Gerolamo Marenzi, GUIDA DI BERGAMO 1824
Libreria pubblica.
Mancava la nostra città di una pubblica libreria, mentre li pochi libri legali di sua ragione, la non numerosa ma pregievole raccolta del celebre cardinale Giuseppe Alessandro Furietti ed alcuni altri donati da qualche cittadino, erano rinchiusi in pubblico deposito, abbandonati ai tarli e sconosciuti. Questa notabile mancanza determinò nell’anno 1788 la maggior parte dei doviziosi canonici ad eriggere una libreria per uso loro e per il clero della città. Proposero il proggetto al Consiglio Capitolare unito all’offerta volontaria degl’assenzienti di lire 47800 provinciali da essere impiegate nella fabbrica. Con applauso venne adottata la massima, ed eletti due deputati per l’esecuzione, cioè li canonici conte Camillo Agliardi e Giacomo Morlacchi. Riconobbero essi opportune all’oggetto le case allora della canonica verso la piazza, sito che riuniva il pubblico commodo e l’ornamento della medesima, ma insorto disparere fu invece ordinato di collocarla sopra le due sacristie supponendo che fosse di minore dispendio, il che si eseguì nonostante l’incomoda sua situazione. Non mancarono in seguito generosi benefattori e fra questi si distinsero li suddetti canonici Agliardi e Morlacchi, il primo dei quali lasciò anche qualche fondo per formare un annuo assegno al bibliotecario. Aumentassi in poco tempo il numero dei libri coll’aquisto di alcune pregievoli collezioni private, cioè quella del nob. sig. Giuseppe Beltramelli, la porzione spettante alle belle arti del sig. Pietro Valle e la numerosa dell’isterico patrio sig. Ciò. Battista Rota, offerta al Capitolo col suo testamento per il moderato prezzo di 30.000 lire provinciali, pagabili entro quindici anni. Il nob. sig. conte Giacomo Carrara istitutore della Scuola di pittura ordinò con la sua ultima volontà che i libri non appartenenti alle belle arti fossero consegnati a questa libreria, essendo però dichiarata di uso pubblico; il che verificossi poco tempo dopo. Vedendo allora la città avanzarsi a gran passi questo tanto lodevole istituto, con parte del Maggior Consiglio, si determinò di accrescerne il numero unendovi li sopra indicati di sua proprietà. Non essendo bastante il reddito annuo dei fondi donati dal canonico Agliardi per il mantenimento della libreria, e corrisponsione al bibliotecario, [p. 41] furono aggiunti dapprima quelli di una capellania, e dopo di un benefizio semplice, il che approvò il governo veneto con condizione che la libreria servisse per uso pubblico. Le soppressioni dei regolari ordinate nel 1797 e ne’ susseguenti anni aumentarono il numero dei volumi spezialmente appartenenti alle scienze religiose. Dopo l’abolizione del Capitolo la Municipalità seguendo le norme usate nelle pubbliche librerie spezialmente di Milano, oltre una presidenza per l’amministrazione delle rendite, nominò nel posto di bibliotecario l’attuale sig. D. Agostino Salvioni ex monaco benedettino, molto erudito nella letteratura e di vicebibliotecario il sig. abb. D. Cristoforo Negri dotto e probo religioso alla di cui mancanza fu sostituito il sig. abb. D. Antonio Cefis pari di merito al suo antecessore. Questo utile stabilimento contiene ora più di 45000 volumi, fra i quali una estesa collezione di opere attinenti alle belle arti ed antichità, altra completa di classici latini antichi e moderni, molte edizioni rare o anteriori al 1500, ed alcuni preziosi manoscritti. È sempre aperta dalli primi giorni di novembre sino alla metà di settembre, eccettuati li festivi ed il sabbato.