Calepio: differenze tra le versioni

Da EFL - Società Storica Lombarda.
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Calepio era luogo di grande importanza già nel più lontano medioevo, come testimonia il prezioso palazzetto d’epoca carolingia. Da lì prese poi il nome una delle più antiche e famose famiglie bergamasche: i conti di Calepio.
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Calepio era luogo di grande importanza già in epoca romana e nel più lontano medioevo antica Pieve, come testimoniano anche il prezioso palazzetto d’epoca carolingia e il grande castello dei conti.
  
Il capostipite risulterebbe Gisalberto nato nel 918 ca. (citato da Valeria Bettoni nella sua relazione al Convegno del 2002 e richiamando l’imponente riordino dell’archivio Calepio fatto da G. Franco Alessandretti) che però doveva appartenere ancora a quel ramo dei de Martinengo che solo nel XII secolo tramuterà il nome in quello di conti di Calepio.
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Da lì prese poi il nome una delle più antiche e famose famiglie bergamasche: i conti di Calepio, che l’abate G. B. Angelini elenca tra i casati che “ai posteri si consegna alla memoria”, frase ricordata da B. Belotti.
  
Dice Lelio Pagani: “Il nome porta al luogo con il quale i Conti intrecciano la maggior parte della loro vicenda; e il luogo offre condizioni precise: Calepio, uno dei perni della struttura territoriale antica bergamasca, non senza significato nei tempi romano e altomedievale, citato come “castrum” in documenti del X secolo, presto sede di pieve.
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Il capostipite risulterebbe Gisalberto, nato nel 918 ca., che però doveva appartenere ancora a quel ramo dei de’ Martinengo che solo nel XII secolo tramuterà il nome in quello di conti di Calepio. (Egli è citato da Valeria Bettoni nella sua relazione al Convegno del 2002, richiamando l’imponente riordino dell’archivio Calepio fatto da G. Franco Alessandretti).
  
“Complessa, storicamente, la questione dell’innesto della famiglia “Calepio” sui luoghi, così come complesse sono le vicende dei suoi rapporti con Bergamo e con Brescia.
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Dice Lelio Pagani:
  
È acquisito tuttavia che essa costituisce un ramo dell’importante famiglia “De Martinengo” la cui presenza nella Valle Calepio è attestata a partire dal secolo X“.
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''“Il nome porta al luogo con il quale i Conti intrecciano la maggior parte della loro vicenda; e il luogo offre condizioni precise: Calepio, uno dei perni della struttura territoriale antica bergamasca, non senza significato nei tempi romano e altomedievale, citato come “castrum” in documenti del X secolo, presto sede di pieve.”
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“Complessa, storicamente, la questione dell’innesto della famiglia “Calepio” sui luoghi, così come complesse sono le vicende dei suoi rapporti con Bergamo e con Brescia.
  
In documenti del secolo XII alcuni membri di tale famiglia sono espressamente designati come “de Calepio”.
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È acquisito tuttavia che essa costituisce un ramo dell’importante famiglia “De Martinengo” la cui presenza nella Valle Calepio è attestata a partire dal secolo X”.
Merita di essere segnalata l’“oratio” che l’umanista Giovanni Michele Alberto Carrara compose in occasione delle nozze di J. Petri de Vicomercato Cremensis et Helisabeth Comitis Nicolini de Calepio Filiae, esempio di un elegante lavoro di “ricostruzione” e forse per alcuni aspetti di “costruzione” delle origini della famiglia. Ivi tra l’altro si sostiene con tono altamente elogiativo: “Nata est simul cum Civitate nostra Gentilitas Calepiana, cum ea crevit, cum ea effloniit. Nulla est de temporibus priscis historia, quam res gestae Calepianorum non reddant illustriorem”.
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“È da osservare che la ricerca di documentazione estesa ai periodi più antichi e il tentativo di comporre una relativa cronologia essenziale sono ampiamente attestati dallo stesso Archivio Calepio, nelle carte riguardanti appunto la “Storia della famiglia”. Si pensi per esempio al ricco plico - nelle carte del famoso Conte Pietro - dedicato alla storia della famiglia avanti il 1370 (su di esso potrebbe utilmente basarsi un tentativo di interpretazione critica del problema)”
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In documenti del secolo XII alcuni membri di tale famiglia sono espressamente designati come “de Calepio”. Merita di essere segnalata l’”oratio” che l’umanista Giovanni Michele Alberto Carrara compose in occasione delle nozze di J. Petri de Vicomercato Cremensis et Helisabeth Comitis Nicolini de Calepio Filiae, esempio di un elegante lavoro di “ricostruzione” e forse per alcuni aspetti di “costruzione” delle origini della famiglia. Ivi tra l’altro si sostiene con tono altamente elogiativo: “Nata est simul cum Civitate nostra Gentilitas Calepiana, cum ea crevit, cum ea effloniit. Nulla est de temporibus priscis historia, quam res gestae Calepianorum non reddant illustriorem”.
Nell’albero genealogico che riporto poi nell’apposito capitolo premetterò alcune considerazioni esplicative di questo provvisorio tentativo di inquadrare questa immane famiglia. Emergono nettamente tre diramazioni oltre a qualche fronda sparsa.
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Il primo, quello principale, termina nel 1828 con la morte di Maria Ester, figlia di M. Antonio ed Emilia Martinengo.
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“È da osservare che la ricerca di documentazione estesa ai periodi più antichi e il tentativo di comporre una relativa cronologia essenziale sono ampiamente attestati dallo stesso Archivio Calepio, nelle carte riguardanti appunto la “Storia della famiglia”. Si pensi per esempio al ricco plico - nelle carte del famoso Conte Pietro - dedicato alla storia della famiglia avanti il 1370 (su di esso potrebbe utilmente basarsi un tentativo di interpretazione critica del problema)''.
  
Un secondo ramo si stacca con Trussardo II, figlio di Nicolino, fratello di Andrea e nipote del famoso Ambrogio. Vi emergono Pietro, nato nel 1693, figlio di Orazio e di Maria Stampa, critico e letterato, che sposò Caterina Colleoni. Suo nipote Pietro (1762 † 1834) uomo politico di idee filorivoluzionarie, cisalpino e massone, sposò Teresa [[Stampa]] e ne ebbe quattro figli: il primogenito Trussardo (1784 † 1842) sposò Luisa Pirola, mentre gli altri non ebbero discendenza. Galeazzo Orazio (1789 † 1871) fu l’ ultimo rappresentante di questo ramo.
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Il ramo principale termina nel 1828 con la morte di Maria Ester, figlia di M. Antonio ed Emilia Martinengo, il secondo si stacca con Trussardo II, figlio di Nicolino, fratello di Andrea e nipote del famoso Ambrogio. Vi emergono Pietro, nato nel 1693, figlio di Orazio e di Maria [[Stampa]], critico e letterato, che sposò Caterina Colleoni. Suo nipote Pietro (1762 † 1834) uomo politico di idee filorivoluzionarie, cisalpino e massone, sposò Teresa [[Stampa]] e ne ebbe quattro figli: il primogenito Trussardo (1784 † 1842) sposò Luisa Pirola, mentre gli altri non ebbero discendenza. Galeazzo Orazio (1789 † 1871) ne fu l’ultimo rappresentante.
  
 
Un terzo ramo importante, quello dei Calepio di Cologno, si era staccato nel XVI secolo con Gian Battista e si estinse con Anna Maria Calepio Ricotti († 1909), che istituì una Pia Fondazione, mentre il cugino conte Giuseppe Maria adottò il nipote conte Luigi Martinoni, che unì al suo già prestigioso nome quello dei Calepio.
 
Un terzo ramo importante, quello dei Calepio di Cologno, si era staccato nel XVI secolo con Gian Battista e si estinse con Anna Maria Calepio Ricotti († 1909), che istituì una Pia Fondazione, mentre il cugino conte Giuseppe Maria adottò il nipote conte Luigi Martinoni, che unì al suo già prestigioso nome quello dei Calepio.
  
Trussardo, Nicolino, Ambrogio, i due Pietro e altri personaggi sono più dettagliatamente presentati nelle apposite schede.
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Oltre a qualche fronda sparsa, Trussardo, Nicolino, Ambrogio, i due Pietro e altri personaggi sono più dettagliatamente presentati nelle apposite schede.
  
All’albero genealogico che riporto premetterò alcune considerazioni: prima di tutto l’augurio che altri ben meglio di me possa completarlo e fare chiarezza in questa intricata matassa di nomi, di fatti e di date; ma queste in genere scarseggiano, purtroppo.
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Dedico dal compianto Prof. Pagani, questo tentativo di sintesi tra le varie fonti, che si ripromette di facilitare il compito di chi si cimenterà nell’ardua impresa di fare chiarezza in questa intricata matassa di nomi, di fatti e di date.
  
In sostanza è importante che venga raccolto l’auspicio del compianto Prof. Pagani.
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Al complesso albero genealogico che viene riportato poi nell’apposito capitolo sembra opportuno premettere alcune considerazioni esplicative di questo provvisorio tentativo di inquadrare le diramazioni della famiglia Calepio. Vengono utilizzate varie fonti cercando di integrare i dati sulla base di un albero fornitomi dall’amico G. Maria Suardo che è più comprensibile di quello, di altra mano, che c’è nella “Storia di Bergamo “del Belotti (edizione 1959). Altra fonte, oltre al citato lavoro di Valeria Bettoni e Franco Tironi vi è quello da A. Fumagalli (p. 114 “S. Agostino di Bergamo”). Non ho potuto sin ora attingere alla Genealogia del Tiraboschi e all’archivio Calepio riordinato con imponente impegno dal Dott Gianfranco Alessandretti.
  
Dirò quindi che questo è un provvisorio tentativo di chiarimento che utilizza in modi schematico varie fonti tentando una integrazione sulla base di un albero fornitomi dall’amico G. Maria Suardo che mi riusciva più comprensibile di quello nel Belotti (ed ’59 che per necessità di spazio intreccia nomi e scarseggia di date) che però ho utilizzato per i nomi dei Da Martinengo e Calepio dalla seconda alla sesta generazione dopo l’inizio con il Gisalberto che dal buio del 918 emerge grazie allo studio di Valeria Bettoni e Franco Tironi (presentato nel 2002 in occasione del 5° centenario della pubblicazione del “dictionarium”); così dalla settima alla decima i nomi sono attinti dalla genealogia pubblicata da A. Fumagalli (pag 114 “S. Agostino di Bergamo". È evidente la carenza: infatti nell’intervallo di circa 500 anni ci dovrebbero esser almeno quindici o sedici generazioni e non dieci. Non ho potuto sin ora attingere alla Genealogia del Tiraboschi ed all’archivio Calepio riordinato con imponente impegno dal Dott Gianfranco Alessandretti. '''[GPA]'''
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'''[GPA gen 2008]'''

Versione delle 17:47, 1 feb 2008

Calepio era luogo di grande importanza già in epoca romana e nel più lontano medioevo antica Pieve, come testimoniano anche il prezioso palazzetto d’epoca carolingia e il grande castello dei conti.

Da lì prese poi il nome una delle più antiche e famose famiglie bergamasche: i conti di Calepio, che l’abate G. B. Angelini elenca tra i casati che “ai posteri si consegna alla memoria”, frase ricordata da B. Belotti.

Il capostipite risulterebbe Gisalberto, nato nel 918 ca., che però doveva appartenere ancora a quel ramo dei de’ Martinengo che solo nel XII secolo tramuterà il nome in quello di conti di Calepio. (Egli è citato da Valeria Bettoni nella sua relazione al Convegno del 2002, richiamando l’imponente riordino dell’archivio Calepio fatto da G. Franco Alessandretti).

Dice Lelio Pagani:

“Il nome porta al luogo con il quale i Conti intrecciano la maggior parte della loro vicenda; e il luogo offre condizioni precise: Calepio, uno dei perni della struttura territoriale antica bergamasca, non senza significato nei tempi romano e altomedievale, citato come “castrum” in documenti del X secolo, presto sede di pieve.”

“Complessa, storicamente, la questione dell’innesto della famiglia “Calepio” sui luoghi, così come complesse sono le vicende dei suoi rapporti con Bergamo e con Brescia.

È acquisito tuttavia che essa costituisce un ramo dell’importante famiglia “De Martinengo” la cui presenza nella Valle Calepio è attestata a partire dal secolo X”.

In documenti del secolo XII alcuni membri di tale famiglia sono espressamente designati come “de Calepio”. Merita di essere segnalata l’”oratio” che l’umanista Giovanni Michele Alberto Carrara compose in occasione delle nozze di J. Petri de Vicomercato Cremensis et Helisabeth Comitis Nicolini de Calepio Filiae, esempio di un elegante lavoro di “ricostruzione” e forse per alcuni aspetti di “costruzione” delle origini della famiglia. Ivi tra l’altro si sostiene con tono altamente elogiativo: “Nata est simul cum Civitate nostra Gentilitas Calepiana, cum ea crevit, cum ea effloniit. Nulla est de temporibus priscis historia, quam res gestae Calepianorum non reddant illustriorem”.

“È da osservare che la ricerca di documentazione estesa ai periodi più antichi e il tentativo di comporre una relativa cronologia essenziale sono ampiamente attestati dallo stesso Archivio Calepio, nelle carte riguardanti appunto la “Storia della famiglia”. Si pensi per esempio al ricco plico - nelle carte del famoso Conte Pietro - dedicato alla storia della famiglia avanti il 1370 (su di esso potrebbe utilmente basarsi un tentativo di interpretazione critica del problema).

Il ramo principale termina nel 1828 con la morte di Maria Ester, figlia di M. Antonio ed Emilia Martinengo, il secondo si stacca con Trussardo II, figlio di Nicolino, fratello di Andrea e nipote del famoso Ambrogio. Vi emergono Pietro, nato nel 1693, figlio di Orazio e di Maria Stampa, critico e letterato, che sposò Caterina Colleoni. Suo nipote Pietro (1762 † 1834) uomo politico di idee filorivoluzionarie, cisalpino e massone, sposò Teresa Stampa e ne ebbe quattro figli: il primogenito Trussardo (1784 † 1842) sposò Luisa Pirola, mentre gli altri non ebbero discendenza. Galeazzo Orazio (1789 † 1871) ne fu l’ultimo rappresentante.

Un terzo ramo importante, quello dei Calepio di Cologno, si era staccato nel XVI secolo con Gian Battista e si estinse con Anna Maria Calepio Ricotti († 1909), che istituì una Pia Fondazione, mentre il cugino conte Giuseppe Maria adottò il nipote conte Luigi Martinoni, che unì al suo già prestigioso nome quello dei Calepio.

Oltre a qualche fronda sparsa, Trussardo, Nicolino, Ambrogio, i due Pietro e altri personaggi sono più dettagliatamente presentati nelle apposite schede.

Dedico dal compianto Prof. Pagani, questo tentativo di sintesi tra le varie fonti, che si ripromette di facilitare il compito di chi si cimenterà nell’ardua impresa di fare chiarezza in questa intricata matassa di nomi, di fatti e di date.

Al complesso albero genealogico che viene riportato poi nell’apposito capitolo sembra opportuno premettere alcune considerazioni esplicative di questo provvisorio tentativo di inquadrare le diramazioni della famiglia Calepio. Vengono utilizzate varie fonti cercando di integrare i dati sulla base di un albero fornitomi dall’amico G. Maria Suardo che è più comprensibile di quello, di altra mano, che c’è nella “Storia di Bergamo “del Belotti (edizione 1959). Altra fonte, oltre al citato lavoro di Valeria Bettoni e Franco Tironi vi è quello da A. Fumagalli (p. 114 “S. Agostino di Bergamo”). Non ho potuto sin ora attingere alla Genealogia del Tiraboschi e all’archivio Calepio riordinato con imponente impegno dal Dott Gianfranco Alessandretti.

[GPA gen 2008]