Mangili: differenze tra le versioni
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Questa antica famiglia è presente sin da tempi remoti nel Padovano, da dove venne esiliata nel 1130 perché di parte guelfa. Un ramo si sviluppò a Gravedona, nel Comasco, aggiungendo poi al proprio nome quello dell’estinto casato dei Curti. L’origine del ceppo bergamasco è da ricercarsi invece nella valle San Martino. | Questa antica famiglia è presente sin da tempi remoti nel Padovano, da dove venne esiliata nel 1130 perché di parte guelfa. Un ramo si sviluppò a Gravedona, nel Comasco, aggiungendo poi al proprio nome quello dell’estinto casato dei Curti. L’origine del ceppo bergamasco è da ricercarsi invece nella valle San Martino. | ||
Versione delle 18:21, 14 nov 2011
Questa antica famiglia è presente sin da tempi remoti nel Padovano, da dove venne esiliata nel 1130 perché di parte guelfa. Un ramo si sviluppò a Gravedona, nel Comasco, aggiungendo poi al proprio nome quello dell’estinto casato dei Curti. L’origine del ceppo bergamasco è da ricercarsi invece nella valle San Martino.
Una famiglia di commercianti Mangilli, risultante residente a Monte Marenzo almeno dalla metà del 1600, emigrò a Udine dove aprì una bottega di panni e telerie. Nel 1661 i fratelli Benedetto e Girolamo vengono accolti nella cittadinanza, come pure sei anni più tardi il nipote Lorenzo, dal quale discese la famiglia dei marchesi Mangilli. Un secondo ramo, originato da Martino, si diffuse a Marsura di Povoletto, venendo accolto nella nobiltà udinese nel 1752. Per quanto riguarda Bergamo, dove i Mangili esercitarono l’industria della seta, si ricorda Giuseppe Mangili, abate, poeta e professore all’Università di Pavia. Nato a Caprino nel 1767, fu amico di Lorenzo Mascheroni e prese parte alla Repubblica Cisalpina; il suo nome è legato soprattutto agli studi di storia naturale condotti sulle Alpi e nelle nostre valli.
Un altro Giuseppe Mangili, autore di tragedie e carmi, fu soprannominato il “poetino”; è citato nel 1829 come collaboratore de “Il Giornale della Provincia di Bergamo”, periodico a carattere letterario ed economico. Nel secolo scorso il sacerdote Enrico Mangili, collaboratore de “L’Eco di Bergamo”, sulle cui pagine firmava con lo pseudonimo di P. Tosino, si distinse per studi e scritti di storia locale, con particolare riferimento alla valle Brembana; è autore di un volume sulla storia dei Tasso, che venne pubblicato nel 1936.
Il cognome potrebbe derivare dal verbo “mangiare”, per sottolineare la voracità di una persona. Probabile anche l’incrocio con il cognome Mancini, ovvero “colui che usa la mano sinistra con più forza e destrezza della destra “.Sono presenti nella nostra provincia in numero esiguo anche le varianti Mangini (51), Mancini (50), Mangia, Mangialardo, Mangiagalli, Mangiapanello, Mangiarotti, Mangiarulo e Mangiavillano.
Nel Bergamasco ci sono 619 famiglie Mangili, diffuse soprattutto a Bergamo, Bonate Sopra, Banale Sotto e Palazzago; in Italia 925.