Lucia Albani in Avogadro: differenze tra le versioni

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Figlia del conte GIOVANNI e di Lelia Poncini
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Figlia del conte Giangirolamo e di Laura Longhi
  
Sp. ca. 1719 Paola Josefa Calepio (Il matrimonio venne concordato il 20 ottobre 1718)
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Sp. 1550 il Nob. Faustino Avogadro.
  
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Già a sedici anni componeva poesie; sposata a Faustino Avogadro, allietò con la sua gentilezza le feste del palazzo maritale bresciano. Fu apprezzata da Torquato Tasso, che le dedicò un sonetto che chiude con la seguente terzina: "E ben mi dolgo, che sì grave e tardo / Ti lodo, e canto, o mia sorella LUCE / Che sei del vero sole aurora et ALBA". Fu inoltre celebrata tra i migliori poeti dal Ruscelli e dal Crescimbeni; sue opere vennero pubblicate da Lucia Bergalli nei ''Componimenti poetici delle più illustri rimatrici'.
  
'''Maria Cristina Bozzoli ''Vittore Ghislandi detto Fra’ Galgario'', ne ''I Pittori Bergamaschi. Il Settecento'', vol. I, p. 122, scheda 133''':
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'''''Dizionario Biografico delle Donne Lombarde'''''
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Albani Lucia in Avogadro (1534 ca.-’68).
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Poetessa. Nata a Bergamo, fu figlia di Gian Gerolamo A. e di Laura Longhi, e quindi nipote di Abbondio Longhi, segretario del Colleoni. D’ingegno precoce, a sedici anni già compose poesie e scambiò sonetti con Giovanni Bressani e Alessandro Allegri. Nel 1550 sposò Faustino Avogadro, nobile bresciano, e brillò nell’ambito dell’Accademia degli Occulti. Dopo un decennio gaio e felice, iniziarono per L.A. preoccupazioni e affanni: nel 1563 vide il padre e tre fratelli banditi dalla Repubblica come colpevoli della morte di Achille Brembati, e nel 1564 perdette improvvisamente il marito mentre questi si trovava a Ferrara. Si spense quattro anni dopo, amareggiata per quanto accadeva in quel tempo da lei definito “pieno d’orrore secol rio". Lodata dal Tasso, lasciò vari e gentili componimenti poetici.
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Scritti:
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Rime, in ''Rime di diversi eccellenti autori bresciani'', raccolte da G. Ruscelli, Venezia, 1553; Rime, in ''Rime degli Accademici Occulti'', s.l., 1568; Rime, in ''Componimenti poetici delle più illustri rimatrici di ogni secolo'', raccolti da L. Bergalli, Venezia, 1726; Rime, in A. Ronna, a cura di, Parnaso italiano, Parigi, 1847; Alcuni sonetti della signora L.A., quando era donzella, a cura di A. Foresti, Bergamo, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, 1903).
  
Ritratto del conte Giovanni Domenico Albani
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Bibliografia:
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G.M. Crescimbeni, ''Istoria della volgar poesia'', Venezia, 1730; A. Levati, ''Dizionario biografico cronologico delle donne illustri'', Milano, 1822; P.L. Ferri, ''Biblioteca femminile italiana'', Padova, 1842; C. Villani, ''Stelle femminili'', Napoli, 1915; G. Casati, ''Dizionario degli scrittori d’Italia'', Milano, s.d. (1925?); J. De Blasi, ''Le scrittrici italiane dalle origini al 1800'', Firenze, 1930; B. Belotti, ''Una sacrilega faida bergamasca'', in ASL, fasc. I e II, 1932, pp. 1-32; M. Bandini Buti, ''Poetesse e scrittrici'', Roma, 1941-’42; M.L. Crosio, ''Scrittrici bergamasche del ‘500'', in ''Rivista di Bergamo'', 1949; B. Belotti, ''Storia di Bergamo e dei Bergamaschi'', Bergamo, 1959, vol. III.
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m.m.

Versione delle 17:56, 23 lug 2007

(ca. 1534 † ca. 1568)

[Genealogia]

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Giovan Battista Moroni. Ritratto di Lucia Albani in Avogadro

Figlia del conte Giangirolamo e di Laura Longhi

Sp. 1550 il Nob. Faustino Avogadro.

Già a sedici anni componeva poesie; sposata a Faustino Avogadro, allietò con la sua gentilezza le feste del palazzo maritale bresciano. Fu apprezzata da Torquato Tasso, che le dedicò un sonetto che chiude con la seguente terzina: "E ben mi dolgo, che sì grave e tardo / Ti lodo, e canto, o mia sorella LUCE / Che sei del vero sole aurora et ALBA". Fu inoltre celebrata tra i migliori poeti dal Ruscelli e dal Crescimbeni; sue opere vennero pubblicate da Lucia Bergalli nei Componimenti poetici delle più illustri rimatrici'.

Dizionario Biografico delle Donne Lombarde Albani Lucia in Avogadro (1534 ca.-’68). Poetessa. Nata a Bergamo, fu figlia di Gian Gerolamo A. e di Laura Longhi, e quindi nipote di Abbondio Longhi, segretario del Colleoni. D’ingegno precoce, a sedici anni già compose poesie e scambiò sonetti con Giovanni Bressani e Alessandro Allegri. Nel 1550 sposò Faustino Avogadro, nobile bresciano, e brillò nell’ambito dell’Accademia degli Occulti. Dopo un decennio gaio e felice, iniziarono per L.A. preoccupazioni e affanni: nel 1563 vide il padre e tre fratelli banditi dalla Repubblica come colpevoli della morte di Achille Brembati, e nel 1564 perdette improvvisamente il marito mentre questi si trovava a Ferrara. Si spense quattro anni dopo, amareggiata per quanto accadeva in quel tempo da lei definito “pieno d’orrore secol rio". Lodata dal Tasso, lasciò vari e gentili componimenti poetici. Scritti: Rime, in Rime di diversi eccellenti autori bresciani, raccolte da G. Ruscelli, Venezia, 1553; Rime, in Rime degli Accademici Occulti, s.l., 1568; Rime, in Componimenti poetici delle più illustri rimatrici di ogni secolo, raccolti da L. Bergalli, Venezia, 1726; Rime, in A. Ronna, a cura di, Parnaso italiano, Parigi, 1847; Alcuni sonetti della signora L.A., quando era donzella, a cura di A. Foresti, Bergamo, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, 1903).

Bibliografia: G.M. Crescimbeni, Istoria della volgar poesia, Venezia, 1730; A. Levati, Dizionario biografico cronologico delle donne illustri, Milano, 1822; P.L. Ferri, Biblioteca femminile italiana, Padova, 1842; C. Villani, Stelle femminili, Napoli, 1915; G. Casati, Dizionario degli scrittori d’Italia, Milano, s.d. (1925?); J. De Blasi, Le scrittrici italiane dalle origini al 1800, Firenze, 1930; B. Belotti, Una sacrilega faida bergamasca, in ASL, fasc. I e II, 1932, pp. 1-32; M. Bandini Buti, Poetesse e scrittrici, Roma, 1941-’42; M.L. Crosio, Scrittrici bergamasche del ‘500, in Rivista di Bergamo, 1949; B. Belotti, Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, Bergamo, 1959, vol. III. m.m.