Jacini: differenze tra le versioni
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| + | ARMA: D’azzurro al castello d’argento, aperto e finestrato del campo, torricellato a destra e a sinistra, merlato alla ghibellina, sormontato da un sole d’oro accostato da due stelle d’argento, e fondato sulla campagna sbarrata di rosso e d’oro. | ||
| + | CIMIERO: Sole d’oro in mezzo ad un volo, l’ala di destra troncata di oro e di rosso, la sinistra troncata d’azzurro e d’argento. | ||
| + | MOTTO: Quod me sustulit sustineat. | ||
| + | DIMORA: Milano e Ville a Casalbuttano (Cremona), Zuccone Robbasacco (Triuggio, prov. di Milano) e Castelnuovo (Erba, prov. di Como). | ||
| + | Famiglia oriunda d’Ungheria, propagatasi in Boemia (ove un ceppo fioriva ancora al principio del XVIII secolo) e in Italia, ove appare possedere terre ed occupare cariche pubbliche a Casalbuttano (Cremona) nel secolo XVII. Diede parecchi ecclesiastici d’ambo i sessi (fra gli altri, un FRANCESCO († 1716), arciprete di Cignone; un PAOLO ANTONIO (1745-1820), dottore in teologia, arciprete d’Annicco, ecc.). Intorno al 1750 un GIACINTO Jacini fondava la fiorente azienda serica, tuttora in possesso della famiglia. Da GIOVANNI BATTISTA Jacini (1791-1863), deputato politico di Casalbuttano e d’altri luoghi e membro dell’Accademia dell’industria agricola e manifatturiera di Parigi, e da Maria Grazia Romani († 1836), nascevano PIETRO (1820-1891), continuatore delle iniziative agricole ed industriali paterne; PAOLO (1823-1852), ingegnere, patriota, collaboratore del Politecnico, ufficiale d’artiglieria del corpo di volontari lombardi nelle campagne del 1848-49, e STEFANO (1826-1891); quest’ultimo, dopo aver compiuto gli studi in Isvizzera e in Italia, ed aver viaggiato lungamente in tutta Europa, nel ‘53 scriveva l’opera famosa: La proprietà fondiaria, e le popolazioni agricole in Lombardia che gli valeva appenna trentenne, l’onore di essere nominato membro effettivo dell’Istituto Lombardo e veniva prescelto da Cavour a reggere il dicastero dei lavori pubblici nel ministero del gennaio 1860; dimessosi nel 1861, ritornava nuovamente al potere con Lamarmora nel ‘64 e vi rimaneva nei successivi gabinetti Lamarmora e Ricasoli, sino al 1867; deputato dal ‘60 al ‘69, senatore dal 1870; dal ‘77 all’85 presidente e relatore della celebre inchiesta agraria; autore di opere notevolissime di politica e di economia; propugnatore strenuo del valico del Gottardo; per questa ultima benemerenza S. M. Umberto I con RR. LL. PP. 2 maggio 1880 gli conferiva il titolo di conte con trasmissione primogeniale mascolina. Sono iscritti nel Libro d’Oro della Nob. Ital. col titolo di Conte (mpr.), nobile dei conti (mf.): | ||
| + | GIO. BATTISTA Jacini, di Stefano e nobile Teresa Prinetti, n. Milano 29 luglio 1859, cav. Mauriziano, già capitano di fanteria m. t., gr. uff. cor. Prussia, ecc.; seg. on. di Legazione; sp. in Milano 2 febb. 1886, a Carola Bussi. | ||
| + | Figli: | ||
| + | 1) STEFANO, avvocato, già deputato al Parlamento, capitano di cavalleria in servizio di S. M., medaglia al val. mil., due croci di guerra, croce militare britannica, comm. Corona d’Italia, cav. Mauriziano, ecc., n. Milano 3 nov. 1886, spos. 7 genn. 1909 a Elisabetta Borromeo dei principi d’Angera; da cui: GIOVANNI, n. Milano 4 genn. 1910. | ||
| + | 2) CESARE, architetto, capitano dei bersaglieri, 2 medaglie al valore militare, croce di guerra francese, ecc., n. Milano 15 maggio 1888. | ||
| + | 3) Teresa, n. Milano 14 giugno 1890, Dama di Palazzo di S. M. la Regina; sp. Milano 30 giugno 1910 al conte Mario Cicogna Mozzoni. | ||
| + | 4) PIETRO, capitano di cavalleria, croce di guerra, ecc., n. Milano 5 genn. 1894. | ||
| + | 5) Antonietta, n. Milano 8 maggio 1896, spo. settembre 1900 al conte Mario Amman. | ||
| + | 6) FILIPPO, avvocato, tenente di cavalleria, n. Milano 29 dic. 1904. | ||
| + | Sorelle: | ||
| + | 1) Maria Graziella, n. Milano 24 giugno 1862, sp. S. Remo 11 genn. 1883 nob. Carlo Prinetti Castelletti. | ||
| + | 2) Giulia Giuseppa, n. Firenze 15 dic. 1865, spos. Milano 1883, conte Lodovico Ceriana-Mayneri †. | ||
| + | 3) Erminia n. Milano 5 giugno 1867, sp. 2 dic. 1890, dr. Giovanni Battista Vittadini †. | ||
| − | + | v. s. [Vittorio Spreti] | |
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Versione delle 04:00, 11 mar 2018
ARMA: D’azzurro al castello d’argento, aperto e finestrato del campo, torricellato a destra e a sinistra, merlato alla ghibellina, sormontato da un sole d’oro accostato da due stelle d’argento, e fondato sulla campagna sbarrata di rosso e d’oro. CIMIERO: Sole d’oro in mezzo ad un volo, l’ala di destra troncata di oro e di rosso, la sinistra troncata d’azzurro e d’argento. MOTTO: Quod me sustulit sustineat. DIMORA: Milano e Ville a Casalbuttano (Cremona), Zuccone Robbasacco (Triuggio, prov. di Milano) e Castelnuovo (Erba, prov. di Como). Famiglia oriunda d’Ungheria, propagatasi in Boemia (ove un ceppo fioriva ancora al principio del XVIII secolo) e in Italia, ove appare possedere terre ed occupare cariche pubbliche a Casalbuttano (Cremona) nel secolo XVII. Diede parecchi ecclesiastici d’ambo i sessi (fra gli altri, un FRANCESCO († 1716), arciprete di Cignone; un PAOLO ANTONIO (1745-1820), dottore in teologia, arciprete d’Annicco, ecc.). Intorno al 1750 un GIACINTO Jacini fondava la fiorente azienda serica, tuttora in possesso della famiglia. Da GIOVANNI BATTISTA Jacini (1791-1863), deputato politico di Casalbuttano e d’altri luoghi e membro dell’Accademia dell’industria agricola e manifatturiera di Parigi, e da Maria Grazia Romani († 1836), nascevano PIETRO (1820-1891), continuatore delle iniziative agricole ed industriali paterne; PAOLO (1823-1852), ingegnere, patriota, collaboratore del Politecnico, ufficiale d’artiglieria del corpo di volontari lombardi nelle campagne del 1848-49, e STEFANO (1826-1891); quest’ultimo, dopo aver compiuto gli studi in Isvizzera e in Italia, ed aver viaggiato lungamente in tutta Europa, nel ‘53 scriveva l’opera famosa: La proprietà fondiaria, e le popolazioni agricole in Lombardia che gli valeva appenna trentenne, l’onore di essere nominato membro effettivo dell’Istituto Lombardo e veniva prescelto da Cavour a reggere il dicastero dei lavori pubblici nel ministero del gennaio 1860; dimessosi nel 1861, ritornava nuovamente al potere con Lamarmora nel ‘64 e vi rimaneva nei successivi gabinetti Lamarmora e Ricasoli, sino al 1867; deputato dal ‘60 al ‘69, senatore dal 1870; dal ‘77 all’85 presidente e relatore della celebre inchiesta agraria; autore di opere notevolissime di politica e di economia; propugnatore strenuo del valico del Gottardo; per questa ultima benemerenza S. M. Umberto I con RR. LL. PP. 2 maggio 1880 gli conferiva il titolo di conte con trasmissione primogeniale mascolina. Sono iscritti nel Libro d’Oro della Nob. Ital. col titolo di Conte (mpr.), nobile dei conti (mf.): GIO. BATTISTA Jacini, di Stefano e nobile Teresa Prinetti, n. Milano 29 luglio 1859, cav. Mauriziano, già capitano di fanteria m. t., gr. uff. cor. Prussia, ecc.; seg. on. di Legazione; sp. in Milano 2 febb. 1886, a Carola Bussi. Figli: 1) STEFANO, avvocato, già deputato al Parlamento, capitano di cavalleria in servizio di S. M., medaglia al val. mil., due croci di guerra, croce militare britannica, comm. Corona d’Italia, cav. Mauriziano, ecc., n. Milano 3 nov. 1886, spos. 7 genn. 1909 a Elisabetta Borromeo dei principi d’Angera; da cui: GIOVANNI, n. Milano 4 genn. 1910. 2) CESARE, architetto, capitano dei bersaglieri, 2 medaglie al valore militare, croce di guerra francese, ecc., n. Milano 15 maggio 1888. 3) Teresa, n. Milano 14 giugno 1890, Dama di Palazzo di S. M. la Regina; sp. Milano 30 giugno 1910 al conte Mario Cicogna Mozzoni. 4) PIETRO, capitano di cavalleria, croce di guerra, ecc., n. Milano 5 genn. 1894. 5) Antonietta, n. Milano 8 maggio 1896, spo. settembre 1900 al conte Mario Amman. 6) FILIPPO, avvocato, tenente di cavalleria, n. Milano 29 dic. 1904. Sorelle: 1) Maria Graziella, n. Milano 24 giugno 1862, sp. S. Remo 11 genn. 1883 nob. Carlo Prinetti Castelletti. 2) Giulia Giuseppa, n. Firenze 15 dic. 1865, spos. Milano 1883, conte Lodovico Ceriana-Mayneri †. 3) Erminia n. Milano 5 giugno 1867, sp. 2 dic. 1890, dr. Giovanni Battista Vittadini †.
v. s. [Vittorio Spreti]
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