Note biografiche di Detesalvo Lupi - Seconda Parte
di GABRIELE MEDOLAGO
(da Il castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, pp. 201-207)
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Ai primi del seguente anno 1440 il Colleoni con la sua banda e Detesalvo con molte centinaia di fanti furono spediti nel contado di Bergamo e in poco tempo ricondussero all’ubbidienza dei Veneziani la Val San Martino occupata dal Duca di Milano, promettendo agli abitanti la conferma dei loro privilegi, che la Signoria, approvando quanto avevano operato il 30 gennaio, accordò loro, quindi ritornarono nel Bresciano.
Mentre le truppe erano alle stanze e lo Sforza era andato a consultare il Senato a Venezia, il Duca, rinnovato ed accresciuto il suo esercito, ordinò al Piccinino di riportarlo nel Bresciano. La sorveglianza di Brescia, che si temeva venisse nuovamente assediata, venne affidata ancora una volta a Detesalvo, che con i suoi fanti insieme con il Colleoni ed i suoi uomini d’armi andò subito a presidiarla, così che il Piccinino non ebbe il coraggio d’attaccarla. Frattanto lo Sforza, dopo aver fatto sì che la Signoria al posto del Gattamelata da poco morto creasse governatore generale Michelotto Attendolo, radunate tutte le truppe, passò sul Bresciano, si accampò poco lontano dal nemico e chiamò a sé il Colleoni e Detesalvo. Si venne ad uno scontro aspro e sanguinoso, durato dalla mattina alla sera e la vittoria rimase dubbiosa. Successivamente vi furono molti altri fatti favorevoli per i Veneziani e prese di grosse terre e borghi, nei quali si ritiene che Detesalvo con le sue fanterie avesse gran parte, specialmente all’assedio di Peschiera, ed il seguente anno 1441 all’assedio di Martinengo. Il 28 marzo il Senato promise al Colleoni, in caso di buon servizio, fra l’altro, in feudo nobile e gentile per sé e discendenti maschi legittimi la terra di Romano Lombardo se fosse stata recuperata e tutte le possessioni che erano state del conte Giovanni da Covo nel territorio di Bergamo, tranne quelle assegnate a Detesalvo.
Alla fine nel mese di luglio fu conclusa la pace fra la Signoria ed il Duca.
Detesalvo si interessò della concessione del mercato a San Giovanni Bianco nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì, ottenuta il 4 agosto di quello stesso 1440. Avendo egli nei combattimenti con il Furlano preso prigionieri fra gli altri il Guerriero ed il Fratto, celebri condottieri del Duca di Milano, suoi quali fu posta una taglia di 10˙000 ducati, poi ridotta ad 8˙000, fatta la pace, volendo il Duca riscattarli e nello stesso tempo risparmiare denaro, offrì alla Signoria di restituirle il Cornaro, catturato in Val Tellina, tenuto prigioniero e dato per morto. Venezia accettò e si obbligò a pagare a Detesalvo la taglia di 8˙000 ducati. Fu quindi fatto lo scambio.
Avendo egli comprato per 17˙000 lire imperiali dalla Camera fiscale veneta le possessioni confiscate al conte Giovanni da Covo ed a suo fratello, che erano però state assegnate al Colleoni, in sostituzione di queste il 17 maggio 1442 il doge Foscari, con Ducale indirizzata al podestà Antonio Venier ed al capitano di Bergamo Andrea Giuliano, viste le sue imprese, destinò a lui ed eredi alcune possessioni nel territorio di Bergamo, per il valore di 5˙000 ducati, confiscate al ribelle Guglielmo Suardi nei territori di Cenate, Trescore, Entratico, Calcinate, Zandobbio, Chiuduno, Grumello, Calcinate, Colognola, che gli furono assegnate con lettera 1° giugno i Rettori di Bergamo gli assegnarono i beni in questione.
Il Colleoni, per contese avute col provveditore Dandolo, lasciò il servizio dei Veneziani e con una grossisima condotta passò a quello del Duca di Milano e perciò nell’anno 1443 Detesalvo venne nominato comandante generale delle fanterie venete. Grossomodo in questo periodo ottenne la condotta di 100 cavalli che poi fu accresciuta sino a 400.
Nello stesso anno furono assegnati beni di ribelli a Detesalvo, Guidone Albani e Guidone Carrara. I beni del Colleoni nell’Isola ed a Bergamo, casa esclusa, furono invece assegnati a Benachino Locatelli. La pace tra la Signoria di Venezia ed il Duca di Milano, conclusa a Cremona nel 1441, durò sino al 1446, quando Michelotto Attendolo, governatore generale, per ordine della Signoria, passò con tutto l’esercito nel Cremonese, assaltando e distruggendo il campo duchesco, generale del quale era un figlio del Piccinino da poco morto, e conquistò anche tutta la Gera d’Adda. Le fanterie, guidate da Detesalvo, loro governatore generale, diedero il loro apporto, con prove d’estremo valore nella presa di Cassano. Dopo questa conquista le truppe venete il 16 novembre passarono l’Adda e fecero una grande scorribanda sul Milanese e, ritornate a Cassano, vi lasciarono Gentile della Leonessa per occuparsi della fortificazione ivi esistenti e della costruzione del ponte, Detesalvo portò le fanterie ai quartieri nel territorio di Bergamo, ove restò anche la sua banda di cavalli con poche altre, essendo il rimanente andato a svernare nel Bresciano.
Con Ducale del 15 novembre Detesalvo, eletto dagli uomini della Val Seriana inferiore loro vicario, fu confermato.
Nella primavera del 1447, Detesalvo radunò i suoi fanti vicino all’Oglio, ove l’Attendolo raccoglieva l’esercito, e, preso Soncino, vennero per la Gera d’Adda a Cassano, passarono il fiume sul nuovo ponte e fecero una scorreria, accampandosi poi presso il Lambro. Quindi alcuni dei più celebri condottieri dell’esercito veneziano con le loro bande, fra cui Detesalvo con le sue, e con valorosi fanti avanzarono sino alle porte di Milano, vi piantarono tre stendardi marcheschi e scaricarono sulla città tre colpi d’artiglieria, sperando di suscitare tumulto di popolo. Per quest’impresa Detesalvo, Tiberio Brandolino, Lodovico Malvezzi e Giberto da Correggio l’11 giugno furono creati militi, cioè cavalieri aurati, sulle stesse porte di Milano dal governatore generale, a nome della Signoria. Le truppe giunsero poi sino a Pavia.
Detesalvo tornò con i suoi al campo veneziano e marciando lungo l’Adda pervenne a Brivio, che il 19 giugno fu preso. Qui si decise d’attaccare subito i capitani ducheschi, che si erano fortificati sul monte di Brianza con 8˙000 uomini a piedi ed a cavallo. Poiché la zona era montuosa e poco accessibile ai cavalli, fu data l’incombenza dell’attacco a Detesalvo, il quale condusse le sue fanterie all’assalto e devastò e sbaragliò il campo nemico. Dopo questa battaglia tutto quel monte ed il vicino paese furono saccheggiati e fu fatto immenso bottino. L’esercito veneziano avanzò sin presso Como, prendendo e depredando parecchie terre. Il 24 giugno fu assediata ed espugnata la fortezza del ponte di Lecco e tutte le forze veneziane si volsero contro il vicino borgo di Lecco. Nel frattempo il Duca Filippo Visconti si ammalò ed il 13 agosto morì senza figli maschi. I Milanesi diedero vita alla Repubblica ambrosiana e per continuare la guerra contro la Signoria crearono loro capitano generale il conte Francesco Sforza, genero del Duca. A Lecco le truppe veneziane ebbero molti danni e dovettero lasciare l’assedio ed andare alle stanze.
Detesalvo portò le sue fanterie in Val San Martino ed ivi si acquartierò. Il 29 novembre, in qualità di comandante della fanteria veneta, da Caprino inviò a Taddeo Rota castellano di Lecco ed al conestabile Gottifredo alcuni fanti, accompagnandoli con una lettera.
Ai primi di gennaio del 1448 Detesalvo si trovava in Cassano. Venuta la primavera il conte Sforza condusse in campagna l’esercito milanese ed accampatosi nel Cremonese sbaragliò a Casalmaggiore l’armata che i Veneziani avevano mandato via Po. Si portò poi in Gera d’Adda, quindi l’Attendolo condusse l’esercito della Signoria e per conservare Caravaggio vi inviò nel luglio Detesalvo, benché ammalato, con 800 fanti e con Matteo da Capua e Gaspare Malvezzi con 600 cavalli. Questi giunsero a Caravaggio un giorno prima dello Sforza, che subito con il suo esercito si preparò all’assedio. Detesalvo ed il da Capua, avuto sentore della contrarietà degli abitanti verso Venezia e del fatto che essi vedevano con favore un accordo con lo Sforza, ne informarono segretamente l’Attendolo che aveva voluto che ognuno dei suoi condottieri mandasse il suo parere per iscritto per informare il Senato e lasciargli la decisione. Detesalvo, esperto nel difendere le piazze, benché infermo, sostenne per più giorni gli assalti del nemico, e resistette é, scontratisi i due eserciti il giorno 15 settembre, quello dei Veneziani fu battuto ed egli il giorno seguente, forzato dai lancieri, dovette arrendersi ai nemici e rimase prigioniero con il provveditore Bembo e gli altri condottieri e soldati, perdendo tutto il suo equipaggio. Fu condotto in Milano, ove, guarito, fattasi poco dopo in quello stesso 1448 la pace, si liberò pagando ben 5˙000 ducati di taglia. In compenso di questo gran danno gli fu dalla Signoria accresciuto lo stipendio con Ducale 20 maggio 1449 di Francesco Foscari.
La pace durò appena un anno in quanto i Veneziani, non volendo che lo Sforza divenisse Duca di Milano, fecero lega con i Milanesi e sulla fine del 1449 cominciarono a portare soccorso e mandare vettovaglie a Milano, strettamente assediata dallo Sforza, dopo aver nominato comandante Sigismondo Malatesta, in sostituzione del defunto Attendolo. Detesalvo, che ritornato da Milano se ne stava in Bergamo, non risulta aver partecipato ai fatti d’armi di quell’inverno, forse per aver promesso, come soleva farsi, al momento di riscattarsi, di non militare per un anno contro chi lo rilasciava.
Nel dicembre furono riordinate e mandate in Val San Martino le fanterie, unitamente al Colleoni con la sua compagnia, dato che si voleva passare l’Adda a Trezzo. Pensando poi di passare a Brivio il Colleoni andò sul Monte Brianza con pochi cavalli e con tutta la fanteria della Signoria ed in pochi giorni ebbe tutto il Monte e Monte Barro, mentre il resto delle truppe rimase in Val San Martino.
Suscitatosi in Milano il 26 febbraio 1450 un gran tumulto ed acclamato Duca dal popolo lo Sforza, le truppe venete lasciarono il Milanese; la cavalleria andò a svernare in quel di Brescia e le fanterie ritornate sotto la condotta del loro capitano generale Detesalvo furono poste alle stanze nel contado di Bergamo. La Signoria licenziò il Malatesta e per due anni non vi fu aperta guerra. L’anno 1451 fu eletto dalla Signoria governatore generale Gentile della Leonessa, al quale fu spedito in Brescia per mezzo di due ambasciatori il bastone del comando. Alla cerimonia furono presenti il generale Detesalvo e tutti gli altri più onorati condottieri, eccetto il Colleoni, il quale non essendo stato conferito a lui il generalato, indispettito chiese licenza; la Signoria tentò di farlo arrestare, ma non vi riuscì ed egli fuggì in Mantova. Detesalvo ritornato a Bergamo attese a governare, addestrare e tenere in disciplina i suoi fanti. Nel frattempo la Signoria ordinò che si gettasse un ponte sull’Adda a Rivolta e si fortificasse quella terra, e si ipotizza che a tali operazioni abbia dovuto soprintendere Detesalvo con le sue milizie.
Il 23 aprile 1452 lo troviamo a Bergamo, dove, sotto il palazzo comunale, acquistò una terra aratoria e vitata a Calcinate. Dopo questa data, tratte dai quartieri le fanterie che ammontavano a 6˙000 persone, le condusse sul Bresciano, ove Gentile radunava l’esercito, passato il quale nel Cremonese si riaccese la guerra contro il Duca. L’esercito duchesco si accampò nel territorio di Brescia e Gentile dovette anch’egli, dopo aver preso alcune terre, tornarvi coi suoi ed il 26 giugno, avvicinatisi gli eserciti, s’accese una gran scaramuccia, quasi una battaglia, nella quale poterono operare solo le fanterie, e quelle veneziane, comandate da Detesalvo, non ostante lo svantaggio del sito e lo sdrucciolo del terreno, combatterono valorosamente e la vittoria rimase dubbiosa.
Il governatore generale Della Leonessa morì per ferita nei primi mesi del 1453 e gli fu sostituito il conte Giacomo Piccinino, che per cominciare le operazioni militari mandò una grossa banda di cavalli ed un buon numero di fanti guidati a quanto si suppone da Detesalvo a fare una scorreria sino a Cremona. Arrivati alla porta della città, valorosamente presero un recinto fortificato, ove da Detesalvo furono collocati due conestabili con fanti sufficienti a difenderlo; ma, essendo stati questi assaliti dal presidio della città, si mosse tutto l’esercito a soccorrerli. Venuto poi sul Bresciano l’esercito duchesco ed ingrossatosi, quello dei Veneziani fu costretto a ritirarsi a Salò e stanziarsi nei dintorni. Per non stare però del tutto ozioso, il conte Piccinino con il provveditore veneziano e senza dubbio con Detesalvo, molto pratico di quei luoghi, il 13 marzo 1454 fece una scorreria in Val Sabbia occupata dai nemici e, ricuperati vari paesi, ritornò agli alloggiamenti. Poco dopo, l’8 aprile, finalmente si stipulò la famosa pace di Lodi.
Il 14 maggio 1454 fu inviata a Detesalvo Lupi, Maffeo Brembati dottore in Legge e Francesco Moroni cancelliere del podestà una Ducale relativa ai capitoli della pace di Lodi, ma il regesto che ce la tramanda non dice di più.
Dopo la pace il conte Piccinino, accompagnato da Detesalvo e dai più celebri contestabili, andò a Venezia, ove fu accolto con grande onore, ma nello stesso tempo licenziato dalla Signoria, che il 25 giugno dell’anno seguente 1455 fece dare da due suoi ambasciatori al Colleoni, che era ritornato al suo servizio, lo stendardo ed il bastone del comando supremo in Brescia, che poi con maggiore solennità gli fu dopo tre anni ridonato per mano stessa del doge in Venezia, ove accompagnato da Detesalvo e da tutti i condottieri si recò a riceverlo il 24 maggio 1458.
Avendo per molti anni la Serenissima goduta la pace, delle azioni di Detesalvo non c’è rimasta altra notizia, se non che fino alla morte continuò fedelmente nell’incarico di governatore generale delle fanterie. Lo troviamo quindi dedito all’amministrazione dei suoi beni. Il 14 luglio 1457 nella carata o sala della sua casa di abitazione nella vicinia di Antescolis acquistò da Giacomino fu nobile Giovanni fu nobile Pietro fu Federico fu nobile milite Viscardo Lanzi, Cittadino di Bergamo e procuratore del fratello Riccardino, beni a Calcinate. Il 21 novembre sotto il palazzo del Comune di Bergamo il notaio Antonio Cerri a suo nome acquistò alcuni beni da Zovanotto fu Bertulino Fabe Parate Tiraboschi di Serina abitante di Calcinate. Il 9 gennaio 1459 diede ricevuta di un pagamento di 100 ducati da atto del notaio Lanfranco Maffeis.
Abitò la cosiddetta casa vecchia situata sul Grumello degli Adelasi, di cui abbiamo parlato. Ebbe due mogli. Dalla prima, di cui non conosciamo il nome, forse una Mazzucconi de Rivola, ebbe tre figli: Filippo, Girardo e Bernardino. La seconda fu Bona, figlia di Guglielmo Rota della Pianca, vedova già del dotto giudice e console di giustizia Galeazzo Capitani di Mozzo. Da questa, che gli sopravvisse almeno sino al 1509, ebbe due figli, Pedrino, ed uno postumo chiamato Detesalvo o Salvo. Abbe inoltre, probabilmente sempre dalla prima moglie, almeno una figlia, moglie di Marchesino Rota.
Ebbe anche un figlio di nome Bartolomeo, già defunto nel 1492, che fu padre di un altro Bartolomeo. Non lo troviamo negli atti divisionali del 1477, forse si potrebbe trattare di un figlio naturale. Detesalvo probabilmente morì a Bergamo il 14 novembre 1461. Secondo altri sarebbe stato mandato a Candia su ordine della Signoria e qui colto da morte, o forse questa lo colse prima che potesse partire. Lo troviamo ancora vivo e, si può arguire, in salute, il 14 marzo 1461. Fu probabilmente sepolto nella cappella da lui eretta nella cattedrale di San Vincenzo.
Il doge Pasquale Malipiero con Ducale diretta a Girardo Dandolo podestà e Marco Donato capitano di Bergamo il 5 dicembre dello stesso anno confermò ai suoi figli e discendenti l’annua contribuzione di 150 ducati dalla Camera di Brescia, previsti con ducale del 1438. Il giorno 7 un’ulteriore Ducale diede commissione ai Rettori di versare la somma.
Anche i figli ed i nipoti di Detesalvo si distinsero nella fedeltà e nelle imprese militari per Venezia e ne ebbero cospicui premi per il loro valore e per i meriti paterni.
Con Ducale del 13 febbraio 1469 si ordinò di pagare ai figli di Detesalvo la sua provvisione.