Bonifacio Agliardi (14)
(20 maggio 1612 † 2 febbraio 1667)
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Figlio primogenito di BONIFACIO e di Isotta Secco Suardo (de’ Siccis da Lendinara)
Prelato, Letterato, Vescovo.
Generale dei Teatini nel 1640. Vescovo di Adria (1653).
Fu tra i fondatori a Bergamo dell’Accademia degli Eccitati (ora Ateneo di Scienze, Lettere e Arti) con Donato Calvi e Girolamo Riva. Scrisse dei saggi sacri e profani.
Frontespizio dei “Saggi sacri” di Bonifacio Agliardi, stampati a Venezia nel 1665
BORTOLO BELOTTI, Storia di Bergamo e dei bergamaschi, a cura della Banca Popolare di Bergamo, 1959 (con prefazione di Tommaso Gallarati Scotti). 3ª Ed., Bergamo, Bolis, 1989, Vol. VI pp. 20-22:
[…] Ma ha ben ragione chi rileva che assai peggio del Rota verseggiarono gli altri lirici del nostro Seicento: Bonifacio Agliardi, Clemente Rivola, Giovan Battista Moroni, Antonio Quarenghi, Carlo Francesco Ceresoli, Pierantonio Carrara, Giovanni Albani e gli altri di minor conto, autori di componimenti vuoti, cascanti, privi di ogni spontaneità di sentimento, e talora anche rozzamente triviali e strampalati. Bonifacio Agliardi nacque in Bergamo il 20 maggio del 1612. Entrato nella religione fra padri Teatini (1627), fu poi a Bergamo nel convento di S. Agata, e morì il 1° febbraio 1667, vescovo di Adria, mentre, come già si disse, i Bergamaschi lo avrebbero voluto come presule della loro diocesi (Vaerini 1, 37 ss.). Nella Accademia degli Eccitati ebbe il nome di Associato, e per impresa un capo d’aglio in mezzo a due rose, col motto Societate proficiam. Egli lasciò specialmente saggi e opere sacre, come Cleopatra orans non exorans, pubblicata con lo pseudonimo di Innominato (1633), il Mosè (1638) e, nei «Giovedì Estivi» (1645), La figlia di Ieffe, L’encomio degli occhi e altri lavori, che però non rivelano nessun particolare valore letterario, e per i quali l’Agliardi si soleva servire anche dello pseudonimo di Facibonio evidente anagramma del suo nome. [p. 30] […] Ma è il caso di illustrare questi romanzi noiosi e gonfi di lunghe e retoriche parlate? Tali del resto erano anche le declamazioni degli accademici Eccitati, come quelle di Bonifacio Agliardi e di Clemente Rivola, alle quali si possono bene aggiungere La genitrice percossa e La tragica morte di Sechele sbranato, di padre Donato Calvi.
Relazione di Gian Paolo Agliardi all’Ateneo di Scienze e Lettere, aprile 1999.
