Lallio e le origini

Da EFL - Società Storica Lombarda.

di Gian Paolo Agliardi

La famiglia Lallio è piuttosto misteriosa: è segnalata come importante da Menant (1) e vari nomi sono citati da C. Marchi e T. Rota in Lallio e la sua storia (2). Arveno Sala li segnala presenti nel 1026 al placito ed anche G. M. Petrò li dice numerosi (3). Viceversa è poco citata da Belotti ed altre consuete fonti. L’identificazione della famiglia è anche complicata dalla difficoltà di distinguere tra i Lallio feudatari e quelli così definiti per semplice provenienza. Stranamente poi nella storia di Lallio non troviamo chiari riferimenti a un feudo, né a una locale famiglia feudale importante. Nell’Archivio Agliardi sono pochi gli Ayardi indicati come Capitani de Lallio o del Aglio. Menant segnala l’importanza della cosiddetta “Genealogia d’Astino” (4), pur con le dovute riserve per distinguere i dati veritieri da quelli inquinati da incredibili invenzioni d’abbellimento, da errori sui nomi dei sovrani - anche di regni inesistenti - e da contraddizioni sulla fondazione delle famiglie. Infatti anche qui, come per i Terzi e i Martinengo, troviamo tre famiglie ben radicate. Essa è citata anche da Donato Calvi (5). Le riserve di Menant sul misterioso documento sono state espresse anche da altri storici, pur distinguendo anch’essi le notizie interessanti dalle fantasiose addizioni di una cornice così ridicolmente aulica. A Menant sembra che non risulti comprensibile a quale invasione ungarica ci si riferisca nel documento; ne ha ragione, perché non si trattò di un invasione. Me lo domandai anch’io, la prima volta che affrontai il documento nella versione 1684 del nostro archivio. Seppi poi che esistono della pergamena duecentesca due versioni (6): una venne autenticata da 5 notai il 12 febbraio 1467 per Antonio Martinengo e varie traduzioni in italiano, queste con molte varianti. È emersa un’ipotesi che sembra credibile, suffragata in parte dagli studi del rev. Paolo Guerrini per i Martinengo: cioè che si tratti di una pagina sbiadita del conflitto tra Arduino ed Enrico II e i suoi alleati, i Vescovi di Bergamo e Brescia. Enrico II era molto impegnato a domare non solo Arduino in Italia, ma anche i feudatari ribelli in Germania, e altre invasioni; era aiutato, anche militarmente, da suo cognato Stefano Re d’Ungheria e quindi di Pannonia. Le resistenze di Arduino non vennero sopite nemmeno dopo la sua sconfitta nel 1004 con la discesa imperiale; è quindi possibile che occorresse l’invio ai Vescovi di rinforzi imperiali, magari pannonici nel 1007 e accompagnati da un interprete, Longofredo, probabilmente già venuto in Italia per i contatti che vi saranno pur stati in quegli anni con la Curia romana per conto di Stefano o di Enrico, entrambi ferventi Cristiani e anche Santi. La strana data del 1007 trova conferma nella notizia relativa a un analogo viaggio militare fatto in quell’anno in Italia nel seguito imperiale da Obizzo degli Obizzi, capostipite dell’omonima famiglia (7). Nel 1007, Pietro vescovo d’Asti è un irriducibile partigiano del marchese Arduino d’Ivrea e viene perciò deposto da Enrico II e sostituito con Alrico, fratello del marchese di Torino Olderico Manfredi. Sempre nel 1007 viene fondata l’Abbazia di San Benedetto Po.

Il collegamento tra i nomi Lallio e Agliardi in Menant non risulta, mentre fu evidenziato da antichi storici bergamaschi tra i quali il citato Donato Calvi, ed è derivato presumibilmente da richiami di tradizioni orali. Il Camozzi lo dà per scontato, anche per le evidenti analogie degli stemmi. Risulta anche un Alexander Ayardi dall’Aglio, teste in un atto dell’11 luglio 1193, di cui però risulta solo l’omonimia, ma non i documentati collegamenti alla famiglia che allora era detta Ayardi de la Vinea de Verdello. L’importanza di far presidiare da persone fidate un punto strategico come la Val Cavallina era di evidente interesse imperiale, ma anche dei Vescovi suoi alleati. La politica nuziale, come pacifica alleanza con importanti famiglie del posto, era molto praticata; in questo caso è ben descritta a proposito di Flos-de-monte, figlia di Longofredo, sorella quindi dei tre. Non è quindi assurdo pensare che i Reverendi Martinengo e Terzi l’abbiano suggerita con migliore efficacia per Leopardo e Terzo, un po’ meno per Jgeforte, che fu immesso nella misteriosa famiglia di Lallio o del Aleo con un feudo piuttosto vago. Ma da lui sarebbero poi germogliate le famiglie Ayardi e Adelasio. Infatti è possibile che oltre che delle eventuali mogli, i tre fratelli venissero anche dotati di rispettivi sub-infeudamenti vescovili. Cosa evidentissima per i numerosi feudi vescovili, soprattutto in bresciana, assegnati ai Martinengo. Ayardo era forse un nome proprio, diventato poi cognome, e compare come nome in un ramo dei da Sovere nel 1200. Il nome dell’Allio fu attributo stranamente ai Martinengo dal gran pettegolo Nassino (Brescia 1517). Due Ayardi, come probabili beneficiati dai Vescovi, all’inizio del 1200 gestirono le vescovili miniere d’argento di Ardesio, già dei Martinengo. Un Ayardi, anch’egli senza collegamenti documentati, fu in quegli anni abate del Monastero di Vall’Alta, non lontano da Mologno.

NOTE

1 - FRANÇOIS MENANT, Dai Longobardi agli esordi del Comune, in A.A .VV., Storia economica e sociale di Bergamo – I Primi millenni.* Dalla Preistoria al Medioevo, Bergamo, Fondazione per la Storia Economica e Sociale di Bergamo. Istituto di Studi e Ricerche, 2007, vol. II, pp. 724-725. Lo studioso dispone di fonti archivistiche per il lignaggio dei Lallio.

2 - CORRADO MARCHI, TARCISIO ROTA, Lallio e la sua storia, Lallio, 1995. [Pubbl. anche nel sito http://www.ideaperlallio.it/storia.htm]

3 - Comunicazione verbale.

4 - Secondo tale documento, dai tre figli di un certo Longofredo, giunto in Lombardia dalla Pannonia nel 1007, sarebbero discese le tre importanti famiglie dei “capitani de Lalio”, dei Martinengo e dei Terzi.

5 - DONATO CALVI, Effemeride sagro profana di quanto di memorabile sia successo in Bergamo sua diocese et territorio, da suoi principij fin’ al corrente anno, Milano, Vigone, 1676, vol. II, p. 239. Citato in CORRADO MARCHI, TARCISIO ROTA, Lallio e la sua storia, Lallio, 1995, p. 19.

6 - PAOLO GUERRINI, I conti di Martinengo. Studi e ricerche genealogiche. Brescia, Tipolitografia F.lli Geroldi, 1930.

7 - Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_del_Catajo, dove si dice che “la famiglia Obizzi, di origine borgognona giunse in Italia con il capostipite Obicio I, capitano di ventura al seguito dell'imperatore Arrigo II, nel 1007. Stabilitasi inizialmente a Lucca, si spostò in seguito nel territorio della Repubblica di Venezia”, dove costruì il famoso castello del Catajo.