Gritti: differenze tra le versioni
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| + | '''AA.VV., ''Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato''. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, pp. 98-99:''' | ||
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| + | Secondo le cronache antiche capostipite della famiglia Gritti fu certo Savino, illustre e ricco cittadino di Bergamo che, stanco della vita tumultuosa del borgo, abbandonò la città andando ad abitare con la famiglia su un colle che da lui prese poi il nome di Selvino. | ||
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| + | Questo avvenne non più tardi del 1002, anno in cui Savino fece costruire case, una torre e, sul vicino monte Podona, un castello. Solo due secoli più tardi i suoi discendenti Gherardo, Bonomo, Grazio e Pizzino ottennero dalle autorità cittadine di riconoscere a Selvino il titolo di borgo autorizzando abitanti e discendenti ai diritti di cittadinanza. Da Selvino, poi, i Gritti si trasferirono in valle Seriana, in particolare ad Alzano e Nese, e in valle Brembana. La famiglia Gritti-Morlacchi discende probabilmente da un ramo di Endenna, oggi frazione di Zogno, ed ebbe fra i primi componenti del casato certo Alberto d’Endenna, vivente nel 1437. Non si sa invece quando all’originario cognome venne aggiunto il secondo. La famiglia annovera fra i suoi esponenti notai e giureconsulti, e nel XVIII secolo incrementò il già cospicuo patrimonio. Nel 1740 Antonio Maria, figlio di Ludovico, otterrà dalla Serenissima il titolo di conte di Selvino, ma non avendo prole la dignità si estinse. Sarà Umberto I re d’Italia a rinnovare nel 1895 il titolo a Carlo Gritti Morlacchi, del ramo di Alzano. Fra gli esponenti che diedero lustro al casato si ricordano, fra il XV e XVI secolo, Andrea e Bernardo, entrambi podestà di Bergamo, e Gio. Francesco, capitano di Bergamo. In campo artistico si annoverano il poeta Daniele (1797-1871), il pittore Giacomo (1819-1891) ed Enrico, letterato vissuto fra il XIX e il XX secolo. Presero parte alla spedizione dei Mille Emilio e Paolo. Il casato diede poi a Bergamo il Carlo Gritti Morlacchi di Alzano, vescovo dal 1830 al 1852. Un ramo dei Gritti prosperò a Venezia. Fra i componenti si ricordano Andrea, doge dal 1523, mentre il figlio Luigi fu vescovo d’Adria e consigliere del re Giovanni d’Ungheria. Saranno gli imperatori d’Austria a riconoscere l’antica nobiltà della famiglia Gritti. | ||
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| + | Nella nostra provincia ci sono 1102 famiglie Gritti; in Italia 2141. | ||
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| + | ''Scherzi nella casa di Arlecchino'' - Alle volte il destino ne combina di scherzi. Prendiamo la casa che fu dei Grataroli a Oneta: oggi sarebbe sicuramente nota per gli affreschi che ornavano la prima stanza dopo l’ingresso. Una vera “camera pietà” che potrebbe reggere il confronto con altri celebri ambienti. Tra gli affreschi campeggia la scena di un combattimento tra cavalieri, ma ci sono pure alcune rappresentazioni sacre, tra le quali una Madonna e un San Sebastiano. La casa ora è totalmente spoglia perché questi affreschi, per evitare che andassero perduti, vennero staccati e si trovano nella casa parrocchiale di San Giovanni Bianco. Quasi dimenticati. Come dimenticato sarebbe l’edificio di Oneta se per tradizione popolare non venisse detto Casa di Arlecchino, anche se con la celebre maschera ha poco a che fare. Da dove derivi questa attribuzione non si sa, anche se qualcuno ipotizza che nel ‘600 il proprietario sia stato un capocomico che riscosse onori e fama sui palcoscenici d’Europa impersonando Arlecchino. E i montanari avrebbero finito con l’identificare il padrone di casa con la celebre maschera. Il destino della casa, restaurata dopo un lungo degrado, è ora quello di ospitare un museo dedicato ad Arlecchino. | ||
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Versione delle 15:38, 12 gen 2011
AA.VV., Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, pp. 98-99:
Secondo le cronache antiche capostipite della famiglia Gritti fu certo Savino, illustre e ricco cittadino di Bergamo che, stanco della vita tumultuosa del borgo, abbandonò la città andando ad abitare con la famiglia su un colle che da lui prese poi il nome di Selvino.
Questo avvenne non più tardi del 1002, anno in cui Savino fece costruire case, una torre e, sul vicino monte Podona, un castello. Solo due secoli più tardi i suoi discendenti Gherardo, Bonomo, Grazio e Pizzino ottennero dalle autorità cittadine di riconoscere a Selvino il titolo di borgo autorizzando abitanti e discendenti ai diritti di cittadinanza. Da Selvino, poi, i Gritti si trasferirono in valle Seriana, in particolare ad Alzano e Nese, e in valle Brembana. La famiglia Gritti-Morlacchi discende probabilmente da un ramo di Endenna, oggi frazione di Zogno, ed ebbe fra i primi componenti del casato certo Alberto d’Endenna, vivente nel 1437. Non si sa invece quando all’originario cognome venne aggiunto il secondo. La famiglia annovera fra i suoi esponenti notai e giureconsulti, e nel XVIII secolo incrementò il già cospicuo patrimonio. Nel 1740 Antonio Maria, figlio di Ludovico, otterrà dalla Serenissima il titolo di conte di Selvino, ma non avendo prole la dignità si estinse. Sarà Umberto I re d’Italia a rinnovare nel 1895 il titolo a Carlo Gritti Morlacchi, del ramo di Alzano. Fra gli esponenti che diedero lustro al casato si ricordano, fra il XV e XVI secolo, Andrea e Bernardo, entrambi podestà di Bergamo, e Gio. Francesco, capitano di Bergamo. In campo artistico si annoverano il poeta Daniele (1797-1871), il pittore Giacomo (1819-1891) ed Enrico, letterato vissuto fra il XIX e il XX secolo. Presero parte alla spedizione dei Mille Emilio e Paolo. Il casato diede poi a Bergamo il Carlo Gritti Morlacchi di Alzano, vescovo dal 1830 al 1852. Un ramo dei Gritti prosperò a Venezia. Fra i componenti si ricordano Andrea, doge dal 1523, mentre il figlio Luigi fu vescovo d’Adria e consigliere del re Giovanni d’Ungheria. Saranno gli imperatori d’Austria a riconoscere l’antica nobiltà della famiglia Gritti.
Nella nostra provincia ci sono 1102 famiglie Gritti; in Italia 2141.
Indice
Genealogia
Stemmi
Storia
AA.VV., Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, p. 98:
Scherzi nella casa di Arlecchino - Alle volte il destino ne combina di scherzi. Prendiamo la casa che fu dei Grataroli a Oneta: oggi sarebbe sicuramente nota per gli affreschi che ornavano la prima stanza dopo l’ingresso. Una vera “camera pietà” che potrebbe reggere il confronto con altri celebri ambienti. Tra gli affreschi campeggia la scena di un combattimento tra cavalieri, ma ci sono pure alcune rappresentazioni sacre, tra le quali una Madonna e un San Sebastiano. La casa ora è totalmente spoglia perché questi affreschi, per evitare che andassero perduti, vennero staccati e si trovano nella casa parrocchiale di San Giovanni Bianco. Quasi dimenticati. Come dimenticato sarebbe l’edificio di Oneta se per tradizione popolare non venisse detto Casa di Arlecchino, anche se con la celebre maschera ha poco a che fare. Da dove derivi questa attribuzione non si sa, anche se qualcuno ipotizza che nel ‘600 il proprietario sia stato un capocomico che riscosse onori e fama sui palcoscenici d’Europa impersonando Arlecchino. E i montanari avrebbero finito con l’identificare il padrone di casa con la celebre maschera. Il destino della casa, restaurata dopo un lungo degrado, è ora quello di ospitare un museo dedicato ad Arlecchino.
Personaggi
Dimore
Iconografia
Ritratti e dipinti
Archivio fotografico
Fonti
Bibliografia
Documenti
Collezioni
Fonti
Presso la Biblioteca Civica 'A. Maj' di Bergamo sono conservate le pergamene relative alle seguenti persone (per maggiori dettagli vai al sito):
Gritti Andrea, doge di Venezia, 1533 perg 0979
Gritti-Morlacchi Gian Giacomo, di Venezia, 1596 perg 1569
Gritti-Morlacchi Rocco, 1585 perg 1567