Mario Lupo

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Francesco della Madonna di Gandino. Ritratto del canonico Mario Lupo
Antonio Gelpi. Busto del canonico Mario Lupo
Mauro Picenardi. Ritratto del canonico Mario Lupo
Pietro Gualdo. Ritratto del canonico Mario Lupo

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(n. Bergamo, parrocchia di S. Salvatore, 14-3-1720 † ivi, 7-11-1789)

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Figlio di CESARE FILIPPO e di Marianna (Maria) Roncalli

ALBERTO CASTOLDI, Bergamo e il suo territorio, Dizionario Enciclopedico, Bergamo, Bolis Editore, 2004, p. 499-500:

Storico (Bergamo 1720-1789). Di illustre famiglia, nacque da Cesare e da Marianna Roncalli. Cominciò gli studi nella città natìa, per poi proseguire a Roma grazie al legato Cerasoli, che decretava il mantenimento al Collegio Nazareno in Roma di quanti più studenti bergamaschi possibili. Nel 1746 tornò a Bergamo e fu nominato archivista, e nel 1762 succedette al maestro Antonio Adelasio in qualità di primicerio del capitolo della cattedrale. Il lavoro lo portò a studiare le antiche pergamene e ad interessarsi alla storia civile ed ecclesiastica della città e a comporre Codex Diplomaticus Civitatis et Ecclesiae Bergomatis (1748, edizioni Antoine), completato dal prodromo storico trattante le vicende cittadine dalla fine dell’Impero Romano all’ottavo secolo: De Rebus Bergomatium. Ebbe un grande successo presso i concittadini che lo onorarono ripetutamente dedicando al suo nome busti e medaglie e ponendo nella Sala del Consiglio Maggiore un suo ritratto. Il 27 gennaio 1785 l’Accademia degli Eccitati lo nominò insigne letterato. La morte gli impedì di terminare il secondo volume dell’opera intrapresa.


Ritratti

Francesco Della Madonna di Gandino (1742-1818). Ritratto di Mario Lupi. Olio su tela, ovale, cm 77x65, Bergamo, Biblioteca Civica. Va datato dopo il 1774 in quanto vi è riprodotta la croce canonicale concessa in quell’anno dal vescovo monsignor Molin ai Canonici. Probabilmente fu realizzato prima del 1785 in quanto il Lupi non è ritratto in abito da Cameriere d’onore di Sua Santità, onorificenza concessagli in quell’anno. Il Lupi è raffigurato con l’abito nero, collarino azzurro con bordi violacei, croce canonicale sostenuta da fascia violacea e porta un anello al mignolo della mano sinistra, con la quale tiene un cappello. Questo dipinto era comunemente ritenuto il più somigliante. Monsignor Lupi con il suo testamento del 26 settembre 1786 lo lasciò alla Civica Biblioteca. Stranamente sulla scheda d’inventario si dice che vi fu depositato dal Comune nel 1879.

Busto in marmo di Carrara, opera di Antonio Gelpi di Como. Su proposta del prevosto e dell’arcidiacono, i Canonici, nel Capitolo del 30 luglio 1784, prima che la stampa del “Codex” venisse terminata, decisero di rendergli onore facendo eseguire una statua in marmo con iscrizione. Il 6 agosto vennero eletti deputati per l’esecuzione della decisione a spese capitolari Marco Celio Passi ed Ulisse Caleppio. Il busto venne collocato nel primo vano delle sagrestie, con l’epigrafe: MARIO LVPO ECCLESIAE BERGOMENSIS PRIMICERIO ADHVC VIVENTI CANONICORVM COLLEGIIVM P. C. AN. CIЭ.IC.CCLXXXV.

Pietro Gualdo (1719-1785). Ritratto del canonico Mario Lupo [Lupi]. Olio su tela, cm 113 x 97, in cornice d’epoca, dorata a mecca (cm. 138 x 118). Bergamo, Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti Il dipinto venne deciso dal consiglio dell’Accademia degli Eccitati di Bergamo, di cui Mario Lupo fu animatore e collaboratore di spicco, il 27 gennaio 1785 e venne commissionato al pittore Pietro Gualdo. Il ritratto doveva collocarsi fra quelli dei più insigni letterati adornanti la propria sede in Sant’Agostino. Con lettera dello stesso giorno il segretario Maffeo Maria Rocchi comunicò la cosa all’interessato. L’opera è firmata da Pietro Gualdi di Nembro (1719-1785) e rappresenta il Lupi con la croce canonicale, su di uno sfondo architettonico con finestra dalla quale si vedono il ponte di Almenno e San Tomè, appoggiato ad un tavolo dal quale pende un foglio con la scritta MARIO LVPO CANONICO ET PRIMICERIO SOCIO SVO BENEMERITO ADHVC VIVENTI EXCITATORVM ACADEMIA. In una piega del foglio vi è la firma: P. Gualdo pin. Sul tavolo si trovano sei tomi: il primo dal basso porta la scritta: CODEX | DIPLOM. | T. I., il secondo CODEX | DIPLOM. | T. II., il terzo DE PAROCHIS | DISSERTAT., il quarto DE ANNIS CHRI | DISSERT. DVAS, il quinto è girato ed il sesto CODEX ANTIQ. CANONVM | ECCL. BERG. È interessante notare come a fianco di opere già pubblicate siano state rappresentate anche quelle in preparazione. Fu collocato il 3 luglio 1785 dal segretario nella sede dell’Accademia, ove lo ricorda il Ronchetti.


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