Pallavicino: differenze tra le versioni

Da EFL - Società Storica Lombarda.
(Fonti)
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ARMA: Cinque punti d’argento equipollenti a quattro di rosso; al capo dell’Impero. Scudo accollato all’aquila imperiale. DIMORA: Parma e Roma.
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Celebre e storica famiglia, la cui origine si fa dagli storici salire al ceppo della famiglia marchionale degli Obertenghi, benché la mancanza di documenti non ci permetta di conoscere il punto di congiungimento con essa.
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Il primo della famiglia che appare nei documenti col soprannome Pellavicinus, Pilavicinus, divenuto col tempo cognome, mutato più tardi in Palavicino, è OBERTO, marchese, figlio di Alberto, che nel 1116 è al seguito di Arrigo V in Italia, che è nominato nella pace di Lucca del 18 ottobre 1124, documento che ha servito al Muratori (Aut. Est., I, 159) per affermare la comune origine dei Malaspina, degli Estensi e dei Pallavicino. Certo il march. Oberto appare condomino coi marchesi delle varie linee Obertenghe in molti beni posti nei territori di Cremona, Piacenza, Parma.
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Nel 1136, con atto del 27 marzo, egli contribuisce coi figli TANCREDO ed ALBERTO GRECO alla fondazione del Monastero e della chiesa di S. Maria della Colomba presso Fiorenzuola. Nel 1145 sottopone a Piacenza i suoi domini del Parmigiano, per cui nacque grave lotta tra Parma e Piacenza. Morì nel 1148.
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I figli di lui, ALBERTO, detto Greco per aver preso parte alla prima crociata, e GUGLIELMO, diedero vita a due grandi rami della famiglia, suddivisa poi in varie linee. Questo Guglielmo nel 1198 aggredì e spogliò di tutto Pietro Cardinale di Capua, inviato da Innocenzo VIII a tentare la conciliazione tra Parma e Piacenza. Morì probabilmente nel 1217; da lui scendono tutti i Pallavicino della Lombardia, signori del vasto territorio tra le città di Parma, Piacenza, Cremona, chiamato Stato Pallavicino estendendosi dal Po a pie’ degli Appennini, la cui capitale fu comunemente reputata Busseto. Dal celebre UBERTO (1269), uno dei più nominati capi di parte del suo secolo, podestà di Pavia, di Reggio, di Cremona, di Piacenza, capitano generale della Repubblica Milanese, signore di molte città e terre in Lombardia derivano due grandi linee, l’Emiliana e la Piemontese. La prima formata da OBERTO IV (1378), la seconda da DONNINO, figli entrambi di Manfredo, di Oberto III. La discendenza di Alberto formò la linea di Genova, diramata poi anche in Austria e in Baviera.
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I Signori dello Stato Pallavicino figli di ORLANDO, detto il Magnifico, morto nel 1457, pronipote di Oberto IV, colui che diede al suo Stato gli Statuta Pallavicinia, i quali ebbero vita per tre secoli, sì suddivisero, alla morte del padre, in sei linee principali, formate da OBERTO V, GIAN FRANCESCO, GIAN MANFREDO, PALLAVICINO, GIAN LODOVICO e NICOLA. Si estinsero : nel 1756 la linea di Oberto detta di Tabiano, nel 1731 la linea di Gian Manfredo detta di Polesine, nel 1585 la linea di Gian Lodovico detta di Cortemaggiore, nel 1782 la linea di Nicola detta di Varano; la linea di Busseto, staccatasi nel 1457, si divise in tre rami: il primo di Crema, estinto nel 1694; quello rimasto a Busseto estinto nel 1828; quello di Cremona, estinto nel 1889 e passato in casa Resta di Milano (vedi Resta Pallavicino); la linea di Zibetto con capostipite GIAN FRANCESCO, di Orlando il Magnifico.
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L’illustre stirpe seguì sempre legge Longobarda, ebbe riconoscimento del titolo marchionale per diploma imperiale del 12 marzo 1395, ottenne il patriziato veneto il 9 novembre 1427, e vestì l’abito di Malta.
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Orlando il Magnifico, allo scopo di consolidare lo Stato ed ampliarlo, accettava varie investiture dai Visconti e dagli Sforza, stabilendo così un vassallaggio che in avvenire ebbe a nuocere alla famiglia.
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La quale fu maggiormente danneggiata dal principio costantemente seguito, in omaggio alla legge Longobarda, della divisione dei beni e delle signorie tra i figli maschi, divisione che fu causa di indebolimento, di ire, di liti numerose. S’aggiunga che Francesco Sforza, il quale al Pallavicino dovette in parte la sua elevazione, temendo la loro potenza, segretamente lavorò alla loro rovina. L’ultimo colpo alla loro potenza fu dato dai Farnese, i quali, seguendo costantemente una politica antifeudataria, non cessarono di perseguitarli fino a ridurli alla condizione di gentiluomini privati.
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Alcuni membri del ramo di Zibello, paese sul Po, a cui appartengono tutte le famiglie Pallavicino che presentemente risiedono a Parma o che da poco si sono trasferite a Torino e a Roma, si distinsero per integrità di vita benefica, per le cariche occupate alla Corte di Parma e nelle pubbliche amministrazioni.
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Il marchese GIUSEPPE MARIA, di Filippo (1802-1884), iniziato assieme ai fratelli agli studi classici dall’abate Taverna, coprì la carica di preside del Magistrato degli Studi di Parma, aggiungendo alle altre la facoltà di veterinario, fu segretario intimo di Gabinetto della Reggente Maria Luisa di Borbone, ministro degli Esteri, capo del Dipartimento Militare. Divenne socio onorario della R. Accademia Ercolanense di Archeologia in Napoli, fu senatore di gran croce, vice gran cancelliere dell’Ordine Costantiniano di S. Giorgio. Il fratello GIAN FRANCESCO (1800-1884) compì gli studi legali in patria, divenne ciambellano di Maria Luigia d’Austria, governatore civile e militare di Piacenza, presidente del Magistrato degli Studi nel 1854, consigliere della Consulta Araldica locale, gentiluomo di camera di Maria Luisa di Borbone, commendatore dell’Ordine Costantiniano. Suo figlio GERMANO (1836-1886), dopo aver servito come ufficiale del genio nelle truppe locali, prese parte come capitano di fanteria alla campagna nazionale del 1866 contro gli austriaci e fu fregiato della medaglia dei benemeriti dell’unità nazionale. PAOLO, nipote di Gian Francesco, fu tenente colonnello nell’esercito italiano, fu fregiato del titolo di cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro. LODOVICO ANDREA (1803-1879), fratello dei citati Giuseppe Maria e Gian Francesco, fu auditore del Consiglio di Stato sotto Maria Luigia d’Austria, buon cultore di studi classici le sue traduzioni meritarono elogi dagli amici, tra cui il Pellico, il Rosmini, il Prati, il Balbo. Per la cospicua eredità avuta dalla famiglia Mossi di Casale Monferrato aggiunse al suo cognome quello di Mossi, stabilendosi in Piemonte, ove da Carlo Felice fu nominato gentiluomo di camera; fu socio onorario della Accademia Albertina e da Carlo Alberto fu nominato Senatore. SFORZA, di Giuseppe Maria, (1839-1909) coprì varie cariche in patria nelle civiche amministrazioni, fu cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, acquistò nel 1908 da famiglie borghesi a cui era stato venduto lo storico Palazzo Pallavicino in Busseto, palazzo che da Girolamo Pallavicino, ultimo dei marchesi di Busseto, era pervenuto nel 1670 in eredità da Alessandro Pallavicino di Zibello. ADALBERTO, suo fratello (1826-1903), fu ciambellano di Maria Luisa di Borbone, occupò cariche civiche in patria, fu insignito del titolo di cav. della Cor. d’Italia.
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(Ved.: Litta, Fam. Pallavicino; Affò, Storia di Parma; Poggiali, Storia di Piacenza; Angeli, Storia di Parma; Seletti, Storia di Busseto; Pallavicino, Notizie sui Pallavicino, Firenze, 1911).
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La famiglia è iscritta nell’El. Uff. Ital. col titolo di marchese, ab immemorabili (mf.).
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Ramo primogenito:
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Figlio di Umberto, di Gio. Francesco, di Filippo: PAOLO.
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Ramo secondogenito:
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Figli di Adalberto, di Giuseppe Maria: OTTORINO; GIAN LODOVICO; CORRADINO; Beatrice in Sanvitale; Maria; Elena.
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Figli di Ottorino, di Adalberto: FRANCESCO; FERDINANDO; Maria Vittoria; Laura.
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Figli di Rolando, di Adalberto: RENATO; ALESSANDRO; RICCARDO.
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Figli di Gian Lodovico, di Adalberto: GUGLIELMO; Maria Antonietta.
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Figli di Giuseppe, di Filippo: GIUSEPPE; Anna.
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Figli di Sforza, di Giuseppe Maria: ANNIBALE; GIUSEPPE; Daria in Cazzaniga Donesmondi; Anna in Cazzaniga Donesmondi.
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Figli di Filippo, di Giuseppe Maria: STEFANO; PIETRO; LUIGI; EMILIO; UBERTO; Camilla; Leopolda; Maria; Elisa; Teresa; Rosalia.
  
 
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g. d. [Giovanni Drei]
 
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'''VOCE IN VIA DI COMPILAZIONE'''
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Versione delle 00:26, 23 gen 2019

ARMA: Cinque punti d’argento equipollenti a quattro di rosso; al capo dell’Impero. Scudo accollato all’aquila imperiale. DIMORA: Parma e Roma. Celebre e storica famiglia, la cui origine si fa dagli storici salire al ceppo della famiglia marchionale degli Obertenghi, benché la mancanza di documenti non ci permetta di conoscere il punto di congiungimento con essa. Il primo della famiglia che appare nei documenti col soprannome Pellavicinus, Pilavicinus, divenuto col tempo cognome, mutato più tardi in Palavicino, è OBERTO, marchese, figlio di Alberto, che nel 1116 è al seguito di Arrigo V in Italia, che è nominato nella pace di Lucca del 18 ottobre 1124, documento che ha servito al Muratori (Aut. Est., I, 159) per affermare la comune origine dei Malaspina, degli Estensi e dei Pallavicino. Certo il march. Oberto appare condomino coi marchesi delle varie linee Obertenghe in molti beni posti nei territori di Cremona, Piacenza, Parma. Nel 1136, con atto del 27 marzo, egli contribuisce coi figli TANCREDO ed ALBERTO GRECO alla fondazione del Monastero e della chiesa di S. Maria della Colomba presso Fiorenzuola. Nel 1145 sottopone a Piacenza i suoi domini del Parmigiano, per cui nacque grave lotta tra Parma e Piacenza. Morì nel 1148. I figli di lui, ALBERTO, detto Greco per aver preso parte alla prima crociata, e GUGLIELMO, diedero vita a due grandi rami della famiglia, suddivisa poi in varie linee. Questo Guglielmo nel 1198 aggredì e spogliò di tutto Pietro Cardinale di Capua, inviato da Innocenzo VIII a tentare la conciliazione tra Parma e Piacenza. Morì probabilmente nel 1217; da lui scendono tutti i Pallavicino della Lombardia, signori del vasto territorio tra le città di Parma, Piacenza, Cremona, chiamato Stato Pallavicino estendendosi dal Po a pie’ degli Appennini, la cui capitale fu comunemente reputata Busseto. Dal celebre UBERTO (1269), uno dei più nominati capi di parte del suo secolo, podestà di Pavia, di Reggio, di Cremona, di Piacenza, capitano generale della Repubblica Milanese, signore di molte città e terre in Lombardia derivano due grandi linee, l’Emiliana e la Piemontese. La prima formata da OBERTO IV (1378), la seconda da DONNINO, figli entrambi di Manfredo, di Oberto III. La discendenza di Alberto formò la linea di Genova, diramata poi anche in Austria e in Baviera. I Signori dello Stato Pallavicino figli di ORLANDO, detto il Magnifico, morto nel 1457, pronipote di Oberto IV, colui che diede al suo Stato gli Statuta Pallavicinia, i quali ebbero vita per tre secoli, sì suddivisero, alla morte del padre, in sei linee principali, formate da OBERTO V, GIAN FRANCESCO, GIAN MANFREDO, PALLAVICINO, GIAN LODOVICO e NICOLA. Si estinsero : nel 1756 la linea di Oberto detta di Tabiano, nel 1731 la linea di Gian Manfredo detta di Polesine, nel 1585 la linea di Gian Lodovico detta di Cortemaggiore, nel 1782 la linea di Nicola detta di Varano; la linea di Busseto, staccatasi nel 1457, si divise in tre rami: il primo di Crema, estinto nel 1694; quello rimasto a Busseto estinto nel 1828; quello di Cremona, estinto nel 1889 e passato in casa Resta di Milano (vedi Resta Pallavicino); la linea di Zibetto con capostipite GIAN FRANCESCO, di Orlando il Magnifico. L’illustre stirpe seguì sempre legge Longobarda, ebbe riconoscimento del titolo marchionale per diploma imperiale del 12 marzo 1395, ottenne il patriziato veneto il 9 novembre 1427, e vestì l’abito di Malta. Orlando il Magnifico, allo scopo di consolidare lo Stato ed ampliarlo, accettava varie investiture dai Visconti e dagli Sforza, stabilendo così un vassallaggio che in avvenire ebbe a nuocere alla famiglia. La quale fu maggiormente danneggiata dal principio costantemente seguito, in omaggio alla legge Longobarda, della divisione dei beni e delle signorie tra i figli maschi, divisione che fu causa di indebolimento, di ire, di liti numerose. S’aggiunga che Francesco Sforza, il quale al Pallavicino dovette in parte la sua elevazione, temendo la loro potenza, segretamente lavorò alla loro rovina. L’ultimo colpo alla loro potenza fu dato dai Farnese, i quali, seguendo costantemente una politica antifeudataria, non cessarono di perseguitarli fino a ridurli alla condizione di gentiluomini privati. Alcuni membri del ramo di Zibello, paese sul Po, a cui appartengono tutte le famiglie Pallavicino che presentemente risiedono a Parma o che da poco si sono trasferite a Torino e a Roma, si distinsero per integrità di vita benefica, per le cariche occupate alla Corte di Parma e nelle pubbliche amministrazioni. Il marchese GIUSEPPE MARIA, di Filippo (1802-1884), iniziato assieme ai fratelli agli studi classici dall’abate Taverna, coprì la carica di preside del Magistrato degli Studi di Parma, aggiungendo alle altre la facoltà di veterinario, fu segretario intimo di Gabinetto della Reggente Maria Luisa di Borbone, ministro degli Esteri, capo del Dipartimento Militare. Divenne socio onorario della R. Accademia Ercolanense di Archeologia in Napoli, fu senatore di gran croce, vice gran cancelliere dell’Ordine Costantiniano di S. Giorgio. Il fratello GIAN FRANCESCO (1800-1884) compì gli studi legali in patria, divenne ciambellano di Maria Luigia d’Austria, governatore civile e militare di Piacenza, presidente del Magistrato degli Studi nel 1854, consigliere della Consulta Araldica locale, gentiluomo di camera di Maria Luisa di Borbone, commendatore dell’Ordine Costantiniano. Suo figlio GERMANO (1836-1886), dopo aver servito come ufficiale del genio nelle truppe locali, prese parte come capitano di fanteria alla campagna nazionale del 1866 contro gli austriaci e fu fregiato della medaglia dei benemeriti dell’unità nazionale. PAOLO, nipote di Gian Francesco, fu tenente colonnello nell’esercito italiano, fu fregiato del titolo di cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro. LODOVICO ANDREA (1803-1879), fratello dei citati Giuseppe Maria e Gian Francesco, fu auditore del Consiglio di Stato sotto Maria Luigia d’Austria, buon cultore di studi classici le sue traduzioni meritarono elogi dagli amici, tra cui il Pellico, il Rosmini, il Prati, il Balbo. Per la cospicua eredità avuta dalla famiglia Mossi di Casale Monferrato aggiunse al suo cognome quello di Mossi, stabilendosi in Piemonte, ove da Carlo Felice fu nominato gentiluomo di camera; fu socio onorario della Accademia Albertina e da Carlo Alberto fu nominato Senatore. SFORZA, di Giuseppe Maria, (1839-1909) coprì varie cariche in patria nelle civiche amministrazioni, fu cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, acquistò nel 1908 da famiglie borghesi a cui era stato venduto lo storico Palazzo Pallavicino in Busseto, palazzo che da Girolamo Pallavicino, ultimo dei marchesi di Busseto, era pervenuto nel 1670 in eredità da Alessandro Pallavicino di Zibello. ADALBERTO, suo fratello (1826-1903), fu ciambellano di Maria Luisa di Borbone, occupò cariche civiche in patria, fu insignito del titolo di cav. della Cor. d’Italia. (Ved.: Litta, Fam. Pallavicino; Affò, Storia di Parma; Poggiali, Storia di Piacenza; Angeli, Storia di Parma; Seletti, Storia di Busseto; Pallavicino, Notizie sui Pallavicino, Firenze, 1911). La famiglia è iscritta nell’El. Uff. Ital. col titolo di marchese, ab immemorabili (mf.). Ramo primogenito: Figlio di Umberto, di Gio. Francesco, di Filippo: PAOLO. Ramo secondogenito: Figli di Adalberto, di Giuseppe Maria: OTTORINO; GIAN LODOVICO; CORRADINO; Beatrice in Sanvitale; Maria; Elena. Figli di Ottorino, di Adalberto: FRANCESCO; FERDINANDO; Maria Vittoria; Laura. Figli di Rolando, di Adalberto: RENATO; ALESSANDRO; RICCARDO. Figli di Gian Lodovico, di Adalberto: GUGLIELMO; Maria Antonietta. Figli di Giuseppe, di Filippo: GIUSEPPE; Anna. Figli di Sforza, di Giuseppe Maria: ANNIBALE; GIUSEPPE; Daria in Cazzaniga Donesmondi; Anna in Cazzaniga Donesmondi. Figli di Filippo, di Giuseppe Maria: STEFANO; PIETRO; LUIGI; EMILIO; UBERTO; Camilla; Leopolda; Maria; Elisa; Teresa; Rosalia.

g. d. [Giovanni Drei]


Genealogia

Genealogia Pallavicino

Teatro genealogico delle famiglie nobili milanesi: manoscritti 11500 e 11501 della Biblioteca Nacional di Madrid, a cura di Cinzia CREMONINI, Mantova: Gianluigi Arcari, 2003

Stemmi

Stemmi famiglia Pallavicino

Storia

Personaggi

Dimore

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=27737&RicPag=31&RicSez=prodfamiglie&RicVM=indice&RicTipoScheda=pf

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=28142&RicPag=31&RicSez=prodfamiglie&RicVM=indice&RicTipoScheda=pf

Archivi di famiglie e di persone: materiali per una guida, 2: Lombardia-Sicilia, a cura di Giovanni Pesiri, Micaela Procaccia, Irma Paola Tascini, Laura Vallone, Roma, Ministero BBAAC, 1998 (Pubblicazioni degli archivi di Stato. Strumenti; 133), n° 1446.

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/carlo-pallavicino_(Dizionario-Biografico)/ http://www.treccani.it/enciclopedia/benedetto-pallavicino_(Dizionario-Biografico)/ http://www.treccani.it/enciclopedia/battista-pallavicino_(Dizionario-Biografico)/ http://www.treccani.it/enciclopedia/uberto-pallavicino_(Dizionario-Biografico)/ http://www.treccani.it/enciclopedia/germano-pallavicino_(Dizionario-Biografico)/

Sitografia

Documenti

Collezioni

Note