Agliardi: differenze tra le versioni

Da EFL - Società Storica Lombarda.
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Versione delle 13:31, 24 apr 2007

Un’antica tradizione fa risalire il loro arrivo dalla Pannonia con altri due fratelli nell’anno 1007 a Mologno in Val Cavallina. Dagli altri due fratelli deriverebbe le comune origine con i Martinengo ed i Terzi, mentre la forse comune origine con gli Adelasio sarebbe ipotizzabile, dato che i nomi appaiono alcune volte abbinati nei primi documenti storici della fine del XII secolo. È da Ayardo, Console di Giustizia nel 1175, che derivò il cognome e ne seguì documentata continua discendenza La famiglia si diramò molto ed accanto al ramo attualmente vivente che anticamente era detto di Verdello e di Capitani de Lalio, e dall’inizio del XVII secolo Cosignori della Calciana Inferiore, si consolidò in quegli anni iniziali anche il ramo di Lurano, molto ramificato, ma che si estinguerà nel 1700. L’attività iniziale della famiglia risulta prevalentemente imprenditoriale, amministrativa e giuridica. Anche se Ghibellina non risulta nelle cruente lotte di fazione. Tra i discendenti da Aiardo, nel 1175 Console di giustizia a Bergamo, si segnalano in particolare: Giovanni dottore in Legge, 1389 arbitro, 1402 ambasciata a Milano, nel Cons. della città 1404-1407; Lucrezia, sposa dell’umanista Gasperino Barzizza; Grande impulso umanistico si manifestò con Alessio (1443+1528), figlio del notaio Bonifacio e cugino dei Barzizza. Egli fu insigne architetto ed ingegnere idraulico di fiducia del Doge e di Bartolomeo Colleoni che nel testamento nominò lui e successori membri di diritto del Luogo Pio da lui fondato; fu attivo a Venezia ed altre città, più che a Bergamo, dove però fu maestro del famoso Isabello e dove ora si vanno scoprendo sue opere sin ora ignorate. Suo figlio Antonio fu nel Consiglio della città nel 1515-28, in quello dei 12 Governatori addetto alle difese e in quello dei Dieci; Lucrezia vedova Vertova, fondatrice del Monastero S.Anna in Albino, fu ritratta da Giovan Battista Moroni; Bonifacio fu Provveditore alla difesa della città nel 1541 e nel 1557, deputato alla costituzione del Monte dei Pegni nel 1561, co-fondatore del Museo delle antichità nel 1571, Ambasciatore di Venezia addetto all’accoglienza di Carlo di Pannonia, 1563 Giudice di Pace, Cav Aurato di Venezia, insignito nel 1571 da Massimiliano II del titolo di conte e conte Palatino (1574); Alessandro, che combattè per Venezia e ne fu poi oratore alla Rep. Retica; Ottavio ascritto all’Ord. di Malta 1585; Bonifacio, comandante di corazzieri caduto nel 1624 all’assedio di Breda; Bonifacio (1612+1677), tra i fondatori dell’Accademia degli Eccitati, Generale dell’Ordine dei Teatini e poi Vescovo di Adria; Bonifacio (1636+1710), primo Consignore della Calciana Inferiore con giuramento nel 1702; Alessandro, ascritto al Maggior Consiglio di Bergamo nel 1738; Camillo (1749+1795), Canonico, insigne studioso del Medioevo, che lasciò alla città la sua biblioteca; Paolo (1794+1866), che partecipò al Risorgimento con i figli Alessio, Pietro e Giovanni Battista, Deputato al Parlamento Nazionale e Senatore del Regno. Co. (m), Co. Pal., Consign. della Calciana inf. (m) Nob. (mf) Vi si estinsero le famiglie Gargana, Pesenti e Longo.


Non si sono sinora trovati agganci con le seguenti famiglie e personaggi dello stesso cognome: La famiglia Agliardi dell’illustre Cardinale Antonio, originaria di Cologno al Serio, la cui famiglia fu insignita del titolo di conte dal pontefice ed è tuttora presente a Torino e a Milano. Così per il Generale Agliardi citato nel 1915 ad Ancona, per il Dottor Luigi Agliardi, Presidente della Banca Popolare, uomo di vasta coltura la cui personalità emerge nella Bergamo del XX secolo. Risultano inoltre in passato e ancora oggi significative presenze del cognome a Sovere, a Lovere, a Brescia ed in Germania. Nel XII secolo un Alessandro Ayardi era Abate di Vall’Alta e nel XIII secolo un Ayardus risulta nella genealogia dei Capitani di Sovere. Attualmente il Sig Bruno Agliardi ha una antica dimora a Lovere. In Germania e poi a Trento compare un famoso medico nel XVII secolo. Sono diramazioni che dal mitico epicentro di Mologno nel XII –XIIl volgono verso sud-est (Bergamo Verdello, Lurano) e verso nord-ovest (Sovere, ecc.) [GPA]


Famiglia patrizia bergamasca, i cui primi esponenti (secoli XII-XV) risultano originari di Verdello e furono notai, mercanti e procuratori. Nel secolo XV Giovanni, ghibellino, sottoscrisse i patti col Malatesta del 1408 e l’architetto Alessio fu collaboratore di Bartolomeo Colleoni; nel secolo XVI ebbe rilevanti responsabilità politiche con Guiniforte, Bonifacio ed Alessandro. Bonifacio nel 1553 fu fatto cavaliere aurato e nel 1574 conte palatino; il figlio Ottavio ascritto all’ordine di Malta nel 1585. Alessandro, Bonifacio e Ottavio furono rappresentati come gruppo di musicanti da Evaristo Baschenis (1660 ca). Bonifacio fu vescovo di Adria e il suo omonimo nipote giurò fedeltà al governatore di Milano quale monsignore della Calciana inferiore. Un altro Bonifacio fu riconfermato nell’antica nobiltà nel 1818 e Alessandro nel 1829 riconosciuto conte palatino; suo nipote Giambattista (1827-96) fu deputato al Parlamento poi senatore; nel 1848 Pietro sostenne il progetto di unione della Lombardia al Piemonte. Il palazzo di via Pignolo e la villa di Sombreno, proprietà attuali, sono stati, negli ultimi decenni, centri propulsori di un forte impegno di valorizzazione e tutela del patrimonio artistico e culturale.

[Alberto Castoldi, Bergamo e il suo territorio, Dizionario Enciclopedico, Bergamo, Bolis Editore, 2004]

Nobile e antica famiglia bergamasca, ebbe stretti rapporti con Bartolomeo Colleoni. Anche grazie all’amicizia che il condottiero ebbe con Alessio, architetto, che progettò, tra l’altro, nel 1481 lo scavo della roggia del “Raso”, che scorreva nella zona di Borgo Palazzo. Già nel 1408 un Giovanni Agliardi viene citato come esponente di spicco del partito ghibellino. Ma il casato annovera fra i suoi personaggi più illustri vescovi e cardinali. Bonifacio (1616 – 1667) divenne vescovo di Adria e di lui ebbe a dire lo storico Donato Calvi nelle sue “Effemeridi”: “…uno dei maggiori splendori che illustrassero la nostra patria, per nobiltà cospicuo, per dottrina sublime, per costume adorabile”. Emerge poi per fama la figura di Antonio Agliardi, nato nel 1832 a Cologno al Serio, dal conte Domenico e da Lidia Vimercati, eletto cardinale da Papa Leone XIII nel 1896. Un ramo della famiglia di Bergamo si trasferì nella città di Brescia, dove venne dichiarata nobile dall’imperatore Leopoldo d’Austria. Tra i beni della famiglia a Bergamo spicca il settecentesco palazzo di via Pignolo. Alla base del cognome c’è il sostantivo aglio. Fra le varianti nella nostra provincia ci sono i cognomi Aglio, Agliani, Agliati, Aglieri. Presenza attuale sul territorio: 126 famiglie nel Bergamasco, soprattutto a Costa Volpino, Morengo e Romano di Lombardia; 313 in Italia.

[AA.VV., Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000.]


Genealogia

  Genealogia Agliardi

Genealogia Agliardi.jpg Genealogia Agliardi

Stemmi

Agliardi stemma.jpg

Storia

LE ORIGINI: MISTERI E LEGGENDE: il 30 maggio 1007

Nel 1828 Paolo Agliardi, mio trisnonno, disegnò l’albero genealogico della famiglia “dedotto da altro antico albero e redatto con l’appoggio di documenti”. Alla base del tronco scrisse il cenno storico delle origi¬ni: “L’anno 1007, 30 maggio, si pone in questo l’arrivo in Lombardia di Rotanfardo, re d’Ungheria e di Boemia, con potente esercito, il di lui consigliere Longofredo edificò Mologno ed altri luoghi. Il consigliere, dalla sua legittima moglie, ebbe tre figli, il primo dei quali fu nominato Igeforte, il secondo Leopardo ed il terzo Terzo. Dal primo si deriva la famiglia Agliardi de’ Capitani del aglio per aver fabbricato la terra di questo nome, dal secondo, la famiglia Martinengo e dal terzo la famiglia Terzi” . Egli riportò, senza per altro commentarle, notizie tratte da un manoscritto seicentesco dove sono attribuite al Celestino e con una elegante riserva al Fino. Si tratta del fascicolo Origini in Bergamo e la storia cronologica della antica nobile famiglia conti Agliardi dal 1007 al 1684 . Si dice: “breve soggiorno fece in Italia Rotanfardo re d’Ungheria e di Boemia, mentre nel 1012 venne occupato con pieno dominio da Enrico I Imperatore...” Infatti nella Storia quadripartita di Bergamo e del suo territorio di F. Celestino si legge: “Fu Mologno fabbricata da un Igeforte (se crediamo a certe scritture antiche stampate nelle Seriane di Alemario Fino e vedute scritte da Agostino San Pellegrino e nelle Cronache domus Tertio [casa Terzi] figliolo di Longofredo consigliere del re di Ungheria e di Boemia, nel 1007”. Soggiungeva poi di non prestar molta fede alla notizia. 30 maggio 1007 ! giorno, mese, anno con una precisione secentesca che ci fa un po’ sorridere; è tuttavia curioso il fatto che in un’epoca in cui si cercavano gli ascendenti fino a Marte o a Noè, si citi un origine barbarica quando lo spirito del tempo preferiva se mai antenati romani. Non è forse azzardato supporre che vi fosse una traccia di tradizione orale almeno nelle fonti più antiche alle quali si fa varie volte riferimento. Si sarà trattato di famiglie boeme o ungheresi trapiantate in Boemia in quei turbolenti anni o addirittura di quegli Ungari discesi in Italia un secolo prima e che distrussero Bergamo? Oppure di gente che in quel torno di tempo faceva la spola tra la Pannonia e Roma? Sarà anche interessante un confronto con le tradizioni di casa Terzi che ricordano un origine austro-boema. Va precisato che le citazioni dei documenti relativi al¬l’epoca storica (dopo il 1175) fatte da Paolo Agliardi si sono dimostrate più che esatte, anzi sono emersi altri dati ad ulteriore conferma della continuità della discendenza e a chia¬rimento di dubbi che date troppo ravvicinate o distanziate mi avevano suscitato.

BREVI CENNI ALLA STORIA DELLA BOEMIA NEL X SECOLO Questi appunti serviranno a lasciar galoppare la nostra fantasia nell’oscura storia di quei popoli sul finire del primo millennio. Galopperà come gli irsuti cavalli dei nostri avi dalla Putzka pannonica alla verde Lombardia. Gli Ungari all’inizio del X secolo invadevano la bergamasca, ma quasi nello stesso tempo avevano invaso la Moravia, di cui era re, sul finire dell’800, Rotislao (che invitò Cirillo e Metodio a cristianizzare il Paese). Il suo successore fu Svatopluk. Si potrebbe anche avanzare l’azzardatissima ipotesi che, nella tradizione di famiglia citata dianzi, ci sia l’errore di un secolo, che cioè ci si riferisca all’invasione degli Ungari che distrussero Bergamo nel 902. Risulta che Berengario, re d’Italia (924), concesse poi di ricostruire mura e torri, non solo per la città di Bergamo, ma anche ovunque fosse ritenuto necessario dal Vescovo o dai cittadini. In Boemia all’inizio del 1000 vi è un periodo di decadenza. Passa per breve tempo in possesso di Bolelao Cerobry, re di Polonia; Enrico II restaura i Premyoliadi: Jarom II (1003-1012) Ulrico (1012-1034), ma la Slovacchia viene unita all’Ungheria. Enrico II il Santo, duca di Baviera e Sacro Romano Imperatore, nel 1004 fu accolto a Bergamo con grandi onori in occasione del suo passaggio alla volta di Pavia per l’incoronazione a re di Germania e d’Italia. Lo fu nuovamente nel 1014 quando si recò a Milano per cingere la corona imperiale . Un intreccio di notizie che lascia aperte tutte le ipotesi.

CONSIDERAZIONI SULL’ORIGINE DEL COGNOME Tanti interrogativi anche su questo argomento, cosa normale del resto per quasi tutti i cognomi. Il primo riguarda il rapporto, anzi il collegamento, con il nome Adelaxie . L’Ajardus Adelaxie che nel 1175 figura in un rogito come teste e nel 1187 come Console di Giustizia, è il primo ascendente che risulta in un documento ufficiale. Si tratta di Adelaxie di nome Ajardus o viceversa? I due nomi si trovano spesso abbinati in vari momenti politici e amministrativi di quel tempo lontano e poi non più. Come verifica, sia del paese di origine, che dei rapporti tra i due nomi sarebbe interessante approfondire il significato etimologico. Scorrendo il testo di A. Bongiovanni “nomi e cognomi” scaturisce l’ipotesi che entrambi i nomi abbiano radice germanica (longobarda o franca?) Il significato potrebbe essere per Ajardo quello di “spada forte”: Aia (taglio, spada) Hart (forte); per Adelasio quello di “nobile splendente”: Adel (nobile) leit (chiaro, splendente). Sempre nel campo delle ipotesi non va neppure trascurato il collegamento del nome Agliardi con il paese di Lallio, ma non certo per dar credito ai ridicolmente encomiastici scritti seicenteschi ove si accenna ad aver gli Aiardi “edificato questa terra” . Lallio esisteva da secoli, quindi ci si poteva riferire, se mai, al loro insediarsi un quella terra.. Risulta infatti che sul finire, del XII secolo essi abitavano o avevano terre in quei luoghi (Verdello, Comun Nuovo, Levate, Lurano ecc.). Ayardus II era detto della Vinea di Verdello . A Levate e dintorni hanno avuto una villa e terre conservate sin verso la metà del XX secolo. Se si volesse dare credito alla leggendaria residenza iniziale a Mologno in Val Cavallina, anch’esso preesistente, si può solo ipotizzare che sia stato eventualmente riedificato dopo le distruzione di quegli anni burrascosi, e data la posizione strategica. È possibile che poi ne siano emigrati per portarsi in più fertili terre vicino a Bergamo, sospinti e forse o scacciati dai Suardi che si andavano impossessando di quella valle. Sembrerebbe che analoga emigrazione abbiano avuto i Martinengo dalla Val Cavallina verso Calepio . Il nome di Borgo di Terzo sembra essere una ben chiara conferma per quanto riguarda i Terzi. Passando poi a tempi storicamente documentati, è abbastanza evidente che il consolidarsi del cognome sia la conseguenza del succedersi dei due Aiardi capostipiti. La dizione attuale Agliardi comincia ad apparire verso l’inizio del 1600, dopo che il cognome era stato per secoli via via, o anche contemporaneamente, Ajardi, Ayardi, de Aleardis, Alliardi, Alleardi.

INDICAZIONI DELLE FONTI, CITAZIONI, ABBREVIAZIONI E PRECISAZIONI. AR. AG. (Oppure AA.) sta per Archivio Agliardi segue poi in lettere la materia poi il numero del faldone e quello del documento. Vedasi la rubrica riassuntiva e quella analitica (tre volumi). In genere nel testo la indicazione AR. AG. è omessa e per brevità si fa la sola citazione (X/0/0) che indica appunto l’Archivio Agliardi. AG. Questa indicazione seguita dal numero dell’elenco e da quello della pagina indica la serie cronologica degli atti notarili. Per speditezza è stata omessa la relativa provenienza d’archivio che una volta per tutte indico essere G/l/..) Le date si riferiscono ad atti notarili che sovente comprendono contestualmente padri, figli, fratelli. Gli estremi di questi atti sono riportati in nutriti, duplici e talvolta triplici elenchi, raccolti dal bisnonno e credo non sia mancato poi l’aiuto di Camozzi. Una delle copie l’ho avuta negli anni ‘70 dal compianto Mons. Chiodi della Biblioteca Civica. Dei tre elenchi manoscritti e non cronologici è stata fatta una duplice serie di fotocopie, una di queste è stata ritagliata e da me disposta in ordine cronologico. La diversa grafia dei detti elenchi manoscritti ne facilita la non agevole lettura. B. Indica una quarta serie di atti notarili, reperita presso la Biblioteca Civica, per gentile collaborazione di Monsignor Chiodi. Come per le predette dell’Archivio Agliardi, se ne sono cavate due serie di fotocopie per il riordino cronologico. NOTA Nella ricomposizione cronologica si è attinto da tutte e quattro le fonti citate, si trovano quindi ripetuti quegli atti che si ritrovano in tutti gli elenchi, ripetizione peraltro utile per aiutare la decifrazione. B.A. Sta per Biblioteca Agliardi. B.B. Sta per Bortolo Belotti “Storia di Bergamo e dei bergamaschi” Ed. Bolis a cura della Banca Popolare di Bergamo 1959 (con prefazione di Tommaso Gallarati Scotti). Segue indicazione in numeri romani per il volume e in numeri arabi per la pagina. Se riferite alla riedizione del 1989 indico BB3°(che è la terza edizione) Dal Belotti sono anche tratte le notizie per lo schema storico. Nota: una curiosa notizia sulla presenza in epoca medioevale di un Agliardi a Genova l’ho per caso trovata sfogliando in casa di Paolita Caracciolo Bruzzo a Rapallo il volume “le origini storiche delle località e degli antichi cognomi della Repubblica di Genova” di Francesco Grollo ( Ed. Collegio, Casalanzio, 1950) a pagg 9, 37 con riferimento 553 che però non dà alcuna indicazione Le date di presunta nascita e morte riportate sulle schede, quando sono ipotetiche vengono chiaramente indicate come tali. Servono come ipotesi di lavoro e verifica di attendibilità, calcolate su un intervallo tra generazioni di circa 30 anni, salvo diversa indicazione. Si ipotizza anche che il periodo di attività pubblica e di disponibilità giuridica avvenga tra i trenta e i quaranta anni.

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