Ottolini (Busto Arsizio): differenze tra le versioni

Da EFL - Società Storica Lombarda.
(Dipinti e Ritratti)
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''Accoppiamenti Giudiziosi Industria, arte e moda in Lombardia 1830-1845'', Catalogo della mostra del Civico Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Varese - Castello di Masnago (novembre 2004- aprile 2005), a cura di Sergio Rebora e Anna Bernardini, Cinisello B., Silvana Ed., 2004, pp. 285-286
 
''Accoppiamenti Giudiziosi Industria, arte e moda in Lombardia 1830-1845'', Catalogo della mostra del Civico Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Varese - Castello di Masnago (novembre 2004- aprile 2005), a cura di Sergio Rebora e Anna Bernardini, Cinisello B., Silvana Ed., 2004, pp. 285-286
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Giuseppe Pacciarotti, ''Un volto una storia. La Quadreria dei benefattori dell’Ospedale di Busto Arsizio'', Busto Arsizio, Ospedale di Circolo, 2007, p. 27
  
 
== Sitografia ==
 
== Sitografia ==

Versione attuale delle 11:58, 11 mar 2020

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Famiglia di industriali lombardi del settore tessile attivi nella zona di Busto Arsizio e Gallarate, dalla seconda metà dell’Ottocento al primo ventennio del Novecento. Il fondatore della dinastia imprenditoriale è Angelo Ottolini, che dà vita a una manifattura tessile a Busto Arsizio: “operaio intelligente e laborioso che con scarsi mezzi iniziò per primo la preparazione dei tessuti passando con ottima riputazione il proseguimento della sua industria al figlio Carlo”, come lo ricorda il nipote Ernesto nell’epigrafe funeraria che inserisce nella sontuosa tomba di famiglia costruita agli inizi del Novecento nel cimitero di Busto Arsizio. Angelo ha sette figli e di questi è soprattutto Giuseppe Carlo a portare avanti l’attività manifatturiera nell’ultimo decennio dell’Ottocento, in cui le proprietà immobiliari della famiglia Ottolini (nell’odierna Via Volta di Busto Arsizio) vengono trasformate in opifici e si apre una nuova fabbrica nei pressi di Gallarate. Personaggio contradditorio come la maggior parte dei capitani d’industria del momento, reprime gli scioperi e licenzia gli attivisti, mentre contemporaneamente costruisce dormitori per le operaie che vengono da lontano, e si mostra generoso benefattore nei confronti dell’ospedale, degli asili infantili e di numerose associazioni benefiche bustesi. Carlo muore nel 1900. Ha tre figli, Antonio (1859-1902), Enrico (1861-1920) ed Ernesto (1862-1953).

Per il primo decennio del Novecento l’immagine che dà la famiglia è principesca: la fabbrica neogotica di Via Volta è più simile nell’architettura a un castello che a un opificio, la tomba di famiglia batte in imponenza e in sontuosità le dimore funerarie più grandiose del cimitero, le ville dei tre fratelli sono sfarzose, arredate con lusso e ricche di opere d’arte, tra cui molte sculture di Achille Alberti, il tenore di vita di ciascuno dei membri della famiglia è altissimo, con frequentazioni alla Scala di Milano e auto superlusso guidate da chauffeur francesi. Ernesto aumenta il numero degli stabilimenti italiani (vi ci lavorano oltre 1000 operai) e ne apre uno addirittura a Bucarest. La Società Lombarda di Esportazione, creata dagli stessi Ottolini, esporta in Nordamerica e in Sudamerica. Ma il cotonificio, che già ai tempi della morte di Carlo aveva mutato la sua ragione sociale da “Cotonificio Ottolini” a “Cotonificio bustese società anonima” durante il periodo della crisi del tessile degli anni dieci del Novecento vende sempre più azioni a soci estranei, finché nel 1914 la famiglia si vede praticamente estromessa dalla sua “creazione” per opera di due ex impiegati che hanno fatto incetta di azioni e ne diventano gli effettivi proprietari. La débacle non è tanto finanziaria (la famiglia Ottolini era ricchissima, aveva beni e proprietà extra cotonificio) ma psicologica: rappresenta un crollo personale, non di un sistema o di un’epoca, in cui la dolorosa vicenda, interessando anche moltissimi altri, avrebbe avuto un sapore meno amaro: Antonio era morto prematuramente da tempo (nel 1902), Enrico si spegne dopo una lunga e penosa malattia nel 1920, resta solo Ernesto, chiuso in uno scorato Aventino: si sente solo e non avverte sufficiente solidarietà da parte dei suoi “pares, non si interessa più del cotonificio, ormai appartenente ad altri, ma si occupa dell’amministrazione delle altre proprietà di famiglia, accasa le figlie con esponenti di famiglie dell’alta borghesia, segue con speranza i figli maschi che, cambiando ramo di attività, avviano aziende agricole in Veneto e in Toscana. Rimasto vedovo nel 1931, Ernesto vende tutte le sue proprietà a Busto e in zona e si ritira nel suo possedimento di Montevecchia in Brianza, dove muore nel 1953.

L’azienda, orientata essenzialmente all’esportazione, vede una crescita esponenziale nel periodo tra le due guerre e durante il secondo conflitto mondiale in cui si assicura un ampia commissione di forniture belliche. Comincia a declinare negli anni Cinquanta e viene chiusa negli anni Settanta. Nel 1997, dopo alterne vicende, l’amministrazione comunale di Busto Arsizio destina gli spazi dell’ex cotonificio, privato di tutte le sovrastrutture successive e ripristinato esattamente come l’architetto Crespi Balbi l’aveva concepito, al “Museo del Tessile e della Tradizione Industriale di Busto Arsizio, raccogliendovi, distribuite su tre piani espositivi, importanti testimonianze dell’industria tessile locale.

Genealogia

Storia

Personaggi

Dimore

Busto Arsizio (VA), Villa Antonio Ottolini (edificata tra il 1891-1896, oggi non più esistente)

Busto Arsizio (VA), Villa Ernesto Ottolini (terminata nel 1902), conosciuta come Villa Ottolini-Tosi, oggi sede della scuola di Musica Gioacchino Rossini e di uffici dell’Associazione Parco Alto Milanese

Busto Arsizio (VA), Villa Enrico Ottolini (terminata nel 1903), conosciuta come Villa Ottolini-Tovaglieri, oggi sede dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Busto Arsizio

Sepolture

Busto Arsizio (VA), Edicola funeraria Ottolini

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Ospedale di Circolo di Busto Arsizio: Ugo Galvagni, Ritratto di Carlo Ottolini, 1900

Archivio fotografico

Fonti

Bibliografia

Accoppiamenti Giudiziosi Industria, arte e moda in Lombardia 1830-1845, Catalogo della mostra del Civico Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Varese - Castello di Masnago (novembre 2004- aprile 2005), a cura di Sergio Rebora e Anna Bernardini, Cinisello B., Silvana Ed., 2004, pp. 285-286

Giuseppe Pacciarotti, Un volto una storia. La Quadreria dei benefattori dell’Ospedale di Busto Arsizio, Busto Arsizio, Ospedale di Circolo, 2007, p. 27

Sitografia

Documenti

Collezioni

Note