Mozzi: differenze tra le versioni

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Riga 1: Riga 1:
 +
[[Immagine:Mozzo Stemmario Camozzi 1364.jpg|thumb|Stemma dei [[Capitani]] di Mozzo (Mozzi), ([[Stemmario Camozzi]] n. 1364)]]
 
I Mozzi discendono da Appone “comes de loco de Muzo”, morto prima del 985 come risulta da un documento in archivio di Sant’Ambrogio a Milano, e seguivano il diritto Longobardo. È significativo che venisse chiamato conte, titolo rarissimo allora e che implicava il possesso di molti castelli e vaste proprietà, che furono poeticamente descritte da Mosè del Brolo, amico del Vescovo di Bergamo Ambrogio III dei Mozzi.
 
I Mozzi discendono da Appone “comes de loco de Muzo”, morto prima del 985 come risulta da un documento in archivio di Sant’Ambrogio a Milano, e seguivano il diritto Longobardo. È significativo che venisse chiamato conte, titolo rarissimo allora e che implicava il possesso di molti castelli e vaste proprietà, che furono poeticamente descritte da Mosè del Brolo, amico del Vescovo di Bergamo Ambrogio III dei Mozzi.
  

Versione delle 16:32, 23 gen 2009

Stemma dei Capitani di Mozzo (Mozzi), (Stemmario Camozzi n. 1364)

I Mozzi discendono da Appone “comes de loco de Muzo”, morto prima del 985 come risulta da un documento in archivio di Sant’Ambrogio a Milano, e seguivano il diritto Longobardo. È significativo che venisse chiamato conte, titolo rarissimo allora e che implicava il possesso di molti castelli e vaste proprietà, che furono poeticamente descritte da Mosè del Brolo, amico del Vescovo di Bergamo Ambrogio III dei Mozzi.

In effetti dal loro epicentro a Mozzo controllavano vastissimi beni in bergamasca ma anche nel cremonese a Soncino, nel bresciano, nel milanese, ma che si estendevano anche nell’alta val Cavallina e val Camonica. Sono documentati a Sovere nel 1088 almeno sino al 1156 con un Teutaldo e diedero origine a molte importanti famiglie: per primi ai Capitani di Sovere derivati tra il 1093 e il 1116 e da loro i Brusati di Brescia e i Federici di Val Camonica. Risulta invece forse indipendente nei secoli XII e XIII la famiglia dei de Soare. Da loro derivano anche i capitani di Cene e i capitani di Scalve; un ramo emigrò in terrritorio cremasco, saranno i Mozzi da Romanengo vassalli di San Benedetto di Crema e altri Mozzi a Cremona e Soncino (Menant). Nel 1086 Antonio da Mozzo prete dell’ordine della Chiesa milanese beneficò con cospicui beni il nuovo Monastero di San Giacomo in Pontida.

Dai Capitani di Sovere deriva il primo Marenzi: Marino detto Marenzio de Capitani di Sovere, dai cui poi discesero nel 1440 i Marenzi di Tagliuno, nel 1456 i Marenzi di Trieste, e poco dopo le due famiglie Bottaini.

I Mozzi avevano verso il 1150 beni anche nel milanese e parentela con la famiglia Cotta, allora una delle primarie di Milano. In quegli anni ebbero confitti anche con i Pressati (Prezzati).

Nel 1167 Ruggero da Mozzo fu uno dei consoli di Bergamo alla Lega Lombarda. Erano Ghibellini, nei conflitti lamentarono feriti ed ebbero danni alle loro case e torri.

Moltone da Mozzo, morto nel 1342 in odore di santità, era benvoluto dall’imperatore Lodovico il Bavaro che nel 1330 gli riconfermò il titolo di conte e concesse diritti di pedaggio sul Brembo e sul Serio.

Dal XIV sec. e forse come conseguenza del avvento di Venezia, il potere feudale dei Mozzi decadde.

Essi si dedicarono alla giurisprudenza e allo studio delle scienze e delle lettere. Nel 1515 Macario nato a Camerino “cristianissimo poeta“ fu Segretario di Papa Leone X, che lo creò cavaliere e conte palatino.

Agostino letterato in latino, greco ed ebraico apprezzato a Roma e nel 1558 accolto a Padova in quella Università come rettore dei Giuristi e fatto cavaliere con catena d’oro dal Doge di Venezia. Gerolamo nel 1579 scrisse “Il duello”, ma anche di storia e di morale, era molto stimato dai Savoia, dai Gonzaga ed era amico d’Ubaldo II duca d’Urbino.

Altri Mozzi in quegli anni emersero nelle lettere e come religiosi, ma anche nell’oreficeria; questi ultimi non furono citati da Giuseppe Ercole che sorvolò anche sui violenti che purtroppo in quegli anni turbolenti non mancarono anche in casa Mozzi.

A Scano, da un ramo discendente sin dal 1271 da Rizzardo dei Mozzi detti Longhetti, nacque da Giovanni Battista e Margherita dei nobili Barbarisi il grande storico Giuseppe G. Ercole (1697+ 1777), noto come “il Mozzi” che scrisse “Antichità bergamasche”, preziosa documentazione, frutto di una vita di certosine ricerche.

Merita attenzione, anche per le sofferenze da lui provate in quegli anni turbinosi, che vedevano la fine d’un epoca e quella della sua famiglia, il Rev Padre Luigi Mozzi (1746+1813), Sacerdote Gesuita a Roma che scrisse ben 24 libri religiosi, anche su interessanti temi come il Giansenismo, ma che fu vittima di incomprensioni dalla Curia romana.

Con Napoleone, l’esilio imposto al Papa, fu esule anche lui a Milano, dove morì, ospite dei Gallarati Scotti a Oreno, dove è sepolto. L’ultimo maschio Mozzi fu Ferdinando (1800 +1851). Una sua sorella Francesca Carolina aveva sposato Landi.

L’altra Angela (1790+1810), sua sorellastra aveva sposato Gerolamo Mapelli e ne derivarono gli attuali Mapelli Mozzi. [GPA]

Genealogia

Stemmi

Storia

Sulle origini della famiglia, vedi L’affermazione dei grandi lignaggi, Evoluzione della nobiltà feudale e Lotte ed evoluzioni in seno alla curia episcopale di François Menant (in A.A .VV. Storia economica e sociale di Bergamo, Bergamo, Fondazione per la Storia Economica e Sociale di Bergamo. Istituto di Studi e Ricerche, Vol. 2 – I Primi millenni.* Dalla Preistoria al Medioevo (2007), pp. 722 segg..

Personaggi

Dimore

Iconografia

Mozzi. Dipinti e Ritratti

Mozzi. Archivio fotografico

Fonti

Bibliografia

Documenti

Collezioni

Note