vede un uomo in atto di salire, attorniato da due donne, una che indica con la destra in alto e L’Autunno con la sinistra tiene uno scudo ed una con un mazzo di fiori, e da un angioletto che tiene un palo al quale egli appoggia la mano destra, in basso a sinistra vi sono un violino, un liuto, un tamburello ed uno spartito musicale. Sul lato est vi è Dike, la Giustizia, con ai piedi un fascio, una bilancia a due piatti ed uno staffile, un libro sulle ginocchia, lo sguardo rivolto verso il sole della Giustizia e sullo sfondo una città. Sul lato sud vi è Diana con in testa la mezzaluna, con arco e faretra, accompagnata da tre donne, forse le tre Grazie; quella con il vestito accollato, i gioielli ed una lancia, potrebbe essere la Castità, mentre quella seminuda di spalle potrebbe esser la Venustà. Sull’angolo sud-sud-ovest troviamo un putto con freccia, in quello ovest-sud-ovest un putto con arco, in quello nord-nord-ovest un putto con tromba.
Nei monocromi che si trovano nella corniciatura della parete abbiamo ad ovest le tre Grazie con carro trainato da tritoni e puttini, a nord donne musicanti, un uomo barbuto con bastone, un uomo ed una donna con bimbo, a sud Venere che batte alcuni putti con un fascio forse di spighe, ad est sette donne e sullo sfondo due cervi.
Sopra la finestra a sud-est è dipinta una donna con fiaccola, su quella nord-est una con libro e puttino ai piedi, sopra quella ovest una giovinetta in cammino.
Altri monocromi si trovano sempre all’interno delle decorazioni: a sud-sud-est una donna su un tritone, a sud-sud-ovest Venere su una conchiglia, a ovest-sud-ovest due uomini di cui uno con tridente che combattono con un mostro marino, a nord-nord-ovest una donna seduta in riva al mare ed un giovine, a nord-nord-est le tre Parche, fra cui Cloto con il fuso, con lo stame della vita.
Il salotto con due balconi, detto sala delle donne bibliche , è ornato da quattro monocromi: sul lato ovest Susanna con due vecchioni, seduta sul bordo di una fontana con putti ed un basamento sul quale vi è una scenetta in piccolo con due cacciatori, uno a ; piedi ed uno a cavallo, e due cani; a nord Debora seduta alla quale si presenta un giovinetto, mentre una donna osserva da dietro una palma; ad est Dalila che taglia la chioma di Sansone, con sullo sfondo alcuni guerrieri; a sud Giuditta che consegna la testa di Oloferne ad un’ancella. Purtroppo i dipinti sono rovinati da scritte graffite di recente. Al di sopra, entro scudi retti da figure femminili, vi sono monocromi più piccoli rappresentanti scene guerresche: a nord un combattimento fra cavalieri, ad est uno fra due uomini di cui uno atterrato e l’altro che brandisce la spada, a sud uno fra cavalieri e fanti ed ad ovest un cavaliere con spada.
Vi sono poi nell’angolo nord-nord-ovest una donna, forse la Vanità, con diadema, specchio nella mano destra e cuore nella sinistra, nell’angolo sud-sud-ovest un’altra con secchiello nella destra e fiamma nella sinistra, nell’angolo sud-sud-est una con una tromba nella destra, una chiave nella sinistra ed ai piedi un agnello od un cane, forse la Castità o la Fedeltà.
Il salone di rappresentanza ha il soffitto in travi ed affreschi decorativi con all’interno medaglioni con monocromi. A nord si vede una donna con diadema, con paggetto, tre ancelle, penna e calamaio su di un tavolo, coppa in mano. Ad est si trova una donna che tiene in mano una veste, con dietro due ancelle ed un paggetto e davanti un uomo con turbante accompagnato da altri due uomini, altri due si vedono sullo sfondo. A sud vi è una donna con una testa d’uomo portatale su di un piatto da un paggetto, forse Salomè, dietro di lei un’ancella e davanti due soldati. Ad ovest vi è un guerriero con scettro che esce da una tenda, ha alle spalle due uomini e viene incontro ad una donna con alle spalle un’altra che piange.
La galleria è affrescata con mezzibusti a monocromo e paesaggi entro cornice dipinta, come pure la stanza in fondo alla galleria.
AFFRESCHI DELLO SCALONE SUD
Lo scalone reca quattro medaglioni affrescati che vennero fatti realizzare dal Canonico Mario Lupi nel 1770 ad un non meglio specificato “eccellente pittore” il quale decorò la scala a figure rappresentanti alcune celebrate azioni del generale Detesalvo.
Don Dentella dice questi affreschi opera di Bergamaschi di stile veneto, del carattere di Giovanni Battista Piazzetta (1682-1754).
Nel soffitto troviamo una riquadratura in stucco all’interno della quale vi è una specchiatura sagomata e nei quattro spicchi angolari trofei d’armi, sempre in stucco. All’interno della specchiatura è raffigurato Detesalvo che ascende su nuvole, accompagnato da due angioletti e da due soldati, uno dei quali vessillifero, a ricevere il bastone di comando dalla Repubblica veneta, che è personificata da una donna con il berretto frigio, elegantemente vestita, che poggia il braccio destro sul leone di San Marco con il libro aperto con la scritta PAX TIBI ed ha alla sua sinistra un angioletto che tiene la bilancia della giustizia. In alto due angioletti sostengono un padiglione.
Sulla parete ovest è raffigurata la vestizione a cavaliere di Detesalvo sulle porte della città di Milano. Sul lato est si trova la resa dei ducheschi (uno dei soldati ha lo scudo con lo stemma visconteo) a Detesalvo forse dopo la battaglia di Maderno. Sul lato nord si vede una scena di combattimento.
AFFRESCHI DELLA PARTE MERIDIONALE
Il Canonico Lupi, durante i lavori di risistemazione della sua abitazione, iniziati nel 1767 e protrattisi per tre anni, vi aggiunse gallerie ed opere istoriate di buon pennello, facendone dipingere le facciate dai celebri pittori Galliari ed ornandone sontuosamente le camere. Nel 1770 i fratelli Galliari dipinsero una galleria ed alcune stanze e tutto fu concluso nel 1771.
Si tratta dei fratelli Giovanni Bernardino Carlo (1707-1794), Fabrizio (1709-1790), Giovanni Antonio (1714-1783) di Giovanni, originari di Andorno Micca, oggi in provincia di Biella, trasferitisi a Treviglio.
Certamente dei Galliari sono gli affreschi ancor oggi visibili nella stanza posta ad est dello scalone, con finta balaustra e cielo. Nella stanza terranea posta a sud di quest’ultima si trovano interessanti tracce di affreschi con finte architetture, non troppo leggibili, ma forse anch’esse del XVIII secolo. Al centro delle volte di entrambe queste stanze si trova una rientranza rettangolare che probabilmente ospitava una tela. Nella stanza posta al pian terreno all’interno della torre sud-est sono presenti altre decorazioni dello stesso periodo.
Nel 1907 quest’ala fu decorata con affreschi e graffiti di Francesco Domenighini di Bergamo (1860-), uno dei più apprezzati pittori dell’epoca , ora purtroppo scomparsi.
Anche nella galleria superiore erano presenti affreschi con finte architetture dei quali ci resta una fotografia.
Purtroppo molti di questi dipinti furono asportati durante la ristrutturazione dell’inizio degli anni ‘80.
AFFRESCHI ESTERNI
Le facciate del fabbricato nord presentano semplici decorazioni attorno alle finestre che si vedono già nel dipinto degli anni ‘50 del XIX secolo.
Vi sono poi alcuni stemmi realizzati negli anni ‘20 del XX secolo. Sulla facciata est del corpo ovest si trova uno stemma Albini affrescato dal Taragni al di sopra del portalino d’ingresso al salotto centrale. Sulla facciata ovest dello stesso corpo vi erano invece uno stemma Albini ed uno Colleoni, in corrispondenza delle finestre del piano ammezzato. In occasione del restauro Leggeri vennero trasferiti a fianco del balcone ovest per permettere la riapertura delle finestre. Nel progetto Angelini del 1923 si prevedevano tre stemmi sulla facciata ovest, che si vedono anche in una fotografia del 1925, cioè quelli Lupi, Albini e Colleoni. Oggi vi sono solo gli ultimi due.
Sotto il balcone rivolto verso est è affrescato uno stemma Albini (troncato: nel 1° d’oro all’aquila di nero, rivolta, linguata di rosso, coronata del campo; nel 2° di rosso al castello d’oro, merlato alla ghibellina di due pezzi, aperto, accompagnato da due gigli d’oro).
Sulla facciata ovest si trovano a sinistra lo stemma Colleoni (troncato: nel 1° di rosso a due cuori rovesciati d’argento, nel 2° d’argento ad un cuore rovesciato di rosso; sul tutto due sbarre d’oro ed ingollate in capo ed in punta a due teste di leone) ed a destra quello Albini.
Il porticato sud presenta sottarchi decorati e le due porte che Dnno nella vinaia con sopraporta decorato e contorni in arenaria del XVIII secolo.
| Stemma probabilmente di Bona Rota della Pianca nella sala quattrocentesca, seconda moglie di Detesalvo Lupi |
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| Affresco dello scalone sud con storie di Detesalvo Lupi | |||
| Affresco dello scalone sud con storie di Detesalvo Lupi |
Affresco dello scalone sud con storie di Detesalvo Lupi |
Detesalvo Lupi riceve il bastone di comando dalla personificazione della Repubblica Veneta |
Stemma Albini |