Valerio Lupi, pittore

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Versione del 17 gen 2008 alle 19:23 di Ottavio (Discussione | contributi)

(diff) ← Versione meno recente | Versione attuale (diff) | Versione più recente → (diff)

Torna a Lupi


Vai a Genealogia

Figlio di Troilo Lupi, pittore.

Nato prima del 1535 † post 1590

FRANCESCA CORTESI BOSCO, Troilo Lupi in I Pittori Bergamaschi dal XIII al XIX secolo. Raccolta di studi a cura della Banca Popolare di Bergamo, Bergamo, Bolis, 1975. Il Cinquecento - Vol. IV, pp. 3-11:

La vita

Del pittore Troilo Lupi, vissuto tra il secondo quarto e la fine del XVI secolo, si hanno alcune notizie biografiche e un numero assai esiguo di opere. Originario di Averara nell’alta valle Brembana, Troilo, figlio di Bernardo Lupi, si trasferisce a Bergamo per lavoro, come già altri pittori, gli Scanardi, gli Scipioni, i Baschenis. A Bergamo abita in contrada Osio nella vicinia di S. Leonardo e sposa Telia Bonzanno de Mora dalla quale ha due figli, Valerio che seguirà l’attività del padre e Bernardo; questi nel 1573 risulta suo procuratore. I congiunti della moglie, Gerolamo e Giovan Battista, figli di certo Giovanni Bonzanno de Mora, abitano pure in via Osio, in case di loro proprietà ed esercitano il mestiere di calzolaio . Nel 1575 per soddisfare un credito Troilo deve vendere ad un figlio di Gerolamo de Mora, Felice, la propria casa sita presso la chiesa di S. Lazzaro, rimanendovi in affitto. Morta la moglie Telia, Troilo si risposa con una sorella di Felice, Giovannina, dalla quale ha una figlia, Elisabetta. Nel 1590 si fa rilasciare dal Comune, non sappiamo per quali interessi, una copia dell’estimo del suocero. Nel testamento fatto da Giovannina nel 1601 Troilo risulta morto ed Elisabetta è istituita erede dei beni della famiglia.

Indicato quale pittore dal 1569, la sua attività è documentata dal 1576 al 1588, periodo in cui Troilo esegue la decorazione della cappella di S. Anna nella chiesa di S. Alessandro in Colonna, perduta in seguito ai rifacimenti seicenteschi della chiesa; lo stendardo della parrocchiale di Cenate Sotto (già Cenate S. Martino) ed affresca le cappelle De Vegiis e Passi nella chiesa del convento cittadino di S. Agostino; nel 1588 esegue pitture, oggi perdute, nell’aula del Vicario pretorio.

Secondo il Pasta era di Troilo Lupi la decorazione a fresco dell’arco presbiteriale della chiesa di S. Gottardo, rifatta nel 1583 (D. Calvi, Effemeride I, p. 289), e demolita all’inizio del secolo scorso . Inoltre il Tassi gli attribuisce la decorazione a fresco della sala grande dell’appartamento dei conti Albani nella villa suburbana La Zogna, costruita verso la fine del XV sec., andata anch’essa perduta in seguito a rimodernamenti della villa nel secolo scorso (Locatelli), poi demolita all’inizio del nostro secolo

Regesti

1569, 23 dicembre: «D. Troylus de Haveraria pictor» è creditore di certo Gerolamo de Colonio di lire 890 imperiali, per una partita di bestiame da macello. (Archivio di Stato di Bergamo, notaio Io. Antonio Martinoni, fald. 3995 ; cfr. G. Mozzi, ms. Biblioteca Civica di Bergamo, v, f. 150; P. Locatelli 1869, II, p. 204, nota 1).

1571, 13 luglio: «D. Troylus q.d. Bernardi de Haveraria pictor» abitante «in centrata Oxii vicinia S.cti Leonardi urbis Bergomi» prende in affitto dei terreni a Stezzano, di proprietà del capitolo di S. Vincenzo. (Archivio di Stato di Bergamo, notaio Benis - Canova Io. Francesco, fald. 2862; cfr. G. Mozzi, ms. Biblioteca Civica di Bergamo, v, ff. 144, 149; F. M. Tassi 1793, p. 184; G. Beltramelli, ms. ca. 1795, e. 82, riporta erroneamente «del capitolo di S. Alessandro»).

1573, 7 febbraio: «D. Troylus f.q. Bernardi de Haveraria pictor» ratifica gli atti compiuti dal notaio Io. Francesco del fu Gerolamo de Benis e da Bernardo «ipsius domini Troylii filium», nominato suo procuratore. (Archivio di Stato di Bergamo, notaio Nicola Vassalli, fald. 2854; cfr. G. Mozzi, ms. Biblioteca Civica di Bergamo, v, ff. 139, 212).

1575, 9 marzo: Francesco q. Girolamo de Augutiis è creditore verso il pittore Troilo q. Bernardo di Averara, Felice q. Girolamo Bonzanno de Mora e Battista Merino (?) Agliardi. Messo in prigione, Felice paga per tutti :L. 1.93 o imperiali. Felice fa quindi i conti con Troilo Lupi: questi gli deve L. 1.541,8. Per soddisfare il credito Troilo cede a Felice la sua casa d’abitazione che confina ad ovest con la chiesa di S. Lazzaro in contrada Osio, col patto di riaverla se entro 2 anni pagherà L. 1.541,8 più le spese e i diritti. Intanto vi rimarrà in affitto, pagando per questo L. 70. (Archivio di Stato di Bergamo, Not. Gio. Francesco di Gerolamo Canova de Benis, fald. 2863; cfr. G. Mozzi, ms. Biblioteca Civica di Bergamo, f. 217).

1575 : nel processo contro «Pré Christophoro Minolo can. [...] simoniacus beneficii parochialis S. Laurentii Bergomi» il pittore Troilo Averara del borgo S. Leonardo in via Osio figura fra gli interrogati; fu uno dei processi più famosi svoltisi nel convento di S. Francesco, promossi da S. Carlo Borromeo nella visita pastorale alla diocesi di Bergamo. (Cfr. A. G. Roncalli «Atti della visita apostolica di S. Carlo Borromeo a Bergamo» 1937, II, p. 513, Firenze).

1576, 11 maggio: il Consorzio della chiesa di S. Alessandro in Colonna dovendo far decorare la cappella di S. Anna, affida l’incarico al pittore Troilo Lupi: «Essendosi offerto m.ro Troilo pittore di far la capella di S. Anna bellissima a pittura et in tutta eccellenza e di non far di spesa


GABRIELE MEDOLAGO, Il castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, pp. 272-273:


Figlio di Bernardo Lupi, era originario di Averara. Non sappiamo se appartenesse alla famiglia che ci interessa, appare strana la provenienza da Averara. A favore dell’appartenenza alla famiglia, oltre al nome, vi è il fatto che lavorò a Cenate San Martino, ove i Lupi avevano il castello. Bisogna ricordare che Troilo, figlio di Filippo, nel 1521 fu inviato proprio ad Averara. Uno dei figli del condottiere Detesalvo aveva nome Bernardino. Si potrebbe forse trattare di un nipote di Troilo, forse da un figlio non legittimo.

Fu pittore, ma di lui ci restano poche opere [1802]. Come tale lo troviamo citato il 23 dicembre 1569 [1803]; lo troviamo poi il 13 luglio 1571 come abitante a Bergamo nella contrada di Porta Osio, vicinia di San Leonardo [1804], il 7 febbraio 1573 è nominato come padre di un Bernardo [1805].

Il 9 marzo 1575 per pagare un debito cedette a Felice fu Girolamo Bonzanno de Mora la propria casa confinante ad ovest con la chiesa di San Lazzaro, con il patto di riaverla se entro due anni avesse versato la somma di 1˙541:8 lire, oltre a spese e diritti. Vi sarebbe rimasto in affitto pagando 70 lire annue [1806].

Nel corso del processo tenuto da San Carlo Borromeo nel 1575 contro il Canonico Cristoforo Minoli per simonia relativa al Beneficio di San Lorenzo in città, egli fu fra gli interrogati.

L’11 maggio 1576 gli venne affidata la decorazione della cappella di Sant’Anna da parte del Consorzio di Sant’Alessandro in Colonna [1808].

Nel 1578 dipinse uno stendardo per la parrocchiale di Cenate Sotto che venne poi disfatto e dopo la pulizia della pittura, riposto in sagrestia; raffigurante la Madonna con il Bambino ed i santi Rocco e Martino, firmato Troilus lupus | faciebat | MDLXXV | III. Sul verso si trova un Cristo che sale sul Calvario portando la croce.

Nel 1582 affrescò la cappella della Trinità nella chiesa di Sant’Agostino, cioè l’ultima cappella dal lato del Vangelo con finta architettura, vari cartellami, paesi, festoni, frutti e trofei ecclesiastici. In un cartello nel lato del Vangelo poco più in alto della mensa si appose la scritta Troilus Lupus faciebat MDLXXXII. È interessante l’angioletto che tiene il triregno.

Dipinse pure festoni, cartellami e trofei ecclesiastici per la grande arcata che introduceva all’altar maggiore della chiesa di San Gottardo dei Serviti fuori porta Sant’Alessandro, rifatta nel 1583 e demolita nel 1801.

Nel 1586 affrescò la cappella di San Marco della famiglia Passi in Sant’Agostino, la prima dal lato del Vangelo. Sono degni di nota l’architettura, i Santi Agostino e Girolamo nelle due nicchie laterali, il Redentore nella volta, lo Spirito santo ed il Padre eterno. In un angolo dal lato del Vangelo era dipinto un “pollicino” nel quale si leggeva: Troilus Lupus pinxit an. M.D. LXXXVI [1813].

Nel 1588 venne pagato dal Comune per pitture eseguite nell’aula del vicario pretorio.

Dipinse pure la sala grande dell’appartamento dei conti Albani nella villa detta la Zogna a Bergamo, ove finse un basamento compartito in vari riquadri ornati con teste di leone, e dipinse poi al di sopra colonne, cornicione, soffitto diviso in otto ripartimenti nei quali vi erano tele alla maniera del Tintoretto, oltre a numerose altre decorazioni. Il tutto scomparve con i rimodernamenti del XIX secolo e con la demolizione del XX. Le pitture furono però trasportate dai Suardi nella villa di Trescore prima di cedere, verso il 1880, la Zogna al Demanio, che la trasformò nella caserma Scotti.

Sposò, anteriormente al 10 gennaio 1588, Giovannina fu Gerolamo Mora detto dei Bonzanni.

Viveva ancora il 14 aprile 1590, quando chiese copia dell’estimo di Gerolamo Mora, ed il 27 agosto di quell’anno.

Nel 1586 lo troviamo sposato di Telia Bonzanni de Mora, mentre il 4 ottobre 1601 fece testamento la vedova, di circa 60 anni, e lasciò erede la figlia Elisabetta, avuta da Troilo, ed a Valerio, figlio di Troilo e della sua prima moglie, lasciò alcuni diritti. Morì alla fine del secolo e lasciò una sola figlia, avuta dalla moglie, di nome Elisabetta, che rimase sua erede.


NOTE