Spini
anche SPINO
Antica famiglia bergamasca originaria da Spino in val Brembana, da cui deriva il cognome, poi trasferitasi ad Albino ove risultava presente nei primi decenni del 1400.
Dai sei figli maschi di Andrea che risulta in documento nel 1432 discesero altrettante famiglie assai numerose.
Fecero fortuna particolarmente con l’industria e con il commercio della lana e della seta, e come tintori, anche in Bergamo, e costruirono una roggia che ancor oggi si denomina Roggia Spini, utile per le loro attività industriali, ma anche per l’irrigazione.
Tra tanti attivissimi industriali e commercianti di questa famiglia spicca come scrittore e poeta il ben noto Pietro Spino, figlio di Pellegrino (13 ottobre 1503 - 10 aprile 1585). Per molti anni fu tra gli anziani del Comune di Bergamo; scrisse poesie anche in dialetto, ma soprattutto scrisse e pubblicò, nel 1569, la vita di Bartolomeo Colleoni (Venezia, Percaccino; ristampata a Bergamo dal Santini, 1732, ed a Trieste da Colombo-Coen, 1859). Suo figlio Marcantonio ne compose la biografia, della quale trovasi copia manoscritta nella Biblioteca Civica, ricavata dall’originale che era nella libreria del conte Giacomo Carrara. Altra copia ne trasse il padre Barnaba Vaerini e se ne giovò per la sua opera sugli Scrittori di Bergamo. Un bel ritratto di Pietro Spino si conserva nella Biblioteca Civica di Bergamo, dono Sozzi. Da Giovanni, sesto figlio Andrea, discese un’altra importante famiglia Spini e da essa Bernardo e sua moglie Pace nata Rivola che sono ricordati da due bellissimi ritratti fatti da G. Battista Moroni.
Essi ebbero palazzo a Bergamo in via S. Tomaso. Anche i loro discendenti fecero prestigiosi matrimoni e la famiglia acquistò dalla Spagna il feudo di Gatera Magioca con titolo di conte con esborso di scudi cinquecento e con approvazione dell’Ecc.mo Senato veneto 15 nov 1687. Nei primi anni dell’800 essi avevano in casa Giovanni Carnevali, figlio del loro giardiniere, allora infante, ma avendo notata la sua vocazione artistica, il conte Spini lo raccomandò al Pittore Diotti che lo prese come allievo all’Accademia Carrara; essendo ancora bambino ne derivò il soprannome, poi famoso, di Piccio che accompagnò questo grande pittore per tutta al vita e perdura tuttora. Egli dipinse nel 1842 due splendidi ritratti del conte Pietro Andrea della sua sorella minore Anastasia che ora sono all’Accademia Carrara. Il Piccio aveva affrescato anche nel palazzo Spini in via S. Tomaso (ora è delle Canossiane che l’hanno in gran parte sfigurato e gli affreschi sono perduti).
Questa famiglia dei conti Spini è ora estinta. [GPA]