Gianandrea Gavazzeni
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AA.VV., Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, p. 92:
Un magico suono delle campane - Dopo aver vissuto a Bergamo bassa, Gianandrea Gavazzeni negli anni Cinquanta si trasferì a Bergamo alta, in un bel palazzo accanto al quale scorre la funicolare. Una casa antica, in un luogo ancora più antico, dove un tempo passava la Via degli anditi, che qualcuno vuole fosse una sopravvivenza delle mura che cingevano la città romana. Fu naturale che il Maestro, dopo i trionfi in tutto il mondo, dalle luci e dai clamori delle platee, avesse sentito il bisogno di avvicinarsi di più a quelle pietre cariche di storia, le radici di Bergamo e di tutti i bergamaschi. Un mondo a parte, anche se oggi molto cambiato rispetto a quegli anni quando, dalla nuova residenza posta in alto sul colle - da dove non poteva sfuggire al suo finissimo orecchio musicale - aveva una percezione diversa dei suoni delle campane. Lo immaginiamo lassù, affacciato alle finestre che spaziano su Bergamo bassa, i borghi, la pianura, mentre si sciolgono i campanili della città. “Riconosco - annota nel suo diario nell’agosto del 1959 - i campanili nella singolarità timbrica sempre conosciuta; ma ne è rovesciata la prospettiva sonora con la sorpresa emozionante di cose domestiche che si rivelino d’improvviso desuete”. E poi ancora, in altra occasione: “Le campane sono la nostra voce migliore, la più vera, ricca di suoni. La voce che sta al nostro principio e alla nostra fine; quella che ha legato, fonicamente, il paesaggio, le cose, le figure, gli oggetti. Tutto il nostro sciagurato tumulto si placa e si lega nei loro suoni”. Gianandrea Gavazzeni si è spento lassù, nella grande casa ormai silenziosa, nel pomeriggio del 5 febbraio 1996. Bergamo ha perso non solo uno dei massimi protagonisti della vita musicale italiana, ma anche uno dei figli che meglio ne avevano espresso gli umori e il cuore della sua terra.