Melzi d'Eril: differenze tra le versioni

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'''Vittorio Spreti, ''Enciclopedia storico-nobiliare italiana'', Milano, 1928-32, vol. IV, pp. 553-555:'''
 
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La casata dei Mélzi prese sviluppo e notorietà durante il dominio visconteo-sforzesco incarnando poi nel periodo successivo le idee, i costumi, le credenze, le consuetudini della società milanese dell’epoca spagnola. Il ramo dei conti di Magenta procede particolarmente vigoroso fra il turbinare degli eventi i più fortunosi, raggiungendo l’apice colla figura del duca di Lodi, saggio reggitore di popoli, mecenate d’artisti e di letterati. Appartiene questo ramo alla linea dei Lampergi, mentre l’altra casata melziana, detta dei Malingegni, ha colla prima comune l’arma, ma non pare che altrettanto si possa dire dell’origine.
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Capostipite dei Melzi Lampergi è JACOMOLO (viv. 1391), dal quale per varie generazioni discende GIOVANNI, marito di Brigida Tanzi, abile uomo politico inviato nel 1447 a Venezia a trattarvi la pace. Capitano e difensore della libertà di Milano, caduta la Repubblica Ambrosiana e sorto il principato di Francesco Sforza, fu eletto senatore, consigliere ducale e creato conte palatino dall’imperatore Federico III con diploma 28 dicembre 1448. Dotato di larga fortuna, nel 1482 riedificò dalle fondamenta la villa di Vaprio. Il figlio suo, GEROLAMO, ospitò in quest’ultima Leonardo da Vinci e fu padre di GIOVANNI FRANCESCO, l’allievo prediletto di Leonardo, che seguì in Francia nel 1516 e dal quale ebbe in eredità parte delle ricchezze artistiche del grande maestro. Tra i vari figli suoi è degno di nota: PIERO, cavaliere gerosolimitano che con atto del 30 dicembre 1650 venne investito del feudo di Mozzanica: col figlio suo GEROLAMO, natagli da Clara dei conti Albani, si estinse nel 1721 la linea dei Melzi signori di Mozzanica. Da LANCELLOTTO, abiatico di Giovanni e di Brigida de’ Tanzi, discese per varie generazioni FABRIZIO (1577-1630), altro dei XL decurioni nel 1597, marito di Emilia Carpano, che portò in famiglia quest’ultimo cognome. Ebbe numerosa prole: ANTONIO MARIA (1604-1640), suo primogenito, fu tenente colonnello nelle milizie imperiali e sposò Anna Herbs-Truxessin, camerlenga maggiore dell’imperatrice Eleonora. Il figlio loro, EGIDIO MARIA (n. 1632), morì nel 1693 alla battaglia d’Orbazzano battendosi fieramente alla testa del suo reggimento. L’imperatore Leopoldo I gli concedeva i titoli di marchese, conte, libero barone e cavaliere del Sacro Romano Impero per maschi e femmine con facoltà di portare nello stemma l’aquila imperiale: non consta che tale privilegio abbia ottenuto l’interinazione del Senato. Il duca di Savoia alla sua volta lo creò marchese di Torricella con diploma 14 aprile 1696. Fu ciambellano dell’Elettore di Baviera nel 1687, fece parte del corpo decurionale nell’anno predetto e con atto 17 settembre 1678 fu investito del feudo di Civesio in pieve di Corbella.
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Da Anna Ordogno de Rosales del conte Matteo ebbe GASPARE ANTONIO (n. 1670), dei XII di Provvigione nel 1693, giudice delle Strade nel 1702, questore del Magistrato Ordinario. Nel 1716 ospitò nella villa di Vaprio il principe di Lowenstein, nuovo governatore di Milano. Non avendo lasciato che due figlie, Maria Anna (n. 1705), moglie di Francesco Saverio Melzi, conte di Magenta e Maria Antonia, andata sposa nel 1730 al marchese Pietro Paolo Caravaggio, si estinsero con lui i Melzi Carpano di Vaprio.
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Fratello di lui fu ANTONIO MARIA (1672-1749) dei LX decurioni, reggente del Supremo Consiglio d’Italia a Vienna, principe nel Regno di Napoli per diploma 30 marzo 1726, amministratore generale delle Poste. Personaggio assai in vista si trovò mischiato negli affari diplomatici della sua epoca. Nel 1737, impalmò Renata dei conti d’Harrach, che, rimasta vedova di lui, divenne moglie morganatica di Francesco III d’Este, duca di Modena.
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La linea dei conti di Magenta, tuttora fiorente, ha origine da AMBROGIO, zio di Giovanni, il riedificatore della villa di Vaprio. Da lui, a mezzo del figlio PIETRO, discese la linea di Rimini, ora estinta e per varie generazioni PIRRO, cavaliere gerosolimitano, gran priore di Napoli e LODOVICO († 1572), dei LX decurioni, padre quest’ultimo di altro LUDOVICO, uno de’ più abili e fortunati generali usciti dal patriziato milanese. Professatosi nell’Ordine Gerosolimitano, gran priore di Napoli, si battè con valore contro i turchi ed i pirati, che infestavano il Mediterraneo e si distinse particolarmente nell’assedio di Rodi. Morì nel 1617 per le fatiche sostenute durante l’assedio di Vercelli. Il fratello suo, LUIGI (1554-1629), fu creato conte palatino dall’imperatore Rodolfo II con diploma 28 febbraio 1578, vicario generale dello Stato di Milano, dei LX decurioni, altro degli ambasciatori milanesi a papa Gregorio XIV, vicario di Provvisione nel 1607. Con diploma 30 dicembre 1619 Filippo III, re di Spagna, lo creò conte di Magenta con trasmissione primogeniale mascolina. Da Isabella Brivio, una delle dame più in vista a Milano, chiamata a danzare nella festa nel 1598 data nel palazzo ducale in onore di Margherita d’Austria, ebbe molti figli, tra i quali: FRANCESCO (1585-1630), primogenito, giudice delle Strade nel 1623, marito di Maria Salazar di Giovanni, conte di Romanengo, improle; GIOVANNI (1605-1659), cavaliere gerosolimitano; SFORZA (1597-1651), pure cavaliere gerosolimitano, governatore di Mortara, luogotenente del gran priore di Lombardia; GEROLAMO (1595-1672), vescovo di Pavia e LODOVICO (1594-1609), giur. collegiato, dei LX decurioni, vicario di Provvisione nel 1628; fu ricordato da Alessandro Manzoni nelle pagine immortali dei Promessi Sposi, ebbe molti figli, tra i quali sono degni di ricordo GEROLAMO (1633-1694), canonico del Duomo e protonotario apostolico, e LUIGI FRANCESCO (1631-1702), dei LX decurioni, marito di Clara Legnani del conte Giacomo e padre di numerosa prole, della quale giova menzionare SFORZA LODOVICO (1662-1732), che impalmò Paola Rasini del conte Marcantonio. Il figlio suo, FRANCESCO SAVERIO (1699-1777), questore del Magistrato Straordinario, partecipò alla congiura in favore della Spagna, ma nel 1746, al ritorno dell’Austria, dovette prendere la via dell’esilio, e, ritornato in patria, nel 1749, prese gli ordini sacri. Nel 1718 aveva sposato Anna Melzi del marchese Gaspare, nipote del principe Antonio, la quale portava in casa la storica villa di Vaprio e da essa ebbe: GIACOMO (1721-1802), raccoglitore d’una preziosa pinacoteca, ANTONIO (1727-1777), cavaliere gerosolimitano e GASPARE (n. 1719), medico, professore di geometria nelle Scuole Palatine, dei LX decurioni, marito di Maria Teresa d’Eryl, dama castigliana che stava in corte del governatore Ferdinando Bonaventura, conte di Herrach, la quale gli diede molti figli, di cui sono degni di nota: Vincenza, seconda moglie del conte Pietro Verri, storico ed economista celebrato, FRANCESCO (1753-1816), dei LX decurioni appena ventenne, vicepresidente della Repubblica Italiana, duca di Lodi, uomo di Stato fra i più insigni dell’epoca sua e LUIGI (n. 1755), che nel 1821 ottenne il «vicinato» dei Cantoni Svizzeri. Quest’ultimo da Caterina Odescalchi di don Giovanni Battista ebbe, tra gli altri: GIACOMO (1790-1811), cavaliere gerosolimitano, perito nella disastrosa impresa di Russia, CARLO (1794-1878), marito di Carolina Barbiano di Belgioioso d’Este del principe Rinaldo, da cui la linea cadetta dei conti di Magenta e GIOVANNI (1788-1832). Questi fu adottato dallo zio duca di Lodi, così che il titolo e la dotazione del ducato passarono poi in lui. Con sovrana risoluzione del 5 luglio 1817 egli ottenne il riconoscimento dell’antica nobiltà e con altra del 5 settembre 1818 del titolo ducale appoggiato sul cognome. Da Maria Durazzo del marchese Francesco ebbe LODOVICO (n. 1820), cavaliere di Malta, I. R. Ciambellano; nel 1838 ospitò Ferdinando I, imperatore d’Austria nella sua villa di Bellagio. Fu marito di Luigia Brignole Sale del marchese Antonio, poi di Giuseppina Barbò di don Giulio. Non avendo lasciato prole, il titolo ducale passò al fratellastro suo GIOVANNI (n. 1825), nato dalla seconda moglie del padre, Elisa Sardi del conte Giovanni, unitamente a Barbara, andata sposa nel 1847 al duca Tommaso Gallarati Scotti, principe di Molfetta. Il duca Giovanni pubblicò in due volumi le Memorie, documenti e lettere inedite di Napoleone I e Beauharnais (Milano, Brigola, 1865), opera che fu ed è apprezzata dai cultori di storia.
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Il ramo primogenito dei Melzi d’Eryl ottenne il riconoscimento del suo stato nobiliare con decreto ministeriale del 1913.
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La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di duca di Lodi (mpr.), patrizio milanese (m.), conte di Magenta (mpr.), trattamento di Don e Donna, ed è rappresentata dal duca FRANCESCO LODOVICO, di Giovanni Giacomo, di Giovanni Francesco, di Luigi, di Francesco, spos. a: 1) Giuseppina Rocca († 1882); 2) Giulia Villa († 1913); 3) Blanche de Fleury.
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Figlia del 1° letto: Elisa, religiosa del Cenacolo.
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Fratelli: 1) † LODOVICO, sp. a Giovanna Giulini dei conti di Vialba e di Villapizzone, da cui: a) Adelaide, n. 1877; b) BENIGNO, n. 1879, spos. a Maria dei marchesi Durazzo († 1922), da cui: LODOVICO; FLAVIO; Giuseppina; FRANCESCO; Giovanna; Alessandrina; c) † GIOVANNI, n. 1882, spos. a Mai Narizzano, da cui: LODOVICO; ALBERTO; Maria Giuseppina; 2) Maria in Dufour Berte; 3) Maria Irma; 4) Barbara in Imperiale di S. Angelo; 5) Maria Teresa in Mazza; 6) † ALESSANDRO, spos. a Luigia dei marchesi Misciatelli, da cui: Maria; AUGUSTO; 7) GUIDO, n. 1871, spos. a Isabella dei conti Parravicini, da cui: GIOVANNI PAOLO; FRANCESCO; Maria Giulia.
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† GASPARE, di Carlo, spos. a Rachele Corte, da cui: LUIGI, spos. a Paola Calvi; Carolina, di Giacomo, di Carlo, vedova marchesa Zaccaria.
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Sorelle: Luigia, vedova duchessa Gallarati Scotti, principessa di Molfetta; Giovanna, vedova principessa Gonzaga, indi Uboldi de’ Capei.
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Cfr.: ASM., Araldica. - ACA., Famiglie Nobili Milanesi, Vallardi, 1875; Almanacco di Gotha, 1930.
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a. g. [Alessandro Giulini]
  
  
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== Stemmi==
 
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ARMA: Trinciato di oro e di rosso, il 1° all’aquila di nero, coronata del campo, posta in sbarra.
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CIMIERO: L’aquila, di nero, coronata di oro, nascente.
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ARMA DUCALE (concessa con LL. PP. 1 febbraio 1810 e riconosc. con decreto ministeriale 21 ottobre 1890): D’argento alla corona di foglie di quercia alternativamente d’oro e di verde, ghiandifera d’azzurro, legata di rosso, al capo di rosso seminato di stelle d’argento.
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ORNAMENTI: II tocco piumato di duca napoleonico.
  
 
'''[[Stemmi famiglia Melzi]]'''
 
'''[[Stemmi famiglia Melzi]]'''
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== Bibliografia ==
 
== Bibliografia ==
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http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-melzi_(Dizionario-Biografico)/
 
http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-melzi_(Dizionario-Biografico)/
  
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http://www.treccani.it/enciclopedia/camillo-melzi-d-eril_(Dizionario-Biografico)/
 
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'''Melzi Malingegni, poi Melzi di Cusano'''
 
 
https://it.wikipedia.org/wiki/Melzi_(Malingegni)
 
 
http://www.treccani.it/enciclopedia/gaetano-melzi_(Dizionario-Biografico)/
 
  
 
== Documenti ==
 
== Documenti ==

Versione delle 02:26, 1 ott 2018

Spreti, vol. IV, p. 553

Torna a Melzi

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. IV, pp. 553-555:

La casata dei Mélzi prese sviluppo e notorietà durante il dominio visconteo-sforzesco incarnando poi nel periodo successivo le idee, i costumi, le credenze, le consuetudini della società milanese dell’epoca spagnola. Il ramo dei conti di Magenta procede particolarmente vigoroso fra il turbinare degli eventi i più fortunosi, raggiungendo l’apice colla figura del duca di Lodi, saggio reggitore di popoli, mecenate d’artisti e di letterati. Appartiene questo ramo alla linea dei Lampergi, mentre l’altra casata melziana, detta dei Malingegni, ha colla prima comune l’arma, ma non pare che altrettanto si possa dire dell’origine.

Capostipite dei Melzi Lampergi è JACOMOLO (viv. 1391), dal quale per varie generazioni discende GIOVANNI, marito di Brigida Tanzi, abile uomo politico inviato nel 1447 a Venezia a trattarvi la pace. Capitano e difensore della libertà di Milano, caduta la Repubblica Ambrosiana e sorto il principato di Francesco Sforza, fu eletto senatore, consigliere ducale e creato conte palatino dall’imperatore Federico III con diploma 28 dicembre 1448. Dotato di larga fortuna, nel 1482 riedificò dalle fondamenta la villa di Vaprio. Il figlio suo, GEROLAMO, ospitò in quest’ultima Leonardo da Vinci e fu padre di GIOVANNI FRANCESCO, l’allievo prediletto di Leonardo, che seguì in Francia nel 1516 e dal quale ebbe in eredità parte delle ricchezze artistiche del grande maestro. Tra i vari figli suoi è degno di nota: PIERO, cavaliere gerosolimitano che con atto del 30 dicembre 1650 venne investito del feudo di Mozzanica: col figlio suo GEROLAMO, natagli da Clara dei conti Albani, si estinse nel 1721 la linea dei Melzi signori di Mozzanica. Da LANCELLOTTO, abiatico di Giovanni e di Brigida de’ Tanzi, discese per varie generazioni FABRIZIO (1577-1630), altro dei XL decurioni nel 1597, marito di Emilia Carpano, che portò in famiglia quest’ultimo cognome. Ebbe numerosa prole: ANTONIO MARIA (1604-1640), suo primogenito, fu tenente colonnello nelle milizie imperiali e sposò Anna Herbs-Truxessin, camerlenga maggiore dell’imperatrice Eleonora. Il figlio loro, EGIDIO MARIA (n. 1632), morì nel 1693 alla battaglia d’Orbazzano battendosi fieramente alla testa del suo reggimento. L’imperatore Leopoldo I gli concedeva i titoli di marchese, conte, libero barone e cavaliere del Sacro Romano Impero per maschi e femmine con facoltà di portare nello stemma l’aquila imperiale: non consta che tale privilegio abbia ottenuto l’interinazione del Senato. Il duca di Savoia alla sua volta lo creò marchese di Torricella con diploma 14 aprile 1696. Fu ciambellano dell’Elettore di Baviera nel 1687, fece parte del corpo decurionale nell’anno predetto e con atto 17 settembre 1678 fu investito del feudo di Civesio in pieve di Corbella.

Da Anna Ordogno de Rosales del conte Matteo ebbe GASPARE ANTONIO (n. 1670), dei XII di Provvigione nel 1693, giudice delle Strade nel 1702, questore del Magistrato Ordinario. Nel 1716 ospitò nella villa di Vaprio il principe di Lowenstein, nuovo governatore di Milano. Non avendo lasciato che due figlie, Maria Anna (n. 1705), moglie di Francesco Saverio Melzi, conte di Magenta e Maria Antonia, andata sposa nel 1730 al marchese Pietro Paolo Caravaggio, si estinsero con lui i Melzi Carpano di Vaprio.

Fratello di lui fu ANTONIO MARIA (1672-1749) dei LX decurioni, reggente del Supremo Consiglio d’Italia a Vienna, principe nel Regno di Napoli per diploma 30 marzo 1726, amministratore generale delle Poste. Personaggio assai in vista si trovò mischiato negli affari diplomatici della sua epoca. Nel 1737, impalmò Renata dei conti d’Harrach, che, rimasta vedova di lui, divenne moglie morganatica di Francesco III d’Este, duca di Modena.

La linea dei conti di Magenta, tuttora fiorente, ha origine da AMBROGIO, zio di Giovanni, il riedificatore della villa di Vaprio. Da lui, a mezzo del figlio PIETRO, discese la linea di Rimini, ora estinta e per varie generazioni PIRRO, cavaliere gerosolimitano, gran priore di Napoli e LODOVICO († 1572), dei LX decurioni, padre quest’ultimo di altro LUDOVICO, uno de’ più abili e fortunati generali usciti dal patriziato milanese. Professatosi nell’Ordine Gerosolimitano, gran priore di Napoli, si battè con valore contro i turchi ed i pirati, che infestavano il Mediterraneo e si distinse particolarmente nell’assedio di Rodi. Morì nel 1617 per le fatiche sostenute durante l’assedio di Vercelli. Il fratello suo, LUIGI (1554-1629), fu creato conte palatino dall’imperatore Rodolfo II con diploma 28 febbraio 1578, vicario generale dello Stato di Milano, dei LX decurioni, altro degli ambasciatori milanesi a papa Gregorio XIV, vicario di Provvisione nel 1607. Con diploma 30 dicembre 1619 Filippo III, re di Spagna, lo creò conte di Magenta con trasmissione primogeniale mascolina. Da Isabella Brivio, una delle dame più in vista a Milano, chiamata a danzare nella festa nel 1598 data nel palazzo ducale in onore di Margherita d’Austria, ebbe molti figli, tra i quali: FRANCESCO (1585-1630), primogenito, giudice delle Strade nel 1623, marito di Maria Salazar di Giovanni, conte di Romanengo, improle; GIOVANNI (1605-1659), cavaliere gerosolimitano; SFORZA (1597-1651), pure cavaliere gerosolimitano, governatore di Mortara, luogotenente del gran priore di Lombardia; GEROLAMO (1595-1672), vescovo di Pavia e LODOVICO (1594-1609), giur. collegiato, dei LX decurioni, vicario di Provvisione nel 1628; fu ricordato da Alessandro Manzoni nelle pagine immortali dei Promessi Sposi, ebbe molti figli, tra i quali sono degni di ricordo GEROLAMO (1633-1694), canonico del Duomo e protonotario apostolico, e LUIGI FRANCESCO (1631-1702), dei LX decurioni, marito di Clara Legnani del conte Giacomo e padre di numerosa prole, della quale giova menzionare SFORZA LODOVICO (1662-1732), che impalmò Paola Rasini del conte Marcantonio. Il figlio suo, FRANCESCO SAVERIO (1699-1777), questore del Magistrato Straordinario, partecipò alla congiura in favore della Spagna, ma nel 1746, al ritorno dell’Austria, dovette prendere la via dell’esilio, e, ritornato in patria, nel 1749, prese gli ordini sacri. Nel 1718 aveva sposato Anna Melzi del marchese Gaspare, nipote del principe Antonio, la quale portava in casa la storica villa di Vaprio e da essa ebbe: GIACOMO (1721-1802), raccoglitore d’una preziosa pinacoteca, ANTONIO (1727-1777), cavaliere gerosolimitano e GASPARE (n. 1719), medico, professore di geometria nelle Scuole Palatine, dei LX decurioni, marito di Maria Teresa d’Eryl, dama castigliana che stava in corte del governatore Ferdinando Bonaventura, conte di Herrach, la quale gli diede molti figli, di cui sono degni di nota: Vincenza, seconda moglie del conte Pietro Verri, storico ed economista celebrato, FRANCESCO (1753-1816), dei LX decurioni appena ventenne, vicepresidente della Repubblica Italiana, duca di Lodi, uomo di Stato fra i più insigni dell’epoca sua e LUIGI (n. 1755), che nel 1821 ottenne il «vicinato» dei Cantoni Svizzeri. Quest’ultimo da Caterina Odescalchi di don Giovanni Battista ebbe, tra gli altri: GIACOMO (1790-1811), cavaliere gerosolimitano, perito nella disastrosa impresa di Russia, CARLO (1794-1878), marito di Carolina Barbiano di Belgioioso d’Este del principe Rinaldo, da cui la linea cadetta dei conti di Magenta e GIOVANNI (1788-1832). Questi fu adottato dallo zio duca di Lodi, così che il titolo e la dotazione del ducato passarono poi in lui. Con sovrana risoluzione del 5 luglio 1817 egli ottenne il riconoscimento dell’antica nobiltà e con altra del 5 settembre 1818 del titolo ducale appoggiato sul cognome. Da Maria Durazzo del marchese Francesco ebbe LODOVICO (n. 1820), cavaliere di Malta, I. R. Ciambellano; nel 1838 ospitò Ferdinando I, imperatore d’Austria nella sua villa di Bellagio. Fu marito di Luigia Brignole Sale del marchese Antonio, poi di Giuseppina Barbò di don Giulio. Non avendo lasciato prole, il titolo ducale passò al fratellastro suo GIOVANNI (n. 1825), nato dalla seconda moglie del padre, Elisa Sardi del conte Giovanni, unitamente a Barbara, andata sposa nel 1847 al duca Tommaso Gallarati Scotti, principe di Molfetta. Il duca Giovanni pubblicò in due volumi le Memorie, documenti e lettere inedite di Napoleone I e Beauharnais (Milano, Brigola, 1865), opera che fu ed è apprezzata dai cultori di storia.

Il ramo primogenito dei Melzi d’Eryl ottenne il riconoscimento del suo stato nobiliare con decreto ministeriale del 1913.

La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di duca di Lodi (mpr.), patrizio milanese (m.), conte di Magenta (mpr.), trattamento di Don e Donna, ed è rappresentata dal duca FRANCESCO LODOVICO, di Giovanni Giacomo, di Giovanni Francesco, di Luigi, di Francesco, spos. a: 1) Giuseppina Rocca († 1882); 2) Giulia Villa († 1913); 3) Blanche de Fleury.

Figlia del 1° letto: Elisa, religiosa del Cenacolo.

Fratelli: 1) † LODOVICO, sp. a Giovanna Giulini dei conti di Vialba e di Villapizzone, da cui: a) Adelaide, n. 1877; b) BENIGNO, n. 1879, spos. a Maria dei marchesi Durazzo († 1922), da cui: LODOVICO; FLAVIO; Giuseppina; FRANCESCO; Giovanna; Alessandrina; c) † GIOVANNI, n. 1882, spos. a Mai Narizzano, da cui: LODOVICO; ALBERTO; Maria Giuseppina; 2) Maria in Dufour Berte; 3) Maria Irma; 4) Barbara in Imperiale di S. Angelo; 5) Maria Teresa in Mazza; 6) † ALESSANDRO, spos. a Luigia dei marchesi Misciatelli, da cui: Maria; AUGUSTO; 7) GUIDO, n. 1871, spos. a Isabella dei conti Parravicini, da cui: GIOVANNI PAOLO; FRANCESCO; Maria Giulia.

† GASPARE, di Carlo, spos. a Rachele Corte, da cui: LUIGI, spos. a Paola Calvi; Carolina, di Giacomo, di Carlo, vedova marchesa Zaccaria. Sorelle: Luigia, vedova duchessa Gallarati Scotti, principessa di Molfetta; Giovanna, vedova principessa Gonzaga, indi Uboldi de’ Capei.

Cfr.: ASM., Araldica. - ACA., Famiglie Nobili Milanesi, Vallardi, 1875; Almanacco di Gotha, 1930.

a. g. [Alessandro Giulini]


Genealogia

Genealogia Melzi

Teatro genealogico delle famiglie nobili milanesi: manoscritti 11500 e 11501 della Biblioteca Nacional di Madrid, a cura di Cinzia CREMONINI, Mantova: Gianluigi Arcari, 2003

Stemmi

ARMA: Trinciato di oro e di rosso, il 1° all’aquila di nero, coronata del campo, posta in sbarra.

CIMIERO: L’aquila, di nero, coronata di oro, nascente.

ARMA DUCALE (concessa con LL. PP. 1 febbraio 1810 e riconosc. con decreto ministeriale 21 ottobre 1890): D’argento alla corona di foglie di quercia alternativamente d’oro e di verde, ghiandifera d’azzurro, legata di rosso, al capo di rosso seminato di stelle d’argento.

ORNAMENTI: II tocco piumato di duca napoleonico.

Stemmi famiglia Melzi

Storia

Personaggi

Dimore

Vaprio d'Adda, villa Melzi d'Eril

Bellagio, villa Melzi d'Eril (attualmente proprietà Gallarati Scotti)

Milano - Via Manin 21-23, palazzo Melzi d'Eril "la Cavalchina" (ora proprietà Fondazione Cariplo)

Castello di Belgioioso (dal XIX sec. dai Barbiano di Belgiojoso)

Carugate, Villa Gallerani Melzi D'Eril

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=26888&RicPag=28&RicVM=indice&RicSez=prodfamiglie&RicTipoScheda=pf

Archivi di famiglie e di persone: materiali per una guida, 2: Lombardia-Sicilia, a cura di Giovanni Pesiri, Micaela Procaccia, Irma Paola Tascini, Laura Vallone, Roma, Ministero BBAAC, 1998 (Pubblicazioni degli archivi di Stato. Strumenti; 133), n° 1415.

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-melzi_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/camillo-melzi_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/ludovico-melzi_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/gaetano-melzi_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-battista-melzi_(Dizionario-Biografico)/


http://verbanensia.org/biografie_details.asp?bID=30372&action=M&tipo=2

Sitografia

Melzi d’Eril

http://www.bibliomilanoest.it/storiainmartesana/pdf/melzi.pdf

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=26888

http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-melzi_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/camillo-melzi_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/ludovico-melzi_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/camillo-melzi-d-eril_(Dizionario-Biografico)/


Documenti

Archivio: http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=comparc&Chiave=210799

Collezioni

Note