Odazio
Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. IV, pp. 873-874:
Famiglia originaria di Martinengo in quel di Bergamo, già nota nel XII secolo. Sotto i Visconti e poi sotto la Rep. Veneta, molti suoi componenti coprirono uffici di rilievo, sia nel Consiglio della Magnifica Comunità, sia come vicepotestà (ser MICHELE q. Pecino, COMINO, ecc.) sia come nunzi ed oratori. PIETRO, nipote di Odasio, e poi UBERTO, nella prima metà del sec. XIII tennero l’alto ufficio di console. ZANINO de Odaxio de Martinengo, fu potestà a Romano nel 1428-29, CRISTOFORO (figlio di Comino) fu rector artistarum nell’Università di Padova, (1469-1470), ove si laureò in medicina, e, ritornato a Martinengo, ebbe incarichi importanti.
Nel primo quarto del sec. XVI nel Consiglio di Martinengo vi era il conte palatino (concess. 1518) GEROLAMO (figlio di Giov. Matteo q. Comino) e nella seconda metà, un altro GEROLAMO (pronipote di Michele), insigne giureconsulto, era consigliere e notaio della Comunità, e riuniva e pubblicava per la prima volta nel 1567 gli Antichi Statuti di Martinengo.
Da Martinengo nella prima metà del sec. XV, vari componenti della famiglia si diramarono a Brescia e a Padova, acquistando la nobiltà comunale per essere stati ammessi al Consiglio della città. Del ramo bresciano ricorderemo solo: monsignor DAVID che, dopo. essere stato al seguito del card. Santa Croce, nel 1550 era cameriere segreto di S. S.; OTTAVIANO e ALBERTO, che verso la metà del sec. XVI furono prorettori e consiglieri all’Università di Padova, ove conservasi il loro stemma; e verso la fine del sec. XVIII BENEDETTO fu generale della Guardia Nazionale.
Del ramo milanese, per brevità, ricorderemo soltanto:
BARTOLOMEO, figlio del nob. ser Michele q. Pecino, verso la metà del secolo XV si trasferì a Padova: fu padre di MICHELE († 1492) conosciuto sotto il nome di Tifi, inventore della poesia maccheronica (Cfr. Giorn. Stor. della lett. ital., v. XXXII 1898, p. 262) e LODOVICO (1455-1509), il celebre umanista urbinate (Cfr. Arch. Stor. Lomb., an. XXIII, fasc. X, 1896), di Francesco, di Antonio che diede origine al ramo padovano, detto Tifese. Verso il 1480, Federico di Montefeltro, duca d’Urbino, chiamava LODOVICO e gli affidava l’educazione del figlio suo Guidobaldo, di cui divenne poi il segretario e consigliere.
Nel 1497, venne inviato per ottenere la liberazione del suo principesco allievo caduto prigioniero nella battaglia di Soriano, a Venezia, ove ritornava pure con missione diplomatica nell’anno susseguente. Da Lucrezia Barzi, di Gubbio, ebbe GEROLAMO, († 1527), ambasciatore presso Leone X e che con diploma 20 sett. 1523 venne fatto Cavaliere Aurato o dello Spron d’Oro e con altro diploma 21 settembre 1523 venne creato da Francesco Maria I della Rovere, duca di Urbino, conte di Castel d’Isola Fusara, in quel di Gubbio, titolo riconfermato l’8 agosto 1539 da Guidobaldo II al figlio di lui GEROLAMO II che sposò Lucrezia Gonzaga e sostenne l’ufficio di gonfaloniere in Urbino, ove la famiglia possedeva un pregevole palazzo, mentre nel feudo d’Isola Fusara avevano il castello, di cui rimangono i resti. GEROLAMO II ebbe anche nel 1547 la cittadinanza e il patriziato di Gubbio: morì in Urbino nel 1587. Ebbe tre figli maschi: GIULIO-CESARE, CAMILLO e LODOVICO-GEROLAMO.
I primi due figli continuarono ad abitare nel ducato d’Urbino: Giulio-Cesare fu pure gonfaloniere d’Urbino, e sposò la nob. Ippolita Paltroni: da lui continuarono a discendere i conti feudali di Castel d’Isola Fusara, che si estinsero con Odasio-Maria (1648-1664).
Invece Lodovico Gerolamo (o Gerolamo III), trasferì poi la propria dimora in Lombardia nell’antica sede della famiglia, a Martinengo, ed il figlio suo ODASIO, nel 1602 otteneva la cittadinanza milanese. È da lui che discende il ramo della casata tuttora fiorente.
GIOVANNI (1663-1731) e ANTONIO (figli di Iacopo) furono pittori verso la fine del sec. XVII e il principio del sec. XVIII, e lasciarono dipinti a Roma e nelle vicinanze: ambedue dipinsero il ritratto di papa Clemente XI (Albani); di Giovanni è la cacciata degli Angeli ribelli nella cupola della chiesa dei SS. Apostoli e i dipinti nella chiesa di S. Bernardo e in altri luoghi a Roma; il soffitto nella Cattedrale di Velletri: fu Cavaliere dell’Ordine di Cristo.
Poeta arcadico (col nome di «Atreno Alittori») fu GIUSEPPE (n. 1640) figlio di Antonio e abbiatico di Odasio; il di lui nipote FRANCESCO-MARIA (n. 1678 e figlio di Domenico, 1643-1702) fu protonotario apostolico e letterato.
Nel sec. XIX (Cfr. Bollettino Ufficiale del Primo Congresso Storico del Risorgimento Italiano, n. IX, Milano, novembre 1906, nonché La Lombardia nel Risorgimento Italiano, anno 1930, fasc. 2°), EMANUELE (26 genn. 1826-17 sett. 1889) figlio di Giuseppe, di Carlo Emanuele, laureatosi in ingegneria, fu fra i prodi combattenti nelle famose Cinque Giornate di Milano e ufficiale del Genio alla eroica difesa di Venezia nel 1848-49 e maggiore della Guardia Nazionale di Milano dal 1859 al 1865. Sposò il 30 agosto 1862 la nob. Elisa Massa del fu avv. Antonio, deputato al Primo Parlamento Subalpino e dalla nobile Angioletta Pisani Dossi. Ebbe un figlio, il vivente ERNESTO, n. a Milano il 30 maggio 1868, ingegnere, socio promotore-fondatore della Società Nazionale del Risorgimento Italiano e della Società Storica Lombarda; sposato a Vercelli il 17 novembre 1909 con la nob. Vittoria dei conti Rasini.
Figli di Ernesto: Elisa, n. a Milano il 29 marzo 1911 ed EMANUELE-CARLO, n. a Milano il 6 giugno 1914.
Con R. Decreto di riconoscimento 5 marzo 1908, susseguito da RR. LL- PP. 2 aprile dell’anno medesimo, fu riconfermato il predicato di «Castel d’Isola Fusara» (mf.) e poi con Decreto Ministeriale 5 maggio 1908 il riconoscimento del titolo di conte di Castel d’Isola Fusara con trasmissione primogeniale mascolina per la discendenza di Emanuele, nonché della nobiltà di Urbino e Gubbio (mf.) (Cfr. ACA).
La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte di Castel d’Isola Fusara (mpr.), nobile di Urbino (mf.), nobile di Gubbio (mf.) e col predicato di Castel d’Isola Fusara (mf.), in persona di: ERNESTO (di Emanuele, di Giuseppe, di Carlo Emanuele) coi figli Elisa e EMANUELE-CARLO.
Fratelli: avuti dal 2° matrimonio del padre con Isidora Fontana: Elisa, ARNALDO. Figlia di Arnaldo: Anna.
a. g. [Alessandro Giulini]
Indice
Genealogia
Stemmi
ARMA: Di azzurro al leone coronato d’oro, linguato di rosso, sormontato da due gigli d’oro e questi da un lambello di 3 pendenti d’oro.
CIMIERO: Un’aquila al naturale, (mpr.)
MOTTO: Fortiter in re, suaviter in modis
Storia
Personaggi
Dimore
Milano