Castello di Cenate Sotto - FASE V
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Gabriele Medolago – Francesco Macario, IL CASTELLO DI CENATE SOTTO E LA FAMIGLIA LUPI, pp. 41-47:
DAI SUARDI AI LUPI (FASE V, XV SECOLO)
In un atto redatto l’11 febbraio 1414 in una camera del castello “dei figli ed eredi di Enrico Suardi” troviamo la sua vedova Lucina Malaspina che agisce per i figli minori e troviamo anche Franceschina Suardi vedova Lanzi, zia di Enrico. Se ne deduce che a quest’epoca il castello era ancora abitabile e frequentato dalla famiglia Suardi.
Probabilmente durante le guerre del XIV e XV secolo e le ribellioni dei Suardi a Venezia nel terzo e quarto decennio del XV secolo il castello venne danneggiato.
Sicuramente riferibili a questo secolo sono alcune strutture ancor oggi visibili.
Nel lato nord della cortina muraria fu aperto un portale a tutto sesto in arenaria giallastra detta “sas déla luna” ed in marmo di Zandobbio, che misura 2.26x3.35 m, in corrispondenza di uno spessore di muro di 1.40, che presenta la fenditura interna per la quale si alzava ed abbassava la saracinesca . Il portale è realizzato con due paraste che si innalzano. In epoca recente sono state sovrapposte ai due primi conci dell’arco due lastre in marmo di Zandobbio, che coprono l’arco per circa 40 cm. L’intera struttura è conclusa da un aggetto a sezione semicircolare che disegna un caratteristico ciglio al di sopra dell’arco e delle due paraste. Il portale è stato inserito in un secondo momento nel muro, come mostra un’evidente breccia. Una lontana somiglianza per quanto riguarda la porta è riscontrabile nel quattrocentesco ingresso del castello di Solza. Al di sopra, ad un’altezza di circa 9 metri, si trovano tre mensoloni in arenaria, a triplo risalto, che sono probabilmente pertinenti a caditoie. Su di esse si impostavano degli archetti sostenenti il parapetto del camminamento merlato . Al di sotto si trova un archetto strutturale per lo scarico delle spinte. Queste strutture risalgono al XV secolo.
In questo muro è ben visibile una nicchia rettangolare, ora tamponata, che doveva probabilmente ospitare uno stemma realizzato in una piastra lapidea quadrata, della tipologia, utilizzata fra XIV e XV secolo, di quella presente sopra l’ingresso dei castelli di Niardo a TVescore e di Bianzano, anch’essi appartenenti alla famiglia Suardi.
A quest’apertura potrebbe far riferimento l’obbligo d’accesso e regresso previsto nei confronti di Bernardino nei patti divisionali del 1477.
Sempre nel secolo XV vennero costruiti un portico e poi una casa, corrispondente all’attuale ala nord del castello. In questo secolo, più precisamente quando con Ducale del 17 maggio 1442 e successiva presa di possesso del 1° giugno, il complesso passò ai Lupi, abbiamo la prima descrizione del castello indicato come Castrum di Cenate con brolo con aia ed un portico situato fuori, ma presso di esso .
LA DIVISIONE DEL 1477
Abbiamo alcune interessanti informazioni sul castello e sulle proprietà Lupi dall’atto della divisione fra gli eredi di Detesalvo del 16 aprile 1477.
Morto il condottiero, la sua vedova Bona, unitamente ai suoi commissari Bettino da Calcinate e Marchesino Rota, genero di Detesalvo, visto che questi aveva lasciato tre figli maschi dalla prima moglie, ormai in età adulta, e due figli maschi avuti da lei, di cui uno di circa due anni ed uno in culla, onde evitare che i fratelli maggiori potessero dilapidare le sostanze paterne, chiese la divisione. Con Ducale del 9 febbraio 1463 (1462 more Veneto) il doge ordinò al capitano di Bergamo di interporre la sua autorità nella divisione, dato che il podestà aveva affinità con uno dei figli di prime nozze di Detesalvo . Alla divisione si arrivò però solo anni dopo appunto nel 1477.
Nella parte toccata a Filippo vi fu una terra casata, coppata, coltiva, cilterata e con una torre e, fuori dai muri del castello di Cenate, ortiva, che costituiva metà pro indiviso del castello stesso. Esso, nel suo insieme, confinava ad est con la Rocchetta, a sud con la via e con l’orto di Girardo, ad ovest ed a nord con Girardo.
Nella parte toccata a Girardo vi era una terra casata, coppata, solerata e perticata con un torchio, corte ed aia, giacente nella villa di Cenate, presso il castello. La terra confinava ad est con la via, a sud con il castello, ad ovest con il giardino di Girardo ed a nord con la strada ed in parte con il giardino . Vi era pure una terra prativa, vitata, ortiva e broliva, giacente nel territorio di Cenate, detta Brolo, confinante ad est con Girardo ed in parte con il Castello ed in parte con una via, a sud, ovest e nord con una via . Un torchio era già presente in zona nel 1375.
A Bernardino toccò una terra casata, coppata, solerata e coltiva con un forno ed un “turrisello”, giacente nel castello di Cenate, nella parte nella quale si trovava la Rocchetta, e che era chiamata appunto Rocchetta, con a nord ed est, fuori dalle mura, il fossato. La terra confinava ad est con una via, a sud con il castello da dividere fra Filippo, Pedrino e Detesalvo, ad ovest con Pedrino e Detesalvo, a nord con la strada. Bernardino avrebbe dovuto fare l’accesso al suo fondo passando dai propri beni . Gli toccò altresì una caneva cilterata situata ad ovest della suddetta terra che sopra la volta era di Pedrino e Detesalvo. Essa era situata nella Rocchetta e confinava ad est con la terra citata, a sud con Pedrino e Detesalvo, ad ovest con l’accesso del castello di Cenate ed a nord con la fossa ed oltre il fossato con la strada pubblica.
A Pedrino e Detesalvo toccò metà del castello, confinante ad est con la Rocchetta ed in parte con ... (nel documento si trova uno spazio bianco, in luogo probabilmente della caneva), a sud con Filippo, ad ovest ed a nord con Girardo . Gli toccò anche una terra casata, coppata, solerata, coltiva, con una colombaia, nella quale era inclusa al piano terreno la caneva toccata a Bernardino, giacente nella Rocchetta di Cenate. La proprietà confinava ad est con Bernardino, a sud con il castello da dividere, ad ovest ancora con il castello ed in parte con il castrum comune per metà a Filippo e per metà a Pedrino e Detesalvo, a nord con Bernardino ed in parte con la caneva di Bernardino. Furono fatti salvi i miglioramenti apportati dai fratelli nel castello. Pedrino e Detesalvo avrebbero dovuto permettere a Bernardino di appoggiarsi al pilastro contiguo alla sua casa situata nella parte di Rocchetta pervenutagli per circa un cavezze (2.657 m) da ogni lato, “dai lati di Bernardino”. Pedrino, Detesalvo e Bernardino avrebbero dovuto fare a spese comuni un tramezzo dal pilastro sino alla parete della casa sotto la quale era la caneva, procedendo con una linea retta, alta sino al primo solaio, cominciando dalla cantonata della casa sino alla parte suddetta. La tramezza si sarebbe dovuta fare anche sul primo solaio sino al secondo solaio e da questo sino al tetto che lo copriva; questo solaio era una loggia e su di esso si doveva fare la tramezza a spese comuni dei tre fratelli. Questi ultimi due avrebbero dovuto fare le scale nella loro parte per la servitù della loro parte.
Ad un momento non troppo successivo a questa divisione ci riporta il castello raffigurato nell’affresco di Sant’Alessandro esistente nella chiesa di San Nazario.
L’ALA NORD
Nei terreni circostanti al castello sorsero, probabilmente alla metà del XV secolo, degli edifici residenziali ed agricoli, descritti nell’atto del 1477.
Originariamente si dovette trattare di un portico. Nel 1442 fuori dal castello troviamo infatti citato solamente un portico, non una casa, che compare in vece per la prima volta nel 1477. Doveva trattarsi del braccio nord del cortile settentrionale, costituito da quattro stanze, che venne quindi edificato intorno alla metà XV secolo.
Mastro Dettino Rami, esaminato come testimone nel 1505, all’età di circa 90 anni, parlando di come andavano le cose ai tempi di Guglielmo fu Enrico Suardi, quindi prima del 1441, disse che egli ed i suoi fattori e famuli non erano onerati da gravezze nella terra di Cenate e nel castello e negli altri luoghi e loro portici.
L’edificio originale era verosimilmente dotato di una struttura accostata al fronte sud diversa dall’attuale, probabilmente si trattava di un semplice loggiato ligneo sul quale si aprivano le porte ancor’oggi esistenti al primo piano, un altro ballatoio serviva come accesso al secondo piano. Fu adibito ad abitazione civile, come mostrano le volte del pian terreno e gli affreschi nelle stanze nei locali del primo piano.
Il pian terreno era ed è costituito da tre sale. Quella più a nord è un ampio salone, coperto da volta con lunette (tre sui lati corti e sei su quelli lunghi) e cornice che racchiude uno sfondato, con contorno dipinto in rosso, grigio e blu. Le aperture oggi presentano tutte contorno della fine del XVII secolo. Da questo locale verso ovest per mezzo di un’apertura con serramento e contorno pure del XVII secolo si accedeva ad una scala. Questo salone nel XVII secolo fu diviso, imitando la volta con un incannucciato e ponendovi una porta, ma nell’ultimo restauro queste parti sono state rimosse per ripristinare l’assetto originario. La seconda stanza presenta una volta dello stesso tipo con tre lunette per lato. Vi si trova un’interessante apertura in pietra locale con un caratteristico architrave sagomato, attribuibile alla seconda metà del XV secolo. Sul lato nord vi è un camino, posto in occasione degli ultimi lavori durante i quali venne aperta una porta simmetrica ad una già esistente, a fianco di quella modonata, e ne fu anche riaperta una sul lato nord, dove già ve n’era una, per dare accesso all’ex-sagrestia della cappella realizzata nel ‘700 nella terza stanza. Il primo piano presenta quattro stanze, tutte coperte da soffitto in travi ed assito con listelli coprifuga.
Procedendo in senso ovest-est si trova una stanza con ingresso originale con arco in mattoni leggermente ribassato con ghiera e bardellone. Il soffitto presenta travi ed assito decorati, le pareti sono affrescate. Su quella sud si trovava un caminetto, del quale è ancora visibile il retro con arco ribassato in mattoni, realizzato in un secondo tempo.
Il tavolato divisorio ad est, gravante sulla volta della stanza inferiore, è realizzato con un tralicciato