Bartolomeo Albani (19)

Da EFL - Società Storica Lombarda.

(n. ante 1690 † post 1740)

[Genealogia]

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Vittore Ghislandi (Fra' Galgario). Ritratto del conte BartolomeoAlbani (19). (1737 ca.) Olio su tela (cm 103 x 81). Bergamo, collezione privata

Deputato della Città

Maria Cristina Bozzoli Vittore Ghislandi detto Fra’ Galgario, ne I Pittori Bergamaschi. Il Settecento, vol. I, p. 115, scheda 92:

Ritratto del conte Bartolomeo Albani [?] Olio su tela (cm 103 x 81). Bergamo, collezione privata Il dipinto, rintelato e in buono stato di conservazione, proviene dalla collezione Beltrami a Milano (1910-1953). L’identificazione del personaggio, effigiato nel celebre ritratto, è controversa, basandosi su due notizie fornite dal Tassi sul ritratto di Bartolomeo Albani e su quello di Paolo Querini: il, p. 66: «nel qual abito [di Deputato della Città] ritrasse anco Bartolomeo Albano»; il, p. 68: «Nell’anno medesimo (1737) fece il ritratto in mezza figura dell’Eccellentis. Paolo Querini Podestà di Bergamo, vestito in Ducale, e nella Sala del pubblico Palazzo Pretorio doveva essere collocato; ma tanto piacque al Cavaliere, che seco lui volle portarlo in Venezia» II Caversazzi (1927) giustamente rifiutò l’identificazione tradizionale con Paolo Querini, proponendo quella con Bartolomeo Albani, poiché il personaggio non è vestito in ducale, ma in abito da Deputato della città, osservando quindi che il Tassi registra tre personaggi rappresentati con questa veste dal Ghislandi: il marchese Pier Antonio Rota (v. scheda 31), il conte Gerolamo Secco Suardo (v. scheda 21) e il conte Bartolomeo Albani. Poiché il ritratto non può identificarsi con nessuno degli altri due, deve coincidere con quello di Bartolomeo Albani, che compare come Deputato alla Bima per l’ultima volta nel 1726 e come Anziano nel 1740. Caversazzi deduce quindi una datazione immediatamente posteriore al 1726. L’identificazione e la cronologia del Caversazzi, accettate da Pallucchini (1967), sono state respinte da Testori (1953), che peraltro non accetta neppure quella tradizionale, e da Mazzini (1955), entrambi sulla base di fondate considerazioni stilistiche, che suggeriscono una datazione al quarto decennio. Il ragionamento del Caversazzi presuppone che il Tassi abbia ricordato tutti i ritratti di Deputati bergamaschi dipinti dal Ghislandi; il che sembra probabile, dato il peso sociale dei personaggi in questione, ma non è comunque certo. Potrebbe quindi trattarsi anche di un ritratto di altro Deputato della città. Qualora si accetti invece l’identificazione del Caversazzi, non occorre necessariamente accogliere la datazione al 1726 o subito dopo, essendo possibile che il Ghislandi dipingesse il ritratto di Bartolomeo Albani nell’abito relativo alla massima carica ricoperta alcuni anni dopo la fine di tale carica. Esposto a Milano nel 1910 (n. 210) alla mostra di ritratti del Settecento; a Firenze nel 1911 (n. 1), a Zurigo nel 1948-49 (n. 776), a Milano nel 1953 (n. 100), a San Paolo del Brasile nel 1954 (n. 56), a Bergamo nel 1955 (n. 33) e nel 1967 (n. 2). Bibl.: C. Caversazzi 1910, p. 69, n. 210, tav. 1; N. Tarchiati! 1910, fig. p. 72; Mostra del ritratto italiano dalla fine del sec. XVI all’anno 1861, 1911, p. 163, n. 1, tav. s. n.; M. Biancale 1913, fig. p. 358; E. Fornoni ms. s. d. (ca. 1915-20), IV, p. 56, n. 15; C. Caversazzi 1927, pp. 151-152, tav. Vili; L. Pelandi 1934, tav. 17; A. Locateli! Milesi, 1945, pp. 30-31, tav. LVIII; Kunstschatze der Lombarde; 1948-49, p. 286, n. 776, tav. 109; V. Golzio 1950, p. 783, fig. 814; R. Longhi-R. Cipriani-G. Testori 1953, p. 56, n. 100, tav. 100; F. Cappi Benti-vegna 1953, p. 179, tav. 242; DaCaravaggio aTiepolo 1954, n. 56; R. Longhi 1955, pp. 42-43, fig. s. n. (part.); F. Mazzini 1955, p. 36, n. 33; F. M. Ferro 1967, tav. VII; R. Levi Pisetzky 1967, IV, p. 215, tav. 117; R. Pallucchini 1967, n. 2, tav. 2; G. Testori 1970, tav. XVII.