Villa Pesenti Agliardi - Sombreno
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ROBERTO FERRANTE, PAOLO DA RE, Ville Patrizie Bergamasche, Bergamo, Grafica e Arte Bergamo, 1983, pp. 45-:
Nell’accettare l’incarico di progettare la casa di Sombreno, il Pollack cercò di realizzare un progetto di parco che purtroppo rimase incompleto. Altre ville significative della zona si trovano ad Almenno S. Salvatore, Almenno S. Bartolomeo e Villa D’Almè.
La villa fatta costruire dal conte Pietro Pesenti a Sombreno negli anni a cavallo fra il Settecento ed Ottocento deve essere vista come parte di un tutto che comprende anche il parco. Villa, cioè, nel senso più completo del termine, così com’era stata concepita dall’architetto Leopoldo Pollack che avrebbe voluto fare di questo edificio un esempio di architettura con il quale dare una svolta alla sua carriera. Purtroppo la realizzazione del progetto avrebbe obbligato la famiglia Pesenti a sostenere una spesa che venne giudicata eccessiva, per cui molte idee rimasero sulla carta.
La parte del progetto che più ha sofferto dì questa circostanza è quella del giardino che il Pollack avrebbe voluto “arredare” come un vero e proprio luogo di soggiorno estivo nel quale i motivi ornamentali si sarebbero alternati alle sorprese che il visitatore si sarebbe trovato ad osservare. Dai disegni planimetrici conservati emergono elementi suggestivi di cui oggi si può soltanto intuire la complessità della impostazione.
Nel giardino avrebbe dovuto esserci l’elemento architettonico (per la presenza dell’edificio residenziale), l’elemento paesaggistico (gli intenti panoramici intesi a far vedere la campagna circostante), urbanistico (per la presenza di una piazza rotonda circondata da piante), archeologico (con il recupero di suggerimenti egiziani e classici), romantici (per alcuni cenni che rievocano l’architettura castellana), speleologico (con la formazione di una grotta), esotico (con aiuole realizzate con fiori olandesi), industriale (con una filanda munita di 24 fornelli), scientifico (per la possibilità di misurare il tempo attraverso un orologio solare). Inoltre avrebbe dovuto esserci anche un’agrumeria con piante di limoni ed aranci.
E non è tutto. Il Pollack avrebbe voluto inserire anche motivi celebrativi e simbolici quali un Monumento della Libertà in Italia, un Tempio della Pace ed uno del Silenzio. Infine l’architetto aveva lasciato anche alcuni spazi riservati all’iniziativa del committente.
Del progetto originario venne realizzato l’obelisco della Libertà che troneggia davanti alla facciata della villa, il padiglione della Pace ed altre decorazioni secondarie. L’impostazione del parco, che si avvale della presenza di alcune piante d’alto fusto rare nella nostra provincia, manifesta questa nobiltà d’intenti, ma per arrivare ad intuire la volontà del progettista è necessario lavorare dì fantasia. Le splendide intuizioni del Pollack rimasero tali e se ora sono note, lo si deve soltanto alla prudenza della famiglia Agliardi che le ha conservate.
Visitando questa villa, soprattutto osservando i disegni del parco, viene da porsi una domanda: come mai un architetto famoso come il Pollack che a Milano aveva già progettato l’imponente Villa Belgioioso, poi diventata Villa Reale, e che a Bergamo, tra l’altro, aveva firmato il teatro Sociale, ha accettato la proposta del conte Pesenti per rifare la sua residenza di campagna così lontana dai centri urbani e per di più da ristrutturare su una costruzione esistente?
La risposta è da cercare nella storia italiana di quegli anni. La sfortunata vicenda austriaca in Lombardia dei primi anni dell’Ottocento coinvolse il prestigio professionale dell’architetto Piermarini del quale Leopoldo Pollack era riconosciuto discepolo. In aggiunta, la sua origine austriaca non rappresentava un incoraggiante biglietto da visita per la nuova classe dirigente. In quegli anni, quindi, il Pollack aveva bisogno di lavorare e di scrollarsi di dosso un passato che male si armonizzava con la nuova situazione politica.
L’occasione fornitagli dal conte Pesenti gli dava inoltre la possibilità di dimostrare la sua autonomia inventiva e, visto che nell’ammodernamento della casa aveva poca libertà di scelta dovuta agli schemi della vecchia costruzione, accentrò l’attenzione sul giardino inserendo nella progettazione tutta quella serie di “idee” di cui abbiamo fatto cenno.
La villa in se stessa è d’impostazione neoclassica ed è come un grosso parallelepipedo i cui locali sono stati costruiti prendendo come nucleo centrale un salone esistente al primo piano.
La facciata, che sull’asse centrale presenta un avancorpo a lieve risalto con tre grandi archi (ora chiusi da vetri) ha lateralmente due ali dì limitata sporgenza decorate sulle testate da nicchie con coronamento a timpano che racchiudono, a loro volta, in una la statua dell’Abbondanza con la cornucopia e nell’altra l’Agricoltura con gli attrezzi rurali. Sopra, in riquadri rettangolari, sì leggevano due distici latini allusivi alla vita campagnola.
La facciata a nord, in cui si apriva l’androne di ingresso alla casa, sia per lo spessore dei muri che per l’irregolarità non rettilinea della superficie, mette appunto in evidenza la presenza di un nucleo abitativo precedente, forse costruito nel Seicento. Questa considerazione è confermata dalla presenza, nel piano superiore ed in asse alla villa, dell’ampio salone a volta con misure insolite per quel periodo: oltre cinque metri per dieci; cioè una lunghezza esattamente doppia della larghezza.
È attorno a questo locale che il Pollack impostò simmetricamente tutta la composizione edilizia della casa formando, al pianterreno, un vasto vestibolo con movenza di archi ad effetto scenografico. A sinistra del vestibolo, attraverso una sala a volta e lunettata, si giunge ad un locale quadrato dove inizia un imponente salone che sale al piano superiore. A nord del vestibolo si allineano tre sale: due con stucchi neoclassici, la terza con volta a padiglione ornata con finissime composizioni decorative del pittore Vincenzo Bonomini. Sul lato destro del vestibolo il gruppo delle sale è invece ornato nelle volte da motivi di decorazione policroma di epoca posteriore, come si usava nei palazzi cittadini nei decenni seguenti la metà dell’Ottocento.
Le decorazioni più importanti e significative sono comunque al primo piano.
Il salone centrale è riccamente decorato di festoni e motivi barocchi. Nei locali adiacenti, invece, acquistano particolare interesse le decorazioni di alcune pareti eseguite con la tecnica delle papier peints francesi, carte da parati realizzate con sistemi artigianali ed importate dalla Francia. Eseguite a tempera, hanno mantenuto, nonostante gli anni, una straordinaria vivezza di colori.
La decorazione di una di queste sale svolge il tema della caccia al cervo con una molteplice varietà di elementi inquadrati in un paesaggio di folti alberi con cavalieri in giubba rossa, cavalli, cani e, a lato, carrozze ferme, gruppi di dame in costume del primo Ottocento in eleganti e piacevolissimi atteggiamenti.
In un altro ambiente le pareti compongono una visione orientale a vive tonalità in un complesso panoramico che mette in evidenza riflessi d’acqua, canoe, edifici di architettura araba, chioschi, minareti, moschee. Una piccola saletta, adibita a locale di studio, presenta le architetture addensate di una città ideale nella quale spiccano visibilmente i più noti edifici monumentali parigini: la S.te Chapelle, il Louvre, Notre Dame, gli archi del Carousel e de l’Etoile, la Tour Saint Jacques.
Vedi Nota spese per la fabbrica di Breno dal 1793 al 1819
| Vincenzo Bonomini. Soffitto con affresco raffigurante "La Repubblica" | |||
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| Vincenzo Bonomini. Affresco raffigurante un paesaggio con rovine classiche e la "casa del giardiniere" |
Vincenzo Bonomini. Affresco raffigurante un paesaggio con rovine classiche e un edificio termale |
Vincenzo Bonomini. Affresco raffigurante Bacco e Arianna |
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| 16 ottobre 1906. Fidanzamento di Elena Agliardi con Antonio Pesenti |
Ottobre 1906. Elena, Laura, Battista e Maria Agliardi alla fontana della ninfa | ||
| Irma Gandini. L'obelisco, 1918-19 ca. Erbusco, coll. privata |
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| 22 settembre 1949. Maria Montessori a Sombreno, ricevuta dalla C.ssa Myriam Agliardi Gallarati Scotti e dai suoi figli Gian Paolo, Giacomo Bonifacio, Laura e Ajardo. Nel gruppo vi sono anche il figlio della d.ssa Montessori, Mario, con la moglie Ada Pierson, il Prefetto e consorte, la C.ssa Ludovica Borromeo Gallarati Scotti, la sig.ra Eleonora Honegger con il figlio Silvio, la prof. Giuliana Sorge, la C.ssa Albani, la signorina Valagna, l’ing. Luigi Pasinetti, il Prof. Virgilio Taramelli, il Prof Angelo Giavarini. (Foto Sandro Da Re) |
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