Gaetano Donizetti: differenze tra le versioni
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| + | ''Gaetano Donizetti, il piccolo gufo di Borgo Canale'' - «Nacqui sotto terra, in Borgo Canale. Scendevasi per una scala di cantina ov’ombra di luce non mai penetrò. E siccome gufo presi il mio volo, portando a me stesso or tristo or felice presagio». Così Gaetano Donizetti, in una lettera indirizzata a Simone Mayr, nel 1843 evocava le sue umilissime origini e la grande povertà della casa dei genitori. Un mondo che il grande compositore non dimenticò mai, come non spezzò mai i legami con Bergamo, gli amici, i piccoli piaceri dei piatti frugali nelle trattorie dei colli, tra orti e vigneti sui pendii più solatii. Anzi, nei momenti più difficili, quando amarezze e delusioni sembravano accentuare la lontananza, Donizetti tornava con il ricordo alla «piccola patria». E fu proprio a Bergamo che voleva tornare nel progredire della malattia che lo ridusse a poco a poco in condizioni pietose, minato nel fisico e quasi demente. Dopo il penoso soggiorno parigino, nell’ottobre del 1847 fu accolto nel palazzo della nobile famiglia Basoni-Scotti, in Città Alta. Vi morì l’8 aprile del 1848, mentre in Lombardia i patrioti combattevano per la libertà | ||
Versione delle 01:10, 1 set 2010
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AA.VV., Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, p. 76:
Gaetano Donizetti, il piccolo gufo di Borgo Canale - «Nacqui sotto terra, in Borgo Canale. Scendevasi per una scala di cantina ov’ombra di luce non mai penetrò. E siccome gufo presi il mio volo, portando a me stesso or tristo or felice presagio». Così Gaetano Donizetti, in una lettera indirizzata a Simone Mayr, nel 1843 evocava le sue umilissime origini e la grande povertà della casa dei genitori. Un mondo che il grande compositore non dimenticò mai, come non spezzò mai i legami con Bergamo, gli amici, i piccoli piaceri dei piatti frugali nelle trattorie dei colli, tra orti e vigneti sui pendii più solatii. Anzi, nei momenti più difficili, quando amarezze e delusioni sembravano accentuare la lontananza, Donizetti tornava con il ricordo alla «piccola patria». E fu proprio a Bergamo che voleva tornare nel progredire della malattia che lo ridusse a poco a poco in condizioni pietose, minato nel fisico e quasi demente. Dopo il penoso soggiorno parigino, nell’ottobre del 1847 fu accolto nel palazzo della nobile famiglia Basoni-Scotti, in Città Alta. Vi morì l’8 aprile del 1848, mentre in Lombardia i patrioti combattevano per la libertà