Note biografiche di Detesalvo Lupi - Seconda Parte
di GABRIELE MEDOLAGO
(da Il castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, pp. 201-207)
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Ai primi del seguente anno 1440 il Colleoni con la sua banda e Detesalvo con molte centinaia di fanti furono spediti nel contado di Bergamo e in poco tempo ricondussero all’ubbidienza dei Veneziani la Val San Martino occupata dal Duca di Milano, promettendo agli abitanti la conferma dei loro privilegi, che la Signoria, approvando quanto avevano operato il 30 gennaio, accordò loro, quindi ritornarono nel Bresciano.
Mentre le truppe erano alle stanze e lo Sforza era andato a consultare il Senato a Venezia, il Duca, rinnovato ed accresciuto il suo esercito, ordinò al Piccinino di riportarlo nel Bresciano. La sorveglianza di Brescia, che si temeva venisse nuovamente assediata, venne affidata ancora una volta a Detesalvo, che con i suoi fanti insieme con il Colleoni ed i suoi uomini d’armi andò subito a presidiarla, così che il Piccinino non ebbe il coraggio d’attaccarla. Frattanto lo Sforza, dopo aver fatto sì che la Signoria al posto del Gattamelata da poco morto creasse governatore generale Michelotto Attendolo, radunate tutte le truppe, passò sul Bresciano, si accampò poco lontano dal nemico e chiamò a sé il Colleoni e Detesalvo. Si venne ad uno scontro aspro e sanguinoso, durato dalla mattina alla sera e la vittoria rimase dubbiosa. Successivamente vi furono molti altri fatti favorevoli per i Veneziani e prese di grosse terre e borghi, nei quali si ritiene che Detesalvo con le sue fanterie avesse gran parte, specialmente all’assedio di Peschiera, ed il seguente anno 1441 all’assedio di Martinengo. Il 28 marzo il Senato promise al Colleoni, in caso di buon servizio, fra l’altro, in feudo nobile e gentile per sé e discendenti maschi legittimi la terra di Romano Lombardo se fosse stata recuperata e tutte le possessioni che erano state del conte Giovanni da Covo nel territorio di Bergamo, tranne quelle assegnate a Detesalvo.
Alla fine nel mese di luglio fu conclusa la pace fra la Signoria ed il Duca.
Detesalvo si interessò della concessione del mercato a San Giovanni Bianco nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì, ottenuta il 4 agosto di quello stesso 1440. Avendo egli nei combattimenti con il Furlano preso prigionieri fra gli altri il Guerriero ed il Fratto, celebri condottieri del Duca di Milano, suoi quali fu posta una taglia di 10˙000 ducati, poi ridotta ad 8˙000, fatta la pace, volendo il Duca riscattarli e nello stesso tempo risparmiare denaro, offrì alla Signoria di restituirle il Cornaro, catturato in Val Tellina, tenuto prigioniero e dato per morto. Venezia accettò e si obbligò a pagare a Detesalvo la taglia di 8˙000 ducati. Fu quindi fatto lo scambio.
Avendo egli comprato per 17˙000 lire imperiali dalla Camera fiscale veneta le possessioni confiscate al conte Giovanni da Covo ed a suo fratello, che erano però state assegnate al Colleoni, in sostituzione di queste il 17 maggio 1442 il doge Foscari, con Ducale indirizzata al podestà Antonio Venier ed al capitano di Bergamo Andrea Giuliano, viste le sue imprese, destinò a lui ed eredi alcune possessioni nel territorio di Bergamo, per il valore di 5˙000 ducati, confiscate al ribelle Guglielmo Suardi nei territori di Cenate, Trescore, Entratico, Calcinate, Zandobbio, Chiuduno, Grumello, Calcinate, Colognola, che gli furono assegnate con lettera 1° giugno i Rettori di Bergamo gli assegnarono i beni in questione [964].
Il Colleoni, per contese avute col provveditore Dandolo, lasciò il servizio dei Veneziani e con una grossisima condotta passò a quello del Duca di Milano e perciò nell’anno 1443 Detesalvo venne nominato comandante generale delle fanterie venete. Grossomodo in questo periodo ottenne la condotta di 100 cavalli che poi fu accresciuta sino a 400 [965].
Nello stesso anno furono assegnati beni di ribelli a Detesalvo, Guidone Albani e Guidone Carrara. I beni del Colleoni nell’Isola ed a Bergamo, casa esclusa, furono invece assegnati a Benachino Locatelli. La pace tra la Signoria di Venezia ed il Duca di Milano, conclusa a Cremona nel 1441, durò sino al 1446, quando Michelotto Attendolo, governatore generale, per ordine della Signoria, passò con tutto l’esercito nel Cremonese, assaltando e distruggendo il campo duchesco, generale del quale era un figlio del Piccinino da poco morto, e conquistò anche tutta la Gera d’Adda. Le fanterie, guidate da Detesalvo, loro governatore generale, diedero il loro apporto, con prove d’estremo valore nella presa di Cassano. Dopo questa conquista le truppe venete il 16 novembre passarono l’Adda e fecero una grande scorribanda sul Milanese e, ritornate a Cassano, vi lasciarono Gentile della Leonessa per occuparsi della fortificazione ivi esistenti e della costruzione del ponte, Detesalvo portò le fanterie ai quartieri nel territorio di Bergamo, ove restò anche la sua banda di cavalli con poche altre, essendo il rimanente andato a svernare nel Bresciano.
Con Ducale del 15 novembre Detesalvo, eletto dagli uomini della Val Seriana inferiore loro vicario, fu confermato.
Nella primavera del 1447, Detesalvo radunò i suoi fanti vicino all’Oglio, ove l’Attendolo raccoglieva l’esercito, e, preso Soncino, vennero per la Gera d’Adda a Cassano, passarono il fiume sul nuovo ponte e fecero una scorreria, accampandosi poi presso il Lambro. Quindi alcuni dei più celebri condottieri dell’esercito veneziano con le loro bande, fra cui Detesalvo con le sue, e con valorosi fanti avanzarono sino alle porte di Milano, vi piantarono tre stendardi marcheschi e scaricarono sulla città tre colpi d’artiglieria, sperando di suscitare tumulto di popolo. Per quest’impresa Detesalvo, Tiberio Brandolino, Lodovico Malvezzi e Giberto da Correggio l’11 giugno furono creati militi, cioè cavalieri aurati, sulle stesse porte di Milano dal governatore generale, a nome della Signoria. Le truppe giunsero poi sino a Pavia.
Detesalvo tornò con i suoi al campo veneziano e marciando lungo l’Adda pervenne a Brivio, che il 19 giugno fu preso. Qui si decise d’attaccare subito i capitani ducheschi, che si erano fortificati sul monte di Brianza con 8˙000 uomini a piedi ed a cavallo. Poiché la zona era montuosa e poco accessibile ai cavalli, fu data l’incombenza dell’attacco a Detesalvo, il quale condusse le sue fanterie all’assalto e devastò e sbaragliò il campo nemico [970]. Dopo questa battaglia tutto quel monte ed il vicino paese furono saccheggiati e fu fatto immenso bottino. L’esercito veneziano avanzò sin presso Como, prendendo e depredando parecchie terre. Il 24 giugno fu assediata ed espugnata la fortezza del ponte di Lecco e tutte le forze veneziane si volsero contro il vicino borgo di Lecco. Nel frattempo il Duca Filippo Visconti si ammalò ed il 13 agosto morì senza figli maschi. I Milanesi diedero vita alla Repubblica ambrosiana e per continuare la guerra contro la Signoria crearono loro capitano generale il conte Francesco Sforza, genero del Duca. A Lecco le truppe veneziane ebbero molti danni e dovettero lasciare l’assedio ed andare alle stanze [971].
Detesalvo portò le sue fanterie in Val San Martino ed ivi si acquartierò. Il 29 novembre, in qualità di comandante della fanteria veneta, da Caprino inviò a Taddeo Rota castellano di Lecco ed al conestabile Gottifredo alcuni fanti, accompagnandoli con una lettera [972].
Ai primi di gennaio del 1448 Detesalvo si trovava in Cassano [973]. Venuta la primavera il conte Sforza condusse in campagna l’esercito milanese ed accampatosi nel Cremonese sbaragliò a Casalmaggiore l’armata che i Veneziani avevano mandato via Po. Si portò poi in Gera d’Adda, quindi l’Attendolo condusse l’esercito della Signoria e per conservare Caravaggio vi inviò nel luglio Detesalvo, benché ammalato, con 800 fanti e con Matteo da Capua e Gaspare Malvezzi con 600 cavalli. Questi giunsero a Caravaggio un giorno prima dello Sforza, che subito con il suo esercito si preparò all’assedio. Detesalvo ed il da Capua, avuto sentore della contrarietà degli abitanti verso Venezia e del fatto che essi vedevano con favore un accordo con lo Sforza, ne informarono segretamente l’Attendolo che aveva voluto che ognuno dei suoi condottieri mandasse il suo parere per iscritto per informare il Senato e lasciargli la decisione. Detesalvo, esperto nel difendere le piazze, benché infermo, sostenne per più giorni gli assalti del nemico, e resistette é, scontratisi i due eserciti il giorno 15 settembre, quello dei Veneziani fu battuto ed egli il giorno seguente, forzato dai lancieri, dovette arrendersi ai nemici e rimase prigioniero con il provveditore Bembo e gli altri condottieri e soldati, perdendo tutto il suo equipaggio. Fu condotto in Milano, ove, guarito, fattasi poco dopo in quello stesso 1448 la pace, si liberò pagando ben 5˙000 ducati di taglia. In compenso di questo gran danno gli fu dalla Signoria accresciuto lo stipendio con Ducale 20 maggio 1449 di Francesco Foscari [978].
La pace durò appena un anno in quanto i Veneziani, non volendo che lo Sforza divenisse Duca di Milano, fecero lega con i Milanesi e sulla fine del 1449 cominciarono a portare soccorso e mandare vettovaglie a Milano, strettamente assediata dallo Sforza, dopo aver nominato comandante Sigismondo Malatesta, in sostituzione del defunto Attendolo. Detesalvo, che ritornato da Milano se ne stava in Bergamo, non risulta aver partecipato ai fatti d’armi di quell’inverno, forse per aver promesso, come soleva farsi, al momento di riscattarsi, di non militare per un anno contro chi lo rilasciava.
Nel dicembre furono riordinate e mandate in Val San Martino le fanterie, unitamente al Colleoni con la sua compagnia, dato che si voleva passare l’Adda a Trezzo. Pensando poi di passare a Brivio il Colleoni andò sul Monte Brianza con pochi cavalli e con tutta la fanteria della Signoria ed in pochi giorni ebbe tutto il Monte e Monte Barro, mentre il resto delle truppe rimase in Val San Martino.
Suscitatosi in Milano il 26 febbraio 1450 un gran tumulto ed acclamato Duca dal popolo lo Sforza, le truppe venete lasciarono il Milanese; la cavalleria andò a svernare in quel di Brescia e le fanterie ritornate sotto la condotta del loro capitano generale Detesalvo furono poste alle stanze nel contado di Bergamo. La Signoria licenziò il Malatesta e per due anni non vi fu aperta guerra. L’anno 1451 fu eletto dalla Signoria governatore generale Gentile della Leonessa, al quale fu spedito in Brescia per mezzo di due ambasciatori il bastone del comando. Alla cerimonia furono presenti il generale Detesalvo e tutti gli altri più onorati condottieri, eccetto il Colleoni, il quale non essendo stato conferito a lui il generalato, indispettito chiese licenza; la Signoria tentò di farlo arrestare, ma non vi riuscì ed egli fuggì in Mantova. Detesalvo ritornato a Bergamo attese a governare, addestrare e tenere in disciplina i suoi fanti. Nel frattempo la Signoria ordinò che si gettasse un ponte sull’Adda a Rivolta e si fortificasse quella terra, e si ipotizza che a tali operazioni abbia dovuto soprintendere Detesalvo con le sue milizie.
Il 23 aprile 1452 lo troviamo a Bergamo, dove, sotto il palazzo comunale, acquistò una terra aratoria e vitata a Calcinate. Dopo questa data, tratte dai quartieri le fanterie che ammontavano a 6˙000 persone, le condusse sul Bresciano, ove Gentile radunava l’esercito, passato il quale nel Cremonese si riaccese la guerra contro il Duca. L’esercito duchesco si accampò nel territorio di Brescia e Gentile dovette anch’egli, dopo aver preso alcune terre, tornarvi coi suoi ed il 26 giugno, avvicinatisi gli eserciti, s’accese una gran scaramuccia, quasi una battaglia, nella quale poterono operare solo le fanterie, e quelle veneziane, comandate da Detesalvo, non ostante lo svantaggio del sito e lo sdrucciolo del terreno, combatterono valorosamente e la vittoria rimase dubbiosa.
Il governatore generale Della Leonessa morì per ferita nei primi mesi del 1453 e gli fu sostituito il conte Giacomo Piccinino, che per cominciare le operazioni militari mandò una grossa banda di cavalli ed un buon numero di fanti guidati a quanto si suppone da Detesalvo a fare una scorreria sino a Cremona. Arrivati alla porta della città, valorosamente presero un recinto fortificato, ove da Detesalvo furono collocati due conestabili con fanti sufficienti a difenderlo; ma, essendo stati questi assaliti dal presidio della città, si mosse tutto l’esercito a soccorrerli. Venuto poi sul Bresciano l’esercito duchesco ed ingrossatosi, quello dei Veneziani fu costretto a ritirarsi a Salò e stanziarsi nei dintorni. Per non stare però del tutto ozioso, il conte Piccinino con il provveditore veneziano e senza dubbio con Detesalvo, molto pratico di quei luoghi, il 13 marzo 1454 fece una scorreria in Val Sabbia occupata dai nemici e, ricuperati vari paesi, ritornò agli alloggiamenti. Poco dopo, l’8 aprile, finalmente si stipulò la famosa pace di Lodi.
Il 14 maggio 1454 fu inviata a Detesalvo Lupi, Maffeo Brembati dottore in Legge e Francesco Moroni cancelliere del podestà una Ducale relativa ai capitoli della pace di Lodi, ma il regesto che ce la tramanda non dice di più.
Dopo la pace il conte Piccinino, accompagnato da Detesalvo e dai più celebri contestabili, andò a Venezia, ove fu accolto con grande onore, ma nello stesso tempo licenziato dalla Signoria, che il 25 giugno dell’anno seguente 1455 fece dare da due suoi ambasciatori al Colleoni, che era ritornato al suo servizio, lo stendardo ed il bastone del comando supremo in Brescia, che poi con maggiore solennità gli fu dopo tre anni ridonato per mano stessa del doge in Venezia, ove accompagnato da Detesalvo e da tutti i condottieri si recò a riceverlo il 24 maggio 1458.
Avendo per molti anni la Serenissima goduta la pace, delle azioni di Detesalvo non c’è rimasta altra notizia, se non che fino alla morte continuò fedelmente nell’incarico di governatore generale delle fanterie [988]. Lo troviamo quindi dedito all’amministrazione dei suoi beni. Il 14 luglio 1457 nella carata o sala della sua casa di abitazione nella vicinia di Antescolis acquistò da Giacomino fu nobile Giovanni fu nobile Pietro fu Federico fu nobile milite Viscardo Lanzi, Cittadino di Bergamo e procuratore del fratello Riccardino, beni a Calcinate [989]. Il 21 novembre sotto il palazzo del Comune di Bergamo il notaio Antonio Cerri a suo nome acquistò alcuni beni da Zovanotto fu Bertulino Fabe Parate Tiraboschi di Serina abitante di Calcinate [990]. Il 9 gennaio 1459 diede ricevuta di un pagamento di 100 ducati da atto del notaio Lanfranco Maffeis [991].
Abitò la cosiddetta casa vecchia situata sul Grumello degli Adelasi, di cui abbiamo parlato. Ebbe due mogli. Dalla prima, di cui non conosciamo il nome, forse una Mazzucconi de Rivola, ebbe tre figli: Filippo, Girardo e Bernardino. La seconda fu Bona, figlia di Guglielmo Rota della Pianca, vedova già del dotto giudice e console di giustizia Galeazzo Capitani di Mozzo. Da questa, che gli sopravvisse almeno sino al 1509 [994], ebbe due figli, Pedrino, ed uno postumo chiamato Detesalvo o Salvo. Abbe inoltre, probabilmente sempre dalla prima moglie, almeno una figlia, moglie di Marchesino Rota.
Ebbe anche un figlio di nome Bartolomeo, già defunto nel 1492, che fu padre di un altro Bartolomeo [995]. Non lo troviamo negli atti divisionali del 1477, forse si potrebbe trattare di un figlio naturale. Detesalvo probabilmente morì a Bergamo il 14 novembre 1461. Secondo altri sarebbe stato mandato a Candia su ordine della Signoria e qui colto da morte, o forse questa lo colse prima che potesse partire [996]. Lo troviamo ancora vivo e, si può arguire, in salute, il 14 marzo 1461 [997]. Fu probabilmente sepolto nella cappella da lui eretta nella cattedrale di San Vincenzo.
Il doge Pasquale Malipiero con Ducale diretta a Girardo Dandolo podestà e Marco Donato capitano di Bergamo il 5 dicembre dello stesso anno confermò ai suoi figli e discendenti l’annua contribuzione di 150 ducati dalla Camera di Brescia, previsti con ducale del 1438. Il giorno 7 un’ulteriore Ducale diede commissione ai Rettori di versare la somma.
Anche i figli ed i nipoti di Detesalvo si distinsero nella fedeltà e nelle imprese militari per Venezia e ne ebbero cospicui premi per il loro valore e per i meriti paterni.
Con Ducale del 13 febbraio 1469 si ordinò di pagare ai figli di Detesalvo la sua provvisione.
NOTE
[964] PCB 6875, donata alla Civica Biblioteca dal dott. Gerardo Lupi di Roma il 9/10/1991. Si trova trascritta in LP 1-28. Essa fu registrata nel Registro A della Cancelleria pretoria di Bergamo che vien citato dal Calvi “Effemeride…” II, 85, dall’Angelini “Sommario…” 39-40 e dal Lupi “Memorie…” 159 che ricorda come questi beni fossero ancora ai suoi tempi goduti dai discendenti.Essa è citata da Celestino “Historia…” I, 351 (parte I, capitolo 22); Maironi II, 11; Calvi “Campidoglio…” 228; PRB; Belotti “La vita…” 126. Il Lupi nota che benchè non si faccia in questi documenti menzione della taglia, egli non aveva il minimo dubbio su quanto da lui riferito, essendo stato confermato da testimoni giurati. Quest’interessantissima presa di possesso costituisce un’utilissima fonte per la storia dei paesi interessanti ed in primo luogo di Cenate e della sua toponomastica. Fra le tante località interessanti troviamo una terra aratoria detta super Braganiolis che potrebbe forse far riferimento ad un possesso della famiglia Bragagnoli, cospicua a Bergamo nei primi secoli del basso medioevo e poi decaduta, i cui beni passarono ai Suardi. Il toponimo Bragagnola si ritrova in una permuta del 9/3/1619 fra Aless. Lupi ed il monastero d’Argon (Arch. Monastero Argon cartella N). Vedi anche Il castello di Cenate Sotto: Fase V (XV SECOLO) - Dai Suardi ai Lupi
[965] Spino 85. Il Lupi “Memorie…” 160 cita un atto autentico presso Cesare Lupi, in cui questo stesso anno il 26/12/1443 Detesalvo acquistò dalla Signoria il castello di Mologno con i beni a quello annessi, in cui vien chiamato Strenuus vir, dominus quondam Girardi de Pergamo capitaneus illustrissimi dominii nostri Venetiarum. Con quest’espressione vien indicato il comando generale che egli dopo la partita del Colleoni ottenne delle fanterie; Il Lupi “Memorie…” 160 cita questa lettera autografa che si conservava presso il march. Ippolito Rota, e da lui comunicatagli. Qui egli si sottoscrisse: Detesalve de Pergamo miles generalis gubernator peditum e fu datata Ex Caprino die penultima novembris 1447, hora tertiarum. Questa formula stava ad indicare il capitanato generale di tutto l’esercito. Il Lupi ricorda altri atti di quei tempi nei quali lo si trova citato come Magnificus Miles dominus Detesalvus … capitanems generalis peditum dominii nostri Venetiarum e poi le dichiarazioni di molti testimonii esaminati nel 1505, che si conservavano autentiche presso Cesare Lupi. I testimoni in questione lo avevano conosciuto benissimo; il primo di 82 anni lo chiama magnificus et strenuus eques et peditum capitaneus generalis dominus Detesalvus de Lupi, come il quarto e gli altri. Il Lupi riferisce poi che anche nel testamento di sua moglie nel 1509 è indicato come magnificus et illustris armorum ductor D. Detesalvus de Lupis, eques et illustrissimus dominus capitaneus generalis. Calvi “Campidoglio…” 228. Dalle memorie di famiglia presso Cesare Lupi si trovava che Detesalvo avesse avuto la condotta di 400 cavalli, onde credendo vero quanto dice lo Spino, il Lupi ritiene che fosse stata man mano accresciuta, come era costume dei condottieri.
[970] Lupi “Memorie…” 162-163 che cita Memorie antiche della famiglia presso Aless. Lupi, ove dice che questa fu una delle più valorose imprese di Detesalvo. Sulla presa di Brivio vedasi interno sforzesco cart. 882 7/7/1467; Riva, Aldeghi “Adda…” 89, 120-121. Il 10/8/1447 una Ducale ordinò la fortificazione del castello di Brivio (Angelini “Sommario…” 62).
[971] Da Soldo 843-846; Sabellico. In questo periodo troviamo citato Detesalvo come testimone ad una vendita il 20/4 o 4/5/1447 (Angelini “Sommario…” 63) e menzionato come condottiere di armati il 14/7/1447 (Angelini “Sommario…” 62).
[972] In essa egli si sottoscrisse: Detesalve de Pergamo miles generalis gubernator peditum e fu datata Ex Caprino die penultima novembris 1447, hora tertiarum. La lettera originale autografa nel 1755 si conservava presso il march. Ippolito Rota e da lui fu comunicata al Lupi (Lupi “Memorie…” 160, 163; Rosa “La Valle…” 38).
[973] Altra lettera scritta allo stesso Taddeo, in cui si commette alcune cose riguardanti il presidio della fortezza dei Ponte di Lecco, data ex Cassano 5 ianuarii 1448.
[978] Fuit ad nostram presentiam speetabilis miles D. Detesalve de Pergamo qui, ut scitis, in Caravagio captus et Mediolani conductus fuit et pretio se redemit, et qui convenientissimum … ut in facto provisionis quam a nobis habere debet mentem nostram intelligatis votis declaramus quod ei persolvi faciatis kal. mensis martii 1441, usque ad tempus quo in Caravagio captus fuit ad rationem, ducatorum trecentorum de camera … quia in captura sua predicta, et in se redimendo multas amisit pecunias. Fuori era scritto: Per lo spettabil messer Diotesalve il cavaglier. (Lupi “Memorie…” 165 che cita un originale presso Cesare Lupi).
[989] in Civitate pergami In vicinia de Antescolis in domo habitacionis Infrascripti domini dettesalvi de Benzonibus dictis de luppis in quadam carata seu salla sita in dicta domo e poi: Spectabili militi domino Dettesalvo filio quondam domini Girardi de Benzonibus dictis de luppis Civi civitatis pergami habitatori dicte vicinie de Antescolis Civitatis pergami (Not. Ant. da Cerro N.° 267 imbrev. 1457 712-729; Salvetti 203)
[990] Spectabilis militis domini Dettesalvi filij quondam domini Girardi de Benzonibus dictis de luppis civis civitatis pergami habitatoris vicinie de Antescolis civitatis pergami (Not. Ant. da Cerro N.° 267 imbrev. 1457 1271-1274; Salvetti 203)
[991] In Civitate pergami In salla Residentie et habitationis Spectabili Millitis domini detessalvi de luppis de costa Civis Civitatis pergami sita In vicinia de anteschollis e poi Magnificus et Nobillis Millex dominus Detessalvus filius quondam domini Girardj de luppis de la costa vallis Brembane Civis Civitatis pergami et habitator In vicinia de anteschollis Qui professus fuit se etate vigintiquinque annorum et plurium (Not. Raffaele Rota Imbreviatura 1447-1458).
[994] Bona fece testamento malata, lasciando erede il figlio Detesalvo, oltre ad un legato alla figlia Orsina, avuta dal fu Galeazzo Mozzi. L’atto venne rogato il 19/3/1509 nella camera della vicinia di Antescolis in casa di Detesalvo suo figlio, fra i testimoni vi fu mastro Giac. detto Oloferne fu Cristoforo Averara pittore. Notai furono Domenico Roberti, Pietro fu Bergamino Mersi e Gio: Ant. fu mastro Bart. Viscardi (Not. Dom. Roberti ASBg not. 988 imbr. XII 1509 24-26 ex 10v-11v testamentum factum per spectabilem et generosam dominam Bonam fil. q. D. Gulielmi de Rota, et uxorem magnifici et illustrissimi armorum ductoris domini Detesalvi de Lupis, equitis et illustrissimi dominii Venetiarum capitaneus generalis, reliquit heredem nobilem et egregium D. Detesalvum eius filium, etc.). Lupi “Memorie…”. Ai suoi tempi le imbreviature si trovavano nell’Arch. della Mîa.
[995] Lo troviamo citato il 26/5/1492 nella vicinia di Antescolis nella sala di residenza di Pedrino fu Detesalvo, e poi si cita la sua casa di abitazione nello stesso luogo. Il not. prima scrisse il nome di Pedrino e poi cancellò e corresse in Bart. fu Bart. fu cav: Detesalvo. Egli è ricordato anche altre volte e troviamo che aveva 25 e più (Not. Gelmino Zonca ASBg not. 659 imbrev. straordinaria 1471-1495 197-203).
[996] Sappiamo di certo che la sua morte avvenne nel 1461, dopo il 14/3, quando è citato vivente nell’atto del not. Stefanino d’Albino, e prima del 5/12. Alcune antiche memorie della famiglia consultate dal Can. M. Lupi presso Aless. Lupi dicevano che, mandato dalla Signoria come capitano generale delle fanterie a Candia, perchè forse si temeva qualche invasione del Turco, colà lo colse la morte. Il Lupi asserisce che queste memorie erano più antiche dello Spino e secondo lui degne di maggior fede (Lupi “Memorie…” 169; RonchBiogr 40). Lo Spino nel 1569 (Spino 65) dice che morì felicemente in patria, senza porre data. Il Calvi “Campidoglio…” 229 riferisce che morì il 14/11/1461 “fra i recinti della propria patria” e nell’“Effemeride…” III, 300, citando lo Spino e le Memorie di S. Agostino, scrive ancora la stessa data dicendo in sua patria. Il Lupi non sapeva stabilire con certezza il luogo in cui morì, ma sembra propendere per Candia, seguendo le memorie di famiglia (Lupi “Memorie…” 169). Il Mazzi “L’atto…” 10, seguito dal Belotti “La vita…” 314 e “Storia…” III, 93, dice che se fosse morto a Candia in quella data, sarebbe stato impossibile che la famiglia avesse già potuto richiedere la concessione e la Signoria avesse già risposto alla richiesta con ducale del 5/12. In quell’anno i Turchi avevano ripreso le armi ed invaso Bosnia, Moldavia e la Valacchia, minacciando il Peloponneso e l’Eubea, ma nulla si dice di Candia (Romanin “Storia documentata…” IV, 313). Il Ronchetti riprende quanto detto dal Lupi (Ronchetti 2 III, 286). Stranamente venerdì 30/9/1468 troviamo fra le coerenze di una terra a Stezzano domini Detesalvi militis de lupis de sancto Ioane albo (PACB 1358).
[997] spect et generosus vir dominus Detesalvus miles filius quondam domini Girardi de Lupis de Sancto Ioanne Albo che vendette beni a Grone (Not. Stefanino d’Albino; Mozzi IV, 67a; Lupi “Memorie…” 169).