TRADIZIONI, LEGGENDA E STORIA: il 30 maggio 1007

Da EFL - Società Storica Lombarda.

di GIAN PAOLO AGLIARDI

La leggenda delle origini delle famiglie Agliardi, Martinengo e Terzi è riportata da Paolo Guerrini, che cita il testo latino di un codice pergamenaceo proveniente dal Monastero d’Astino. Si tratta di un brano di cronaca del XIII secolo, autenticato a Brescia il 12 febbraio 1467 da 5 notai bresciani, a richiesta di Antonio Martinengo. Vi si dice dell’arrivo in val Cavallina con potente esercito di Rolomphanardus re d’Ungheria e di Boemia e del suo consigliere Longimfredus de Heufemia, con i relativi tre figli: Ingelforte, dei Capitanei del alio, Leopardo dei Capitanei de Martinengo e Terzo dei gentiles de tertio. Costoro sarebbero rimasti in Italia, fondando castellanie e divenendo capostipiti di tre importanti famiglie. Nel codice veniva anche citata una figlia di Longimfredo, Flors de monte, sposata poi al nobile Franchigene, Signore di Crema, da cui discesero i conti di Camisano e di Massano .

Testo del brano di cronaca del sec. XIII, citato da Mons. Paolo Guerrini . In nomine Cristi: ista est genealogia Dominorum Nobilium Capitaneorum del alio Scripta et Inventa in libris nobilium, antiquitus scripta, qui sunt in monesterio Sancti Sepulcri de Astino . Quodam tempore, currente Millesimo Septimo anno domini nostri jehsu christi Incarnationis, Rex Rolomphanardus Ungarie et Boemie et dominator Sclavarie venit in partes Lombardie et Marchie cum magno exercitu et omnia devicit et victoriam habuit, multos nobiles ibi dimisit, de quibus modo nomen non facio nisi de parentela et ortu dominorum Capitaneorum del alio. Quidam nobilis vir et miles Consiliarus prenomi nati Regis Rolomphanardi, nomen cuius est hoc, Longimfredus de heufumia , venit in Episcopatu pergami in quamdam valem que dicitur valis Cavalina . Ibi ubi dicitur ad mollonium et ibi hedificavit multa castra, quid ibi quid etiam in illis partibus. Ex qua nobili longimfredo nati sunt tres filli masculi et una femina. Et quos habuit ex qua-dam Domina de Marchia trevisana, parentella de illis qui vocantur de Campo sancti petri, nomen cuius vocabatur honestas, et ex amore ipsius domine baptizavit se. Nomina filliorum eius sunt haec: Primus vocabatur ingelfortus et Edificavit castrum del alio et multa alia castra in plano et plebem de molonio, unde ex illa plebe et ad illam plebem sunt Capitanei. Secundus nominabatur leopardus et Edificavit castrum de Martinengo et multa castra in Episcopatu Brixie et ex illo nati sunt Capitanei de Martinengo et plebs sua est gisalbe unde sunt Capitanei. Nomen tertii vocabatur tertius , et ex illo nati sunt gentiles de tertio. Et nomen filie vocabatur flors de monte et maritata fuit cuidam Nobili francigene qui erat dominus Creme et laudi, nomen cuius erat massanus, vir probus, et ex illo nati sunt Comites de Camixano et de Massano, et ex quadam filia istius floris de monte et massano natus fuit Marchio de malaspinis nomine Berardus et nati sunt illi Marchiones de malaspinis et illi de palavecinis, et qui etiam domini Capitanei delalio non debebant solvere fodra nec pontaticum et etiam consueverant asportare vexillum imperatorum in Lombardia. Ego pax de poltremano imperiali auctoritate notarius scripsi . Seguono nel documento le attestazioni di autenticità, fatte in Brescia il 28 febbraio 1467, nel palazzo del Podestà a S. Agata, ad istanza «Magnifici et generosi militis insignis et patricii Veneti domini Antoni de Martinengo» dai notai bresciani Bono fu Zanino (Giovanni) de Planeris, Cristoforo di Tonino de Medicis, Alberto Patina, Francesco Posculo, Pietro di Antonio de Marchis detto de Cazzis, e Pietro di Benedetto de Mussis, i quali tutti dichiarano di averne confrontata la copia coll’originale autentico.

Questo testo venne riportato nelle Seriane di Alemanno Fino, poi dal Celestino e nelle memoria di casa Terzi, ed era evidentemente a conoscenza sia di Antonio Martinengo che lo volle autenticato, sia dei Martinengo da Barco che nel XVII riesumarono lo strano nome di Leopardo, quello del secondogenito dei tre fratelli. Nell’Archivio Agliardi c’è un manoscritto datato 1684 che riassume la medesima tradizione. Esso risulta tuttavia ridotto rispetto all’originale, per esempio non menziona la sorella Flors de Monte e i nomi sono riportati con leggere varianti : Vi sono in ogni caso le citazioni delle fonti, seppur sintetiche.


PREVVENIMENTI Nel mese di Maggio dell’anno 1007 venne in Italia con potentissimo esercito Rotanfardo Re d’Ungheria e di Boemia, il cui intimo Consiglier era Longofredo. Questo Consigliere venne in Bergamasca, e nella Valle Cavallina fabbricò Mologno ed altre terre. Egli avea già tre figliuoli, che pur essi avevano figli, e il primo dei tre fu l’autore della Nobile Famiglia Agliardi, come si vedrà nell’introduzione di questa Cronologia. Breve dimora fece in Italia Roanfardo Re d’Ungheria e Boemia, mentre nell’anno 1012 venne occupata con pieno dominio da Enrico I Imperatore . Non si ha che Longofredo Consigliere del re Rotanfardo seguisse il suo sovrano nel ritorno a suoi stati, ma abbiamo che i tre suoi Figliuoli Igeforte, Leopardo e Terzo restarono certamente in patria nostra, e furono i primi Padri delle tre famiglie Agliardi, Martinengo e Terzi. […]

ORIGINE IN BERGAMO, E LA STORIA CRONOLOGICA DELLA NOBILE CASA DE’ CONTI AGLIARDI

Anno 1007, 30 Maggio. Si pone in questo mese l’arrivo in Lombardia di Rotanfardo Re d’Ungheria e di Boemia, con potent’esercito, il di cui Consigliere Longofredo portatosi in Bergamasca, edificò Mologno ed altri luoghi della Valle Cavallina. Il detto Consigliere Longofredo dalla sua legittima Moglie ebbe tre figliuoli, il primo de’ quali fu nomato Igeforte, il secondo Leopardo, ed il terzo di nome Terzo. Dal primo derivò la famiglia Agliardi, detta de’ Capitani dell’Aglio, per aver fabricato la terra di questo nome. Dal secondo derivò la Famiglia de’ Martinenghi, che pure era sopranomata de’ Capitani di Martinengo; e dal terzo derivò la prosapia Terzi .

Già nell’originale vi sono evidentemente alcuni grossolani errori che inducono a declassare questo documento come un falso, rischiando di renderlo inattendibile anche là dove invece le informazioni potrebbero contenere elementi storicamente plausibili. Il re d’Ungheria non era certo Rolomfanardo, bensì Stefano il Santo, che allora risulta fosse in buoni rapporti con l’Imperatore Enrico II e sembra che lo aiutasse contro i feudatari ribelli. È però possibile che questo presunto re fosse un signorotto ungherese da Stefano delegato al servizio dell’Imperatore, oppure un ingaggiato come venturiere. Altri grossi errori sono le sbrigative attribuzioni di fondazione di castelli, castellanie e famiglie, e come il fare di Leopardo il capostipite dei Martinengo: derivati o meno che fossero dai Gisalbertini , costoro con l’importante feudo dei de Martinengo erano in zona da tempo attivi e potenti e risulterebbe che avessero alcune terre anche in bresciana. Lo stesso dicasi per Mologno dove Ingelforte avrebbe costruito il “castrum” dell’Alio, mentre sia Lallio che Mologno esistevano da tempo. Qui nascerebbe il collegamento con gli Ayardi, come fino al ‘600 si chiamavano gli antenati degli Agliardi. Quanto ai Terzi, esiste tuttora il Borgo di Terzo con un imponente palazzo che era loro sino a non molti anni or sono. Per quanto riguarda gli Agliardi, sono emerse alcune interessanti indicazioni che potrebbero avallare l’ipotesi di un fondamento di verità della tradizione riportata dal codice quattrocentesco Pandolfo Nassino (n. 1486), autore di un Registro di molte cose seguite in Brescia compilato intorno al terzo o quarto decennio del XVI secolo, elencava in modo piuttosto fazioso le famiglie bresciane e quelle immigrate, che evidenziava con un certo sciovinismo; citando i Martinengo, precisava che in origine erano bergamaschi e che si chiamavano dall’Alio. Fausto Lechi, che riporta questo elenco nelle Dimore Bresciane , lo commenta come un malanimo del Nassino ed un gesto di spregio verso i Martinengo richiamando l’aglio, ma Lechi non sapeva di questa tradizionale, anche se avvolta in un velo leggendario, comune origine. Infatti il Guerrini pur analizzando lo strano nome che in un’altra versione era Dellalio , la collega con Lallio o con Adelaide e qui c’è un’altra curiosa coincidenza: nel 1175 e anni successivi, nelle prime documentazioni storiche relative ad Ayardo, Console di Giustizia e capostipite degli Agliardi, in ben sei documenti il nome Ayardi risulta infatti abbinato agli Adelasio - allora Adelaxie -, citandoli anche come fratelli. Dire origine comune è un’eresia, perché i da Martinengo non solo a quell’epoca esistevano da tempo, ma erano già anche molto potenti, tanto è vero che Ambrogio II, figlio di Lanfranco da Martinengo, fu un importante Vescovo di Bergamo dal 1023 fino al 1057. È facile pensare che già da prima della sua nomina Ambrogio dovesse contare in curia, se si considerano i rapporti allora esistenti tra l’Imperatore e l’episcopato. Vi era infatti stata una ribellione da parte di Arduino che si era proclamato re d’Italia, e l’Imperatore, appoggiandosi al vescovo, era sceso in Lombardia nel 1004 fugando Arduino, e poi ancora nel 1014 per riaffermare la propria autorità; in quegli anni i Gisalbertini erano caduti in disgrazia, avendo incautamente appoggiato Arduino ed erano stati emarginati dalla parte più settentrionale della bergamasca, favorendo il potere della curia, forte anche dell’appoggio imperiale. Non si può forse pensare che le tre pedine dell’esercito imperiale, lasciate in luogo strategico come la val Cavallina, venissero in qualche modo inserite nell’ambiente bergamasco, come eventuali “feudatari” della curia, là dove in precedenza dominavano i Gisalbertini? E ciò non potrebbe essere avvenuto con l’appoggio dei Martinengo, magari con matrimoni o incarichi? La tradizione dell’importante matrimonio della citata Fiordimonte con il Signore di Crema sarebbe un indizio interessante in questo senso. Certamente il fatto che in quell’inizio millennio gli atti notarili rari e i cognomi fossero ancora molto nebulosi e legati quasi solo a famiglie con ruoli feudali e politici di grande rilievo, non facilita la ricerca per le pedine minori, tuttavia anche la tradizione orale aveva pure un suo valore. Per quanto riguarda l’anno 1007, questa data viene citata anche in un documento relativo all’arrivo in Italia di un guerriero della famiglia degli Obizi, stabilitisi poi sia in Toscana che nel castello del Cataio a Padova. È una coincidenza che può far pensare ad un invio da parte imperiale di un corpo di spedizione, come rinforzo per l’affermazione del proprio dominio in Italia contro possibili resistenze da parte di Arduino. Altra coincidenza curiosa è che un nome Ayardo figura nella genealogia dei da Sovere nel 1275 . Un Agliardi verso il 1200 era Abate nell’abbazia di Vall’Alta: vi sono documenti nell’Archivio Agliardi che dimostrano ricerche in tal senso, che non hanno però documentato collegamenti diretti con la famiglia tuttora esistente. Abbiamo poi un ser Aiardus, figlio di ser Lanfrancus Ayardi, che nel 1217 era console e gastaldo di Ardesio dove vi erano miniere d’argento che erano già dei Gisalbertini e poi Vescovili, passaggio che se non ricordo male vide un intervento dei Martinengo. La famiglia Agliardi si spostò ben presto nei dintorni di Bergamo, in luoghi in precedenza dei Gisalbertini: Lurano, Levate e Comun Nuovo, con presenze patrimonialmente documentate, il che non risulta per Verdello e per Lallio, che pure figurano invece citati quasi come predicati in alcuni atti. La presenza di un Ayardus, Console di Giustizia di Bergamo nel 1175, testimonia presumibilmente una presenza in città, forse già allora necessaria per accedere a pubbliche cariche. Vi era stata una diaspora anche verso Lovere e Sovere, dove ancor oggi abitano molti Agliardi. Risulta che il castello dei Celeri (sec. XII ca.) nella località Corti di Costa Volpino, sia entrato in possesso di membri della famiglia Agliardi fin dal 1650 circa, ed è tuttora proprietà dei discendenti di quell’eventuale antichissimo ramo . Alcuni Agliardi emigrarono pare anche in Germania e nel Trentino . Quasi un’esplosione con epicentro Mologno. Che siano stati gli amici, oggi così cari, i Suardi, a cacciarci via dalla loro valle?

BREVI CENNI ALLA STORIA DELLA BOEMIA NEL X SECOLO Questi appunti serviranno a lasciar galoppare la nostra fantasia nell’oscura storia di quei popoli sul finire del primo millennio. Galopperà come gli irsuti cavalli dei nostri avi dalla Putzka pannonica alla verde Lombardia. Gli Ungari all’inizio del X secolo invadevano la bergamasca, ma quasi nello stesso tempo avevano invaso la Moravia, di cui era re, sul finire dell’800, Rotislao (che invitò Cirillo e Metodio a cristianizzare il Paese). Il suo successore fu Svatopluk. Si potrebbe anche avanzare l’azzardatissima ipotesi che, nella tradizione di famiglia citata dianzi, ci sia l’errore di un secolo, che cioè ci si riferisca all’invasione degli Ungari che distrussero Bergamo nel 902. Risulta che Berengario, re d’Italia (924), concesse poi di ricostruire mura e torri, non solo per la città di Bergamo, ma anche ovunque fosse ritenuto necessario dal Vescovo o dai cittadini. In Boemia all’inizio del 1000 vi è un periodo di decadenza. Passa per breve tempo in possesso di Bolelao Cerobry, re di Polonia; Enrico II restaura i Premyoliadi: Jarom II (1003-1012) Ulrico (1012-1034), ma la Slovacchia viene unita all’Ungheria. Enrico II il Santo, duca di Baviera e Sacro Romano Imperatore, nel 1004 fu accolto a Bergamo con grandi onori in occasione del suo passaggio alla volta di Pavia per l’incoronazione a re di Germania e d’Italia. Lo fu nuovamente nel 1014 quando si recò a Milano per cingere la corona imperiale . Un intreccio di notizie che lascia aperte tutte le ipotesi.

CONSIDERAZIONI SULL’ORIGINE DEL COGNOME Tanti interrogativi anche su questo argomento, cosa normale del resto per quasi tutti i cognomi. Il primo riguarda il rapporto, anzi il collegamento, con il nome Adelaxie . L’Ajardus Adelaxie che nel 1175 figura in un rogito come teste e nel 1187 come Console di Giustizia, è il primo ascendente che risulta in un documento ufficiale. Si tratta di Adelaxie di nome Ajardus o viceversa? I due nomi si trovano spesso abbinati in vari momenti politici e amministrativi di quel tempo lontano e poi non più. Come verifica, sia del paese di origine, che dei rapporti tra i due nomi sarebbe interessante approfondire il significato etimologico. Scorrendo il testo di A. Bongiovanni “nomi e cognomi” scaturisce l’ipotesi che entrambi i nomi abbiano radice germanica (longobarda o franca?) Il significato potrebbe essere per Ajardo quello di “spada forte”: Aia (taglio, spada) Hart (forte); per Adelasio quello di “nobile splendente”: Adel (nobile) leit (chiaro, splendente). Sempre nel campo delle ipotesi non va neppure trascurato il collegamento del nome Agliardi con il paese di Lallio, ma non certo per dar credito ai ridicolmente encomiastici scritti seicenteschi ove si accenna ad aver gli Aiardi “edificato questa terra” . Lallio esisteva da secoli, quindi ci si poteva riferire, se mai, al loro insediarsi un quella terra.. Risulta infatti che sul finire, del XII secolo essi abitavano o avevano terre in quei luoghi (Verdello, Comun Nuovo, Levate, Lurano ecc.). Ayardus II era detto della Vinea di Verdello . A Levate e dintorni hanno avuto una villa e terre conservate sin verso la metà del XX secolo. Se si volesse dare credito alla leggendaria residenza iniziale a Mologno in Val Cavallina, anch’esso preesistente, si può solo ipotizzare che sia stato eventualmente riedificato dopo le distruzione di quegli anni burrascosi, e data la posizione strategica. È possibile che poi ne siano emigrati per portarsi in più fertili terre vicino a Bergamo, sospinti e forse o scacciati dai Suardi che si andavano impossessando di quella valle. Sembrerebbe che analoga emigrazione abbiano avuto i Martinengo dalla Val Cavallina verso Calepio . Il nome di Borgo di Terzo sembra essere una ben chiara conferma per quanto riguarda i Terzi. Passando poi a tempi storicamente documentati, è abbastanza evidente che il consolidarsi del cognome sia la conseguenza del succedersi dei due Aiardi capostipiti. La dizione attuale Agliardi comincia ad apparire verso l’inizio del 1600, dopo che il cognome era stato per secoli via via, o anche contemporaneamente, Ajardi, Ayardi, de Aleardis, Alliardi, Alleardi.

INDICAZIONI DELLE FONTI, CITAZIONI, ABBREVIAZIONI E PRECISAZIONI. AR. AG. (Oppure AA.) sta per Archivio Agliardi segue poi in lettere la materia poi il numero del faldone e quello del documento. Vedasi la rubrica riassuntiva e quella analitica (tre volumi). In genere nel testo la indicazione AR. AG. è omessa e per brevità si fa la sola citazione (X/0/0) che indica appunto l’Archivio Agliardi. AG. Questa indicazione seguita dal numero dell’elenco e da quello della pagina indica la serie cronologica degli atti notarili. Per speditezza è stata omessa la relativa provenienza d’archivio che una volta per tutte indico essere G/l/..) Le date si riferiscono ad atti notarili che sovente comprendono contestualmente padri, figli, fratelli. Gli estremi di questi atti sono riportati in nutriti, duplici e talvolta triplici elenchi, raccolti dal bisnonno e credo non sia mancato poi l’aiuto di Camozzi. Una delle copie l’ho avuta negli anni ‘70 dal compianto Mons. Chiodi della Biblioteca Civica. Dei tre elenchi manoscritti e non cronologici è stata fatta una duplice serie di fotocopie, una di queste è stata ritagliata e da me disposta in ordine cronologico. La diversa grafia dei detti elenchi manoscritti ne facilita la non agevole lettura. B. Indica una quarta serie di atti notarili, reperita presso la Biblioteca Civica, per gentile collaborazione di Monsignor Chiodi. Come per le predette dell’Archivio Agliardi, se ne sono cavate due serie di fotocopie per il riordino cronologico. NOTA Nella ricomposizione cronologica si è attinto da tutte e quattro le fonti citate, si trovano quindi ripetuti quegli atti che si ritrovano in tutti gli elenchi, ripetizione peraltro utile per aiutare la decifrazione. B.A. Sta per Biblioteca Agliardi. B.B. Sta per Bortolo Belotti “Storia di Bergamo e dei bergamaschi” Ed. Bolis a cura della Banca Popolare di Bergamo 1959 (con prefazione di Tommaso Gallarati Scotti). Segue indicazione in numeri romani per il volume e in numeri arabi per la pagina. Se riferite alla riedizione del 1989 indico BB3°(che è la terza edizione) Dal Belotti sono anche tratte le notizie per lo schema storico. Nota: una curiosa notizia sulla presenza in epoca medioevale di un Agliardi a Genova l’ho per caso trovata sfogliando in casa di Paolita Caracciolo Bruzzo a Rapallo il volume “le origini storiche delle località e degli antichi cognomi della Repubblica di Genova” di Francesco Grollo ( Ed. Collegio, Casalanzio, 1950) a pagg 9, 37 con riferimento 553 che però non dà alcuna indicazione Le date di presunta nascita e morte riportate sulle schede, quando sono ipotetiche vengono chiaramente indicate come tali. Servono come ipotesi di lavoro e verifica di attendibilità, calcolate su un intervallo tra generazioni di circa 30 anni, salvo diversa indicazione. Si ipotizza anche che il periodo di attività pubblica e di disponibilità giuridica avvenga tra i trenta e i quaranta anni.

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