Tiraboschi: differenze tra le versioni

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Versione delle 21:19, 20 feb 2008

Due fonti autorevoli, l’Abate G.B.Angelini e Bortolo Belotti, danno notizia dell’origine brembana dei Tiraboschi.

Bortolo Belotti li annoverava nella targa di marmo murata nel 1929 nel suo giardino di Zogno dedicata alle famiglie brembane memorabili.

Angelini li cita con altre importanti famiglie che condividono Serina come terra madre, ma cita anche Almenno, forse in quanto porta meridionale dalla valle Brembana. Egli dice appunto che i Tiraboschi, i Gadaldini, i Grattaroli e i della Valle deriverebbero da Serina come diramazione dei Carrara d’origine Alemanna e collegati con i Cerroni, soggiunge poi che le famiglie suddette si sono sparse in vari luoghi dove non tardarono ad emergere in varie attività. Numerose indicazioni di stemmi si trovano nel Camozzi e di atti nelle Antichità bergamasche del Mozzi.

Già nel tardo ’400, troviamo i Tiraboschi presenti in Bergamo e in Val Seriana, poi numerosi e attivissimi nel ‘500.

L’origine da Serina e la loro presenza in val Seriana sono confermate anche da Gian Pietro Tiraboschi per Martino fu Zinino di Serina abitante di Nembro (1498) ed altri.

La loro presenza nel bresciano, è segnalata dal Nassino che ne precisa l’origine bergamasca, dicendo anche che in antico si chiamavano Capitani.

In Bergamo, sin dalla fine XIV sec., risulta una ben radicata presenza di notai Tiraboschi: Zanno roga dal 1398, Simone dal 1416. Betino Tiraboschi di Serina è notaio nel 1443, è di evidente importanza che Antonio sia il notaio che roga nel 1475 il testamento di Bartolomeo Colleoni.

Oltre a quelli citati tra i più antichi segue un nutrito elenco di notai Tiraboschi, mentre solo 5 sono i Giusdicenti.

Risulta inoltre che Stefanino Tiraboschi negli anni 1550-60 ca. acquistò da Pietro Cabrini case in via Pignolo piazza Delfino che poi furono Albani indi Lupi.

Da allora sino ai giorni nostri continua un nutrito elenco di importanti personaggi Tiraboschi che emergono in varie arti, scienze e professioni e in vari luoghi. Tra i religiosi abbiamo i Canonici…….. ; Antonio, nato a Serina nel 1601, fu rettore del Collegio Celana e poi del Seminario; Gabriele fu presbitero di Serina (1644).

Letterato fu Jacopo di cui v’è un bel ritratto di Ceresa. Emilio fu scrittore.

Girolamo (1731-1793), cavaliere e abate, fu bibliotecario del Duca di Modena. ed in stretto rapporto con il Canonico Mario Lupo, con il quale ebbe frequente carteggio e invio di documenti riguardanti per lo più il miglioramento del Codice Diplomatico che il Lupo stava scrivendo. Fu autore della “Storia della letteratura italiana” ed era socio di ben dodici Accademie.

Bortolo Belotti lo annovera tra i cento “eccellenti bergamaschi”.

Antonio (1838-1883), nativo d’Alzano, fu bibliotecario della Civica di Bergamo (1877-1883) grande studioso degli usi e delle tradizioni della terra bergamasca l’opera sua più cospicua è il Saggio di un vocabolario bergamasco (1859), frutto di una preparazione senza eguali e di una penetrazione profonda delle cose bergamasche.

I Pittori: Giovanni (1826-1892) allievo dello Scuri, fu ritrattista attivo a Filago con dipinti sacri e fu anche restauratore per il collezionista Giacomo Gritti. Fu ritratto da Ponziano Loverini. Dei due pittori, entrambi di nome Carlo Giacomo nati il primo nel 1801 ed il secondo nel 1816, si sa solo che furono attivi a Filago. Ben poco si sa del pittore Ariele (1895-1986) ingegnere e inventore, ma che dal 1941 fu pittore autodidatta e fece una mostra a Bergamo alla galleria in piazza Dante; fu anche socio a Roma dell’Accademia Tiburtina. Si sa poco anche di Luigi, pittore attivo a Capizzone nel sec. XIX. Si ricorda un Giovanni Battista patriota risorgimentale, che combatté nel 1848-49.

L. Pelandi ricorda con ammirazione il Dott Emilio Tiraboschi entusiastico pioniere della radiologia a Bergamo, e vittima volontaria del suo impegno in questa nuova importante, ma rischiosa attività scientifica.

Concludo questa succinta rassegna ringraziando un degno continuatore dell’attività dei numerosi studiosi di questa famiglia: il dott Gian Piero Tiraboschi di Albino che ha raccolto e mi ha dato un imponente complesso per qualità e numero di notizie, frutto di anni di ricerche che grazie alla loro completezza ed essenzialità consentono di penetrare nel vivo del tessuto sociale e percepire la dinamica dei rapporti umani di una comunità che viveva addirittura di mezzo millennio fa. Una notizia di grande interesse per gli studiosi che tanto l’avevano cercata è quella delle nozze di Gian Battista Moroni: date, nome dalla moglie e dei loro figli che egli ha recentemente scoperti negli archivi a Brescia. [GPA, 11 Feb 2008]


AA.VV., Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, p. 217:

Casato la cui origine è da ricercarsi probabilmente in valle Serina, dove nel 1295 si ha notizia di tale Pietro, valoroso cavaliere. Nella storia di Bergamo si incontrano altri personaggi di questa famiglia: Antonio fu notaio di Bartolomeo Colleoni nel 1475, Francesco Andrea rogò l’atto di fondazione dell’Istituto della Pietà di Colleoni nel 1466 e altro Antonio, nato a Serina nel 1601, fu rettore del Collegio Celana e poi del Seminario.

Su tutti emerge però la figura di Gerolamo, nato nel 1731. Entrato giovanissimo a far parte della Compagnia di Gesù, ebbe l’incarico di prefetto della biblioteca di Modena, quindi divenne consigliere di corte presso il duca Ercole III.

A Modena lavorò per dodici anni alla sua opera più importante, la “Storia della letteratura italiana”. Fu socio di ben dodici Accademie.

Nell’Ottocento sono degni di nota Antonio (1838-1883), bibliotecario della Civica di Bergamo, grande studioso degli usi e delle tradizioni della terra bergamasca e autore del vocabolario italiano-bergamasco, e Giovanni Battista, patriota, che prese parte ai moti risorgimentali del 1848-1849. Da ricordare anche il pittore Giovanni Tiraboschi nato a Ranica nel 1826 e morto a Bergamo nel 1892; allievo di Enrico Scuri, si è distinto sia per i ritratti sia per gli affreschi in alcune chiese del Bergamasco.

Nella nostra provincia si contano 514 famiglie Tiraboschi, diffuse soprattutto a Oltre il Colle, Selvino e Serina; in Italia 900.

Ascoltò le antiche voci del popolo Voci, locuzioni, tradizioni, proverbi, accenti. “Con amore e lena mirabili” Antonio Tiraboschi si arrampicava attraverso ripidi sentieri sulle tracce dei casolari di montagna dove la gente orobica continuava a coltivare l’idioma della sua terra. Il frutto di tante ricerche è compendiato nel “Vocabolario dei dialetti bergamaschi e antichi”, un lavoro costato anni di fatiche nel quale lo studioso bergamasco registra detti popolari, leggende, cantilene e proverbi ancora vivi nella tradizione orale. Linguista profondo e rigoroso, di ogni termine ricostruisce le radici: grazie alla sua opera le “voci peregrine delle valli e dei monti” diventano un’espressione viva del folclore locale legato alla vita del popolo. E le valli bergamasche, con le loro usanze e costumi, per tutta la vita continueranno ad appassionare lo storico innamorato di filastrocche, ninne nanne, superstizioni e preghiere recitate come il dialetto detta dentro. Intanto, accanto ai proverbi e all’idioma delle Orobie, anche gli antichi documenti, statuti e pergamene non mancano di solleticare l’interesse dell’erudito capace di produrre in soli 45 anni una mole di lavoro vasta ed eterogenea che spazia dalle memorie sopra Alzano all’abbozzo di una grammatica italiano-bergamasca passando per uno studio sui nomi locali. Unendo cultura e amore per la terra bergamasca, nei suoi scritti Antonio Tiraboschi riesce a “fermare le pagine più oscure della nostra storia paesana e a provare le doti dei nostri valligiani”.

Genealogia

[Genealogia Tiraboschi]

Storia

Personaggi

Antonio Tiraboschi (1838 † 1883)

Dimore

Iconografia

Ritratti e dipinti

Archivio fotografico

Fonti

http://www.bibliotecamai.org/cataloghi_inventari/archivi/collezione_pergamene/descrizione_fondi_pergamene.html

DESCRIZIONE DEI FONDI DELLA COLLEZIONE DI PERGAMENE

Raccolta Antonio Tiraboschi, provenienza: dono degli eredi dello studioso bergamasco, bibliotecario civico dal 1877 al 1883.

Tipologia: cospicuo corpo di documenti relativi a Vertova, Gazzaniga, Leffe e Gandino, tra cui anche vari atti dei Comuni, atti giudiziari e ducali; atti privati relativi a varie località della Val Brembana, parte dei quali provenienti probabilmente dall’Archivio del Monastero di Astino.

Consistenza: 541 pergg. (nn. 3569-4008) aa. 997-1804


Giampiero Tiraboschi - ANAGRAFE DELLE PERSONE DELL’ALBINESE incontrate in documenti del XV – XVII secolo

Bibliografia

Documenti

Collezioni