Moroni: differenze tra le versioni

Da EFL - Società Storica Lombarda.
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[[Immagine:Governo provvisorio 1848.jpg|thumb|Avviso della Costituzione di un Governo Provvisorio a Bergamo (23 marzo 1848)]]
  
 
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Versione delle 18:36, 29 gen 2009

Esistono non solo a Bergamo numerose famiglie di questo nome e vari autori segnalano diverse origini, come del resto risulta nell’Enciclopedia Nob. Italiana di V. Spreti, che però descrive solo i conti Moroni di Bergamo e quelli di Milano, che hanno origini nettamente separate.

Dei Moroni storicamente rilevanti la casata più antica e famosa per la storia bergamasca è quella dei Moroni di Albino provenienti da Bergamo o forse viceversa: non è facile capirlo, infatti risultano sin dal 1156, Joannis Moroni; nel 1204: Ioannes Moroni in Borgo Palazzo; nel 1216: Ioannes Moroni in Albino. Nel 1221 Ioannes Moronus è caneparius (tesoriere) comunis Pergami e nel 1233 lo è un Moronum. (Castoldi; forse lo stesso?). Nel 1246 v’è un Guillelmus domini Ioannis de Moronibus e, ancora, nel 1263 un Alberto giudice (Castoldi) 1287, Obertus Moronum.

Abbiamo nel 1288 un Bergamus filius quondam Guillelmi Moronum de Sorisole, e poi Ioannes Moronum de Sedrina. potrebbero essere gli antenati dei Moroni di Sombreno e Ponte S Pietro che delle famiglie Moroni è la più misteriosa pur essendo, geograficamente e non solo, le più vicina.

La genealogia originaria della casata albinese è molto ramificata e di difficile lettura, soprattutto nei secoli XIV e XV, dove si affollano personaggi di spicco: un Morone nel 1233, canepario del Comune; un Alberto Giudice nel 1238.; un Obero Savio della Pace nel 1307; un Fachino notaio nel 1408.

Da Albino proviene Andrea (1302), un Venturino e suo figlio Borsa, donde Simone, un altro Venturino e un Bertolasio con i loro discendenti Venturino Pacino e Andrea (Castoldi), un Obero Savio dell Pace nel 1307; Nel 1408 il Notaio Fachino (Castoldi).

Il Castoldi segnala altri Moroni originari di Gromo, Brembilla, Sedrina, San Gallo, questi ultimi presenti a Bergamo in borgo Canale con un sarto e un calzolaio.

Del ramo antichissimo di Val Seriana molto importanti sono Bertolasio (ingegnere del Campanile di S.ta Maria e di due ponti sull’Adda e sull’Adige e collaboratore del Filarete per il Duomo con i suoi figli Leonardo. Pecino e Venturino e un Bertolasio con i loro discendenti BENZINO e VENTURINO, ingegneri, ottennero privilegi dal senato Veneto per il merito acquistato nella guerra di Ferrara del 1492.

L’ingegno loro emerse più fuori della loro città nativa; ma quivi si formò, dove, al dire del Tassi (Vite dei pittori, vol. I p. 31 e segg.) «la professione nobilissima della civile e militare architettura, ha per il corso di quasi 200 anni avuto sede nella famiglia dei Moroni».

Bertolasio e Andrea, anch’essi ingegneri, poi gli architetti.

Nella seconda metà del 1400 gli architetti Moroni operarono per il forte di san Vigilio al tempo del Colleoni; Leonardo e Venturino per l’ospedale di San Lazzaro (1464) il palazzo Brembati poi Perini in via san Lorenzino. Leonardo, forse con la consulenza di Alessio Agliardi, edificò la Chiesa di S.ta Grata in Columnellis.

Antonio di Venturino nel 1500 progettò il palazzo Martinengo Colleoni in via Pignolo.

Andrea operò a Padova.

Come pittori sono citati ANTONIO, di cui si sa qualcosa, e GIOVANNI di cui non si sa nulla ma tutta l’attenzione spetta quindi al grande pittore GIOVAN BATTISTA, il famoso ritrattista del secolo XVI del quale disse il Tiziano ad un nobile bergamasco, che voleva da lui il ritratto: «ma non avete a Bergamo il Moroni?».

Recenti studi avrebbero chiarito i non facili collegamenti tra la famiglia di Gian Battista e quella da cui discendono i conti Moroni di Bergamo dall’avo comune Moretto (n. 1460 ca) i cui figli Francesco (1490 ca) è padre di G. Battista (1522-23 ca) e Ambrogio (1485 ca) è padre di Battistino (1515 ca.) padre di Francesco nato ad Albino 1540 che sposò Faustina Correggio da cui Alberto padre di Francesco che nel 1631 sposò Lucrezia Roncalli, e nel 1654 fu nel Consiglio della città e che fece edificare il grandioso palazzo dei conti Moroni in via Porta Dipinta (vedi albero genealogico e note).

Vi è pure un piccolo ramo, presto estinto, dei Moroni Beroa con Nicolò di q. Cornelio Beroa.

A Milano un ruolo molto importante ebbe la famiglia Moroni, milanese di antichissima origine e che annovera personaggi prima del mille e poi il famoso cancelliere Gerolamo Morone (1470+1529), conte di Lecco. Essi vennero anche insigniti del titolo di conti di Gressago ed un ramo si trasferì a Roma verso il 1780.

La genealogia originaria della casata albinese è molto ramificata e di difficile lettura, soprattutto nei secoli XIV e XV, dove si affollano personaggi di spicco un Morone nel 1233 canepario del Comune; un Alberto Giudice nel 1238.; un Obero Savio della Pace nel 1307; un Fachino notaio nel 1408.

Il Tassi loda gli ingegneri ANDREA e BERTOLASIO, i figli di Bertolasio LEONARDO, PECINO e VENTURINO, ed il figlio di Venturino ANTONIO; i pittori ANTONIO, GIOVANNI e GIOVAN BATTISTA, il famoso ritrattista del secolo XVI del quale disse il Tiziano ad un nobile bergamasco, che voleva da lui il ritratto: «ma non avete a Bergamo il Moroni?».

Gli ingegneri Moroni tornarono a Bergamo assai utili particolarmente nel secolo XV, al tempo del Colleoni, quando venne innalzato il campanile di S. Maria, riedificato il castello di S. Vigilio, allungata la cattedrale su disegni dell’Averulino detto Filarete, iniziato un nuovo palazzo del comune e poi restaurato il vecchio insieme cogli edifici adiacenti alla torre comunale, e finalmente costruito un nuovo ponte sull’Adda. (Locatelli, Pasino: Illustri Bergamaschi, vol. III, pag. 215 e seg.)

Leonardo ed Antonio che progettò per Martinengo Colleoni il palazzo ora via Pignolo 86. Ma spicca poi soprattutto il grande pittore G. Battista.

Recenti studi avrebbero chiarito i non facili collegamenti tra la famiglia di Gian Battista e quella degli Ingegneri e Architetti militari e civili da cui discendono i conti Moroni di Bergamo con Francesco (n. 1540) figlio di Battistino e poi Francesco che nel 1631 sposò Lucrezia Roncalli, fece edificare il grandioso palazzo in via Porta Dipinta,e nel 1654 fu nel Consiglio della città. [GPA]

MORONI - SOMBRENO E PONTE SAN PIETRO

Delle tre famiglie Moroni storicamente rilevanti, la casata più antica e famosa per la storia bergamasca è quella dei Moroni di Albino, Ceppo che diede nel quattro -cinquecento i famosi architetti e ingegneri militari, poi il grande pittore G. B. Moroni e l’importante famiglia dei conti Moroni bergamaschi.

Vi è pure un piccolo ramo dei Moroni Beroa con Nicolò di q. Cornelie Beroa.

A Milano un ruolo importante ebbe la famiglia Moroni, milanese di antichissima origine e che annovera il famoso cancelliere Gerolamo Morone (1470+1529) conte di Lecco e che vennero poi insignita del titolo di conti di Gressago ed un ramo dei quali si trasferì a Roma verso il 1780.

Questa di Sombreno e Ponte S Pietro delle famiglie Moroni è la più misteriosa pur essendo, geograficamente e non solo, le più vicina.

Le prime notizie si riferiscono ai fratelli Beltramo, Gio. Antonio, Fermo Antonio e Stefano 1596; sono i Moroni più antichi a Sombreno citati da don Rota, già curato a Sombreno, nel suo manoscritto degli anni 50, che segnala il Rev don Giuseppe Parroco di Sombreno 1625-1659 ca, e suo fratello Alessandro Moroni, ricordato come benefattore del Santuario di Sombreno .Egli dice anche che la famiglia era ivi sin dal XV secolo ed aveva terre e massari.

Quanto poi al titolo di conte, attribuito da Don Rota ad Alessandro, è una evidente confusione con i conti Moroni bergamaschi che però in quegli anni non avevano nessuno di nome Alessandro e non avevano ancora il titolo di conte. Se poi, come egli dice, Alessandro si trasferì prima del 1630 a Milano e vi fece grande fortuna non risultano però collegamenti con la citata famiglia Moroni milanese.

Tra il ‘7-‘800 la famiglia dovette avere una notevole fortuna come setaioli e come costruttori, ingegneri, architetti (protto). Si segnala in particolare Giovanni detto Romano di Ponte San Pietro che viene considerato da Luigi Angelini il costruttore, ma non l’architetto della villa Mapelli Mozzi di Sottoriva. Non credo si tratti del medesimo Giovanni 1727-28 che risulta perito (pubblico protto) per mancati lavori su strada valle Brembana e forse neppure Gio. Moroni (Gio. Terzo Moroni architetto 1808-1809-1812) che completò i lavori nella villa Pesenti ora Agliardi a Sombreno.

Essi ebbero diverse case a Sombreno tra cui una prestigiosa villa, da loro edificata, che ora è Maccari. Qui avevano altre case e una filanda che era annessa ad una villa sei settecentesca, questi edifici vennero acquistati dal conte Pietro Pesenti che ne fece la fattoria.

Risulta che a loro, però come Moroni Pesenti (quali?), appartenesse in Almè la villa che poi fu Carnazzi. A Levate avevano un palazzo in piazza Roma, nel centro del paese, edificio di semplice impianto ottocentesco che sul portale d’ingresso ha la sigla G. M. (Giovanni Moroni), industriale della seta, che costruì una villa a Ponte San Pietro. Questa ,con annesso impianto della lavorazione della seta, sorge vicino alla Roggia Masnada, affaccia su un arioso parco. Nell’interno sono più palesi i segni di una passata nobiltà, malgrado che sia stata trasformata in istituto assistenziale intorno agli anni 60 per volontà di Pietro Moroni testatore. Egli era vedovo della contessa Elisa Camozzi Vertova e poi si risposò con Nanni Locatelli.

L’intreccio di notizie relative confermano che si tratta della medesima famiglia che si estinse con lui. Circa nel 1795 gli Arch "Protti" Giovanni Moroni e figlio lavoravano per la costruzione della Cascina Romana della Mia.

Un ramo della famiglia risulterebbe aver avuto un rovescio di fortuna nei primi anni del ‘800. Vi fu una vertenza per una casa pretesa da Francesco Moroni 1673 I F.lli Moroni ebbero una vertenza con Pietro Nervi 1793 per strada a Sombreno e con il Parroco di Sombreno nel 1800.

I F.lli Carlo, Fermo, Pietro e Giacomo Moroni ebbero una vertenza con Pietro Pesenti nel 1803.

Angela Maria Moroni sposò verso il 1770 G. Battista Pesenti 1736+1805 ebbero un figlio Pietrantonio nato 1771. Essa morì prima del 1795-96 e G. Battista, che era l’ultimo del ramo detto dei “Risentì”, rimasto vedovo sposò Giovanna del ramo dei “Pisentù” e loro figlia Marianna sposò Paolo Agliardi Nel 1886 viene citata come utente della roggia Morlana Luigia Moroni sposata Siletti.

La sorella di Piero Moroni Giuseppina aveva sposato il conte Alfonso Colloredo Mels di Mira da sui due figli Albano e Gianni mentre un’altra sorella Bona aveva sposato Battista Locatelli che era proprietario della villa Belvedere di Palazzago e che rimasto vedovo sposò Maria Bianchi ved. Marchesi da cui Nicoletta Marchesi che sposò il conte Albano Colloredo Mels figlio di Alfonso. [G.P.A., 30 Lug 2007]


Genealogia

[Genealogia Moroni]

Storia

Personaggi

Dimore

Iconografia

Ritratti e dipinti

Archivio fotografico

Fonti

Giampiero Tiraboschi - ANAGRAFE DELLE PERSONE DELL’ALBINESE

Bibliografia

Documenti

Avviso della Costituzione di un Governo Provvisorio a Bergamo (23 marzo 1848)

Collezioni