Castello di Cenate Sotto - FASE IX
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Gabriele Medolago – Francesco Macario, IL CASTELLO DI CENATE SOTTO E LA FAMIGLIA LUPI, pp. 54-56:
Il Canonico Lupi, durante il suo soggiorno a Cenate per una malattia iniziata nel 1767 e protrattasi per tre anni, non sopportando l’ozio, cominciò a restaurare la casa. Dai suoi vicini, appartenenti alla sua stessa famiglia, ebbe il permesso di atterrare un alto muro che toglieva la bella vista del piano e, dopo aver riordinato architettonicamente l’edificio, con un cortile nel mezzo e comode scale, negli anni seguenti lo abbellì, aggiungendovi gallerie ed opere istoriate di buon pennello, facendone dipingere le facciate dai celebri pittori Galliari ed ornandone sontuosamente le camere. A lato fu realizzato un giardino con due fontane, alcuni scherzi d’acqua ed una doppia scala che con due comode salite che portava al primo appartamento.
Nel 1770 ebbe in villa di nuovo i fratelli Galliari che dipinsero una galleria ed alcune stanze, come anche un altro “eccellente pittore” che effigiò la scala a figure rappresentanti le storie del generale Detesalvo, e nell’anno seguente i lavori furono terminati del tutto.
In quest’occasione venne dato l’aspetto attuale alla facciata settentrionale del fabbricato. Il corpo centrale è costituito da tre piani ed il pian terreno ha al centro un portale a tutto sesto in arenaria incorniciato da due pilastri dello stesso materiale e sormontato da un bucranio con ghirlande. A fianco si trovano due finestre per lato con contorni in arenaria ed inferriata. Un marcapiano divide il pian terreno dal piano nobile che prende luce da cinque finestre con contorni in arenaria e timpano curvilineo. Al terzo piano, di altezza ridotta rispetto ai precedenti, si aprono cinque finestre a quadrotte con contorno in arenaria, sormontate ciascuna da bucrani e ghirlande. Dal portale d’ingresso si accede ad un androne che mette in un portico disposto perpendicolarmente, all’inizio ed alla fine del quale vi è una porta in arenaria con sovrastante bucranio. Ad est dell’androne si trova l’accesso allo scalone che fu realizzato durante questa sistemazione. Singolare è la conformazione del portico. Vennero realizzate sei colonne alternando mattoni (in origine intonacati) e marmo di Zandobbio, quelle esterne leggermente staccate dal muro, quelle centrali binate e collegate da archetto, sul tutto vennero impostati tre archi, quello centrale di luce maggiore. Sopra il portico vi è una galleria che presenta tre finestre serliane costituite ciascuna da due archetti centrali e due aperture laterali rettangolari. La serliana centrale presenta una colonnina per lato a delimitare le aperture rettangolari ed una terza al centro, nelle laterali, di luce minore, vi sono solo le colonnine laterali ed in luogo di quella centrale è stato eseguito un elemento pensile.
Due porte in arenaria concluse da timpano tondo si trovano affrontate sui corpi laterali del cortile. Nel braccio orientale, all’interno della terza cantina partendo da sud, si trova un pilastro in mattoni che sorregge due arcate di rinforzo della volta, anch’esse in laterizio, realizzate per sostenere il peso del nuovo allineamento della facciata realizzata più internamente rispetto alla precedente. L’intervento si mostra chiaramente come opera di un valente progettista di cui purtroppo non ci è rimasto il nome. Alcune similitudini si possono riscontrare con il palazzo Lupi nel castello di Mologno e con un palazzo posto di fronte al castello di Zandobbio. Analoghi archi pensili, utilizzati questa volta per un solaietto di pianerottolo, vengono utilizzati nella canonica di San Bartolomeo d’Almenno. Ci è ignoto il suo nome, comunque potrebbe forse non esservi estraneo un contributo dell’architetto Luca Luchini (1720 ca - 1791), attivo fra l’altro dal 1769 nella chiesa plebana di Mologno e poi collaboratore alle tavole del “Codex diplomaticus”.
In questo edificio, detto “palazzo di abitazione di villeggiatura del Canonico Lupi a Cenate”, il 24 ottobre 1772 fu steso un accordo fra il Lupi in quanto Canonico e primicerio ed i tagliapietre per la fornitura di pietra di Trescore e di Zandobbio per i lavori da farsi alla facciata della cattedrale, la cui qualità avrebbe dovuto esser controllata da Bartolomeo Manni, pure presente all’atto. Si sottoscrissero, oltre al Lupi deputato, Francesco Panzera o Ranzera, Giovanni Battista Pasinetti, Nazaro Rossi, Antonio Rossi, il Manni testimone e mezzano, Giuseppe Poloni testimonio. A questi lavori partecipò anche Giovanni Francesco Luchini, che avrebbe poi disegnato le tavole del “Codex diplomaticus”.
L’ambiente collinare nel quale si inserisce il castello è raffigurato anche in un affresco del palazzo Mosconi Celati a Strada di Trescore, databile al 1790 circa, nel quale è raffigurato il palazzo dopo il rifacimento. Il castello è solo accennato e riconoscibile solo dalla posizione.